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Ipnosi nei bambini con dolore addominale cronico

Da www.sanihelp.it

Sanihelp.it - Un piccolo studio condotto presso il St. Antonius Hospital nei Paesi bassi e pubblicato sulla rivista American Journal of Gastroenterology ha evidenziato come l’ipnosi può aiutare a guarire i bambini affetti da sindrome dell’intestino irritabile (IBS) o mal di stomaco cronico.

Gli studiosi hanno visto che su 52 bambini affetti da mal di pancia cronico i 23 di quelli che si sono sottoposti a 6 sessioni di ipnosi e hanno praticato l’autoipnosi a casa hanno avuto un notevole miglioramento della loro sintomatologia anche dopo 5 anni dal trattamento; la percentuale di risoluzione della sintomatologia si osserva generalmente solo nel 20% dei bambini sottoposti alla terapia farmacologica e nutrizionale.

Nelle persone affette da malattie come l’IBS quando falliscono gli interventi nutrizionali e farmacologici si ricorre alla terapia comportamentale: si cerca cioè di aiutare i pazienti a superare i comportamenti scorretti che possono determinare il peggioramento e la non risoluzione dei loro problemi.

Secondo gli autori dello studio l’ipnosi potrebbe aiutare il cervello a meglio elaborare i segnali dolorosi che provengono dall’intestino; è anche vero che i medici adeguatamente formati per eseguire sessioni di ipnosi sono pochi e che molti genitori hanno paura ad affidare i loro bambini ad uno psicologo che pratichi l’ipnosi, perché ancora troppo poco si conosce di questa pratica.

Commento del Dr. Salvatore Piedepalumbo.

E’ senz’altro vera quest’ultima affermazione. Molti diffidano ancora di questa terapia medica. Si perché si tratta di terapia a tutti gli effetti che può essere praticata da professionisti: Medici e Psicologi che hanno conseguito la Specializzazione in Psicoterapia e Ipnositerapia. Un percorso quadriennale legalmente riconosciuto dal MURST con D.M 16/11/2000. Coloro i quali vogliono affacciarsi a questa metodica terapeutica, volendo possono chiedere le credenziali ai professionisti ai quali si rivolgono.

 

Da  www.newsalfemminile.it

di pepina - 17 febbraio 2012

Vuoi dimagrire ma non ce la fai? Arriva la dieta ipnotica

Se hai intenzione di dimagrire ma non riesci proprio a rinunciare ai piaceri della tavola, abituato come sei a non privarti dei piatti più ricchi e sfiziosi di sempre o ai piacevoli break a base di cioccolato, patatine e dolci vari, per non parlare del lusso delle bevande alcoliche che ti concedi periodicamente, sappi che l’impresa non risulta tra le più facili da portare a termine ma un piccolo aiuto te lo può dare la psicologia. Come? Con l’ipnosi.

L’ipnosi il mezzo più semplice ed efficace mediante il quale un professionista come lo psicologo, lo psicoterapeuta o il medico specializzato, possono arrivare a parlare e a guardare l’inconscio per aiutare le persone a cambiare i propri schemi mentali, per attivare le proprie risorse interiori e per modificare alcuni comportamenti scorretti.

Proprio per il fatto che tale metodica è così efficace nell’aiutare le persone a raggiungere il benessere psicofisico e per la sua capacità di fungere da supporto e da spalla all’Io vigile di una persona che si è deciso di applicarla alla dieta. Di fatti, rafforzando la volontà di una persona a portare a termine una dieta, la aiuta a risolvere le scorrettezze alimentari legate a dei bisogni psicologici piuttosto che alimentari.

 

Da www.vitamamma.com

Dolori parto naturale: per partorire senza dolore non solo epidurale

Per attenuare i dolori del parto, esistono metodi meno aggressivi dell’epidurale, utilizzabili da tutte le donne, e che non presentano controindicazioni né per la mamma né per il bambino. Vi spieghiamo quali sono e in che cosa consistono.

Ogni volta sono sempre di più le donne incinta che richiedono l’epidurale, un tipo di anestesia che si pratica mediante un’iniezione nella colonna vertebrale. Senza dubbio, per alleviare il dolore del parto, esistono anche delle opzioni meno aggressive, come l’agopuntura, lo shiatsu e l’ipnosi. Si tratta di tecniche naturali che si possono utilizzare soprattutto nei casi in cui l’epidurale non si può effettuare o quando la mamma preferisce un trattamento più dolce per il dolore. Oggi, queste tecniche sono ancora poco diffuse, però attraggono poco a poco l’attenzione degli esperti. Presentiamo una ad una quelle più utilizzate

IPNOSI

Con questo metodo, la persona può modificare lo stato di coscienza, al fine di focalizzare l’attenzione e sviluppare una capacità di concentrazione molto elevata. La donna impara ad avere un atteggiamento diverso dinanzi al dolore, per “filtrare” quest’esperienza e soffrire il meno possibile. L’ipnosi può anche aiutare a diminuire il tempo di durata del travaglio, perché facilita la dilatazione. Inoltre, può essere utile in caso di parto cesareo, perché allevia il dolore, riducendo così la necessità di ricorrere a calmanti nei giorni successivi al parto.

 


MIFI Personal

Numero 020 pag. 57 del 28/1/2012 |

Salute

Intestino, che stress

Nuovi farmaci e approcci per la cura della colite e di patologie legate all'emotività

di Elena Correggia


Antibiotici di nuova generazione, ipnosi, terapie cognitive e perfino rimedi naturali come l'olio essenziale di menta piperita: ecco il nuovo arsenale per combattere un disturbo in apparenza banale ma assai invalidante come la sindrome del colon irritabile, conosciuta anche come colite. Ma che cosa si nasconde dietro a questo fastidioso disturbo semplicisticamente etichettato come mal di pancia? «Tensioni, fattori psichici ed emotivi possono innescare la miccia e acutizzare la sindrome del colon irritabile, una patologia cronica estremamente diffusa, al punto che circa il 30-40% delle persone ne soffre almeno per un certo periodo della vita, con una prevalenza nel sesso femminile», spiega Silvio Danese, gastroenterologo e responsabile del Centro di ricerca per le malattie infiammatorie croniche intestinali dell'Istituto Humanitas di Rozzano (Mi). «Si tratta di una malattia dalle cause ancora non chiarite, che si manifesta come un cattivo funzionamento intestinale in forma di stipsi o di diarrea oppure di alternanza fra questi due disturbi, associato a dolore addominale, gonfiore e alterazione dell'alvo.

Senza dubbio l'intestino è uno degli organi più innervati per cui uno stress psicologico oppure fisico, come un colpo di freddo, può sollecitare l'attività del sistema nervoso che, mediante alcuni mediatori, trasmette i suoi impulsi aumentando la motilità intestinale». Benché la colite sia una malattia estremamente benigna, essa condiziona fortemente la vita di chi ne soffre, costretto ad astenersi periodicamente dal lavoro e a limitare la vita di relazione. Fra i farmaci più promettenti allo studio c'è un antibiotico, la rifaximina che, in studi clinici internazionali di recente pubblicati sul New England journal of medicine, ha rivelato sicurezza ed efficacia nel migliorare la sintomatologia, soprattutto nella versione di intestino irritabile senza stipsi, migliorando il dolore addominale, il meteorismo e la consistenza delle feci. Tale farmaco è in attesa di approvazione per la commercializzazione negli Stati Uniti. «Questo antibiotico a lento rilascio intestinale presenta il vantaggio di essere assorbibile solo in modo selettivo a livello locale, nel lume intestinale, così da scongiurare una sensibilizzazione alla molecola e una eventuale farmaco-resistenza», prosegue Danese. Attualmente le opzioni terapeutiche disponibili prevedono la somministrazione di fibre poco fermentabili come Psyllium e Ispaghula, di farmaci antispastici, di agenti antidiarroici, e in alcuni casi anche di ansiolitici come le benzodiazepine, che potenziano l'attività del Gaba, un amminoacido che agisce inibendo gli impulsi nervosi.

Probiotici e ipnosi distendono l'intestino. «Un ruolo chiave nel controllo della colite viene poi assunto dall'alimentazione», continua Danese, «nella colite con stipsi è opportuno assumere fibre e bere molto, mentre in caso di dissenteria è consigliabile evitare cibi che potrebbero aumentare la fermentazione e il gonfiore come frutta e legumi, e ridurre i carboidrati complessi come pasta e pane. In studi clinici controllati è stata inoltre confermata l'utilità dei probiotici. Si tratta di batteri benefici assumibili sia singolarmente sia all'interno di alimenti come lo yogurt. È stato per esempio dimostrato che alcuni probiotici ripristinano l'equilibrio della flora batterica agendo sulla muscolatura liscia e migliorando la motilità intestinale nella colite con stipsi. Essi intervengono anche sulle cellule nervose allo scopo di inibire i mediatori del dolore, con un effetto analgesico. Secondo altre ricerche che ipotizzano una piccola infiammazione all'origine della colite, i probiotici avrebbero anche la capacità di rafforzare e mantenere intatta la barriera dell'epitelio, la superficie interna dell'intestino. Al contrario, in caso di suo indebolimento e di proliferazione batterica, nell'intestino potrebbero penetrare maggiormente antigeni batterici che sono alla base dell'infiammazione». Bisogna comunque ricordare che per un corretto trattamento è bene identificare con precisione la sindrome del colon irritabile, i cui sintomi sono peraltro condivisi da altre patologie di natura infiammatoria come il morbo di Crohn, la celiachia e la rettocolite ulcerosa. Nel colon irritabile tuttavia il paziente non presenta variazioni di peso consistenti, non ha febbre, sangue nelle feci, insonnia. Per la diagnosi è necessario sottoporsi a un'ecografia oltre a un esame del sangue e delle feci per escludere la presenza di anticorpi della celiachia o infezioni intestinali, condizioni che non caratterizzano invece la colite. Poiché nella manifestazione del disturbo ha un ruolo anche l'alterazione della flora intestinale, per evidenziare una sua anomala concentrazione ci si può sottoporre al breath test. Si tratta di un esame che misura campioni d'aria espirata in condizioni basali e dopo la somministrazione di glucosio o lattulosio, sostanze che in presenza di germi nel tenue provocano fermentazione e precoce produzione di idrogeno, rilevata nel test. Esistono infine evidenze cliniche riguardo all'efficacia terapeutica dell'ipnosi, soprattutto nei pazienti resistenti ad altre cure, ai quali viene offerto un supporto psicologico per tranquillizzarsi e abituarsi a convivere con gli eventi stressanti all'origine del disturbo. «Imparare a prendersi cura del proprio corpo, anche attraverso tecniche di rilassamento, costituisce un approccio valido nella cura di disturbi gastroenterici di natura psicosomatica», spiega Elena Vegni, professore associato di psicologia clinica alla facoltà di medicina dell'Università di Milano. «Il lavoro sul sintomo rischia di non essere risolutivo nel lungo periodo se non si interviene sulla comprensione dei motivi del malessere. In quest'ottica, nella pratica clinica offre buoni risultati il coinvolgimento del paziente in un percorso psicoeducativo di gruppo, per acquisire maggiore competenza nella cura di sé. (riproduzione riservata)

 

 

 

Ipnosi e applicazioni sulla salute www.100salute.it • 31/01/2012

L'ipnosi è un fenomeno psicosomatico che coinvolge sia la dimensione fisica, sia la dimensione psicologica del soggetto.È una condizione particolare di funzionamento dell'individuo che gli consente di influire sulle proprie condizioni sia fisiche, sia psichiche e sia di comportamento.

In particolare "oggi sappiamo che l'ipnosi non è altro che la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata in una precisa rappresentazione mentale, sia autonomamente (autoipnosi), sia con l'aiuto di un operatore con il quale si è in relazione".

È inoltre opportuno differenziare i termini: ipnosi e ipnotismo, intendendo con "ipnosi" lo stato particolare, psicofisiologico (trance) del soggetto e con "ipnotismo" la metodica e le tecniche impiegate dall'ipnotizzatore per realizzare l'ipnosi. Attraverso l'ipnosi o l'autoipnosi è possibile accedere alla dimensione inconscia ed emotiva del soggetto.

In termini scientifici di solito si tende a restringere il campo di definizione dell'ipnosi alla gestione consapevole di tale processo. Attualmente l'ipnosi è impiegata scientificamente nella ricerca clinica e in ambito terapeutico (ipnositerapia da non confondere con ipnoterapia che riguarda la terapia del sonno).

VALLEDEILAGHI.IT
Quotidiano di informazione Edizione del 20-01-2012

Ipnosi clinica a confronto - Cavedine

CAVEDINE - Esperienze internazionali sull'ipnosi clinica agli anziani.

A partire dal 2008 la Residenza Valle dei Laghi di Cavedine ha iniziato un percorso innovativo indirizzato a realizzare una sintesi delle migliori esperienze internazionali nell’assistenza all’anziano non autosufficiente. Questo approccio ha consentito alla struttura, unica in Italia, di ottenere il prestigioso accreditamento internazionale Joint Commission International. Il percorso compiuto ha suscitato un notevole interesse sia in ambito nazionale, recentemente la struttura è stata visitata dai rappresentanti di sette regioni italiane, che internazionale. In questo contesto, va inserita la visita che il Presidente della Società Australiana di Ipnosi Clinica (NSW), dott. Alberto Mariani, ha voluto compiere alla Residenza Valle dai Laghi. In occasione della visita è stata organizzata una tavola rotonda dal titolo “Innovare l’assistenza in RSA. Ipnosi clinica e qualità della vita dell’anziano”. All’incontro (martedì 17 gennaio 2012) hanno partecipato la dott.ssa Maria Paola Brugnoli, Presidente dell’Associazione Italiana per lo studio della terapia del dolore e dell’ipnosi clinica, il dott. Alessandro Norsa, antropologo, il prof. Giovanni Gocci, docente presso l’Università degli Studi di Siena, il prof. Angelico Brugnoli, docente presso l’Università degli Studi di Milano, il dott. Carlo Piazza, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Verona e il dott. Livio Dal Bosco, Direttore della Residenza Valle dei Laghi. Tutti i relatori hanno sottolineato le potenzialità dell’uso dell’Ipnosi Clinica nel trattamento di molti disturbi dell’età geriatrica quali il dolore acuto e cronico, l’insonnia, l’ansia, la depressione e la gestione degli stati di agitazione. Presso la Residenza Valle dei Laghi le tecniche di ipnosi clinica vengono impiegate nel trattamento dei disturbi dell’età geriatrica, con una particolare attenzione al trattamento del dolore, con importanti risultati che verranno presentati, in Aprile, ad un congresso scientifico presso l’Università di Tucson (Arizona) organizzato dal prof. Stuart Hameroff. Nei giorni scorsi, inoltre, la Residenza Valle dei Laghi è stata invitata a presentare la propria esperienza ad un Workshop, che si terrà a giugno a Winnipeg, in Canada, sulla “Dignity Therapy”, una innovativa modalità di intervento terapeutico a favore delle persone nella fase di fine vita messa a punto dal Prof. Harvey Chochinov. Abbiamo voluto fare fare alcune domande al dott. Alberto Mariani, Presidente della Società Australiana di Ipnosi Clinica:

D) Come mai questa visita alla struttura di Cavedine?

R) Questa Residenza è una tra le poche strutture per anziani al mondo ad utilizzare sistematicamente l’Ipnosi Clinica nel trattamento dei disturbi dell’età geriatrica e questo aspetto già la rende unica nel panorama internazionale. Se a questo aggiungiamo che la Residenza di Cavedine ha recentemente ottenuto l’importante accreditamento per la Qualità dei Servizi rilasciato dalla Joint Commission International, possiamo senz’altro capire l’interesse che la vostra struttura sta suscitando anche a livello internazionale.

D) Che impressioni ha ricavato da questa visita?

R) Posso solamente dire di essere rimasto davvero impressionato dall’alta qualità dei servizi e dall’umanità con la quale vengono accuditi gli anziani in questa struttura. Il modello delle cure e l’insieme dei servizi che la Residenza offre, credo ponga la vostra struttura tra le migliori del mondo così come è stato riconosciuto, peraltro, anche da Joint Commission International. Pochissime strutture per anziani al mondo, sono in grado di offrire, a questi livelli di Qualità, servizi che vanno dall’Ipnosi Clinica alla Neuropsicologia, dalla Terapia del dolore all’Agopuntura e Mesoterapia. Tutto questo è davvero notevole soprattutto per una struttura pubblica.

D) Come viene garantita l’assistenza all’anziano in Australia?

R) Il Governo australiano punta a garantire l’accesso continuo a servizi assistenziali per anziani in delicate condizioni di salute attraverso interventi che devono rispondere a precisi standard qualitativi rispondendo anche ai bisogni delle persone che vivono nelle zone rurali e remote dell’Australia. L’offerta prevede posti letto in strutture residenziali; programmi di assistenza a domicilio e in seno alla comunità di appartenenza (Home and Community Care Program); pacchetti di interventi assistenziali per anziani a domicilio (Extended Aged Care at Home Packages); pacchetti di interventi assistenziali a domicilio per anziani affetti da demenza (Extended Aged Care at Home Dementia Packages); programmi nazionali di assistenza sostitutiva per accompagnatori (National Respite for Carers Program). Oltre ai suddetti servizi che sono attualmente a disposizione di tutti gli anziani dell’Australia, servizi assistenziali flessibili sono previsti in zone extrametropolitane, rurali e remote. Interventi assistenziali flessibili, quali i servizi multifunzionali e i servizi assistenziali flessibili per anziani di estrazione aborigena o originari delle isole dello Stretto di Torres. Per quanto riguarda la Residenza Valle dei Laghi, ho formalmente chiesto al Presidente Graziano Eccher di attivare specifici accordi di collaborazione e scambio di esperienze perché ritengo quello che ho avuto modo di vedere a Cavedine davvero innovativo e di assoluta eccellenza. Nel corso dell’incontro il dott. Livio Dal Bosco ha annunciato l’attivazione, a partire da gennaio 2012, di un servizio di Agopuntura e Mesoterapia offerto agli anziani residenti ma che, a breve, verrà offerto anche ad utenti esterni essendo in corso le procedure per l’ottenimento delle autorizzazioni provinciali. Si tratta di un ulteriore tassello che si aggiunge ai servizi già attivati e che completa un modello aziendale e organizzativo capace di attrarre l’attenzione, come sottolineato dal dott. Mariani, anche di importanti Enti e strutture internazionali, un patrimonio, quello della Residenza Valle dei Laghi che rende orgogliosi e che appartiene a tutta la Comunità. In conclusione della giornata di studio, il Sindaco di Cavedine Renzo Travaglia ha voluto portare i saluti dell’Amministrazione Comunale ringraziando il Presidente Graziano Eccher e il Direttore Livio Dal Bosco per l’importante lavoro svolto in questi anni e per aver dato alla struttura un indirizzo gestionale attento allarisposta ai bisogni delle persone, attraverso servizi di Eccellenza di livello internazionale

 

Benessere e salute

Ricerca: la scoperta, allucinazioni a colori e a comando ma solo per pochi

Salute

Roma, 2 dic. (Adnkronos Salute) - Allucinazioni a colori a comando, un po' come se qualcuno potesse 'proiettarsi' nel mondo di Donnie Darko e del suo coniglio gigante. Gli scienziati dell'Università di Hull (GB) hanno scoperto che alcune persone hanno la possibilità di provocarsi delle allucinazioni a colori, anche senza l'aiuto dell'ipnosi. Lo studio, pubblicato su 'Consciousness and Cognition', ha coinvolto un gruppo di persone che avevano dimostrato di essere molto suggestionabili all'ipnosi e un gruppo di soggetti più resistenti.

A tutti è stato chiesto di guardare una serie di modelli monocromatici e di vedere i colori 'nascosti'. Testati sotto ipnosi e senza, entrambe le volte i volontari suggestionabili hanno riferito di essere riusciti a vedere i fantomatici colori. Non solo. Per ogni soggetto le reazioni sono state 'fotografate' dalla risonanza magnetica, così gli scienziati hanno valutato le differenze nell'attività cerebrale. I risultati della ricerca hanno mostrato significativi cambiamenti nell'attività delle aree del cervello responsabili della percezione visiva, ma solo tra i volontari suggestionabili. Secondo l'italiana Giuliana Mazzoni, ricercatore responsabile del progetto, "queste sono persone di grande talento. Possono cambiare la loro percezione e l'esperienza del mondo in modi impossibili per il resto di noi".

La possibilità di modificare a piacimento le proprie esperienze, infatti, può essere molto utile. Le suggestioni ipnotiche possono essere utilizzate a scopo medico, per bloccare il dolore e aumentare l'efficacia della psicoterapia. E benché l'ipnosi aumenti la capacità di alcuni a vedere colori inesistenti, i soggetti suggestionabili sono stati in grado di modificare la propria attività cerebrale anche senza l'aiuto dell'ipnosi. Una potenzialità interessante, nota William McGeown, che ha anche contribuito allo studio. "Molte persone hanno paura dell'ipnosi, anche se questa tecnica sembra essere molto efficace nel controllo del dolore e in altri approcci medici. Il lavoro dimostra che alcune persone possono beneficiare della suggestione senza la necessità di ricorre all'ipnosi", dice. Nella ricerca sono state anche coinvolte persone meno suggestionabili e in cui l'ipnosi è meno efficace. Questo gruppo non è affatto riuscito a vedere i colori inesistenti, come hanno testimoniato i risultati della risonanza magnetica.

02/12/2011

 


Da: affaritaliani.it  Giovedì, 17 novembre 2011 - 07:56:54

di Ferdinando Buscema

Ipnosi: verità o finzione?

Il 18 e 19 novembre all’Università di Padova si sono dati appuntamento alcuni tra i maggiori esperti di ipnosi, un tema ammantato di mistero e fascino. L’ipnosi si è dimostrata una pratica utile ed efficace nel trattamento di fobie, gestione di stati d’ansia e di stress, attacchi di panico, controllo del dolore senza utilizzo di anestesia, rielaborazione di traumi e riscrittura di parti della propria “narrativa personale” danneggiate o disfunzionali. Ma non mancano i dubbi...

 

Quello dell’ipnosi è un tema ammantato di mistero e fascino. Nell’immaginario comune, ancora oggi, evoca ambiguità, a volte scetticismo e perfino superstizione. Ma cos’è davvero l’ipnosi? Proprio tutti possono essere ipnotizzati? Sotto ipnosi si possono compiere azioni contro la propria volontà? Oppure si può ipnotizzare il cassiere di una banca per farsi consegnare del denaro? Verità e finzione si confondono.

Prendendo la dovuta distanza dalle grottesche versioni dell’intrattenimento nazionalpopolare alla Giucas Casella, ormai da decenni, l’ipnosi ha acquisito dignità e credibilità come pratica terapeutica efficace.

L'ipnosi è una modalità di funzionamento della mente, che coinvolge insieme la dimensione fisica e quella psicologica. Secondo la definizione del CIICS (Centro Italiano di Ipnosi Clinica e Sperimentale) l’ipnosi è “la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata". Traduzione: l’ipnosi è quello stato di coscienza nel quale un soggetto, utilizzando in modo opportuno la propria immaginazione, ottiene dei risultati concreti e reali su se stesso. Tale definizione verte su un presupposto importante: il riconoscimento del grande potere dell’immaginazione umana di causare effetti sul corpo e sul comportamento. Esistono delle risorse sorprendenti dentro ognuno di noi, che restano latenti ed inesplorate finché non vengono attivate ed utilizzate consapevolmente.

L’ipnosi si è dimostrata una pratica utile ed efficace nel trattamento di fobie, gestione di stati d’ansia e di stress, attacchi di panico, controllo del dolore senza utilizzo di anestesia, rielaborazione di traumi e riscrittura di parti della propria “narrativa personale” danneggiate o disfunzionali. Tutto ciò, per permettere ai pazienti un maggiore benessere e un aumento della qualità della vita.

Certo è che, a fronte delle applicazioni terapeutiche, si indaga ancora circa il potere delle suggestioni ipnotiche e loro impieghi meno nobili, ridestando la sempreverde indagine sui limiti della personale libertà di decisione: siamo davvero liberi di scegliere e decidere? Oppure esistono dei “persuasori occulti” che guidano le nostre scelte, dall’acquisto di prodotti fino ai candidati politici? Il tema dell’applicazione commerciale di tali meccanismi mentali ha attirato, negli ultimi anni, legioni di marketer, neuromarketer e venditori convertiti alla religione della neurolinguistica, tutti alla ricerca del Santo Graal della comunicazione subliminale.

Per interrogarsi in modo serio su alcuni di questi temi il 18 e 19 novembre all’Università di Padova si sono dati appuntamento tra i maggiori esperti e studiosi del settore. Il convegno, dal titolo “Decisione, Volizione e Libero Arbitrio” (http://tinyurl.com/cucbuv2) è organizzato dal Prof. Edoardo Casiglia, docente di medicina interna, specializzato in cardiologia, farmacologia e anestesia, uno dei più noti e stimati ipnologi del panorama internazionale.

Quella del Libero Arbitrio è una questione antica e ancora irrisolta. Eppure, c’è almeno una cosa che siamo davvero liberi di scegliere: in quale misura stupirci per l’esistenza e la complessità di una delle cose più magiche di tutto l’universo conosciuto: la nostra mente.

Commento del Dr. Salvatore Piedepalumbo, Medico Chirurgo, specializzato in  Ipnositerapia e Psicoterapia Ericksoniana: forse non tutti sanno che esistono delle scuole di specializzazione di Ipnosi e Psicoterapia per medici e psicologi ( ai sensi dell’art. 17, comma 96 della legge 5 maggio 1997,n. 127 ) riconosciute dal MURST con D.M. del 16 novembre 2000. I Dottori specializzati possono esercitare l’ipnosi non come una pratica, ma una vera e propria terapia ipnotica nota sotto il nome di ipnosi terapia. Diverse sono le patologie che possono essere trattate con l’ipnosi ( vedi : www.ipnolife.it  ). Per quanto attiene all’ancestrale dilemma del libero arbitrio, ebbene posso affermare, che il soggetto in ipnosi non può essere costretto a fare o dire o svelare una cosa se essa va contro la sua morale o i suoi valori. Per cui il libero arbitrio comunque viene salvaguardato.



Sabato 7 Ottobre 2006, 07:00 in Psicologia di Giuliana Proietti

L'ipnosi fa ricrescere i capelli?

 

Tutti (o quasi) gli uomini che perdono i capelli hanno poi problemi di perdita dell'autostima, perché sentono di aver perso una parte importante, non solo del proprio fascino nei confronti dell'altro sesso, ma anche del proprio sé. Da sempre si cercano e si sperimentano nuove cure, ma finora nessuna sembra funzionare davvero.

Secondo uno studio pubblicato di recente, la terapia ipnotica sarebbe in grado di migliorare il benessere personale dei pazienti che soffrono di alopecia. Il Dr. Ria Willemsen, della Free University in Brussels, ed i colleghi, lo hanno scritto nel Journal of the American Academy of Dermatology.

L'alopecia areata è un disturbo caratterizzato dalla perdita immediata di capelli in determinate aree della cute, nel cuoio capelluto o in qualsiasi altra parte del corpo dove vi siano peli o capelli.

Si sa da tempo che questi effetti possono essere procurati da traumi, da stress e da altri fattori psicologici, ma mai nessuno aveva pensato di vedere se era possibile trattarli con una psicoterapia. Il team di Willemse ha deciso di prendere in trattamento 21 pazienti con una perdita di capelli che rappresentava almeno il 30% nel cuoio capelluto e che era durata per almeno tre mesi. Questi pazienti erano stati già sottoposti a trattamento con steroidi, senza alcun successo.
Si è provato allora con l'ipnosi, insieme ad altri trattamenti medici, per un periodo che è durato al massimo sei anni.

Vi sono state sedute di ipnosi ogni tre settimane e nel frattempo i pazienti hanno dovuto produrre delle visualizzazioni in cui immaginavano che il calore del sole potesse far ricrescere loro i capelli. Dopo solo tre o quattro sedute di ipnosi, 12 pazienti avevano visto ricrescere il 75% dei capelli perduti e nove di questi dodici avevano riconquistato l'intero volume abituale di capelli.

L'ipnosi non ha avuto su di loro alcun effetto negativo. Ciò nonostante, cinque di questi pazienti, dopo la fine del trattamento hanno subito una regressione e quattro di loro sono tornati esattamente a prima dell'inizio del trattamento.

Non si sa come faccia l'ipnosi a stimolare la ricrescita dei capelli: forse il calore immaginato sul cuoio capelluto produce effettivamente una maggiore circolazione del sangue in quell'area e dunque un aumento della temperatura. Forse questa forma di intervento psicoterapeutico indirettamente rafforza il sistema immunitario.

Fonte: Journal of the American Academy of Dermatology, August 2006,


 

Per vincere nello sport bisogna allenare la mente.

Il dott. Cocola spiega le tecniche di Mental training applicate allo sport

06/11/2011

 

Tecniche di Mental Training nello sport. Vincere la tensione, aumentare la concentrazione e la performance agonistica. Queste le nuove frontiere su cui sta lavorando il Dott. Leonardo Cocola, raggiungendo incontestabili successi e tante vittorie. Si, proprio vittorie, come quella dell’atleta Pasquale Montaruli, divenuto Campione del Mondo di Kick Boxing durante il “Festival d'Oriente”, occasione nella quale si sono assegnati i titoli mondiali WTKA di Kick Boxing. Il “gigante buono” ha trionfato nella categoria + 94 kg light contact battendo in semifinale un francese, un sudafricano e un ucraino. Ma di vittoria si deve parlare anche per l’atleta Domenico Cassano, che si è aggiudicato un terzo posto nella categoria -85 kg. Light Contact. Un risultato dettato dal costante allenamento e lavoro in palestra, diretto dal Maestro Savio Bucci. Il lavoro del Dott. Leonardo Cocola, si è svolto a completamento del lavoro prettamente tecnico e fisico; regolari sedute di Ipnosi e coaching sono state determinanti per influire sul grado di motivazione, concentrazione e determinazione degli atleti.

Niente sostanze farmaceutiche, solo la capacità di attingere dal grande potenziale umano racchiuso nella mente di ciascuno di noi. Il raggiungimento di tali capacità si deve lunghi anni di ricerca, studio ed applicazione da parte del Dott. Leonardo Cocola, Laureato in Scienze Motorie, esperto in Ipnosi nello Sport, Mentalismo è in trattativa con grandi società sportive decise a investire in questa nuova frontiera.

 


Bari - 3° Congresso internazionale di PNL terapeutica : Emozioni e Malattia: I diversi SENSI della paura

Fobie, diturbi d'ansia e attacchi di panico: come prendersene cura con la PNLt e con modelli paralleli

Si è aperto giovedi 3 novembre a Bari il 3° Congresso Internazionale di PNLterapeutica, dedicato a Milton Herickson, uno dei piu' grandi psichiatri mai esisti, ipnotista e docente di ipnosi nel Michigan, artefice di numerose esperienze di guarigione sui diversi stadii della paura e delle fobie.

Il congresso si avvale della docenza di psichiatri, psicanalisti, studiosi e docenti universitari di livello internazionale. Tra questi Melita Reiner, Gabriele La porta, Mag. Peter Schuz, Birgit Bader, Catalin Zaharia, Catherine Tamisier e Gisela Perren-Klinger, che affronteranno il tema della paura, dell'ansia e dei loro sintomi, indagando sulle tecniche di PNL per il loro trattamento.

La prima giornata, a cura dei docenti della scuola di specializzazione in PNLt, ha visto susseguirsi, tra le altre, le relazioni di Daniela Poggiolini, Sciogliere nodi: il valore aggiunto delle paure; Francesco Bellino, La Bioetica e la filosofia delle emozioni, Rita Genova, Ansie e fobie: un approccio integrato col contributo del grafologo, Vito Sardaro, Le mille lunsinghiere sicurezze della paura.

L'evento, gratuito per i soci EAP escluso ECM, prosegue fino a domenica 6 novembre con la straordinaria partecipazione di Roy Martina, medico di fama internazione, coach di atleti di prim'ordine, che ha aiutato migliaia di persone a guarire da malattie ritenute incurabili grazie all'uso di tecniche di autosuggestione. Queste tecniche saranno oggetto di studio durante il suo One Day Seminar Smetti di auto-sabotarti con l'equilibrio emozionale. I partecipanti avranno cosi' modo di apprendere gli strumenti pratici per l'auto-guarigione e lo sviluppo personale direttamente da lui. Durante questo seminario intensivo, il Dr. Roy Martina proporrà particolari tecniche per sradicare qualunque pensiero sabotante affinché ci si possa riconciliae con il Sé autentico.

Il congresso e' rivolto a medici, psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti, educatori, infermieri, ostetriche, dietologi, mediatori, counselors, insegnanti di scuole di ordine e grado, universitari di diverse facolta', e a tutti coloro che vogliono acquisire tecniche idonee a raggiungere uno stato di benessere psicofisico duraturo e di equilibrio emozionale. E' possibile chiedere la partecipazione al solo One Day Seminar del dott. Roy Martina.

 

 

Scienziati Svedesi e Finlandesi gettano nuova luce sul particolare stato ipnotico

Uno strano sguardo fisso potrebbe essere il pezzo mancante di un puzzle che per anni ha assillato le menti di molti

 giovedì 27 ottobre 2011

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STOCCOLMA - Esiste uno stato ipnotico speciale? Alcuno scienziati in Finlandia e in Svezia ne sono convinti. Un loro  studio,  presentato nella rivista PLoS ONE, condotto presso l’Università di Turku e dell'Università di Aalto, in Finlandia, e dell'Università di Skövde, in Svezia, sembrerebbe dimostralo.

Per anni le opinioni riguardanti l'ipnosi sono state incostanti nei campi della psicologia, psichiatria e neurologia. E per oltre un secolo gli scienziati hanno discusso sull'esistenza stessa di uno stato ipnotico speciale o se si trattasse semplicemente dell'uso di strategie cognitive e di un simbolismo visuale mentale in un normale stato di veglia. Poiché nessuno è riuscito a mostrare uno stato ipnotico con successo e in modo convincente, molti scienziati ritengono che lo stato ipnotico sia un mito popolare in psicologia. Questo fino ad oggi.

«Questo studio fornisce la prima dimostrazione dell'esistenza di uno stato ipnotico speciale, che soddisfa tutti i severi criteri empirici per un tale stato (induzione e cancellazione immediate, conferma obbiettiva mediante misurazioni e non imitabilità),» scrivono gli autori dello studio. «Finora non ci sono misurazioni obbiettive e riscontri a supporto dell'ipnosi come stato speciale, probabilmente poiché questa si verifica solo in una piccola percentuale della popolazione.»

I ricercatori sottolineano come le loro scoperte siano in linea con i risultati ottenuti sia dalla ricerca sui movimenti oculari che da quella sull'ipnosi. Precedenti studi che si erano concentrati sui movimenti dell'occhio avevano mostrato che la corteccia cingolata anteriore (ACC) e la corteccia prefrontale dorsolaterale (dlPFC) contribuiscono al mantenimento della fissazione visiva e alla soppressione delle saccadi come riflesso. Secondo i ricercatori, durante l'induzione ipnotica cambiano i modelli di attivazione nelle stesse aree corticali.

Per questo studio essi hanno esaminato un soggetto altamente ipnotizzabile; una singola parola segnale era sufficiente per ipnotizzare e far uscire dall'ipnosi il partecipante. I ricercatori affermano che il cambiamento tra stato ipnotico e stato normale potrebbe avvenire in pochi secondi.

Usando una sofisticata metodologia di tracciamento oculare, il team ha presentato una serie di ben definiti compiti oculomotori che attivano un comportamento automatico dell'occhio. Lo sguardo vitreo è collegato con cambiamenti misurabili oggettivamente nel comportamento automatico di riflesso dell'occhio che i soggetti non ipnotizzati non riescono a imitare.

Ciò che questo significa per la ricerca sull'ipnosi è che quest'ultima non può più essere vista come un simbolismo visuale mentale che avviene durante uno stato di veglia cosciente totalmente normale. Ma essi aggiungono che questa scoperta potrebbe avere degli effetti nei campi della psicologia e delle neuroscienze cognitive, poiché offre la prima prova dell'esistenza di uno stato cosciente negli esseri umani che non era mai stato prima scientificamente provato.

«Secondo noi l'ipnosi non è un fenomeno psicologico distribuito in modo normale nell'intera popolazione, ma è piuttosto una rara ed eccezionale proprietà neurale o «abilità» cognitiva presente solo in pochi individui,» scrivono gli autori. «In ogni caso, le nostre teorie e le ipotesi di base riguardanti l'ipnosi devono essere riviste alla luce dei risultati attuali.»

 


Mercoledì 12 Ottobre 2011 - Redazione News - Ipnosi

L’Ipnosi per alleviare il dolore….e il dentista non è più un problema
 

una ricerca dell'università di Padova dimostra che l’ipnosi innalza la soglia del dolore fino al 220%

Uno studio italiano realizzato dal Prof. Enrico Facco e dai colleghi dell'Università di Padova ha dimostrato in ambito odontoiatrico che con l'ipnosi è possibile ottenere un innalzamento della soglia del dolore al punto da produrre in gran parte dei pazienti una “analgesia ipnotica focalizzata”. Lo studio è stato pubblicato in questi giorni su International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis.

Nel corso dell'esperimento sono state misurate con una apparecchiatura chiamata “pulp tester” le soglie di dolore localizzato ai primi premolari di destra e di sinistra dei partecipanti, prima, durante e dopo la procedura ipnotica. Risultato: 14 soggetti (45,2% del totale) su 31 hanno sviluppato una completa "analgesia ipnotica focalizzata" non percependo alcun dolore alla massima stimolazione dolorifica somministrata, 6 soggetti (19,3%) hanno sviluppato una analgesia parziale, mentre nei restanti 11 soggetti (35,5%) si è osservato solo un modesto aumento della soglia del dolore.

L'induzione ipnotica è iniziata con suggestioni verbali tradizionali di rilassamento e benessere, pesantezza delle palpebre, regolarizzazione del ritmo della respirazione: una volta chiusi gli occhi, i partecipanti sono stati invitati a concentrarsi sul loro proprio corpo, con suggestioni di pesantezza e rilassamento muscolare progressivo. Il raggiungimento dello stato desiderato è stato verificato con l'osservazione dei segnali corporei e comportamentali dei soggetti quali il rilassamento dei muscoli del viso, il leggero abbassamento della mandibola, il rallentamento della respirazione e altri indicatori tipici. La voce di un ipnotista esperto ha poi guidato i partecipanti all'esperimento nella focalizzazione dell'attenzione su una singola idea (“monoideismo”, in gergo tecnico), per facilitare l'esclusione dalla coscienza degli stimoli di disturbo, esterni o interni che fossero.

L'analgesia ipnotica focalizzata (HFA) è stata ottenuta con una “induzione” di anestesia locale dell'arco mandibolare destro mediante suggestioni verbali di blocco nervoso localizzato e di azzeramento delle sensazioni relative alla parte interessata (“neglect”), oltre a specifiche manipolazioni da parte del ricercatore. Durante l'esperimento l'ipnotizzatore ha fornito suggestioni verbali di visualizzazione (nuotare in un mare tropicale ed esplorare il fondale marino) e suggestioni “postipnotiche” di analgesia residuale, proprio come accade quando il paziente viene trattato con un farmaco.

“I nostri dati dimostrano che l'ipnosi è uno strumento potente, capace di modulare il dolore al trigemino e migliorare la qualità di cura in odontoiatria; nuovi studi sulla reazione somatica e sullo stress indotto dalla stimolazione della polpa dentale sono attualmente in corso; se l'ipnosi sarà in grado di bloccare l'elaborazione dei segnali di dolore a livello cerebrale e proteggere i pazienti dallo stress chirurgico, invece di dissociare semplicemente il dolore dalla sua percezione, dovrà essere considerata un agente analgesico a tutti gli effetti, al pari della sedazione farmacologica”, sottolineano i ricercatori di Padova.

Reference:

Enrico Facco, Edoardo Casiglia, Serena Masiero, Valery Tikhonoff, Margherita Giacomello & Gastone Zanette (2011): Effects of Hypnotic Focused Analgesia on Dental Pain Threshold, International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 59:4, 454-468

 


      Sé psicosomatico e terapia ipnotica

Lunedì 12 Settembre 2011- Anna Strazzulli Newus

Qual è il rapporto fra disturbi somatici ed emozioni? Perché lutti, abbandoni, traumi possono incidere sull'equilibrio del nostro sistema psicofisico? Quali sono i fattori che rendono alcune persone “predisposte” a sviluppare malattie autoimmuni e disordini cronico degenerativi? In che modo la psicoterapia può ristabilire l'armonia naturale del “Sé psicosomatico”? Ecco cosa dicono le neuroscienze.

Un corpus sempre maggiore di evidenze dimostra come diverse patologie psicosomatiche nascano da una disregolazione dei meccanismi di controllo delle emozioni. La “sede” delle emozioni è localizzabile nel sistema limbico ipotalamico, appannaggio in particolar modo dell'amigdala e dell'ippocampo. Tale disregolazione può essere concettualizzata come una patologia della “membrana” che separa il Sé conscio dal Sé inconscio, dove lutti, abbandoni e traumi possono essere alla fonte della rottura di questo equilibrio. La malattia insorge come diretta conseguenza di questo disarmonico adattamento delle emozioni collegate al trauma e conflitto.

I soggetti predisposti geneticamente, HLA determinati e con strumenti non adeguati del controllo del Sé e della gestione delle emozioni, possono sviluppare, immediatamente o a poca distanza di tempo da un evento traumatico una patologia sistemica a carattere autoimmune o cronico-degenerativa.

Ogni intenso stato psicologico, stress, traumi, dolori, inducono lʼattivazione dei geni primari rapidi (IEG), che sono i trasduttori dellʼinformazione tra ambiente esterno e matrice del nucleo cellulare e nel nostro corpo, stimolando lʼattività neuronale di autocreazione. Lo stato di incubazione è caratterizzato da un lieve stato di confusione, di stress e di sintomi psicosomatici. I conflitti emotivi durante questo stadio rappresentano il linguaggio mente corpo in relazione a problemi non ancora risolti che a livello conscio richiedono ancor una rielaborazione ed un reinquadramento a livello conscio.

La plasticità cerebrale e quindi la possibilità del cambiamento, è generata dalla sintesi di nuove proteine e di nuove connessioni sinaptiche che portano alla elaborazione di nuove prospettive nel soggetto, questo comporta spesso la presa di coscienza e la scomparsa dei sintomi psicosomatici. Questa attivazione segue il ritmo ultradiano di 90-120 minuti a livello genetico e cognitivo comportamentale con importanti implicazioni sulla psicoterapia.

La fase successiva è quella del consolidamento e verifica dellʼapprendimento del nuovo schema. Gli stati negativi delle emozioni innescano le cascate di espressione genica che portano ai meccanismi dello stress e alla malattia. Il sistema limbico - ipotalamico, responsabile della conservazione dellʼequilibrio tra il mondo esterno e la realtà interna, traduce le emozioni in molecole messaggere ormonali del sistema endocrino, autonomo, immunitario con un meccanismo bidirezionale di comunicazione. Questo sistema di comunicazione bidirezionale è in grado di influenzare l'equilibrio mente – corpo / corpo – mente, predisponendo il soggetto tanto verso la comparsa di una malattia, quanto alla sua possibile guarigione.

Il nostro cervello lavora come un network col fine di promuovere la plasticità cerebrale delle diverse connessioni sinaptiche quando è sottoposto ad un insulto esterno che, proprio per le interrelazioni mente corpo si esplica a più livelli. Un fattore di crescita come il Nerve Growth Factor (N.G.F. ) è fondamentale per la creazione e il mantenimento di connessioni sinaptiche e della plasticità cerebrale, regola il funzionamento dei circuiti cerebrali alterati e lʼinformazione cerebrale come nella depressione. Serve per combattere la degenerazione nervosa e nelle malattie degenerative del S.N.C. e S.N.P.

Una indicazione terapeutica al suo utilizzo nelle depressioni nervose è il riassetto informativo cerebrale, combattendo anche gli effetti negativi degli psicofarmaci. Anche lʼutilizzo della melatonina è indicato a supporto della psicoterapia in quanto è un sincronizzatore di tutti i messaggi che arrivano allʼorganismo il cui compito finale è di integrarli.

Il Sistema nervoso centrale è particolarmente suscettibile agli insulti degli ossidanti; infatti il cervello, pur rappresentando il 2-3% dellʼintero peso corporeo, utilizza circa il 20% dellʼossigeno inspirato, considerato la fonte primaria dei radicali liberi dellʼossigeno. I neuroni cerebrali possiedono, a livello dei fosfolipidi di membrana, elevate quantità di acidi grassi polinsaturi, il bersaglio ideale dei radicali liberi dellʼossigeno, dai quali vengono generati i perossidi, marcatori di insulto ossidativo, misurabili attraverso il d-ROMs test (valori normali 250-300 U CARR).

Diverse aree dellʼasse encefalico (es. nucleo rosso del mesencefalo) possiedono depositi di ferro che, una volta resosi disponibile in forma libera, può catalizzare la conversione in radicali liberi dellʼossigeno; altamente reattivi i perossidi, che diventano, così, pericolosi amplificatori dellʼiniziale insulto ossidativo (c.d. “reazione di Fenton”). Le catecolammine prodotte nei circuiti neurotrasmettitorali dellʼencefalo possono generare specie chimiche reattive centrale sullʼossigeno, quali lʼanione superossido (per meccanismi di auto-ossidazione) e il perossido di idrogeno (per azione delle monoammino ossidasi, MAO).

Di fronte ai potenziali insulti ossidativi, i neuroni non sono in grado di elevare una valida barriera contro i radicali liberi dellʼossigeno, a causa della loro scarsa capacità di accumulare preziosi antiossidanti, quali le vitamine C ed E. Secondo un recente studio della Columbia University di New York, le tecniche di ipnosi, meditazione, visualizzazione, rilassamento ecc. – praticate seguendo la tradizione Indo-Tibetana – possono esibire favorevoli effetti sulla qualità della vita e la longevità, probabilmente anche attraverso la riduzione dei livelli di stress ossidativo.

Per la psicoterapia la rappresentazione del Sé e degli oggetti interni può essere modificata attraverso lʼintervento psicoterapico: secondo le neuroscienze, questo avviene attraverso lʼespressione genica e la modificazione delle connessioni sinaptiche; durante lʼapprendimento si osservano infatti modificazioni dellʼarchitettura cellulare, come anche un aumento del numero delle sinapsi e un potenziamento delle stesse. La psicoterapia come forma di nuovo apprendimento può determinare cambiamenti simili a livello cerebrale. Se questo avviene anche i meccanismi biologici che sostengono la neuroimmunomodulazione del meccanismo dello stress e conseguentemente la stimolazione cronica dellʼinfiammazione vengono ad essere modificati e bloccati. Le “parole” della relazione psicoterapica acquistano la dignità di fattore terapeutico, alla stregua di altri tipi di intervento, ad esempio quelli psicofarmacologici. Il contributo quindi della Psicoterapia Ipnotica , tanto più precocemente viene avviato, è in grado di dare ai nostri pazienti maggiori speranze di guarigione non solo in termini di qualità di vita ma anche sul piano biologico attraverso il meccanismo della consolidazione del cambiamento. La metafora da inizio quindi ad una ricerca transderivazionale nel paziente per cercare un senso a ciò che gli viene detto.

Anna Strazzulli: Medico chirurgo, perfezionato in criminologia e psicopatologia forense

Bibliografia di riferimento:

1.            Ernest L. Rossi, “Discorso tra geni. Neuroscienza dell'ipnosi terapeutica e della psicologia”, Editris, 2005

2.            F. Bottaccioli, “Psiconeuroendocrinoimmunologia”, Edizioni Red, 2005

3.            Bessel A. van der Kolk, Alexander C. McFarlane, Lars Weisaeth (a cura di), “Stress traumatico. Gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili”, Edizioni Magi, 2005

4.            Alberto Siracusano, Alex I. Rubino, “Psicoterapia e neuroscienze”, Il Pensiero Scientifico Editore, 2006

5.            Mauro Mancia, “Neurofisiologia e vita mentale”, Zanichelli

6.            Joseph LeDoux, “Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo”, Raffaello Cortina Editore, 2002

7.            G.B. Pier, J.B. Lyczak, L.M. Wetzler, “Immunologia, infezione, immunità”, Piccin, 2006

8.            Milton H. Erickson (a cura di: Rossi E. L.; Ryan M. O.), “Seminari, dimostrazioni, conferenze. Vol. 3: La comunicazione mente-corpo in ipnosi”, Astrolabio, 1988

9.            Massimo Biondi, “Mente, cervello e sistema immunitario”, McGraw-Hill, 1997

10.        Marco Mozzoni, “Pregare, meditare, guarire...”, Avvenire, 08/08/2010

11.        Iorio EL, Balestrieri ML. “Lo stress ossidativo”, in Angelo Burlina, “Trattato Italiano di Medicina di Laboratorio”, Piccin, 2009

12.        Hovatta I, Juhila J, Donner J. “Oxidative stress in anxiety and comorbid disorders”. Neurosci 12 Res. 2010. 68(4): 261–275.

13.        Olivo EL., “Protection throughout the life span: the psychoneuroimmunologic impact of Indo-Tibetan meditative and yogic practices”, Ann N Y Acad Sci. 2009. 1172: 163–171.

14.        Atkinson D, Iannotti S, Cozzolino M, Castiglione S, Cicatelli A, Vyas B, Mortimer J, Hill R, Chovanec E, Chiamberlando A, Cuadros J, Virot C, Kerouac M, Kallfass T, Krippner S, Frederick C, Gregory B, Shaffran M, Bullock M, Soleimany E, Rossi AC, Rossi K, Rossi E., “A new bioinformatics paradigm for the theory, research, and practice of therapeutic hypnosis”, Am J Clin Hypn. 2010. 53(1):27–46.

15.        Cong Y-S, Wright WE, Shay JW. Human telomerase and its regulation. Microbiology and Molecular Biology Reviews. 2002. 66 (3): 407–425.

16.        Masi S, Salpea KD, Li K, Parkar M, Nibali L, Donos N, Patel K, Taddei S, Deaneld JE, D'Aiuto F, Humphries SE., “Oxidative stress, chronic inammation, and telomere length in patients with periodontitis”, Free Radic Biol Med. 2011 Mar 15;50(6):730-5. Epub 2010 Dec 30.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 12 Settembre 2011 10:48 )


Smettere di fumare con l’ipnosi

Scritto da Efrem Sabatti il 20 agosto 2011 e pubblicato in Gli esperti.

Rispondo ad una lettera firmata di un lettore che vuole mantenere l’anonimato che mi si chiede se è vero che attraverso l’ipnosi è possibile smettere di fumare.

La risposta è si, se la persona ha realmente delle forti motivazioni a smettere.

Nel mio studio pratico spesso l’ipnosi e, in diverse occasioni, proprio per aiutare le persona ad abbandonare questo infelice vizio.

Io stesso ho smesso di fumare attraverso l’ipnosi e, per questa ragione, sono estremamente convinto della sua efficacia. Naturalmente è bene chiarire un punto fondamentale, a scanso di qualsiasi equivoco: l’ipnosi aiuta, ma non si sostituisce alla volontà della persona. Per questa ragione è importante che ci sia davvero il profondo desiderio di smettere e la volontà di partecipare attivamente al processo di disassuefazione.

E non basta semplicemente dire di volerlo, ma essere mentalmente disposti a smettere.
Probabilmente la maggior parte di noi vorrebbe avere qualche soldo in più, un aspetto fisico più tonico e sano, uno stato di maggior serenità e buonumore, più stima di sé o altro ancora.

Ma, a partire da uno di questi desideri iniziali, qualcuno si impegna attivamente per raggiungerli, mentre altri si fermano solo al desiderio pensato. Secondo voi chi ha maggior probabilità di realizzarlo? Per la disassuefazione vale lo stesso principio, anche perché gli effetti sopra elencati sono solo alcuni tra i più comuni benefici che si sperimenteranno con l’abbandono della sigaretta.

Più è concreto il desiderio di raggiungere il proprio obiettivo e alta la disponibilità ad impegnarsi, più è probabile il successo.

Una persona che giunge da me dicendomi di voler smettere perché la moglie lo ha costretto o perché ha deciso così, senza avere particolari progetti per il “dopo” o non immaginando la sua vita in qualche modo diversa quando avrà abbandonato la sigaretta, probabilmente non avrà stimoli solidi per raggiungere il suo obiettivo. Al contrario, e riporto un recente caso che mi è capitato, una persona è venuta da me perché, dopo circa 20 anni di tabagismo, ha deciso di correre la maratona di New York l’anno prossimo.

Con l’ipnosi questa persona ha smesso il giorno seguente e, quando l’ho rivista successivamente, non aveva più fumato.

Durante il colloquio successivo, mi ha raccontato di essersi accorta dei miglioramenti immediati che ha riscontrato nella corsa e nella qualità del suo allenamento e ciò l’ha resa molto felice e determinata a continuare così.

In questo caso c’è un’alta possibilità che abbia smesso definitivamente perché la sua scelta ha migliorato in modo tangibile la sua vita.

 

Ipnosi regressiva: cos’è e come funziona

Da www.tuttogratis.it

Venerdì 19/08/11

 

L’ipnosi regressiva è una tecnica di psicoterapia che consente di scavare nel passato di una paziente e riportarlo a galla; questo tipo di ipnosi è particolarmente utilizzato per far riemergere eventi precedenti rimossi che possono creare ansia, stress o paure specifiche.

Recuperarli grazie all’ipnosi , con l’aiuto di uno specialista, permette di affrontarli ed eliminare le paure e le angosce ad essi collegate e ripristinare un equilibrato stato di salute, fisica e mentale. L’ipnosi regressiva non può essere attuata su tutti i pazienti perché circa uno su cinque non risulta idoneo, per vari motivi. Andiamo a vedere come funziona.

Innanzitutto la prima seduta non consiste nell’ipnosi  immediata, ma viene visitata la storia personale del paziente abbinata ad un suo quadro clinico.

Quando si è stabilita una confidenza con il paziente, allora si procede con l’ipnosi regressiva, che deve però essere praticata solo su soggetti adulti e circa una volta al mese.

Il paziente deve essere portato, tramite tecniche mirate ad una condizione di sonno profondo e riposante, quindi viene indotta la regressione, cioè il recupero di ricordi, emozioni e abitudini del passato dopo aver ricevuto delle precise indicazioni. Si può tornare indietro nel tempo fino all’infanzia, ma alcuni esperti di ipnosi regressiva ritengono che in realtà si possa scavare nelle vite precedenti delle persone.

Ovviamente questo approccio non è riconosciuto dalla comunità scientifica e risulta privo di solide basi, benché resti comunque un argomento molto interessante e stimolante.

L’obiettivo dell’ipnosi regressiva è quello di far liberare, o rielaborare, al paziente i contenuti emozionali per recuperare il suo equilibrio psicologico.


Sei sempre arrabbiato? Rischi di ammalarti. L’Ipnosi terapia ti aiuta

Da staibene.it  12/08/11

Il rancore continuo, la rabbia e l’ostilità verso il prossimo possono rendere più esposti alle malattie

 

Una solenne arrabbiatura, una volta ogni tanto, può addirittura essere terapeutica. Ma se non è episodica e anzi si mantiene costante nel tempo, trasformandosi in rancore e astio nei confronti del mondo che ci circonda, nella vita di tutti i giorni, allora il discorso cambia radicalmente: essere perennemente arrabbiati espone al rischio di ammalarsi. I danni su metabolismo e sistema immunitario.
La scoperta si deve a uno studio condotto da alcuni ricercatori della Concordia University di Montreal, in Canada. “Il rancore può provocare sentimenti globali di rabbia e ostilità che, se abbastanza forti, possono incidere sulla salute fisica di una persona”, ha spiegato Carsten Wrosch, professore presso il Dipartimento di Psicologia e membro del Centre for Research in Human Development.
Wrosch è particolarmente interessato a comprendere il perché alcune persone, a differenza di altre, riescono a evitare il rancore nelle diverse fasi della vita. Nel corso degli ultimi 15 anni, Wrosch ha studiato come le emozioni negative, come il rimpianto o la tristezza, possono colpire le persone. Più di recente, ha concentrato la sua attenzione sugli effetti del rancore. "Quando nutrito per lungo tempo", dice Wrosch, "il rancore può implicare diversi modelli di alterazioni biologiche (una menomazione fisiologica in grado di influenzare il metabolismo, la risposta immunitaria e la funzione di diversi organi) e quindi indurre stati di malattia".

 

Commento del Dr. Salvatore Piedepalumbo:Medico Chirurgo - Ipnoterapeuta e psicoterapeuta Ericksoniano

 

E’ senz’altro vero che le emozioni negative come : il rancore , la rabbia, l’odio, ma anche la tristezza    il rimpianto, se permangono per un lungo periodo nell’individuo causano uno stato di abbassamento delle difese immunitarie, a sua volta responsabile di una maggiore vulnerabilità dell’organismo a qualsiasi agente potenzialmente patogeno. Infatti il loro perdurare produce uno stato di tensione simile allo stress e all’ansia tenendo il corpo in una continua tensione, allerta e vigilanza come del resto succede quando un individuo si trova in una situazione di pericolo. In questo ultimo caso infatti sub entra  l’attivazione dell’ansia, (in questo caso l’ansia assume una funzione di salvaguardia dell’individuo e quindi  non patologica è ma normale) con tutti i suoi correlati fisiologici quali attivazione del simpatico con: dilatazione dei bronchi; aumento del ritmo e della gittata cardiaca;aumento della pressione arteriosa; dilatazione delle arterie coronariche ;dilatazione delle pupille;costrizione dei vasi della cute ed organi viscerali, tranne cuore e polmoni;il fegato attiva la glicogenolisi e diminuisce la secrezione di bile; il pancreas inibisce la secrezione; la ghiandola midollare surrenale produce adrenalina. L’ansia in questo caso non è un elemento negativo anzi prepara l’organismo ad affrontare una situazione di pericolo ( attraverso il combattimento o la fuga). Quando invece l’ansia diventa permanente ( ansia patologica) con l’attivazione di tutti i correlati fisici che ne derivano, come nelle emozioni negative di lunga durata, sopra citate, ecco che l’organismo entra in uno stato di allerta continuo con esaurimento funzionale del sistema immunitario.

L’ipnosi terapia in questi casi  aiuta a superare queste difficoltà . Infatti la terapia ipnotica agisce soprattutto in tali problematiche emozionali, incidendo a livello emotivo profondo, tale da rendere l’individuo, consapevole direttamente o indirettamente, delle sue difficoltà emozionali e al tempo stesso trovare anche la loro soluzione.

 

Salerno: Prima Seduta Internazionale d’Ipnosi Terapia
Scienze Agosto 2011

Di recente, presso l’Università degli Studi di Salerno, è stata eseguita la prima ricerca mondiale sull’efficacia dell’ipnosi terapeutica per la cura biopsicologica di malattie croniche psicosomatiche.

Il prof. Mauro Cozzolino, docente di Psicologia Generale della facoltà di Scienze della Formazione, ha dato vita ad un gruppo interdisciplinare di ricerca, l’International Research Group on Psychosocial Genomic, che ha quale impianto teorico, la filosofia metodologica di Ernest Lawrence Rossi.

Questa prima sperimentazione internazionale ha fornito una cospicua documentazione scientifica. L’obiettivo della ricerca è insito nella dimostrazione empirica dell’utilità scientifica del Metodo E. L. Rossi: La possibilità di attivare un dialogo creativo con i nostri geni in grado di curare in modo integrato mente e corpo.

Il metodo è caratterizzato da tre fasi salienti: nella prima sono stati effettuati esami del dna su diversi pazienti, in seguito questi sono stati sottoposti a ipnosi terapeutica ed infine nuovi prelievi di sangue al fin di effettuare un’indagine comparativa con i precedenti, dunque prima dell’ipnosi.

I risultati dell’esperimento sono stati più che soddisfacenti. Secondo i ricercatori, in futuro, malattie come il morbo di Crohn, artrite reumatoide e fibromialgia, potranno essere curate con il metodo dell’ipnosi terapeutica.

Al di là di questo, però, restano ancora molti dubbi intorno a questa pratica esoterica. Dubbi, talvolta, alimentati dalla superstizione, che dividono lo stesso movimento scientifico.

Dunque, che cos’è l’ipnosi? Magia, scienza, arte?

Di sicuro è una pratica molto antica, tanto da essere impiegata già dagli antichi egizi. Tuttavia, per molti è ancora un mistero; un enigma senza fine che alimenta fantasiose congetture. Secondo Franco Granone, studioso di fama internazionale, l’ipnosi va intesa come un utilizzo creativo di potenzialità inconsce, secondo la volontà del soggetto d’autorealizzarsi in una maniera determinata, in campo psichico o somato-viscerale.

In sostanza, si tratta di un particolare stato di coscienza, in parte accessibile a tutti, nel quale si possono verificare trasformazioni viscerali, somatiche, psichiche e neurologiche, attraverso monoideismi plastici, etero o autoindotti.

L’ipnosi non va confusa con il sonno né con la trance. Durante lo stato di trance, infatti, si espleta una dissociazione dell’Io, quindi la sua retrogradazione ad uno stadio ancestrale, monadale nel quale, a differenza dell’ipnosi, non vi sono idee né suggestioni emozionali capaci di modificare il comportamento e le funzioni organiche umane.

Chi pratica l’ipnosi-terapia, protende ad esaltare le potenzialità creative insite nell’emisfero destro del soggetto. Tuttavia, le statistiche dimostrano che le capacità difensive e razionali della parte sinistra dell’emisfero cerebrale non vengono, del tutto, annichilite.

Antonio Migliorino

 


Stress e Ansia alla base di malattie dermatologiche

 

E’ ciò che emerso dal Summer Academy Meeting , svolto presso la American Academy of Dermatology a New York il 4 Agosto 2011

 

 

Chiunque abbia una una malattia infiammatoria della pelle come la psoriasi, acne o rosacea, sa che avere a che fare con manifestazioni acute di queste patologie causa un notevole stress ed ha un effetto negativo sulla qualità della vita. In questo ultimo periodo un numero sempre crescente di ricerche mostra come il complesso legame tra la pelle e la psiche - ed in particolare il ruolo che lo stress gioca in questo rapporto - influenzi le malattie della pelle.

Al Summer Academy Meeting 2011, svoltosi presso la American Academy of Dermatology a New York il 4 Agosto 2011, il dermatologo e psicologo Richard G. Fried, MD, PhD, FAAD, di Yardley, Pennsylvania, ha parlato della connessione fra pelle e psiche e di come si possano aiutare i pazienti incorporando diverse tecniche di gestione dello stress all'interno di una terapia dermatologica."

Lo stress è personale, quindi quello che potrebbe essere stressante per una persona può non esserlo o essere addirittura esaltante per un'altra", ha spiegato il dottor Fried. "Sensazioni di rabbia, ansia, depressione o tensione possono esacerbare o addirittura dare inizio ad una patologia della pelle".

Per capire la complessa relazione tra stress/ansia e la pelle, il Dr. Fried ha evidenziato l'importanza della risposta biologica che si verifica quando un paziente si trova sotto stress.

I neuropeptidi, le sostanze chimiche rilasciate dalle terminazioni nervose della pelle, sono la prima linea di difesa della pelle dalle infezioni e dai traumi. Quando rispondono per proteggere la pelle, i neuropeptidi possono dar luogo ad infiammazioni e causare una fastidiose sensazioni sulla pelle, come insensibilità, prurito, ipersensibilità o formicolio. Anche le situazioni di stress possono, inappropriatamente, far rilasciare i neuropeptidi che porteranno ad una riacutizzazione delle patologie della pelle.

"Fino a poco tempo fa, si pensava che i neuropeptidi rimanessero solo nella pelle quando rilasciati", ha affermato Fried. "Ma ora sappiamo che si spostano per il cervello fino ad aumentare il riassorbimento dei neurotrasmettitori.

Lo stress, in sostanza, riduce le sostanze chimiche che regolano le nostre emozioni, come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina.

Per esempio, i pazienti affetti da psoriasi che si sentono stressati dalla loro malattia possono notare un aggravamento dei loro sintomi che, a sua volta, porta ad un ulteriore peggioramento del loro stato emotivo, creando un circolo vizioso.

" Per aiutare i pazienti a combattere malattie della pelle aggravate dallo stress, il Dr. Fried consiglia di utilizzare appropriate strategie di gestione dello stress in combinazione con le tradizionali terapie dermatologiche.

Queste strategie includono la psicoterapia, la terapia cognitiva comportamentale, la meditazione, l'ipnosi, il tai-chi, lo yoga e anche l'utilizzo di antidepressivi e beta-bloccanti. Il Dr. Fried ha osservato che le tecniche di gestione dello stress accrescono l'autostima e l'autocontrollo, aumentando anche le possibilità di rispettare un piano terapeutico per la loro malattia e di vedere un miglioramento.

"Nella mia esperienza ho trovato che i pazienti con malattie croniche della pelle tendono a ritirarsi dalle normali attività quotidiane e, talvolta, a 'chiudersi' emotivamente; questo ha un grande impatto sulla loro vita personale", ha affermato Fried. "Inoltre, quando si sono chiusi, passano più tempo da soli ed i sintomi sembrano più pronunciati e si finisce col sentirsi peggio.

Ecco perché è così importante per i pazienti cercare, con il loro dermatologo, un piano terapeutico che contribuisca a ridurre il livello di stress e rompere il circolo vizioso di stress/acutizzazione della patologia".

Il Dr. Fried ha aggiunto che anche la funzione barriera della cute può essere alterata dallo stress.

Lo stress può rendere la pelle più permeabile, più sensibile e più reattiva, che è il motivo per cui i dermatologi raccomandano l'uso di innumerevoli creme idratanti che aumentino la protezione della pelle.

Se lo stress compromette la funzione barriera, allergeni e batteri possono penetrare la pelle e causare diversi problemi, come ad esempio rendere più rosse le lesioni da rosacea, infiammare le lesioni dell'acne e renderla più persistente.

Può peggiorare anche orticaria, psoriasi e dermatite seborroica ed altre patologie cutanee." Farsi visitare un dermatologo può dare fiducia ai pazienti e fornire contemporaneamente un piano terapeutico mirato", ha affermato Fried. "Una semplice spiegazione circa la causa e il tipo di terapia di una patologia della pelle può diminuire notevolmente il livello di stress del paziente. Alleviare o ridurre al minimo lo stress può fare molto per migliorare la salute generale dei pazienti.

 

Commento del Dr. Salvatore Piedepalumbo , Medico Chirurgo specializzato in Ipnositerapia e Psicoterapia Eriksoniana:

 

in sintonia da quanto è emerso dal Meeting svolto presso la American Academy of Dermatology a New York il 4 Agosto 2011 lo scrivente sta portando avanti da circa un anno, un progetto sperimentale dal titolo “ Psoriasi e ipnosi” in base a risultati incoraggianti ottenuti con la Ipnosi terapia  in soggetti affetti da Psoriasi. Il progetto sperimentale, si sta attuando presso il Distretto 56 dell’ASL Napoli 3 Sud, al poliambulatorio del plesso “Bottazzi “ di Torre del Greco (NA). Questo progetto si propone di valutare l’influenza di fattori psicosomatici quali : Stress, ansia, depressione, traumi non elaborati, e altre cause di natura psicologica sulla malattia psoriasica. Coloro che volessero entrare  in questo progetto sperimentale ( in quanto pazienti affetti da psoriasi), possono approfondire visionando direttamente sulla home page di questo sito, in cui è pubblicato il progetto per intero, oppure possono contattare direttamente il sottoscritto al  3384851281  e-mail info@ipnolife.it 

                                                                       Dr. Salvatore Piedepalumbo

 

 Inderma - News  pubblicato il 05/08/11

 

 



 

 

 

Da Rinascita.eu

Psichiatria: l’ipnosi e il suo impiego nell’ambito della giustizia

Intervista a Vincenzo Mastronardi titolare della Cattedra di psicopatologia forense alla “Sapienza “ di Roma

di: Giuliana Savino 28/07/2011

In qualità d’esperto d’ipnosi, in quali casi ritiene che questo strumento possa essere efficace?
Per quanto riguarda la psicoterapia con intervento ipnotico, abbiamo visto, in base ai primi esperimenti effettuati con la nuova ipnosi inserita in un contesto psicoterapeutico, negli anni di Franco Granone, della scuola di Palo Alto, di Milton Erickson, che l’ipnosi può essere validamente utilizzata non già come strumento miracoloso, ma nell’ambito di una psicoterapia. Rispetto alla psicoanalisi, che fa prendere coscienza di ciò che è avvenuto, ma con tempi non relativamente brevi, l’ipnosi si presenta molto accelerante nei tempi d’individuazione di quelli che possono essere i percorsi trattamentali risolutivi. Rilevando le predisposizioni di ciascun individuo, si procede con il valutare se sia congeniale utilizzare o il trattamento ipnotico classico a occhi chiusi, il quale consente sia di visualizzare i disturbi ancestrali della propria vita in chiave risolutoria, sia di avere una desensibilizzazione agli eventi traumatici, oppure l’ipnosi come colloquio allo stato di veglia (strategia terapeutica messa in atto dalle tecniche di Palo Alto) a occhi bene aperti, individuando quanto le tecniche di monoideismo (una sola idea che possiede la mente) diano la possibilità di canalizzare il percorso terapeutico del singolo paziente verso risolutività molto più pragmaticamente valide, contrariamente a ciò che era fatto con la psicoanalisi classica.

In base alla sua esperienza in psicopatologia forense, come si sta orientando la giurisprudenza italiana in merito alla possibilità di utilizzare l’ipnosi per consentire agli imputati di ricordare fatti e avvenimenti utili all’amministrazione della giustizia?

Non è concesso utilizzare l’ipnosi in un interrogatorio. L’articolo 188 del codice di procedura penale chiarisce i termini con cui l’interrogatorio può essere compiuto. La persona deve essere informata che qualsiasi cosa dica può essere usata contro di lei e che quindi sono vietati mezzi atti ad alterare il ricordo e la percezione degli eventi. Quello che invece si può fare, per il diritto alla salute dell’imputato, è, in caso di amnesia in relazione all’accaduto, richiedere al magistrato di essere sottoposto all’ipnosi per consentirgli di allenare i ricordi. Durante l’ipnosi, documentata e quindi necessariamente filmata, non si potrà chiedere direttamente al soggetto “sei stato tu a uccidere quella persona?” o “sei stato in quel luogo a quell’ora?”, ma si potrà invece allenare la persona a ricordare ciò che interessa e a dimenticare determinati fatti neutri. Mentre è in ipnosi a occhi chiusi, per esempio, il soggetto verrà allenato a scrivere dei numeri su una lavagna immaginaria e poi immaginerà di cancellarli con un cassino. Gli si dirà che ricorderà in seguito al meglio quanto gli sarà chiesto nello stato di veglia. Quando sarà sveglio, nell’interrogatorio i suoi ricordi saranno più chiari. Questa tecnica si può utilizzare anche nel caso di quei testimoni desiderosi di contribuire al perseguimento della verità. L’FBI, ad esempio, ha fatto sì che due testimoni ricostruissero in ipnosi una targa dell’auto degli attentatori che avevano avvistato prima di un attentato

C’è la possibilità quindi di costatare se l’imputato mente?

Abbiamo la possibilità di utilizzare un test della verità che si chiama Implicit Association Test (IAT, test d’associazione implicita) che ha una validità del 92%. Ultimamente l’ho utilizzato nel caso di un omicidio a Bolzano, in qualità di consulente tecnico per il Pubblico Ministero.

Mi può raccontare questo caso?

Una ragazza aveva ucciso il fidanzato curdo. Sottoposta al test IAT, le sono state fatte delle domande particolari. È stato riscontrato con sperimentazioni molto rigide a livello internazionale, specie in America, che la velocità con cui si risponde tramite un computer alle singole domande è correlata al sussistere o meno di un certo imbarazzo suscitato da ciò che si chiede. Dal test è emerso chiaramente che la ragazza non voleva uccidere, ma semplicemente intimorire il fidanzato. Si è quindi chiarito che non vi era intenzionalità nell’atto. Questo test è stato usato anche con Annamaria Franzoni, non per verificarne la colpevolezza, ma per chiarire se avesse o no il ricordo del momento in cui era stato ucciso il figlio. Dal test è emerso che la persona non ricordava nulla.

Mi può menzionare altri casi in cui ha utilizzato l’ipnosi?

In un tribunale un responsabile dell’archivio aveva smarrito la tesserina magnetica, che nascondeva spesso all’interno delle piante del giardino nei fine settimana, quando partiva con la moglie. Se la tessera fosse venuta in possesso della criminalità organizzata, questa avrebbe avuto la possibilità di accedere a molti dati facendo sparire interi fascicoli processuali. In ipnosi ho fatto ripercorrere al soggetto il momento in cui aveva smarrito la tessera, ma non è venuto fuori nulla, in seguito ho sottoposto la moglie all’ipnosi con una rivivificazione, facendole ricordare quando il marito le aveva telefonato e lei con la tesserina in mano si era avvicinata all’armadio estate inverno. Inizialmente della tessera non vi era traccia, ma dopo mezz’ora mi telefonarono a casa, ringraziandomi perché l’avevano ritrovata all’interno di un calzino invernale del figlio riposto nell’armadio. Un altro caso analogo è quello di una donna dell’alta società accusata di aver rubato un diamante in occasione di una festa a casa di amici. La signora chiese di andare in bagno dopo che la proprietaria di casa era uscita dimenticando il suo anello sul lavandino. In seguito a questo evento si era creato intorno alla signora un vuoto sociale, in quanto sospettata di aver preso l’anello che era sparito, i capelli le erano diventati bianchi all’improvviso. È venuta da me per sottoporsi al test ipnotico e rivivendo la scena del bagno, piangendo ha asserito di rivedere la vasca, lo specchio, senza avere la percezione che ci fosse l’anello. Questa dichiarazione videoregistrata ha permesso di far partire una denuncia contro ignoti. Il magistrato quindi ha chiamato tutti gli invitati della serata, scoprendo infine l’ingresso in bagno tra la proprietaria e la signora della donna di servizio, che in pianti e lacrime infine ha confessato di aver preso lei l’anello.

Ci racconti un ultimo caso per chiudere questa interessante intervista.

Con l’ipnosi è stato possibile risalire a una setta satanica a Bologna. Una signora mentre era a casa di amici è stata rapita in narcoipnosi, in particolare ricordava che le toccavano il collo, le parlavano all’orecchio, le hanno offerto un caffè e, poiché non capiva più nulla, si sono offerti di accompagnarla a casa. Dopo quel momento non ricordava più nulla, se non di essersi risvegliata la mattina nel suo letto al suono del telefono.In ipnosi ha ricordato tutti i singoli passaggi: avevano cambiato macchina su un ponte, poi era stata stesa nuda su un tavolo circondata da venti assatanati, persone incappucciate che facevano strani riti. In seguito le era stato impartito il comando post ipnotico: si sarebbe svegliata al trillo di un campanello a casa sua, ma non avrebbe ricordato nulla di quello che aveva subito. Questa videoregistrazione ha consentito al magistrato di approfondire i fatti e di risalire alla setta satanica.

 

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Mondo

27.7.2011

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Stampal

Belgio, spopola la chirurgia sotto ipnosi

Medici al lavoro mentre il paziente, in trance, pensa di essere sdraiato sulla spiaggia

 

Essere sotto i ferri in sala operatoria, ma sentirsi nel bel mezzo di una spiaggia tropicale con la sabbia tra i piedi. Il mondo della chirurgia si apre all'ipnosi con una nuova tecnica che, sperimentata in Belgio e diffusasi ora anche in Francia, Gran Bretagna e Germania, permette al medico di operare mentre il paziente è ipnotizzato. Grandi i vantaggi: il degente è soggetto a un'anestesia più debole e ha tempi di recupero più veloci.

La tecnica, chiaramente, può essere applicata solo a una certa tipologia di interventi, ma i risultati, assicura chi la sta sperimentando all'interno della Clinica Universitaria St. Luc di Bruxelles, in Belgio, sono ottimi. I pazienti si riprendono molto più rapidamente e in molti casi si può evitare l'anestesia totale, optando per quella locale, indubbiamente meno invasiva. Anche gli ospedale, inoltre, possono risparmiare, tagliando su medicinali e antidolorifici.

Marianne Marquis, 53 anni, si è sottoposta a un'operazione alla tiroide. "Era come se mi trovassi sulla spiaggia, sentivo le onde del mare e la sabbia scivolare tra le dita dei piedi", racconta oggi. In realtà si trovava in un lettino all'interno di una sala operatoria. "Ho sentito solo una leggera pressione sul collo quando mi hanno fatto la prima incisione, ma non è stato doloroso". Un risultato ottenuto grazie al lavoro dell'anestetista che dieci minuti prima dell'inizio dell'intervento, ha iniziato a descrivere il paesaggio da sogno, sussurrando al suo orecchio.

"La mente del paziente si reca in un luogo piacevole, ma il corpo rimane in sala operatoria, spiega il dott. Fabienne Roelants, anestesista. Nella clinica belga, un terzo di tutti gli interventi per rimuovere la tiroide e un quarto di quelli contro il cancro al seno (tra cui biopsie e mastectomie) sono eseguiti con l'ausilio dell'ipnosi. L'obiettivo è estendere la tecnica anche sulle ernie e la chirurgia plastica. Ma c'è già chi frena: "Bisogna fare attenzione - mette in guardia il dott. Mark Warner, presidente della Società americana di anestesisti - l'ipnosi non è efficace su tutti". "Se non funziona e il paziente si sveglia - gli fa eco il prof. George Lewith dell'Università di Southampton - mentre è a torace aperto, allora sono guai

 

 

Da più Sani più Belli

Ipnosi: un aiuto contro il dolore

È una tecnica in grado di modificare la percezione sensoriale, e può rivelarsi efficace per alleviare la sofferenza fisica e controllare l’ansia

 

“A me gli occhi!”: ma che cosa è in realtà l’ipnosi, una pratica in bilico fra medicina e magia? È una tecnica utilizzata per indurre uno stato di trance o un controllo particolare della mente e del corpo.

In Occidente è stata scoperta abbastanza recentemente, ma la sua storia è molto antica, e affonda le radici in pratiche che appartengono a culture non occidentali, come per esempio lo sciamanesimo. È molto potente, perché produce uno stato alterato di coscienza che può servire per raggiungere alcuni obiettivi terapeutici, come il controllo del dolore e dell’ansia causati dalla malattia, fino all’esperienza trascendentale, che aiuta ad affrontare la paura della morte.

”L´ipnosi - spiega Enrico Facco, docente del Dipartimento di Specialità medico-chirurgiche dell´Università di Padova (http://www.dspmc.unipd.it/) - è in grado di modificare la percezione sensoriale (visiva, uditiva, olfattiva) e questo, di conseguenza, cambia la risposta cerebrale agli stimoli sensoriali. In ambito medico, ad esempio, l´ipnosi può essere adottata come strumento durante le procedure invasive radiologiche negli adulti, o per ridurre la sofferenza nei malati di cancro”.
Stati dissociativi simili a quelli che può produrre l’ipnosi sono molto simili alle reazioni spontanee di chi si trova in situazioni in cui la sopravvivenza è a rischio. È una tecnica dalle grandi potenzialità, e saperla utilizzare in modo consapevole può essere utile per migliorare le condizioni di chi si sta confrontando con il dolore.

di Monica Coviello 26/06/11

PARLIAMO DI: ipnosi, trance, dolore,

  

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La dieta ipnotica per combattere la fame nervosa

Da: Pour Femme dieta

25, luglio ’11

Non è la prima volta che parliamo di dieta ipnotica, ma sembra essere un ottimo modo per dimagrire velocemente e in modo sano. Più che una dieta oserei definirla una terapia che agisce direttamente sul senso di fame. L’ipnosi è molto usata per curare le dipendenze, per esempio quella dal fumo, e dà ottimi risultati anche con i disturbi alimentari e il sovrappeso. Inoltre, non bisogna assumere integratori alimentari, pasti sostitutivi tanto meno esagerare con proteine o carboidrati a seconda della filosofia sposata dal nutrizionista.

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Smettere di fumare è possibile, Kate Moss lo fa con la terapia ipnotica

luglio 25, 2011 Bellezza  donna


Kate Moss ha provato a smettere di fumare con l’ipnosi, l’attore Anthony Hopkins ci è riuscito con il metodo EasyWay, con il saggio The Easy Way to Stop Smocking che fa leva sull’approccio psicologico. Ma non tutti sono in grado di farlo proprio perchè la Sigaretta è ormai un “piacere” che crea dipendenza. Con la sigaretta noi combattiamo l’ansia, o pensiamo di farlo, combattiamo lo stress e dirle addio sembra un impresa impossibile. Ma volete la verità? Smettere di fumare si può e si dovrebbe per tanti motivi che vanno dall’etica per sè stessi e per gli altri, per rischi o danni da fumo o ancora motivi più futili come il migliorare il proprio aspetto, la pelle, l’alito…

Oggi i metodi per smettere di fumare si perfezionano: si parla di terapie del tabagismo e di linee guide fissate dall’Istituto Supeiore di Sanità.

Le terapie possono essere validate e quindi avere una base statistica oppure non esserlo come nel caso dell’ipnosi della nostra bella modella Kate Moss o l’agopuntura, la laserterapia… Funzionano cerotti, spray, cicche come sostituti della nicotina pur evitando danni ai polmoni

 

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A me gli occhi! Ipnosi e situazione esistenziale
David Spiegel ospite d’onore al Ruzante

22/07/11 Da UniStampa

L’ipnosi è una tecnica utilizzata per indurre uno stato di trance o un controllo particolare della mente e del corpo. Sebbene sia stata scoperta relativamente di recente in Occidente, essa affonda le radici in antiche pratiche appartenenti a culture non occidentali, come per esempio lo sciamanesimo.

La sua potenza consiste nella duttilità con cui può essere predisposta per affrontare questioni fondamentali, come la progressione della malattia e la paura della morte. Attraverso l’ipnosi si produce infatti uno stato alterato di coscienza che può essere focalizzato su obiettivi terapeutici, a partire dal controllo del dolore e dell’ansia causati dalla malattia fino all’esperienza trascendentale che aiuta a superare il terrore della fine.

«L´ipnosi - spiega Enrico Facco docente del Dipartimento di Specialità medico-chirurgiche dell´Università di Padova - è in grado di modificare la percezione sensoriale (visiva, uditiva, olfattiva) e questo, di conseguenza, cambia la risposta cerebrale agli stimoli sensoriali. In ambito medico, ad esempio, l´ipnosi può essere adottata come strumento durante procedure invasive radiologiche negli adulti, o per ridurre la sofferenza nei malati di cancro». Stati dissociativi simili a quelli prodotti dall’ipnosi già appartengono alle reazioni spontanee di coloro che si trovano in situazioni in cui la sopravvivenza è a rischio: saper dunque orientare consapevolmente tale tipo di risposta può essere utile per migliorare le condizioni di chi deve necessariamente confrontarsi con il dolore.

Ipnosi e situazione esistenziale alla fine della vita: dallo sciamanesimo alla spiritualità è il titolo del convegno internazionale che si terrà venerdì 17 e sabato 18 giugno al Teatro Ruzante, Riviera Tito Livio 45 a Padova, organizzato scientificamente da Ines Testoni e Dora Capozza dell’Ateneo patavino e dal Dipartimento Psicologia Applicata, Facoltà di Scienze della Formazione, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Master Death Studies & the end of life in collaborazione con Ordine degli Psicologi del Veneto, Centro Italiano di Ipnosi Clinico-Sperimentale e il Comune di Padova.

Venerdì 17 giugno dalle ore 9.30, Teatro Ruzante dopo l’introduzione di Ines Testoni si alterneranno antropologi e medici che approfondiranno il tema dello sciamanesimo e della spiritualità nel dolore. Alle 15.00 è previsto l’intervento di Costantino Casilli, Università di Firenze, noto ipnotista italiano e quello di Marco Sambin sull’ipnosi e metodo sciamanico nella psicoterapia di gruppo.

Sabato 18 giugno dalle ore 9.00 sarà l’ipnotista di fama mondiale Prof. David Spiegel ad aprire la seconda giornata e terrà una dinamica di gruppo sull’ipnosi contro il dolore. Nel pomeriggio, tra gli altri, prenderanno la parola l’illusionista Ferdinando Buscema ed Enrico Facco che illustrerà le applicazioni e le reciproche influenze tra ipnosi e meditazione nella cultura occidentale e orientale.

David Spiegel, direttore del "Center on Stress and Health" di Stanford e autore di oltre 350 pubblicazioni, è professore di Scienze Comportamentali. Nel 2003 ha ricevuto il premio "Division 30" per contributi di eccellenza all´ipnosi professionale e nel 2004 il premio "Marmor" per i progressi del modello biopsicosociale in Psichiatria.

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 Ipnositerapia: una tecnica per “comunicare” con l’inconscio

Con l’ipnositerapia è possibile controllare il dolore e intervenire su nevrosi, ansie e fobie e attacchi di panico

 

L'ipnosi trova indicazione in numerosi stati di disagio psicologico: ansia, depressione, attacchi di panico, fobie e si è rivelata d'aiuto in alcune malattie di origine psicosomatica.

Tecnicamente, l'ipnosi è una condizione di modificazione dello stato di coscienza provocato artificialmente da uno psicoterapeuta. Pur derivando dal greco Hypnos, “sonno” , oggi sappiamo che l'ipnosi non ha nulla a che fare con il sonno. Questo, infatti, è caratterizzato da una perdita dello stato di consapevolezza del sé e da una ridotta capacità di rispondere alle stimolazioni ambientali, a differenza dell'ipnosi che presenta uno stato di vigilanza della nostra coscienza.


Tutti, inconsapevolmente, abbiamo sperimentato cos'è l'ipnosi, dato che quotidianamente può capitare di essere "ipnotizzati", o particolarmente concentrati: durante la guida dell'auto, durante l'ascolto di un discorso o da parte di una persona di fronte a noi. A differenza dell'ipnosi clinica, però, questi momenti sono casuali e non indirizzati a particolari finalità.
L'ipnosi guidata, invece, può portare a far luce su ciò che alle persone risulta spesso incomprensibile, nonché a mettere in moto meccanismi di auto-guarigione.


Per esempio, un trauma oppure un'esperienza personale rivissuta in maniera protetta, possono contribuire a sciogliere nodi e a curare sintomi e problemi che, in tal modo, arrivano anche a scomparire in maniera del tutto spontanea.

Le tecniche

Esistono diversi tipi di ipnosi, da utilizzare a seconda delle esigenze delle singole persone:

- L'ipnosi “regressiva”, come dice la parola, consente di regredire nel proprio passato.
Le pratiche di regressione sono tutte di chiara impronta freudiana e junghiana e successivamente sono state rielaborate e approfondite per consentire a molti pazienti di riuscire a trovare una soluzione appropriata e personale a problemi e a blocchi post- traumatici. Queste tecniche di regressione possono far affiorare dall’inconscio, grazie allo stato di "trance", un ricordo, un episodio, una situazione per meglio comprenderli e guarire, poiché in tal modo prova a modificare forme di comportamento dannose che normalmente sono mese in atto in maniera automatica e inconsapevole.

 

- L’ipnosi ericksoniana (che prende il nome dal suo ideatore, il medico e psichiatra clinico Milton Erickson) si concentra, invece, sulla comprensione del problema nella sua forma attuale, cioè sui sintomi che comportano i disagi maggiori nel paziente. È una terapia pragmatica, tesa al risultato e focalizzata sul presente e sul futuro; non si sofferma sulle radici profonde del malessere, ma interviene sulle sue immediate manifestazioni. I problemi sono letti come una risposta, ormai inadeguata e disfunzionale, a uno stimolo esterno. E spesso risolvendone uno si genera una reazione a catena positiva che facilita l’emancipazione da altre fonti di disagio.

L’uso terapeutico in questo caso, è prevalentemente rivolto al controllo del dolore (in medicina, in psicologia clinica e in odontoiatria) e delle emozioni negative (disturbi d'ansia, attacchi di panico, rabbie, tristezze, dipendenze).                             

                                                                                                       di Antonio Murzio

PARLIAMO DI: ipnosi, psicoterapia, nevrosi, fobie, inconscio_

Da più Sani più Belli .it 01/07/11

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Prima sperimentazione sull'efficacia dell'ipnosi terapia nell'espressione genica all'Università di Salerno

Martedì 24 Maggio 2011 13:14 Scienza e Tecnologia

Il gruppo interdisciplinare di ricerca “ Internazional Research Group on Psychosocial Genomic”, coordinato dal Prof. Mauro Cozzolino (cattedra di Psicologia Generale della Facoltà di Scienze della Formazione), effettuerà nei giorni 28-29 maggio 2011, presso l’Università degli Studi di Salerno, la prima ricerca mondiale sull’efficacia dell’ipnosi terapeutica per la cura biopsicologica di malattie croniche gravi e psicosomatiche. La ricerca ha come impianto teorico e metodologico la produzione scientifica del Professore emerito Ernest Lawrence Rossi, Fondatore e Presidente del Milton Erickson Institute of the California Central Coast.


L’obiettivo della ricerca è dimostrare che, attraverso l’ipnosi terapia ed in particolare il metodo di Ernest Lawrence Rossi, si possa attivare un dialogo creativo con i nostri geni in grado di curare in modo integrato la mente ed il corpo. Il metodo ha già diverse evidenze cliniche nella cura di malattie come il morbo di Crohn, l’artrite reumatoide, la fibromialgia; nella cura riabilitativa di ictus ed infarti cardiaci, oltre che in moltissime patologie psicosomatiche.

Con questa prima sperimentazione internazionale si vuole produrre una documentazione scientifica inequivocabile a supporto delle già apprezzate evidenze cliniche. La ricerca si suddivide in tre fasi: nella prima fase si effettuerà un esame del DNA attraverso il prelievo di sangue dei soggetti, successivamente questi saranno sottoposti a ipnosi terapeutica ed infine, nella terza fase, saranno prelevati nuovamente dei campioni di sangue allo scopo di confrontare i cambiamenti nell’espressione dei geni prima e dopo l’ipnosi.

Il gruppo interdisciplinare di ricerca, presieduto dal Prof. Ernest Lawrence Rossi e coordinato dal Prof. Mauro Cozzolino, docente di Psicologia Generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Salerno, è composto dal team di Dr. Salvatore Iannotti dell’Istituto Mente-Corpo di Benevento, dal team di Biologia Molecolare del Prof. Stefano Castiglione della Facoltà di Matematica, Fisica e Scienze Naturali dell’Università degli Studi di Salerno, dal team di Bioinformatica del Prof. Roberto Tagliaferri (Università degli Studi di Salerno), e dal team di Psicologi Clinici della Dr. Giovanna Celia dell’Università degli studi di Salerno.


 



KATE MOSS SMETTE DI FUMARE CON L'IPNOSI PER DIVENTARE MAMMA

(ASCA) - Roma, 11 mar - La supermodel Kate Moss, apparsa questa settimana al 'No smoking Day' della fashion week parigina, sta tentando di porre fine alla sua dipendenza dal fumo attraverso l'ipnosi perche' vorrebbe avere un figlio dal fidanzato Jamie Hince, leader dei The Kills.

Lo scrive il Sun citando fonti vicine alla modella.La coppia ha iniziato la terapia ipnotica contro il fumo in questi giorni in una clinica di Londra ad Harley Street.La Moss, che ha gia' una figlia di 8 anni, durante la prima maternita' ha comunque continuato a fumare, ma adesso, dopo che le e' stato detto che il fumo potrebbe ostacolare una nuova gravidanza ''sta fumando di meno passando dalle 30 alle 15 sigarette al giorno''.

Ha riferito una fonte spiegando che ''e' disperata all'idea di smettere definitivamente ed ha fissato la data del matrimonio (2 luglio 2011, ndr) come traguardo finale perche 'spera di rimanere incinta  presto

DA:Tutto sul mondo al femminile. News sull'attualità, sulla bellezza, sulla salute e il tempo libero delle donne

 


 

Da AGI Salute  Mrcoledì 16/febbraio 2011   Direttore Responsabile:Roberto Iadicco


 Uno studio inglese coinvolgera' 800 donne

L'IPNOSITERAPIA CONTRO DOLORI DEL PARTO, ESPERIMENTI IN GB

 

 

Londra - In sala parto epidurale e altri modi di alleviare il dolore potrebbero diventare obsoleti se funzionera' un trial che sta per iniziare in Gran Bretagna: a diminuire il dolore del parto potrebbe essere la stessa futura mamma con l'autoipnosi. Lo studio, riferisce il Daily Mail, coinvolgera' all'inizio 800 donne, ed e' finanziato dal sistema sanitario nazionale britannico. Le future mamme, spiega il quotidiano, riceveranno prima del parto lezioni su come autoindurre uno stato di estrema rilassatezza, e su come massaggiarsi in modo da produrre endorfine.

I test, coordinati da Soo Downe, uno specialista della Central Lancashire University, saranno condotti negli ospedali di Blackburn e Burnley per i prossimi 18 mesi. "L'ipnositerapia ha gia' funzionato molto bene in altre aree della salute - ha spiegato Downe - e vogliamo verificare se si puo' applicare anche in questa. Se il trail dovesse avere risultati positivi ne faremo uno con piu' persone". Attualmente per alleviare i dolori del parto il modo piu' comune e' l'uso dell'epidurale, che pero' allunga i tempi del travaglio e puo' portare a un maggior utilizzo del taglio cesareo.

 

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STUDIO INGLESE

All'Università di Manchester si usa l'ipnositerapia  nei casi di sindrome del colon irritabi le

STUDIO INGLESE

Sei ipnotizzabile? Lo rivela
il tuo colore preferito

All'Università di Manchester si usa l'ipnosi
nei casi di sindrome del colon irritabile

MILANO - A me gli occhi: è, nell’immaginario popolare, la frase tipica che prelude all'ipnosi. Nella realtà le procedure sono ben diverse. Qualcuno, però, va in trance in un batter d'occhio, ad altri invece occorre più tempo. Per sapere se si fa parte dell'una o dell'altra schiera, e quindi se si potrebbe rispondere più o meno facilmente a una terapia basata sull'ipnosi, pare basti chiedersi quali sono i colori più "in sintonia" col proprio umore. Stando a una ricerca pubblicata su BMC Complementary and Alternative Medicine, chi "si sente" azzurro chiaro può essere ipnotizzato facilmente, chi preferisce il grigio andrà in trance con difficoltà. Peter Whorwell, dell'Università di Manchester, si è interessato all'argomento perché dirige un'unità del Dipartimento di Medicina dove utilizza di routine l'ipnositerapia di supporto ai pazienti con colon irritabile. Pare infatti che un'ipnoterapia focalizzata aiuti i pazienti a migliorare l'attività gastrointestinale. «Lo facciamo da vent’anni e due terzi dei pazienti risponde in maniera positiva al trattamento. In alcuni, però, occorre molto tempo prima di vedere risultati» dice Whorwell. Lo studioso ha cercato, allora, di capire se si potessero individuare preventivamente i malati "refrattari" e, al contrario, quelli più "permeabili" al trattamento. Come? Indagando le preferenze in tema di colori. Immagini e colori, infatti, vengono utilizzati durante il processo di ipnosi.

RUOTA DEI COLORI - Il ricercatore, prima della seduta di ipnosi, ha chiesto a 156 persone affette da sindrome del colon irritabile di indicare su una "ruota dei colori" da lui stesso messa a punto precedentemente (GUARDA), la tinta che più si avvicinava al loro stato d'animo e al loro umore in generale. Ebbene, chi sceglieva colori "positivi" (come giallo, verde intenso, lilla chiaro, verde acqua, azzurro chiaro), ovvero quelli correlati nei precedenti studi a una visione positiva della vita, è risultato poi nove volte più portato a rispondere all'ipnoterapia rispetto a chi si identificava nei colori "negativi" (nero, grigio, viola, blu, marrone), cioè in quelli "corrispondenti" a un atteggiamento meno sereno. «Associare il proprio stato d'animo a toni di colore positivi indica un'immaginazione attiva, che è una componente importante nella capacità di essere ipnotizzati e rispondere all'ipnoterapia» spiega Whorwell. «Condivido l'analisi sui colori, ma bisogna sottolineare che tutti siamo ipnotizzabili: andare in trance più o meno velocemente dipende molto dalle capacità del terapista - interviene Silvia Giacosa, presidente dell'Associazione medica italiana di studio dell'ipnosi -. Ciascuno sperimenta la trance ipnotica nel dormiveglia prima del sonno e del risveglio: l'abilità del terapista sta nel portare la persona in quello stato e mantenervela, senza farla dormire. In trance il cervello creativo e quello logico entrano meglio in comunicazione e il paziente può accedere a risorse e ricordi nel "magazzino" dell'inconscio, superando blocchi affettivi. Mentre si è in trance si è, dunque, pienamente attivi a livello mentale, in grado di creare associazioni nuove e terapeutiche per il proprio disagio».



  Dalla trance alla cura: le psicoterapie come teorie della mente in azione

 

L'ipnosi quale induttore di stati modificati di coscienza appare tardivamente nell'evoluzione umana e rappresenta la chiave della strutturazione di ogni interazione sociale terapeuticamente orientata... Il nuovo contributo di Ambrogio Pennati, medico psichiatra e psicoterapeuta, docente di psicoterapia ipnotica e psicopatologo forense, analizza i meccanismi cerebrali della “guarigione interna” in un lucido confronto fra “vecchi” e “nuovi” paradigmi delle neuroscienze.

“Esser certi che qualcuno stia soffrendo, aver dei dubbi in proposito, e così via, sono altrettante modalità naturali, istintive, di rapporto con gli altri esseri umani, e il nostro linguaggio non è altro che un supporto, e un’ulteriore estensione, di questo comportamento. Il nostro gioco linguistico è l’estensione di un comportamento primitivo” (L. Wittgenstein, Zettel 1967)

Il ruolo chiave dell'empatia

Come è stato dimostrato nei precedenti lavori, l’ipnosi appare come il dispositivo induttore di stati modificati di coscienza apparso più tardivamente sulla scena evolutiva dell’homo sapiens. La sua chiave è l’elicitazione di uno stato una sintonizzazione emotiva ed affettiva (empatia) che struttura il cosiddetto “rapport”, evento alla base di ogni interazione sociale terapeuticamente orientata. Una volta instaurato il rapport empatico è possibile, per il cervello umano – soprattutto per i più predisposti, ma non solo – sviluppare uno stato di trance, caratterizzato da una ipofrontalità transitoria.

Il “guaritore interno”

Appare evidente, nello spirito evoluzionistico, che l’obiettivo finale del lavoro psicoterapeutico è l’attivazione dei moduli di guarigione interna. Tali moduli non sono un’oscura creazione di qualche cultore di esoterismo, ma delle strutture cerebrali ormai in corso di identificazione: numerosi studi sui correlati funzionali della risposta al “placebo” documentano una disattivazione di strutture sottocorticali, un incremento del funzionamento dopaminergico nelle aree associate ai meccanismi di rinforzo (nucleo accumbens) – e, viceversa, una riduzione nel caso di effetto “nocebo” – forse attraverso la modulazione del release di endorfine. Nello specifico, si assiste spesso ad una combinazione fra un incremento di attività delle zone dorsali della corteccia ed un decremento delle strutture limbiche e paralimbiche. Inoltre, è stata rilevata una attivazione dei sistemi endorfinergici della corteccia del cingolo anteriore, orbito frontale, ed insulare, del nucleo accumbens, dell’amigdala, della materia grigia periacqueduttale. Uno di questi lavori ha dimostrato che la responsività al placebo è predetta dall’attivazione dei sistemi dopaminergici ed endorfinergici del nucleo accumbens. Tali strutture sembrano attivarsi anche quando un soggetto valuta un potenziale guadagno od una potenziale perdita di risorse se mette in atto un determinato comportamento in condizioni di incertezza.

Lo studio dei meccanismi alla base della risposta placebo sono solo all’inizio, ma tutte le ricerche evidenziano l’importanza del setting, delle aspettative, delle suggestioni verbali e non verbali. Ciò che è evidente è che l’assunzione di placebo è solo un “inganno” che permette al soggetto l’attivazione dei moduli di autoguarigione. Qualche autore ha identificato importanti affinità fra la risposta al placebo e l’ipnosi, tanto da coniare il termine “hypnobo”, a parere dello scrivente fuorviante perché l’ipnosi, ovviamente, non si basa – quanto meno consapevolmente – sull’inganno esercitato dal terapeuta che somministra la “pastiglia rosa”. Allo studio del fenomeno placebo sarebbe utile associare una valutazione antropologica dei casi di guarigione spontanea o ottenuta mediante tecniche “alternative”, esperienze troppo spesso dimenticate da una medicina troppo condizionata dalle Big Pharma...

Ritorno al futuro?

Con il passaggio allo stato moderno (che comporta la apparente sepoltura della c.d. “mente bicamerale”) viene sempre più delegata ai medici la gestione degli ammalati, ed i medici operano secondo lo zeigeist, adottando i paradigmi scientifici dominanti. Da allora poco è cambiato; la medicina era (ed è tuttora) in larga misura basata su paradigmi newtoniani: relazioni causa - effetto lineari, rispetto del principio di non contraddizione, accettazione del principio di parsimonia nelle spiegazioni scientifiche, e così via. Tutto ciò va bene con la chirurgia, con la cura delle infezioni, con la grande maggioranza delle malattie degenerative, ma negli ultimi venti anni ci si rende sempre più conto che, per quanto agli albori, il paradigma della complessità, almeno per lo studio delle strutture viventi, sembra più adatto.

Certo, come dice Max Planck, “i paradigmi cambiano quando muoiono i professori universitari che li usano; solo allora ne subentrano di nuovi”. Searle ci insegna che il problema, che al di là delle nostre disquisizioni teoretiche ha anche importanti implicazioni giuridiche, è che “le scienze psicologiche e psichiatriche sono sì scienze naturali, ma della soggettività”. Secondo Searle esistono scienze sociali (lo studio dei fenomeni dipendenti dall’uomo) e scienze naturali (lo studio dei fenomeni indipendenti dall’uomo), e in queste ultime colloca le scienze psicologiche e psichiatriche. Queste ultime tuttavia, a differenza della biologia, della fisica, della astronomia e così via (che sono scienze dell’oggettività) sono scienze della soggettività. Si apre una nuova prospettiva di studio: partendo da una critica del dualismo cartesiano mente-corpo (secondo lui tuttora operante) egli dimostra che l’oggetto (mente/cervello, che sono la stessa cosa) può essere descritto e studiato tramite ontologie “in prima persona” (dall’interno, si osserva la mente, la coscienza) o “in terza persona” (dall’esterno, si osserva il cervello e la sua fisiologia).

L’approccio di Searle per i nostri scopi pratici è rivoluzionario sul piano metodologico, in quanto evidenzia che gli stati interni sono indagabili anche con gli attuali paradigmi di riferimento, ma occorre fondare gli studi ad essi relativi partendo dalla soggettività. Searle evidenzia come scientifico possa (e debba) non corrispondere ad oggettivo: lo studio degli stati interni è “scientifico ma soggettivo”, e ci dimostra che tutti stiamo ancora affrontando lo studio della mente con strumenti linguistici e categoriali che risalgono al tardo Seicento (guarda caso periodo di nascita dello stato moderno).

Perché questa lunga riflessione? Perché, a parere di chi scrive, quando si parla di psicoterapia si parla di una pratica (per la precisione: una attività) che per sua natura anela al riconoscimento di uno status di scientificità, e sembra che la competizione fra le psicoterapie non si basi tanto sulla loro costitutiva capacità di “curare” nel senso più ampio del termine, ma piuttosto sul fatto che esse siano più o meno omologabili al modello medico (scientifico-oggettivo).

A parere dello scrivente non vi è, allo stato attuale, un sufficiente sviluppo dello studio secondo le indicazioni di Searle, dei modelli sviluppati dalle psicoterapie, quindi, almeno in linea teorica, tutte le psicoterapie di per sé stanno in piedi da sole per il semplice fatto di esistere (e quindi di essere state selezionate nella competizione di mercato), come recepito dal Royal College of Psychiatrist. In base alle definizioni più recenti ciò potrebbe bastare, anche se altri approcci potrebbero sostenere che questa non è tuttavia condizione anche sufficiente, e che occorre quindi che ciascuna psicoterapia sviluppi un suo proprio modello etiopatogenetico dei disturbi che tratta. Ciò allo scopo di formulare diagnosi e prognosi operative.

Bisogna però a questo punto chiedersi come venga  sviluppata una teoretica etiopatogenetica: con gli innovativi approcci di Searle o con le vecchie metodologie? Dalla risposta a questa domanda dipende se la ricerca della condizione di sufficienza viene soddisfatta coerentemente alla materia di cui si tratta, la soggettività. È evidente che il cognitivismo ed il comportamentismo hanno risposto al quesito basandosi su dati prodotti da osservazioni in terza persona (scientifico = oggettivo), e quindi hanno generato una soluzione non coerente al problema; il discorso relativo alla psicoanalisi è certamente più variegato. Quindi allo stato attuale non sussiste, se accettiamo le osservazioni di Searle, la necessità impellente di soggiacere ad una verifica, sia essa empirica o teoretica, validazionista. Searle ci esime da questo compito.

Nei fatti la stragrande maggioranza degli psicoterapeuti clinici dà ragione a Searle per il semplice fatto che trascende il (nel migliore dei casi) o prescinde dal (nel peggiore) problema della validazione del proprio modello teoretico, dato che l’integrazione e l’eclettismo dei vari approcci dominano nella pratica quotidiana di chi ha il compito di curare. Ad esempio, vi sono studi che riescono a documentare il grado di empatia che si instaura fra due o più soggetti, le modalità di funzionamento del cervello mentre la mente compie decisioni importanti in campo etico, morale, valoriale, sul piano sia individuale che sociale. In estrema sintesi si può dire che una delle più importanti acquisizioni neuropsicologiche sia la definizione del concetto di teoria della mente (TOM), intesa come la capacità che gli umani (e probabilmente non solo loro) hanno di rappresentarsi gli stati mentali del loro simile. Il rapporto di tale funzione, che coinvolge certamente i lobi frontali anteriori e rappresenta un vantaggio evolutivo che gli uomini hanno avuto su altre specie, è già stata discussa nei precedenti lavori. Ci si permette unicamente di ricordare che su di essa si basa la capacità di strutturare rapport e quindi trance.

La validazione neurobiologica, condotta secondo le impostazioni di Searle, certamente passerà per lo studio della soggettività delle interazioni sociali, fra le quali si colloca l’evento fattuale dell’esperienza, per il cliente ed il terapeuta, della  psicoterapia; e la bontà dei diversi approcci psicoterapeutici potrà essere valutata finalmente non in base alla “eleganza” (che va dalla forbitezza in alcuni, all'ampollosità in altri, al delirio condiviso in molti) dei costrutti linguistici da esse proposti, ma alla capacità di evocare stati d’animo utili alla cura e, in taluni casi, al miglioramento sintomatologico o al cambiamento personologico (inteso come ampliamento delle capacità di adattamento del soggetto). Finalmente l’analisi dell’esito terapeutico non potrà più essere scissa da quella del processo terapeutico. Se tale ipotesi fosse condivisa allora sarebbe utile potenziare i nostri sforzi non nel produrre nuove metodologie di colloquio o di induzione, quanto piuttosto nel progettare, insieme ai neuropsicologi ed agli studiosi del funzionamento cerebrale “in vivo”, ricerche che valutino gli aspetti soggettivi del rapport terapeutico e le loro relazioni con l’andamento clinico.

Una visione?

Gli studi sono agli albori, ma certamente, essendo la pratica psicoterapeutica una teoria della mente in azione, l’analisi funzionale e soggettiva degli stati mentali, da Searle posta alla base dello studio della mente (e dell’intenzionalità del soggetto) non potrà prescindere da procedure standardizzate di induzione di specifici stati della mente analizzabili attraverso tecniche di neuroimaging dinamiche che producano dati analizzati con procedure statistiche non lineari, più adatte allo studio dei sistemi complessi, come sono oggi considerati gli organismi.

Nel caso specifico delle psicoterapie, vi sono dati che evidenziano che i vari approcci terapeutici (dinamici, cognitivo - comportamentali, interpersonali) hanno in comune l’attivazione della corteccia anteriore del cingolo, in particolare delle sue componenti dorsali e rostrali, dato che si ricollega alle osservazioni sui correlati della trance. Si può affermare che i cambiamenti biologici che sopravvengono durante le psicoterapie, spesso assimilabili allo stato di trance, basati sulle capacità empatiche e sulle capacità del paziente di narrare, siano condizioni necessarie e sufficienti a permettere l’attivazione dei moduli interni di guarigione, indipendentemente dal modello teorico di riferimento. Appare molto probabile che con le tecniche di visualizzazione cerebrale da poco disponibili si arriverà a delineare uno studio scientifico della soggettività, le cui applicazioni nell’ambito clinico sono evidenti. Ciò permetterà, fra l’altro, di integrare non sincreticamente ma operazionalmente nel nostro armamentario terapeutico le esperienze di guarigione e di cambiamento che molte delle pratiche orientali basate sulla crescita della consapevolezza riescono a generare.

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2011 © BRAINFACTOR Cervello e Neuroscienze. Articolo di Ambrogio Pennati, medico psichiatra, psicoterapeuta, psicopatologo forense –ambrogio.pennati@gmail.com -Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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Con l'ipnosi ti convinco a guarire

L’ipnositerapia oggi è usata in modo nuovo per curare ansia, depressione e timidezza , Attacchi di panico, fobie.

 

 

Quando si dice ipnosi il pensiero corre a una tecnica ereditata dall'Ottocento, che sa sempre un po' di "magia", ma l'ipnosi è tutt'altra cosa al punto da essere una moderna forma di psicoterapia. Ha però cambiato modi e obiettivi. Non viene utilizzata per aiutare il paziente a regredire nel suo passato, o per scoprire chi era in una vita precedente, oppure per trovare, come vuole la psicoanalisi, le radici di un antico trauma infantile, ma per instaurare una modalità diversa e privilegiata di comunicazione.

Il paziente viene infatti condotto in un particolare stato di coscienza, nel quale vive come "reali" situazioni immaginarie che il terapeuta struttura in modo da aiutarlo a "rimodellare" comportamenti, scelte e stati d'animo  A questa "nuova" ipnosi terapia si ricorre in molti percorsi terapeutici: per curare ansia, depressione, fobie, disadattamento sociale e familiare e disturbi della sfera sessuale. L'ipnosi si rivela particolarmente utile nella cura dell'alexitimia, un disturbo della sfera affettiva e cognitiva che inibisce la capacità di comunicare i propri sentimenti. Di fatto, un evidente ostacolo alle tradizionali tecniche di psicoterapia.

E uno studio condotto da Marie Carie Gay, del Dipartimento di psicologia dell'Università di Parigi, pubblicato sulla rivista Contemporary Hypnosi,

 ne ha recentemente confermato l'efficacia. La sperimentazione è stata condotta su 36 donne, tra 18 e i 46, scelte a caso e tutte volontarie. Metà si sono sottoposte a ipnositerapia . Metà ha fatto da "gruppo di controllo": non ha, cioè, seguito nessuna terapia. Tutti i soggetti sono stati valutati attraverso una serie di test, per verificare le capacità di immaginazione e quella cognitiva, il livello di ansia e l'eventuale presenza di depressione, e hanno risposto a un questionario per stabilire il profilo di qualità di gratificazione/soddisfazione presente nelle loro vite. Ogni seduta di terapia ipnotica durava trenta minuti ed era individuale. La terapia ipnotica si è protratta per quattro settimane, per un totale di otto sedute (per un ciclo di terapia generalmente ne servono una dozzina). «L'ipnosi — spiega Olivier Luminet, dell'università di Lovanio, uno degli autori della ricerca — creava nelle pazienti una condizione di coscienza diversa dalla abituale: la percezione dell'ambiente reale era ridotta e l'attenzione era indirizzata verso situazioni immaginate che generavano uno stato di benessere caratterizzato da tranquillità, calma ma anche curiosità dovuta alla percezione della condizione di ipnosi. L'obiettivo era creare situazioni immaginative, allucinatorie, attive, per esempio i pazienti venivano indotti a vedere se stessi mentre tenevano un discorso in pubblico, una situazione in grado, successivamente, di indurre dei reali cambiamenti nel comportamento». Tutti i soggetti sottoposti alla terapia ipnotica hanno mostrato una riduzione del punteggio relativo ai diversi test utilizzati per valutare la loro situazione emotiva, passando da un iniziale 65.23 (valore medio), a 58 dopo quattro settimane di terapia e a 56.54 dopo otto settimane. Per il gruppo di controllo i valori sono rimasti immutati. «La possibilità di utilizzare le capacità immaginative sotto ipnosi — chiarisce Giampiero Mosconi, direttore della Scuola Europea di psicoterapia ipnotica di Milano - rende la terapia relativamente veloce ed è proprio questo uno dei maggiori pregi della tecnica. Lo studio del gruppo coordinato da Marie Claire Gay è un'ulteriore conferma del fatto che l'ipnositerapia può essere considerata una forma di terapia a pieno titolo, degna di essere approfondita e sperimentata in ambito universitario, come da oltre cinquant'anni l'Associazione medica per lo studio dell'ipnosi (Amisi) ha sostenuto in occasione dei suoi congressi nazionali».

Angelo de' Micheli

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Sciamanesimo, esorcismo, psicoterapia, ipnositerapia…in una prospettiva antropologico - evoluzionista

Martedì 04 Gennaio 2011 08:00 Ambrogio Pennati

Che cosa hanno in comune sciamanesimo, esorcismo, psicoterapia? Come districarci nella confusione terminologica e concettuale ancora oggi presente nel "movimento ipnotico" terapeuticamente orientato? In questo secondo contributo Ambrogio Pennati, medico psichiatra e psicoterapeuta, docente di psicoterapia ipnotica e psicopatologo forense, ripercorre lo sviluppo delle "pratiche non fisiche di guarigione", alla luce del nuovo approccio antropologico evoluzionista.

“E’ convinzione comune non solo che noi si pensi con la testa, ma anche che si usi il linguaggio per stabilire una comunicazione tra il nostro cervello, o testa, e quello degli altri. Particolarmente esposti a questa illusione sono psicologi e psichiatri” (L. Wittgenstein, Ricerche Filosofiche).

In questo lavoro si considererà l’ipnosi – l’ipnosi, si badi bene, e non la trance né l’ipnositerapia né tanto meno la psicoterapia ipnotica – come il complesso e variegatissimo insieme (61) delle procedure non fisiche (quindi prescindenti dall’utilizzo di strumenti aggiuntivi al corpo) che l’homo sapiens ha sviluppato nei millenni per modulare lo stato di coscienza allo scopo di giungere alla trance (ipnotica?) ed attivare dei moduli di (auto?) guarigione che l’evoluzione ha messo a punto.

Da questa prospettiva è utile operare una distinzione tra i vari tipi di trance, come proposto da Lapassade. È certamente opera molto complessa, e di pertinenza degli antropologi, differenziare tra i vari tipi di trance e, soprattutto, distinguere le trance primariamente orientate a processi di guarigione da quelle orientate in senso primariamente religioso (per quanto sia a tutti evidente in questo caso una notevole sovrapposizione), socio-politico, estetico, artistico (6, 13, 28, 38, 42, 46, 50, 58, 59).

Lo studio dei fenomeni di trance appare, ovviamente, intrecciarsi strettamente con quelli sull’organizzazione sociale delle comunità che li generano, organizzazione centrata primariamente sul controllo della sessualità (in particolare della sessualità femminile) e sul controllo dell’uso legale della forza da parte delle elites dominanti (14, 15).

Le pratiche sciamaniche

Lo sciamanesimo rappresenta il primo tentativo di sintesi fra trance e pratiche di guarigione. Esso propone della caratteristiche comuni indipendentemente dalle culture nelle quali si declina, pertanto è probabile che la sua costante persistenza trovi un substrato nella neurobiologia dell’homo sapiens e che eroghi un vantaggio evolutivo alle popolazioni che lo hanno adottato. Non sembra ridondante sottolineare che lo studio dello sciamanesimo, almeno dal punto di vista antropologico e biologico, sembra molto vicino alla disciplina della neuro teologia (13, 38, 39, 40, 42, 50).

Lo sciamanesimo appare, storicamente, in tutte le società di cacciatori - raccoglitori che non hanno ancora elaborato una forma stato – con la relativa burocrazia – necessaria alla amministrazione ed alla redistribuzione del surplus economico generato dall’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento. Esso precede le forme più organizzate di istituzionalizzazione della religione ove la casta sacerdotale ha, di concerto con l’autorità temporale che gestisce la macchina statale, il monopolio della gestione della vita spirituale della comunità; il potere ed il reddito della casta sacerdotale sono determinati dalla coesione con il potere temporale (che gestisce dentro la comunità l’uso della forza e/o la negoziazione dei conflitti verso membri della comunità stessa o verso altri stati) e quindi dipendono dalla redistribuzione delle ricchezza operata dalla macchina statale.

In tale contesto appare evidente come la cura delle malattie dello spirito possa / debba prescindere dal rispetto del singolo individuo, il cui interesse soggiace a quello della comunità di cui è membro, e quindi la cura si identifica con il ricondurre alla norma o, nell’impossibilità di ciò, alla eliminazione del sofferente come portatore del male radicale (il demonio) (16). Di conseguenza, il problema del rapporto con il sofferente - egodistonicamente o egosintonicamente - non si pone se non come leviatanica dominazione che si declina della sorveglianza o nella punizione. Lo sciamano, di contro, trova potere, status e ricchezza nella capacità di porsi in diretta relazione con la comunità produttiva, alla quale rende conto dei risultati del suo operare: quindi fondamentalmente con il suo paziente e con le sue figure di riferimento, spesso geneticamente relate (46, 50, 63).

Adottando un’ottica temporale, la permanenza dell’organizzazione sociale delle tribù di raccoglitori - cacciatori (delle quali tuttora sussistono diffuse vestigia sotto differenti forme) è stata certamente molto più duratura di quella dell’organizzazione sociale legata alla forma stato, che sembra esordire in Egitto e in Mesopotamia 3-4000 anni prima di Cristo, ed è quindi probabile che il substrato neurobiologico su cui esso opera non sia estinto, ma declinato sotto differenti forme (17).

In tali comunità gli sciamani hanno compiti relativi alle guarigioni, alla divinazione, all’aiuto nella caccia e nel raccolto. Il rituale sciamanico è tipicamente una cerimonia che coinvolge l’intera comunità per tutta la notte: lo sciamano danza, suona, urla, sostenuto nella suo incontro con gli spiriti da tutta la sua gente che danza e canta con lui.

Non tutti gli sciamani sono guaritori: gli sciamani guaritori si caratterizzano, fra gli altri tipi di sciamani, per il fatto che centrale alla loro attività è l’uso di stati modificati di coscienza (altered-state-of-consciousness, ASC). Oltre a questa fondamentale caratteristica essi condividono fra di loro (63):

·                                 un preciso riconoscimento sociale dello status di sciamano;

·                                 una spiegazione delle malattie come causate da spiriti maligni, che sono usati nel processo terapeutico;

·                                 l’uso di simboli per indurre la guarigione;

·                                 la causalità delle malattie ricondotte all’azione rituale di altri umani;

mentre non necessitano (63) delle caratteristiche degli sciamani non guaritori, quali:

·                                 viaggio dell’anima;

·                                 capacità di diventare animali;

·                                 controllo degli spiriti animali, umani (i defunti) e delle divinità;

·                                 esperienza di morte e rinascita;

·                                 assistenza nella caccia.

La guarigione sciamanica usa gli effetti integrazionali delle procedure di induzione degli ASC, dei processi mentali metaforici, e dei rituali comunitari. La guarigione sciamanica si fonda pertanto sugli stati di estasi (ASC), che, declinandosi nell’assetto emotivo-cognitivo della trance in precedenza descritto,  si caratterizzano per (8, 19, 42, 43, 55, 63):

·                                 una attività cerebrale ad alto voltaggio e bassa frequenza (per lo più onde theta) originata nelle connessioni talamiche cerebrali che inducono patterns di sincronizzazione nelle aree frontali;

·                                 una sincronizzazione cerebrale fra soggetti diversi;

·                                 una risposta di rilassamento;

·                                 esperienze trascendentali simili a quelle del sogno.

Il mondo spirituale con i suoi fondamentali correlati simbolici) sotteso alla guarigione sciamanica comporta l’attivazione di specifici moduli cerebrali, quali la gestione del linguaggio, della musica (52), della mimesi, della classificazione degli animali, della rappresentazione del Sé, dell’inferenza sugli stati mentali del prossimo (63).

Come anche suggerito da Lapassade (40, 41), si ritiene che il quid novi/quid pluris della trance sciamanica rispetto alle tecniche della sua induzione sia costituito dal sopravvenire della dissociazione (59), sia essa ideo-motoria o intrapsichica; in sintesi, per utilizzare la terminologia di Hilgard (25, 26), la dissociazione fra l’executive self ed il monitoring self. Lo sciamano si fa possedere dagli spiriti, ma resta in controllo del suo comportamento e della sua identità (quindi il suo monitoring self resta in funzione e controlla l’executive self) grazie al “training” eseguito in precedenza, il “malato” entra nella trance dissociando totalmente queste funzioni.

Centrale all’esperienza sciamanica è la presenza della dissociazione, del rito, della condivisione di una visione del mondo e di una teoria della mente fra i partecipanti alla cerimonia. Va ricordato che il costrutto del Sé, in tali società, è molto diverso dal nostro: il Sé e il mondo, il Sé e gli altri non sono così spiccatamente differenziati come oggi; quindi la trascendenza dal Sé in tali contesti è facilitata (63). Va anche esplicitato che in tali contesti non sussiste una divisione fra la mente ed il corpo, fra il mondo materiale e quello spirituale; i confini di una persona sono molto più estesi di quelli del Sé fisico percepito. Qui l’essere umano è proprio un’ animale politico, nel senso stretto del termine. La pressione del sentimento di appartenenza al gruppo – quindi al pool genico comune – è più forte di quella del sentimento dia appartenenza al proprio genoma individuale. Ciò è funzionale alla diffusione del pool genico di cui si fa parte (1): l’altruismo è direttamente correlato al gradi di condivisione del materiale genico (e memico), e ciò facilita la riproduzione del genoma (e del meme) stesso.

Per gli evoluzionisti la prospettiva animista della guarigione sciamanica comporta l’utilizzo di moduli innati per l’intelligenza sociale che si fondano su una intuitiva “teoria della mente” che consente di inferire su stati mentali degli altri attraverso l’uso dello studio del proprio organismo e dei propri stati mentali per modellare altrui menti e comportamenti (63). Secondo Winckelmann lo sciamanesimo “utilizza, attraverso l’uso delle metafore, moduli cerebrali innati che consentono la percezione sociale degli “altri”, la loro intenzionalità (lettura della mente), il comportamento animale, e idee religiose […] le pratiche sciamaniche permettono un’integrazione di differenti moduli attraverso l’accesso rituale a stati di coscienza altrimenti separati, generando una condizione cerebrale di integrazione […] che trova i suoi correlati nell’integrazione interemisferica, nell’integrazione fronto-limbica, nell’integrazione del ponte con il sistema limbico e frontale.” Winkelman definisce questi moduli “strutture neurognostiche”.

I rituali comunitari elicitano funzioni legate alle strutture cerebrali profonde, paleomammarie e rettiliane, che inducono l’approfondimento dei legami sociali, che rafforzano l’identificazione con il gruppo, che attivano il sistema endocrino, immunitario e la funzionalità serotoninergica ed endorfinergica, con i noti riverberi sulla percezione del dolore, la difesa dalle infezioni, la tolleranza allo stress. La base di tutto ciò sembra essere la sincronizzazione degli stati mentali di gruppo ed il conseguente rafforzamento dell’identità di gruppo parallela ad una riduzione dell’importanza del Sé.

Lo sciamanesimo come prevalente tecnica di guarigione scompare nell’occidente con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, e con il conseguente avvento delle città-stato, con il dominio delle burocrazie e delle caste militari e religiose che avocano a se stesse il controllo degli stati modificati di coscienza. Nelle altre società (America del Sud, popolazioni isolate dell’Asia, dell’Europa che vivono ai margini dell’assetto socio-economico dominante e quindi in contesti per lo più rurali) esso sopravvive in forme pressoché costanti. Per Lapassade e Winkelman tuttavia sussistono, anche nelle società agricole e urbanizzate, persone che si rifanno a tecniche sciamaniche (40, 63).

 

La possessione e l'esorcismo

Nelle società regolate dalla forma Stato l’estasi mistica e la trance (e più in generale  gli ASC) diventano sempre più marginalizzati, non studiati, percepiti come una minaccia all’establishment, in particolare del potere dell’altare, e sono accettati solo se controllabili e funzionali al potere costituito (quindi, ad esempio, nei conventi, in particolari ordini religiosi, in situazioni comunitarie controllate). Vestigia delle pratiche sciamaniche sopravvivono tuttavia in particolari contesti (i sabba, alcune cerimonie iniziatiche di sette non confessionali, in gruppi di persone che si auto emarginano): il controllo della modulazione dello stato di coscienza è problema politico e di controllo sociale.

In tale situazione, la dissociazione (che, ricordiamo, essere decisamente associata ad esperienze traumatiche, al tempo certamente frequenti per guerre, carestie, violenza domestica fisica e/o sessuale, o a malattie fisiche quali l’epilessia, la cefalea comitata e la sindrome di Gilles de la Tourette) (5, 30, 44, 48. 59, 60) diventa possessione, solitamente demoniaca, e la sua gestione diventa l’esorcismo che molti punti in comune presenta con le pratiche ipnotiche tanto che, come sopra riportato, per alcuni (10) il fondatore dell’ipnosi è Gassner, esorcista, e non Mesmer, medico meccanicista (19, 23, 36, 47, 62). L’esorcista rende conto del suo operato alla comunità di appartenenza per il tramite dell’apparato di controllo della religione organizzata di cui fa parte.

Certamente l’esorcista e la posseduta condividono una visione del mondo ed una teoria della mente, così come una teoria della genesi del disturbo della posseduta (2, 23); l’esorcista ha il controllo del mondo dei demoni (gli spiriti che possiedono) come lo sciamano, e come lo sciamano ha una sua precisa ritualità, codificata. Il punto forte della pratica esorcistica, almeno per quanto di nostra competenza, appare costituito dalla suggestione diretta rivolta ad un soggetto sofferente che è al centro di fortissime aspettative sociali ed ha necessità di “guarire” per reintegrarsi nella comunità (1,29). Appare importante sottolineare come, poco prima della “epoca dei lumi”, l’esorcismo si avvicini molto al magnetismo.

Si può pertanto sostenere che l’esorcismo ha in comune con lo sciamanesimo:

·                                 un preciso riconoscimento dei ruoli fra esorcista e posseduto;

·                                 a ritualità;

·                                 la condivisione fra malato e terapeuta di una visione del mondo, di una teoria della mente, di un’ ipotesi etiopatogenetica sul disturbo in questione;

·                                 la fortissima tensione sociale sulla malattia che induce precise aspettative nel malato;

·                                 l’utilizzo della suggestione diretta, del linguaggio metaforico e delle pratiche maieutico-catartiche;

·                                 l’utilizzo della trance come momento di guarigione;

·                                 l’utilizzo della dissociazione simile a quella dello sciamano: l’esorcista può anche farsi possedere dal demonio, ma resta in controllo del suo comportamento (monitoring self in funzione), mentre il posseduto agisce in stato dissociato (Janet, che studiò a fondo questi fenomeni, coniò per primo il termine desaggregation, che poi a sua volta diventò dissociazione, proprio studiando tali pratiche) (32, 33, 34);

mentre si differenzia per il fatto che l’esorcista rende primariamente contro del suo operato alla comunità non direttamente ma per il tramite di un apparato sociale che si fonda su regole impersonali (leggi), e quindi il valore del rapport diretto con il malato e le sue figure di riferimento passano in secondo piano rispetto all’osservanza ed alla prescrizione della norma. Forse sta qui una delle radici dell’approccio autoritario che in molti casi connota l’ipnosi preericksoniana (e anche molti approcci psicoterapeutici obsoleti ma ancora imperanti).

La nascita dell'ipnosi e della psicoterapia

La nascita della psicoterapia è classicamente fatta risalire (19) (non senza voci dissenzienti) (10) al passaggio dell’utilizzo della trance dalle pratiche esorcistiche di Gassner (esorcista che utilizzava a scopi clinici la trance) a Mesmer (medico che induceva stati di trance a suo parere generati dal magnetismo, per lui scienza esatta), quando finalmente la trance entra nel dominio del sapere medico grazie al fatto che quest’ultimo spiega i fenomeni di trance – e le loro conseguenze cliniche – senza dover utilizzare criteri spirituali e/o religiosi.

Con l’utilizzo della trance secondo procedure “scientificamente fondate” nasce la psicoterapia (7, 19, 22, 23). Si potrebbe quindi affermare che l’ipnosi  è il dispositivo induttore di trance riconosciuto dalla comunità come medico, quindi scientifico (quindi in accordo ai paradigmi scientifici dominanti). Esso può declinarsi in numerose, e spesso enormemente differenti, procedure. Ma ciò che conta è che esso sia gestito da tecnici socialmente riconosciuti come in grado di farlo in quanto hanno seguito uno specifico percorso formativo e rispondono socialmente (legalmente, sul piano della reputazione e/o dello status, sul piano economico) delle conseguenze dei propri atti (22, 53, 54).

Per lunghi decenni l’ipnosi è stata pressoché identificata con la suggestione (4). La suggestione – cioè la propensione a fare automaticamente propri i  contenuti mentali dell’altro – genera, in definiti contesti, un chiaro vantaggio evolutivo (12, 24, 27):

·                                 essa può facilitare l’accoppiamento ed il mantenimento della prole – e quindi la riproduzione – riducendo la conflittualità fra i partner;

·                                 essa può ridurre la conflittualità infragruppo consentendo un rispetto delle gerarchie;

·                                 essa può migliorare il coordinamento di un gruppo in attività sociali complesse, come la caccia o l’agone politico;

·                                 essa può ridurre il rischio di aggressione (ricordiamo che in molti traumatizzati vi è aumento della suggestionabilità, e quindi della ipnotizzabilità, dato che per difendersi dagli aggressori spesso queste persone eseguono “automaticamente” i comandi da costoro impartiti);

·                                 essa può modulare sensazioni spiacevoli.

Vi sono dati recenti (56) che evidenziano come l’ipnotizzabilità abbia evidenti valori adattativi, proteggendo soggetti in stato di stress da importanti rischio cardiovascolari, ridurre il dolore, controllare le emorragie, facilitare il parto, alleviare sofferenze psicologiche; ricordiamo en passant che propensione alla dissociazione e ipnotizzabilità appaiono tratti intimamente correlati.

Per McClenon (46) l’ipnotizzabilità – che ricordiamo essere un tratto psicologico dei più ereditabili sul piano genetico – è stato selezionato proprio grazie alle procedure sciamaniche; chi era ipnotizzabile, e quindi dallo sciamano traeva maggiori benefici - aveva maggiori probabilità di riprodursi e di controllare malattie; per questo autore l’ipnotizzabilità è peraltro  anche associata alla dimensione spirituale del soggetto (che potremmo definire, in accordo a Cloninger, tratto personologico della propensione alla trascendenza) (11).

Considerazioni finali

Da un punto di vista evoluzionistico il quesito che sembra corretto porsi è: se diamo per scontato che la trance ha un valore adattativo importante (come dimostrato nel lavoro precedente) dato che genera guarigione e cambiamento, e che la trance può essere indotta in vari modi (erbe, danze, preghiera et alia), come mai l’ipnosi, che a volte non va a finire nella trance ma si ferma prima, c’è ancora? Che vantaggio evolutivo può conferire un’ipnosi senza la trance?

Se rispondiamo a questa domanda potremmo anche orientarci meglio nella grande, e a tratti connotata da una invidiabile vis comica più o meno consapevole, confusione terminologica e concettuale che regna nel movimento ipnotico (ipnosi come stato modificato di coscienza, ipnosi come role playing, ipnosi come suggestione, …) terapeuticamente orientato.

Presumibilmente le procedure di induzione generano di per sé, indipendentemente dalla trance, vantaggi evolutivi per chi le esperisce, che possono collocarsi su vari livelli:

·                                 a livello sociale viene migliorata la coesione intragruppo riducendo l’aggressività e perfezionando la comunicazione anche a livello empatico, rafforzando l’identità del gruppo stesso;

·                                 a livello individuale;

·                                 vengono erogate attenzione e cure e conseguentemente viene attivata una reintegrazione sociale del soggetto;

·                                 possono venire apprese tecniche di controllo delle emozioni, del comportamento, spiegazioni razionali che modificano il rapporto del malato con la malattia migliorandone le probabilità di remissione (3);

·                                 possono attivarsi sistemi di auto guarigione grazie al fatto che le procedure ipnotiche elicitano, in un contesto di elevate aspettative individuali, gruppali e comunitarie, il funzionamento di moduli psicobiologici che regolano l’attività del sistema nervoso centrale e periferico, del sistema endocrino e del sistema immunitario; ciò grazie al fatto che tali procedure sono percepite come risposte “sensate e comprensibili”(“meaningful response”, come la medicina moderna le definisce) e quindi ingaggiano un comportamento anche attivo da parte del paziente, sia esso conscio od inconscio (35, 45, 51, 57), si ipotizza attivando un potente effetto placebo.

Si può pertanto ipotizzare che l’ipnosi pre-ericksoniana, che appare storicamente preceduta dallo sciamanesimo e dall’esorcismo abbia in sè e per sé, indipendentemente dalla sua capacità di indurre o meno trance più o meno profonde, una valenza terapeutica (in un caso statisticamente dimostrata (21), che si fonda sui suoi aspetti economici, culturali, spirituali; tale capacità sembra basarsi principalmente sulla condivisione, fra paziente ed ipnotista, di teorie della mente (8, 9, 22, 31, 37, 49), di aspettative socialmente definite, di procedure di spiegazione/comprensione del disturbo e quindi, in senso lato, di riduzione dello stigma legato alla malattia ed all’incremento delle possibilità per il malato di rientrare nella comunità di appartenza.

L'ipnosi, almeno per come intesa nel presente lavoro, si costituisce quindi essenzialmente come cura relazionale, quindi sociale (37). Il lavoro di Milton Erickson (20) rappresenta, in questo contesto, uno shift paradigmatico per l’ipnosi (e, probabilmente, più in generale per la psicoterapia): egli riposiziona il lavoro terapeutico sul “rapport” interindividuale, ricollegando la terapia alla tradizione sciamanica e ponendo al centro del lavoro il rispetto per quanto umanamente ed indivudualmente possibile, dell’altro in sé e per sé, allo scopo di condividere, comprendere e cooperare.

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 2011 © BRAINFACTOR Cervello e Neuroscienze
Articolo di Ambrogio Pennati, medico psichiatra, psicoterapeuta, psicopatologo forense –
ambrogio.pennati@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 04 Gennaio 2011 10:21 )  

 

Da Lapislazzulì  Periodico di informazione dell’ASL NA 3 SUD numero ½ AnnoX-Dic.2010

     Psoriasi: nuovi orizzonti

Progetto SperimentalePsoriasi e ipnositerapia

 ASL  NA 3 SUD

 

Presso  il  Plesso  Bottazzi,   Torre  del Greco ( NA )  è  stato  avviato

il progetto:” Psoriasi e ipnositerapia”, sulla base di casi clinici trattati, in cui l’ipnosi, agendo sui fattori  psicosomatici quali: ansia,stress, bassa autostima, lutti non elaborati ed altre cause di natura psicologica, ha dimostrato la sua  efficacia nel ridurre le lesioni cutanee e nel diminuire il fastidioso prurito e bruciore . Infatti questi fattori sono spesso chiamati in causa nella riacutizzazione e nel peggioramento delle lesioni cutanee. Non a caso sono i pazienti stessi a riferire questo nesso.

Considerato che l’ipnositerapia è la terapia di elezione per i disturbi di natura psichica sopra citati, ecco esplicitato il significato di questa sperimentazione. Il progetto prevede la presa in carico di soggetti adulti affetti da psoriasi, attraverso sedute di ipnositerapia settimanale o quindicinale. Coloro i quali sono interessati ad essere inseriti in questo  percorso terapeutico possono seguire le seguenti indicazioni:

 

 

prenotarsi presso il CUP ( Centro Unico di Prenotazione Tel. 0818490587) del plesso Bottazzi  Torre Del Greco, via G. Marconi 66, con la richiesta del Medico curante indicante: Psicoterapia per Psoriasi, visita ambulatoriale. 

 

Le visite per terapia ipnotica (seduta di circa 1ora) saranno effettuate mercoledì e venerdì pomeriggio, dalle ore 15,30 alle 18,30 e saranno soggette al ticket di euro 25,00, da pagare all’atto della visita medica.

 

 

Per approfondimenti consultare il sito: www.ipnolife.it  oppure rivolgersi al Dr. Salvatore Piedepalumbo, Medico Chirurgo- Ipnoterapeuta e Psicoterapeuta Ericksoniano, Ideatore del progetto-Tel. 3384851281 con il quale è possibile anche prenotarsi.

 

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News di adnkronos                            

Salute

Si è inaugurato all’ospedale Sacco di Milano il Centro Antifumo :utilizza  l’ipnositerapia

Milano, 16 dic. (Adnkronos Salute) - Ipnosi alleata dei fumatori pentiti di Milano. Ai 500 mila abitanti del capoluogo lombardo ancora schiavi delle 'bionde', l'ospedale Sacco di Milano propone un nuovo Centro di disassuefazione che affianca ai farmaci e al counseling telefonico anche la 'cura del pendolino'. Fra gli obiettivi del Centro antifumo inaugurato oggi nell'azienda di via Grassi, c'è anche quello di combattere il fai-da-te che dilaga tra chi decide di dire addio al pacchetto: oggi, calcolano infatti gli esperti, soltanto l'1% chiede aiuto alle strutture specializzate."In Italia ci sono 11 milioni di fumatori e i decessi sono 85 mila all'anno - ricorda il direttore della Pneumologia del Sacco, Delfino Legnani - In Ue i morti sono 650 mila: un numero enorme, pari a tutta la popolazione di Malta e Lussemburgo. Una strage silenziosa ancora più drammatica se al conto si aggiungono le 19 mila vittime del fumo passivo". Ma "nonostante la diffusione delle informazioni sui rischi del fumo - osserva Alberto Scanni, direttore generale del Sacco e oncologo - non sembra scemare il numero di quanti decidono di accendersi una sigaretta". Dal 2008 al 2009 gli italiani fumatori sono passati dal 22,2% al 23%, con un aumento soprattutto nella fascia d'età 25-34 anni (fuma il 31,4%). E se è vero che la vendita di sigarette è calata del 3,1%, quella di tabacco trinciato ha segnato un +26%.Nell'ultimo anno il 41% dei fumatori ha tentato di smettere, ma "pochissimi si rivolgono ai centri antifumo", precisa Legnani. "A Milano nel 2008 soltanto 1.600 persone sono state trattate nei centri già attivi. C'è ancora molto da fare, e i ragazzi andrebbero educati già nei primi anni di scuola prevedendo momenti dedicati esclusivamente a questo argomento", aggiunge lo pneumologo. "Dalla combustione del tabacco vengono liberate 250 sostanze nocive e 62 sostanze cancerogene - prosegue Scanni - Non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo: il fumo causa più morti di alcol, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi assieme". "Il nostro nuovo Centro antifumo - continua Legnani - si impegna a seguire l'approccio integrato previsto dalle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità. La letteratura dimostra che a un anno dall'inizio del trattamento il 30-37% smette di fumare", ma rispetto ai vari centri antifumo già attivi a Milano e in Lombardia, quello del Sacco promette un approccio ancora più a 360 gradi. "E' inserito in un grande ospedale pubblico generalista - evidenzia lo pneumologo Davide Raiteri - ciò permette un raccordo diretto e veloce per consulenze sulle patologie fumo-correlate (qui sono disponibili cardiologi, gastroenterologi, angiologi e altri specialisti). In più consente un approccio completo, prevedendo il supporto psicologico oltre a quello clinico garantito dal reparto di pneumologia". I fumatori che busseranno alla porta del Sacco, puntualizzano Teodoro Maranesi e Bruno Renzi dell'Unità operativa di Psichiatria, "seguiranno un percorso psicologico che utilizzerà tecniche di ipnosi finalizzate alla disassuefazione dal tabagismo. Verrà effettuata una valutazione di ingresso di natura psicologica, con un breve percorso motivazionale, prima di essere ammessi al percorso psicologico che ricorre all'ipnosi. Il tabagismo ha una notevole componente psicosomatica e una componente di ritualità che fanno parte di una struttura di personalità complessa, per cui la dipendenza da tabacco va affrontata con un approccio integrato che prevede uno screening pneumologico e un percorso psicologico".In un messaggio gli auguri di buon lavoro del presidente della Regione Roberto Formigoni. "Sono intervenuto all'inizio di quest'anno per l'inaugurazione del nuovo Reparto di pneumologia, uno dei maggiori in Lombardia sia per numero di visite che per capacità diagnostica e terapeutica delle relative patologie - afferma - In questo contesto, oggi viene aperto il Centro antifumo. Esso si inserisce appieno nella strategia regionale, come recentemente ribadito nel nuovo Piano socio-sanitario 2010-2014, che pone un particolare accento sul tema della prevenzione".

                                                       16/12/10

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Dieta Ipnotica  Contro I Golosi

da  Paid To Write  venerdì 17 dicembre 2010

Tutti sappiamo che mangiare torte e cioccolato fa ingrassare e che , al contrario, preferire pesce ed insalata aiuta a mantenersi in forma. Ebbene la parte razionale di ogni persona conosce gli alimenti da evitare o prediligere per dimagrire. Eppure ,dati alla manometà della popolazione italiana è in sovrappeso , mentre l'80% di chi ha problemi di linea ricorre all'aiuto di nutrizionisti e menu light.Come affrontare questa situazione? Secondo gli ideatori delle disclipline analogiche , è questo il momento di dialogare con il proprio inconscio. si perchè, per raggiugere la forma fisca desiderata occorre innanzitutto mettere d'accordo la parte più razioanle di sè-che vuol dimagrire- con la propria sfera emotiva , ovvero l'inconscio,che,invece, spinge a mangiare per soddisfare un appetito emozionale.Il conflitto può essere risolto ricorrendo all'ipnosi , una tecnica che rafforza la volontà, attenua il desiderio di cibi grassi e zuccherini e orienta alla scelta di alimenti sani; in più , è un metodo che si può apprendere e sperimentare per rendere efficace qualsiasi menu light.

Usare l’ipnosi Contro I Golosi

 

La dieta ipnotica non si limita semplicemente a individuare questo meccanismo: l'approccio delle discipline analogiche,infatti,è soprattutto pratico e promette risultati veloci e mirati. consiste in una tecnica di ipnosi attiva , che può essere rivolta a ogni aspetto della propria vita per risolvere vari problemi; applicata alla dieta ha come obbettivo la perdita di peso.Il termine "analogico" significa "non logico" e indica una forma di comunicazione emotiva. L'Io adulto e l'Io bambino , infatti, parlano due lingue diverse.Questa profonda differenza evidenzia , da una parte , la difficolta di comunicazione tra ragione ed inconscio, ma , dall'altra,spiega perchè non si riesce a mettere in pratica quei buoni propositi che sono il frutto di ragionamenti articolati: semplicemente non sono compatibili con l'inconscio. Il risultato finale è che si mangia in modo sbagliato anche se si è in sovrappeso e allo stesso modo si persevera in atteggiamenti irrazionali, come continuare a fumare con il rischio di compromettere la propria salute.

 

Commento del dr. Salvatore Piedepalumbo :

in effetti la terapia ipnotica, che possiamo anche definire come :” terapia emozionale” agendo a livello subcosciente  attiva le componenti emotive inconsce per il raggiungimento di un obiettivo terapeutico. In questo caso, l’obiettivo è rappresentato dal raggiungimento di un peso forma adeguato.  Perciò l’ipnositerapia  agendo in profondità  , innesca le  motivazioni emozionali positive che indirizzano il soggetto a seguire un regime alimentare congruo.   

 

 

 

 

Il parto in ipnosi

di - Domenica 12 Dicembre 2010  

 

 

Il dolore del parto sarà anche sancito dalle Sacre Scritture, ma c’è una moda che sta dilagando tra le donne gravide: l’hypnobirthing, una tecnica che permette di mettere al mondo i propri figli in ipnosi.

Le mamme che decidono di sottoporsi a questa tecnica vengo istruite e addestrate a rilassarsi durante il travaglio, evitando così di soffermarsi sul dolore. L’ipnosi sembrerebbe molto efficace in questi momenti, trattandosi di uno stato di rilassamento profondo durante il quale la donna si lascia facilmente suggestionare.

Naturalmente, anche questa tecnica ha generato una scia di critiche, ma chi l’ha provato racconta si essere stata imprigionata in bolla di sapone, in uno stato di completo rilassamento. Al contempo, c’è chi sostiene che il parto debba essere il più naturale possibile, con tanto di urla e gemiti.

L’ipnosi, nel controllo del dolore, sembra coinvolga sia i meccanismi psicologici che quelli fisiologici, in una combinazione sinergica. Chi fosse interessato deve sapere che ci sono corsi di almeno 10 sedute con cadenza settimanale che si possono frequentare tra la fine del quinto mese e il sesto mese di gravidanza.

 

 

 

La musica come l’ipnosi allevia il dolore

Salute - Malattie & Cure  

Scritto da Valentina Nizardo | Martedì 07 Dicembre

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Ascoltare musica serve non solo a rilassarsi e a far godere le orecchie. Anzi! Il suo potere taumaturgico è appurato da sempre: fin dall’antichità abbiamo testimonianze del connubio musica-medicina.

Nella mitologia greca erano gli stessi dei a usarla per lenire il dolore e anche per indurre cambiamenti nel corpo e nella mente degli umani. Già in questi miti vengono descritte le 3 diverse categorie di anestesia: l’ipnosi, l’amnesia, l’analgesia.


La musica quindi è stata usata fin da tempi remoti, come le droghe, per indurre alterazione della coscienza per avere effetti positivi sulla sofferenza corporea ed emotiva. Sono gli elementi fisici del suono che modificano il sistema psico-neuro-immuno-endocrinologico. In una visione olistica della malattia, la musica può essere un cardine importante per far girare la porta del dolore nel verso giusto, proprio perché agisce sugli organi, sulle ghiandole endocrine e sul sistema emotivo. Sarà capitato a tutti di ascoltare la canzone giusta al momento giusto e di sentirsi quasi sollevati e di dimenticare, per un attimo almeno, ciò che li turbava: io per esempio ho tutta una lista di canzoni che ascolto a tutto volume nelle giornate no! Come se la musica anestetizzasse davvero cuore e mente rendendoci capaci di superare momenti negativi.
E' proprio l’aspetto “anestetico” dei suoni che viene oggi ripreso dalla medicina moderna. Infatti, i ricercatori della Johns Hopkins University hanno da poco pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine i risultati della loro ricerca: non solo la musica pare avere poteri miracolosi per il dolore, ma stesso potere ce l’hanno i suoni della natura. Per scoprirlo Noah Lechtzin e colleghi hanno fatto un esperimento su 120 pazienti sottoposti ad aspirazione del midollo dall’osso dell’anca o alla base della spina dorsale, un’operazione la cui anestesia locale non elimina del tutto il fastidio. Le cavie sono state divise in 3 gruppi: il primo è stato operato in modo tradizionale, il secondo invece in uno scenario bucolico, con immagini di montagne e foreste, il terzo infine all’interno di un paesaggio cittadino con suoni snervanti come clacson e rumori del traffico.  “Accompagnare la procedura dell’agoaspirato con suoni e paesaggi che rimandavano al mondo della natura - dichiara  Lechtzin - rendeva il prelievo meno doloroso in un paziente su cinque”. Riuscire a creare un ambiente distensivo con suoni e rappresentazioni piacevoli e rilassanti aiuta allora a percepire meno il dolore e ha di sicuro meno effetti collaterali di sedativi e anestesie".


La percezione di determinati suoni aiuta davvero ad affrontare meglio il malessere!
A tal riguardo uno studio della Glasgow Caledonian University tuttora in corso, sta analizzando le componenti dei suoni per capire come poter associare una giusta canzone al determinato sintomo. Dopo aver stilato una lista di canzoni “prescrivibili” e una da evitare, il team scozzese ha appurato che la variabile più importante della musica e dei suoni sulla percezione del dolore e sugli stati di malessere psicologico come la depressione, è la velocità: un brano veloce migliorerebbe l’umore a differenza di uno  lento che peggiorerebbe invece il benessere psico-fisico generale. Ma le suggestioni stillate dalla musica dipendono da molteplici fattori.  Don Knox, ingegnere del suono e coordinatore del progetto sostiene al riguardo che “la musica esprime un’emozione come risultato di molteplici elementi tecnici, ma è chiaro che i suoi effetti su una persona dipendono anche da fattori personali, come l’associazione a un evento triste o felice”.
Ciò a cui si mira è la creazione di una sorta di database musicale a cui a un determinato sintomo corrisponda un determinato tipo di canzone. Questo sulla base degli elementi costitutivi della comunicazione musicale: la frequenza (od altezza della musica), l’intensità (l’energia), il colore della tonalità (l’armonia), l’intervallo (che crea la melodia) e la durata (che crea il metro). Sono questi elementi che modificano lo stato psicofisico di un paziente e di una persona in generale: con differenti ritmi si possono indurre diversi comportamenti e suscitare eccitazione o sonnolenza.


Ma come mai la musica può tanto? Per il principio di sincronizzazione armonica che dalla fisica delle onde si può trovare in tanti fenomeni della natura. Cosa dice questo principio? Che “due corpi che producono oscillazioni tendono ad accomodarsi in fase, ossia nel loro ritmo oscillatorio”. Alternando per tanto accenti forti e deboli si possono, ad esempio, sincronizzare i ritmi respiratori, stimolando, dall’esterno, i processi endogeni di rilassamento, riduzione del dolore e perfino di guarigione. Conferme al riguardo si hanno nella misurazione della frequenza cardiaca. Tra gli altri effetti positivi della musica ricordiamo anche il rilascio di endorfine, che agiscono proprio contro il dolore - oltre alla sensazione diffusa di poter controllare la sofferenza, anche per l’inibizione di essa che la musica stessa crea.


Ai non amanti della musica tocca allora ricredersi, e non solo per aver un umore migliore la mattina appena svegli, ma anche per provare meno pene fisiche!


Da un lato quindi anestesie naturali nel vero senso della parola, fatte di cinguettii e di scrosci d’acqua, e dall’altro una vera e propria medicina del suono. Un nuovo rapporto con l’arte delle vibrazioni sonore, un matrimonio tra essa e la scienza della salute in una visione globale del concetto di malattia come squilibrio omeostatico di fattori non solo organici, ma anche neurologici legati alla concezione e alla cognizione stessa del dolore: il blocco energetico - o lo squilibrio biochimico, se non siamo ancora pronti ad accogliere la visione orientale della patologia – potrà essere presto guarito anche con la musica.

Valentina Nizardo

 


02/12/2010 -

Salute-Fitness


Imad Karam da Parma al Libano per spiegare i "segreti" dell'ipnosi

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Comunicato stampa

Il medico e psicoterapeuta libanese Imad Karam, residente a Parma da oltre quarant’anni, nelle scorse settimane è stato ospite del Rotary Club International di Tripoli in Libano, su invito della presidente Leyla Karameh, per una conferenza sull’ipnosi e sulla psicoterapia ipnotica. Il dottor Karam è iscritto all'Ordine dei Medici di Parma, dove esercita l'attività di psicoterapeuta. Per anni è stato il segretario nazionale dell'Associazione Medica Italiana per lo Studio della Ipnosi (A.M.I.S.I.) e attualmente ricopre la carica di vice presidente della Società Italiana di Ipnosi Clinica (S.I.I.C.). Partecipa poi, in qualità di relatore, a convegni nazionali e internazionali sull’ipnosi e la psicoterapia ipnotica, portando la sua esperienza anche nelle sedi di Rotary International e Lions Club.

La serata al Rotary di Tripoli, il secondo più antico del Libano fondato nel 1950, è iniziata con un video-messaggio augurale dell’architetto Franco Carpanelli, Past Governatore del Rotary International del distretto di Emilia-Romagna, Toscana e Repubblica di San Marino, rivolto ai rotariani libanesi, mentre venivano proiettate alcune immagini che ritraevano le bellezze culturali di Parma. Notevole la presenza di pubblico che ha ascoltato con interesse l’intervento sulla storia, sulle caratteristiche e sull’uso della psicoterapia ipnotica correlata all’esposizione di un caso clinico trattato con l’utilizzo dell’ipnosi.

“Alla base dell’ipnosi  -  ha sottolineato Karam - c’è l’instaurarsi di un rapporto interpersonale basato su una particolare relazione di tipo comunicativo”. Molte persone temono l'ipnosi, pensando così di essere indotte a compiere azioni contro la propria volontà. “Questi pericoli non sussistono - ha spiegato il medico - in quanto anche durante la trance più profonda nessuno può spingerci a compiere atti contrari alla nostra personalità”. Karam ha quindi cercato di mostrare quanto poco si tratti di potere suggestivo e quanto invece l’ipnosi, applicata in campo medico e psicologico, sia un'arte, citando a conclusione dell’esposizione un’affermazione dello psichiatra Milton Erickson, famoso per i suoi studi sull’ipnosi clinica, che diceva: “Non c'è niente di più delizioso che seminare fiori senza sapere quale specie di fiore crescerà”.


Giovedì 18 Novembre 2010 14:26

 

Santa Maria della Scala, 20 novembre

L'esercizio fisico e la nutrizione, i programmi contro il mal di testa, il dolore al collo e alla schiena, l'uso dell'ipnosi nella cura del dolore saranno alcuni dei temi che verranno affrontati nel convegno organizzato dall'Università di Siena sabato 20 novembre al Santa Maria della Scala.

La giornata di studio, dal titolo "Pain, Hypnosis and Sport pyisiology", è organizzata in onore del professor Giancarlo Carli, collocato a riposo lo scorso 31 ottobre dopo numerosi anni di attività come docente di Fisiologia presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Siena, di direttore dell’Istituto di Fisiologia umana e di direttore del  dipartimento di Fisiologia.

Il convegno si terrà a partire dalle ore 10 nella sala Calvino, con la  partecipazione di fisiologi, psicologi e medici provenienti dall’Italia e dall’estero che interverranno ai simposi sul dolore, sull’ipnosi umana e sulla fisiologia dello sport.

I temi che verranno affrontati saranno quelli su cui si sono maggiormente focalizzati gli studi del professor Carli, che nel corso degli anni ha sviluppato ricerche sul dolore in modelli animali e umani impegnandosi anche in campagne mirate alla corretta informazione sul dolore non necessario, ha studiato il fenomeno dell’ipnosi animale come modello di analgesia  e si è occupato dei correlati fisiologici della suscettibilità ipnotica nell’uomo in relazione al loro possibile rilievo clinico.

L’ipnositerapia contro la paura del dentista

Pubblicato da Valeria Ghitti in Benessere, Cura dei Denti, Psicologia.

Mercoledì, 25 Agosto 2010.

Per quanti rabbrividiscono alla sola vista della poltroncina del dentista, temono il trapano al solo sentirlo nominare e vorrebbero fuggire anche di fronte alla microiniezione per l’anestesia, arriva dalla Germania una soluzione: l’ipnosi. L’ipnosi è “uno stato di rilassamento in cui l’attenzione di una persona non è rivolta a ciò che sta all’esterno, bensì all’interno” spiega Stephan Eitner, dentista e presidente della Società tedesca di ipnosi e ipnositerapia (Dgh) che propone il ricorso alla trance ipnotica negli ambulatori dentistici, per tranquillizzare i pazienti colpiti dalla “paura del dentista”, ma anche per rendere meno complicato il lavoro degli odontoiatri che si trovano a fare i conti con le ansie e le energie negative di chi si affida alle loro cure. Secondo gli esperti tedeschi, inoltre, l’ipnositerapia sarebbe una valida alternativa all’anestesia non solo nei soggetti timorosi, ma anche nei casi di allergia o insensibilità ai farmaci anestetici tradizionali e, per tutti, per ridurre il dosaggio dell’anestetico. Niente pendolini, ma un “percorso” guidato dall’esperto che, con musiche, immagini rilassanti, suggestioni verbali aiuta il paziente a concentrarsi fino a entrare in una sorta di trance, una specie di sogno ad occhi aperti che consente al dentista di operare senza che il soggetto praticamente se ne renda conto. È lo stesso dentista ad ipnotizzare la persona, facendole “dimenticare” ansie e paure. Gli esperti tedeschi ricordano che l’ipnosi non funziona, però, su tutti i soggetti (in particolare su quanti hanno problemi psichici) e che, per sicurezza, salvo casi di allergia nota al farmaco, è sempre comunque richiesta una minima dose di anestetico.

 

Pregare, meditare... guarire

Avvenire.it

 

 

9 agosto 2010

INCHIESTA

La fede religiosa e la spiritualità possono influire sullo stato di salute di una persona? Almeno l’80% dei pazienti intervistati in uno studio multicentrico pubblicato in questi giorni sull’Australian Health Review ne è convinto. Il campione indagato è particolarmente interessante perché composto da australiani in buona parte non nativi, provenienti da 35 diversi paesi del mondo, rappresentanti dunque di un ampio ventaglio di culture e fedi. Fra loro vi sono cattolici, protestanti, ortodossi, buddisti, musulmani, ma anche chi si dichiara «spirituale, non religioso». Tutti sentono il bisogno di poter attendere alla proprie pratiche devozionali anche durante il periodo del ricovero: pregare, partecipare a cerimonie, leggere testi sacri, ascoltare musica, meditare, accendere candele e incensi, conversare con religiosi su temi spirituali e via dicendo. Queste abitudini sono considerate «un valido aiuto, in particolare durante gli stati di malattia, perché aumentano il senso di benessere, danno forza e conforto, rinfrancano l’appartenenza alla comunità, offrono una guida sicura, facilitano la riflessione sul significato della propria condizione, riducono ansia, paura e sconforto».
E i medici cosa pensano in proposito? Sembrano lontani i tempi in cui Freud paragonava la religione a una nevrosi... Dei 2.000 intervistati in uno studio dell’Università di Chicago, il 56% ritiene infatti che l’influsso di religione e spiritualità sulla salute sia «generalmente positivo» e consenta ai pazienti di fronteggiare al meglio la malattia (76%), anche se – come precisa l’82% degli psichiatri – a volte può essere causa di emozioni negative che ne accentuano la sofferenza. Al termine di un’ampia rassegna, Harold Koenig della Duke University è giunto a questa conclusione: «Delle migliaia di studi scientifici che hanno indagato i rapporti fra religione e salute, la gran parte riporta associazioni positive".Una ricerca della California Public Health Foundation di Berkeley, che ha seguito 5.000 adulti per 30 anni, ha dimostrato ad esempio che un’assidua partecipazione alle funzioni religiose può ridurre il rischio di mortalità del 36%. Lo stesso è emerso da una indagine dell’Università del Texas su 20mila americani, il cui impegno nei servizi religiosi avrebbe concesso loro fino a 14 anni di vita in più. Una meta-analisi di 42 studi condotta dall’Università di Miami su un campione di 126mila persone ha messo in luce che «quelle religiosamente attive avevano il 29% di probabilità in più di sopravvivenza nel periodo considerato, rispetto al resto della popolazione». Il rapporto positivo fra spiritualità ed esiti di trattamento ("outcome"), in particolare nell’ipertensione, nei disturbi cardiovascolari, nelle complicazioni chirurgiche, nei disturbi endocrini e immunitari, nelle tossicodipendenze, nei disturbi mentali e nel dolore cronico è stato evidenziato in più occasioni dalla rivista dell’Associazione dei medici di famiglia americani.

L’Università di Boston ha dimostrato l’efficacia delle pratiche orientali su un campione di 30 pazienti sofferenti di dolore cronico che, a 12 settimane, riuscivano a fare minor uso rispetto ai soggetti di controllo di analgesici (13% contro il 73%) e di oppiacei (0%-33%), con un miglioramento delle condizioni mediche generali (73%-27%). Una recente ricerca condotta in California su un campione di 1.844 sopravvissuti al cancro ha dimostrato una elevata adozione da parte loro (66%) di forme religiose e spirituali nel contesto della medicina complementare alternativa. All’Università del Texas sono stati riscontrati in un gruppo di 84 donne con carcinoma mammario effetti positivi della preghiera sul benessere fisico, non solo psicologico, delle pazienti. E il sorprendente risultato a cui è giunto il professor Candy Gunther Brown del Dipartimento di Studi religiosi della Bloomington Indiana University è che pregare per la guarigione di un’altra persona, specialmente se lo si fa a stretto contatto con il malato, provoca un inspiegabile, effettivo, tangibile miglioramento delle sue condizioni di salute, miglioramenti molto più rilevanti di quelli tipici da suggestione o ipnosi. Una rassegna di studi realizzata dalla Stanford University ha documentato l’effetto della musicoterapia nella riduzione del dolore legato a interventi oncologici invasivi e al trattamento con chemioterapia. Nel nostro Paese, uno studio pilota coordinato dall’oncologo Paolo Lissoni e pubblicato sulla rivista "In Vivo" ha dimostrato che «L’approccio psicospirituale al trattamento del cancro è stato in grado di aumentare l’efficacia della chemioterapia migliorando il decorso clinico della neoplasia e la probabilità di sopravvivenza a 3 anni in un gruppo di 50 pazienti con tumore al polmone, riuscendo a stimolare significativamente la risposta immunitaria anticancro mediata dai linfociti». Nuove evidenze sperimentali dell’effetto delle pratiche spirituali sul cervello arrivano anche dalla disciplina emergente delle neuroscienze contemplative: «È stato dimostrato che i sistemi biologici periferici con un ruolo decisivo nella salute di un individuo possono essere modulati dai circuiti cerebrali sui quali agisce la meditazione», spiega Richard Davidson, ricercatore dell’Università del Wisconsin. La meditazione, sperimentata nel contesto sanitario sin dai primi 60 a opera di Herbert Benson, cardiologo dell’Università di Harvard, sarebbe in effetti in grado di influire sui ritmi elettrici del cervello, sulla frequenza cardiaca e respiratoria, finanche sul metabolismo. Negli anni è stata utilizzata con successo in sede di trattamento del dolore cronico, dell’insonnia, degli stati ansioso-depressivi, della sindrome premestruale, dell’infertilità e nell’ambito della terapia oncologica complementare. In Italia la meditazione è stata recentemente adottata come strumento d’elezione in un «percorso di riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia destinato a pazienti con carcinoma mammario». Messo a punto dall’Ospedale Bellaria di Bologna, il progetto sarà attivato a breve anche al San Carlo di Milano e alle Molinette di Torino. E per le malattie che ancora non possiamo curare, come l’Alzheimer? «Dove non c’è cura, può esserci spazio per l’accettazione della propria condizione, in vista di una pacificazione con se stessi e con il mondo – sottolinea Christina Puchalsky della George Washinghton University – ed è proprio la dimensione spirituale a consentirci di mantenere un senso di vita e di coerenza personale di fronte a cambiamenti drammatici». Dal canto suo il professor Giorgio Lambertenghi, presidente dell’Associazione medici cattolici di Milano, pur lontano dall’approccio anglosassone che, a suo dire, «utilizzerebbe la spiritualità alla stregua di un antibiotico, di un salvavita, agente al massimo come un placebo», si dice convinto che «la formazione del medico dovrebbe essere completata anche da una adeguata preparazione filosofica, in modo da riuscire a prendere in carico la persona nella sua integrità fisica, psicologica e spirituale».

Marco Mozzoni

 

Commento del dr. Salvatore Piedepalumbo

 

La meditazione, la preghiera , la fede aiutano l’individuo a superare difficoltà legate a problemi riguardante lo stato di salute . La guarigione o per lo meno il miglioramento dello stato di una  malattia, è dovuto principalmente alla riduzione della componente ansiosa del soggetto. Infatti affidarsi ad un essere soprannaturale protettore, pone l’organismo in un accettazione cosciente del proprio stato di sofferenza organica senza attivare nel contempo quelle componenti  dell’ansia responsabili del processo  di innesco  del sistema nervoso autonomo ( simpatico) che causa la  reazione di allerta dell’organismo. Difatti la non accettazione della malattia pone l’organismo in una situazione ansiogena, simile a quella di uno stress continuo , in cui persistendo tale stato  si ha un logoramento del sistema immunitario, responsabile dell’ abbassamento delle difese immunitarie, che si ripercuote a sua volta sullo stato di salute. Possiamo dire quindi  che, la riduzione del tempo di guarigione, dovuto alla preghiera, alla meditazione o alla fede è imputabile soprattutto ad un maggior equilibrio psicofisico in questi soggetti.

La Stampa.it  

MEDICINA NATURALE

15/07/2010

L’auto-ipnosi efficace contro la Sindrome di Tourette

 

 

Significative riduzioni dei sintomi dopo l’auto-trattamento

Sono i bambini e ragazzi a essere colpiti dalla Sindrome di Tourette, una malattia neurologica che esordisce nella prima infanzia e colpisce in genere fino ai 18/19 anni d’età.
I sintomi più comuni sono i Tic che coinvolgono tutto il corpo e, a volte, anche l’uscita incontrollata di suoni e parole (spesso anche parolacce e bestemmie).
Alcune forme di SdT sono state associate a deficit d’attenzione, disturbi da iperattività (ADHD) e comportamento compulsivo ossessivo. Si ritiene che ne siano più colpiti i soggetti maschi, nella misura di tre/quattro volte di più che non le femmine.

Oggi, un nuovo studio afferma che tramite l’auto-trattamento a base di ipnosi vi possa essere un significativo miglioramento dei sintomi.
A condurre lo studio sono stati i medici del Rainbow Babies & Children's Hospital e della Case Western Reserve University School of Medicine (Usa). Sono stati coinvolti 33 bambini di età compresa tra i 6 e i 19 anni tutti affetti da Tic nervosi e motori all’inizio dello studio.
I dottori Jeffrey Lazarus e Susan K. Klein hanno sottoposto tutti i partecipanti alla visione di un video prima, durante e dopo la formazione individuale per imparare l’autoipnosi, che mostrava un ragazzo affetto da Sindrome di Tourette.
Tutti i volontari sono stati istruiti a praticare l’autoipnosi tre volte al giorno e a rispondere alle domande intese ad aumentare la loro consapevolezza nei confronti dei Tic e le loro esperienze con essi. Il corso è stato seguito per mezzo di video-training.

Fin dalle prime sessioni si sono mostrati decisi e significativi cambiamenti: 12 soggetti già dalle prime due sedute; 13 dopo tre sedute e uno dopo 4 sedute. In generale, il 79% dei partecipanti ha mostrato un netto autocontrollo dei Tic e si è dichiarato decisamente contento dei risultati ottenuti per mezzo dell’autoipnosi.
Gli scienziati si dicono particolarmente soddisfatti dei risultati, anche in virtù del tipo di trattamento che non sortisce effetti collaterali o indesiderati come molti dei farmaci neurolettici utilizzati nel controllo della malattia. Tra i vari effetti indesiderati si annoverano sonnolenza, vertigini, vista offuscata, problemi concentrazione e altri.

Uno degli esercizi insegnati ai pazienti consiste nell’immaginare la sensazione provata proprio prima che il Tic faccia la sua comparsa e a questo punto di porre un fermo a esso o immaginare di avere un interruttore con cui spegnere il Tic come se fosse una lampadina, spiega il dottor Lazarus.
Nonostante siano necessari approfondimenti per poter affrontare meglio il problema per mezzo dell’autoipnosi e per trovare nuovi strumenti efficaci e privi di effetti collaterali, gli scienziati sono soddisfatti degli effetti ottenuti sui sintomi.

 

Ipnositerapia contro il dolore: la nuova tecnica inglese al posto dell’anestesia?

 

Si chiama "ipnoterapia" o ipnositerapia e consiste nell`utilizzo medico delle tecniche di ipnosi per combattere il dolore al posto dei tradizionali anestetici. David Spiegel, psichiatra della Stanford University, ha chiesto che questo trattamento venga aggiunto all`elenco delle cure consentite dall`inglese Royal Society of Medicine: "E` tempo che le tecniche ipnotiche si ritaglino lo spazio che meritano nella medicina inglese", afferma Spiegel L`ipnosi, spiegano gli esperti, non ha alcuna controindicazione, permette operazioni chirurgiche più rapide ed è meno dispendiosa rispetto alle altre terapie del dolore. Inoltre, dal momento che questa tecnica non interferisce con il normale funzionamento fisiologico dell`organismo, i pazienti recuperano in tempi molto rapidi.

Data16-06-2010 Autore: c.s.

Week-end con l’ipnoterapeuta

in News  


È la singolare proposta dell'Al Traumhotel …liebes Rot-Flüh di Haldensee, in Austria, che mette a disposizione degli ospiti uno psicoterapeuta per rendere la vacanza ancora più rilassante

 

Benessere per il corpo, ma anche, e soprattutto per la mente. Succede all'Al Traumhotel …liebes Rot-Flüh di Haldensee, in Austria , albergo a cinque stelle che promette di regalare un week-end veramente rigenerante. Tutti sostengono di andare in vacanza per rilassarsi. Ma solo tra le mura di questo hotel da sogno nella valle Tannheimer questo desiderio diventa realtà. L'albergo mette infatti a disposizione degli ospiti uno psicoterapeuta. Così dopo la sauna o un massaggio chi vuole ritrovare se stesso può pensare di fare un po' di terapia affidandosi alle cure di Herbert Madertoner, psicologo clinico e privato, insegnante in Accademie e scuole di specializzazione, terapeuta di ipnosi clinica, che per i turisti del Traumhotel ha messo a punto percorsi differenti, per far coincidere il più possibile la vacanza reale con quella ideale. Perché i motivi di stress, tensione, insoddisfazione possono essere molteplici, e così pure il modo di trattarli e risolverli, partendo da un sostegno psicologico dolce. Non si tratta ovviamente di una terapia classica. Le persone che soggiornano al Traumhotel di solito fanno uno o due incontri con il terapista, che consiglia loro percorsi anche di benessere per migliorare l'intimità, ritrovare la complicità. «Le problematiche che si presentano - spiega Madertoner - sono ovviamente diverse. In un ambiente come quello del Traumhotel si può godere di un maggiore anonimato e della serenità che solo una vacanza, in un ambiente bello e rilassante, non curativo, può regalare». Sempre in Austria, questa volta però sull'altopiano Turracher Höhe, in Carinzia, si nutre la mente all'hotel Hochschober. Un wellness olistico con una strepitosa spa che unisce estremo Oriente e mondo nordico, Mediterraneo e Medio Oriente, che recentemente ha inaugurato una biblioteca dove trovare best seller, saggi, romanzi e una selezione di volumi ispirati da natura, salute, tranquillità, felicità, serenità. Ma soprattutto, per gli ospiti italiani, una sezione con volumi in italiano: grandi scrittori, giovani emergenti, classici e manuali di yoga, benessere e vista sana (dal 13 al 16 settembre e dal 7 al 10 ottobre Thekla Chabbi, sinologa, traduttrice e scrittrice, sarà all'Hochschober per avvicinare gli ospiti alla letteratura e alla cultura cinese, insegnando anche i primi rudimenti della lingua cinese. Oltre alla letteratura, poi, ci saranno speciali degustazioni do tè, oltre alla classica cerimonia del tè, nella Torre Cinese). «Abbiamo pensato che in vacanza dev'esserci spazio anche per una buona lettura, per il relax della mente, per arricchirsi. A questo punto i massaggi, la spa, la fisioterapia non potevano bastare. Felicità, per noi, è stare bene anche e soprattutto con la mente, con l'anima. E un libro, in questo caso, può essere fondamentale», ha commentato Martin Klein proprietario, insieme a Karin Leeb, dell'albergo.

  Marcella Gaudina

 

Commento del dr. Salvatore Piedepalumbo- ( Medico e Psicoterapeuta)

 

Mettere a disposizione un psicoterapeuta e ipnoterapeuta è sicuramente una buona trovata pubblicitaria. Fin quando i turisti vogliono provare il  rilassamento mente-corpo con l’ipnositerapia allora va bene. Non bisogna però illudersi che in un fine settimana lo psicoterapeuta possa andare oltre e risolvere problematiche che spesso si nascondono in  una personalità stressata.

 

La terapia ipnositica: funziona davvero

Fonte: Sanità News. Mercoledì, 18 Novembre 2009

 

Stati di ansia, di nervosismo e di dipendenza da alcool, droghe e fumo, si tratta di alcune delle patologie che si possono curare con l’ipnosi, che non serve solamente per calmare gli individui, ma serve specialmente per curare. A stabilire come funziona l’ipnosi sul cervello è stato un gruppo di ricercatori britannici, che ha determinato come funziona l’ipnosi rispetto all’attività cerebrale.  Lo studio è stato effettuato presso l’Università di Hull, sperimentando su 17 volontari, 10 suggestionabili e 7 no, nel primo gruppo l’esperimento ha dimostrato che l’attività cerebrale subisce delle consistenti alterazioni nelle zone coinvolte, mentre nel secondo gruppo non è stato così.  
 

Martina Cecco in Psicologia, Terapie Alternative

 

Commento del dr. Salvatore Piedepalumbo:

 

l’ipnositerapia è una terapia medica che al pari di altre terapie, agisce sia nelle patologie di natura  esclusivamente pisichica ( ansia, attacchi di panico,  fobie di varia natura, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post-traumatico da stress, disturbi psicosomatici,dipendenze: tabagismo, alcolismo. Obesità, anoressia ecc. ) che in quelle si natura organica come ad es, alcune malattie dermatologiche: verruche, vitiligine, psoriasi, acne ecc. Nelle malattie di origine psichica si può dire che la ipnositerapia arriva fino alla guarigione completa, nelle altre invece si ha sicuramente un miglioramento della sintomatologia mentre solo per alcune di esse si può arrivare  alla guarigione. 

Partorire sognando

in Baby Boom

La preparazione al parto con l'ipnosi aiuta le donne a far nascere i propri figli e a riprendersi più velocemente

 

"Partorirai con dolore", l'anatema biblico che dalla notte dei tempi condanna tutte le donne a diventare madri con sofferenza è decisamente, oltre che ingiusto, anche superato. Le soluzioni farmacologiche come l'anestesia epidurale sono un sistema efficace per contraddire scientificamente la maledizione dell'Antico Testamento. Le donne che vogliono un parto naturale al cento per cento, senza alcun tipo di anestesia, possono avvicinarsi all'ipnosi. "Partorire sognando" è il titolo del volume di Giovanni Farano, 62 anni, medico chirurgo, ostetrico ginecologo con quasi 30 anni di esperienza, e della psicologa Giovanna Colciaghi, pubblicato nel 2003 da Franco Angeli.  Leggendo il volume, che raccoglie le esperienze delle donne che hanno partorito attraverso l’ipnosi, si comprende come questa tecnica, se applicata più diffusamente, possa migliorare l’approccio delle donne al parto riducendo o addirittura eliminando la componente fisica del dolore.

Dottor Farano, ci spiega meglio come si può affrontare un parto con l’ipnosi?

Innanzitutto bisogna che le spieghi cos’è l’ipnosi. Non è uno stato mentale in cui uno non è cosciente. È uno stato di coscienza in cui non si è addormentati, ma nemmeno svegli. Uno stato in cui c’è un allentamento dei legami con l’esterno, come capita quando ci stiamo per addormentare. Questo allentamento dei legami con l’esterno porta a evidenziare l’attività dell’emisfero destro del cervello (l’emisfero dei sogni, la parte più vera di noi, quella che è più sviluppata negli artisti) più che all’emisfero sinistro (l’emisfero delle attività razionali). Uno stato che ci permette di allontanarci dall’ambiente che ci circonda.

 

L’ipnosi quindi attiva questo emisfero?

Sì, l’attivazione della parte destra del cervello con la terapia ipnotica porta alla messa in funzione di certe prerogative psicologiche e di certe doti che abbiamo internamente e che spesso non riusciamo a utilizzare quando prevale l’emisfero sinistro. Questa è la base tecnica su cui si basa la preparazione.

 

Qual è l’obiettivo principale della preparazione al parto con l’ipnosi?

La preparazione è volta, tramite l’attivazione dell’emisfero destro, a ridurre l’ansia che è almeno responsabile del 50% (qualcuno dice dei due terzi) di qualsiasi dolore. Il dolore ha una componente organica, ma anche una componente psichica. Se tu hai un’aspettativa del dolore, questa ti porta a farlo aumentare. È un po’ il discorso del pic-indolor, se non ti accorgi che ti faccio la puntura non la senti. Oltre a una riduzione dell’ansia c’è un aumento dell’io. Le persone ansiose con problemi e fobie hanno di solito un io abbastanza piccolo, nel senso che se tu hai di te un buon concetto di solito hai un io accettabile, quando l’io è scarso è facile che tu abbia più ansia. Ma questa è una cosa che avviene più in psicoterapia che nella preparazione al parto.

 

Le contrazioni durante il parto però sono di per sé un irrigidimento dei muscoli, o no?

Di solito le donne quando hanno le contrazioni tendono a stringere il perineo e tendono a ridurre anziché aprire. Il dolore del parto, che io chiamo dolore, è l’unico dolore fisiologico. Il dolore serve a mettere in allarme. Perché gli animali (il gatto o il cane si ritirano in un luogo sicuro) fanno le cose dignitosamente? Ci sarà una ragione. Perché c’è una componente emotiva. Questo non vuol dire che non è dolore, ma è un dolore che nella sua fisiologicità deve essere affrontato dignitosamente. Essendo fisiologico può essere combattuto, usando come uno svitol per dissolvere queste incrostazioni dettate da condizionamenti esterni.

 

 

In pratica nella preparazione al parto cosa accade?

La preparazione dura da otto a dieci sedute di un’ora ciascuna, dopo un paio si riesce ad andare in autoipnosi. All’inizio sono sedute di  ipnoterapia attraverso le quali si ottiene il rilassamento di tutti i muscoli, ma soprattutto di quelli deputati al parto: quelli della vagina e del perineo. Quando il bambino nasce trova muscoli che non fanno resistenza e il tutto avviene in modo fisiologico. Quello che conta è la lotta al dolore che diminuisce nettamente e a volte scompare. E soprattutto il dolore (c’è anche una preparazione tecnica) viene percepito come dolore ma non come sofferenza. La riduzione del dolore, la riduzione dell’ansia e poi c’è un’altra cosa che si insegna: la tecnica dello sdoppiamento. Si insegna in stato ipnotico, che via via diventa autoipnotico con una fase attiva della donna gravida, a vedere se stesse quasi distaccate da sé. In qualche modo tu hai in te un’altra persona che durante il parto collabora con te, che sei te stessa e al contempo altra persona. Quello che è importante è che tutto questo viene vissuto prima, durante il corso. Nell’ultima seduta di ipnosi si fa vivere l’esperienza del parto come potrebbe avvenire.

 

Lo sdoppiamento porta a vivere con più serenità l’esperienza del parto?

Tra una contrazione e l’altra anziché stare bene perché è finito il dolore, nella maggior parte dei casi si pensa alla contrazione successiva. Invece in ipnosi si riesce ad andare “in un posto sicuro” per ritornare a vivere la contrazione quando arriva. In questo modo – e questo emerge dai racconti delle donne che hanno partorito in ipnosi - delle sette ore di travaglio si vive solo la parte delle contrazioni. La sensazione che una donna ha è quindi che il travaglio duri pochissimo. Ovviamente questo si fa in stato autoipnotico.

 

Cosa cambia, dopo il parto, rispetto alle donne che non hanno partorito in ipnosi?

Un vissuto del parto come qualcosa di emotivamente esaltante, perché il rapporto con il figlio diventa un rapporto animalescamente più intenso. Chiunque abbia fatto questa esperienza alla fine vede quasi annullata la possibilità della depressione post parto. Mi è capitato un solo caso di una donna che non ha avuto questo vantaggio, ma perché aveva grossi problemi psicologici che andavano affrontati prima del parto. Le donne potrebbero obiettare che lei è un uomo e che, nonostante la sua esperienza, non potrà mai capire fino in fondo cosa vuol dire partorire…Io poi sono uno dei pochi uomini ai quali sarebbe piaciuto partorire. Allora mi devono spiegare perché esiste l’anatema biblico. Purtroppo la sfiga delle donne è quella di ingigantire: «Oh Madonna, quella ha urlato per tre giorni », poi quando arrivano al momento del parto soffrono. Si può partorire in maniera diversa, si può fare l’esperienza emotiva che ne nasce e che rimane per tutta la vita. Entrare in una polemica costruttiva e dimostrare che si può fare diversamente dalla tradizione, è una cosa positiva.

 

Quindi la nostra mente è capace di farci superare il dolore? Sappiamo che la mente è tutto, nella mente c’è la possibilità di guarire, di ammalarsi. Ma non dal punto di vista concettuale: la mente è una fabbrica biochimica, qualsiasi sentimento o emozione è mediato attraverso la biochimica. Con l’ipnosi si creano le endorfine, e questo è dimostrato.

 

La suggestione ipnotica può regolare i conflitti cognitivi-By Massimo Bertolucci - Posted on 07 marzo 2010 03/07/2010

Secondo alcuni ricercatori della Columbia University e del New York State Psychiatric Institute, la suggestione ipnotica può regolare l’attività delle regioni cerebrali che gestiscono i conflitti cognitivi, ovvero il modo in cui il cervello elabora risposte in competizione fra loro.
Un classico esempio di conflitto cognitivo è dato dalla difficoltà di nominare il colore dell’inchiostro di lettere che formano il nome di un colore incongruente: per esempio, quando la parola “rosso” è scritta con inchiostro verde. In passato, i ricercatori avevano dimostrato che la suggestione ipnotica riduce il conflitto cognitivo negli individui maggiormente suscettibili all’ipnosi.
Per determinare quali regioni del cervello fossero responsabili di questa riduzione di conflitto, gli studiosi hanno ora studiato le immagini dell’attività cerebrale esibita dai partecipanti durante gli esercizi. Usando una suggestione post-ipnotica, i ricercatori hanno istruito alcuni individui a interpretare i nomi dei colori come se fossero parole senza senso, consentendo presumibilmente ai partecipanti di concentrarsi sul colore dell’inchiostro senza essere distratti dal significato della parola. In questo modo, gli individui più facilmente ipnotizzabili hanno esibito una maggior precisione e tempi di reazione più rapidi rispetto agli individui meno predisposti all’ipnosi.

Le tecniche di brain imaging hanno mostrato che la suggestione ipnotica alterava generalmente l’elaborazione visiva, che a sua volta agisce sull’attività cerebrale legata alla risoluzione dei conflitti. Questi risultati potrebbero far luce su come la suggestione ipnotica influenza l’attività del cervello durante la terapia.
Ipnosi terapia, yoga, attività fisica boom di cure senza farmaci 21/06/2010
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Il 20% degli italiani ha fiducia nelle terapie che fanno a meno delle medicine. La prevenzione è diventata un cardine anche della pratica occidentale di MICHELE BOCCI

"Dottore ho un mal di testa terribile. Quale posizione yoga mi suggerisce?". La cura senza medicine è la nuova frontiera del benessere di massa. Basta farmaci, l'obiettivo oggi è di stare bene facendo attività che riducono lo stress, cambiano il nostro modo di vivere, e in certi casi intervengono per guarire nel vero senso del termine. L'attività fisica mirata che toglie il mal di schiena, la terapia ipnotica che fa dimagrire e riduce il dolore, lo yoga che allontana i problemi circolatori o la meditazione che sconfigge il dolore: è boom di una serie di pratiche, che ora finiscono al centro di ricerche scientifiche. A sceglierle sono persone che, ovviamente solo per certi problemi, non vogliono andare dal medico. Questi rimedi in buona parte sono figli della cultura introdotta dalle medicine non convenzionali. "Dopo aver insegnato a noi occidentali a riscoprire il rapporto tra dottore e paziente, ci hanno trasferito un nuovo concetto: quello dello stile di vita sano". A parlare è Guido Giarelli, professore di sociologia alla facoltà di Medicina dell'Università della Magna Grecia. "Discipline orientali come l'Ayurveda da sempre puntano su un approccio olistico, cioè globale, alla persona, non solo legato alla malattia del momento". Ma quanti sono a curarsi con pratiche che non richiedono l'uso dei farmaci? Non è facile avere un dato. "Secondo l'ultima relazione Istat circa il 19% degli italiani usano medicine non convenzionali, soprattutto fitoterapia e omeopatia, che però, ciascuna a suo modo, impiegano farmaci - dice sempre Giarelli - Per avere un'idea di quanti si rivolgono a cure senza medicine bisogna fare riferimento anche a una ricerca di Harvard, e si ricava un dato del 20% di italiani dediti a yoga, massaggi, ipnosi e quant'altro. È un numero significativo, ma stiamo attenti a non creare una società basata sulla cultura della performance fisica. Sennò finiamo come gli Usa che non vogliono curare gli obesi".
L'attenzione allo stile di vita, la cosiddetta prevenzione primaria, è diventata un cardine anche della medicina occidentale. Ad esempio esistono liste di cose da fare per evitare i problemi cardiovascolari. Ma oggi ci si spinge anche oltre, come avviene in Toscana. La Regione ha creato l'Afa (attività fisica adattata): il progetto coinvolge persone colpite da malattie croniche, come il mal di schiena ma anche l'ictus e il parkinson. "Vogliamo evitare che con la sedentarietà a queste malattie ne aggiungano altre", dice Francesco Benvenuti, responsabile dell'Afa a Empoli. La soluzione? Una convenzione della Asl con le palestre private, dove il medico di famiglia o lo specialista inviano il malato a fare attività fisica mirata. Il costo dei corsi è 2 euro all'ora. Fino ad oggi in Toscana circa 15mila persone sono state coinvolte e l'esperienza si sta allargando a Piemonte, Friuli e Liguria. La rivista scientifica Usa "Journal of Rehabilitation Research & Development", ha fatto uno studio sull'esperienza toscana, definendola "Il più grande programma di esercizio al mondo finalizzato in modo specifico alla prevenzione e gestione delle malattie croniche".

Giovanni Calloni è uno psicoterapeuta, dirigente della Asl di Magenta, che pratica l'ipnosi. "La domanda è in costante aumento", spiega. Si sceglie per varie ragioni: "Permette di moderare le proprie pulsioni, come quella di mangiare. Viene anche usata nella terapia del dolore o in per abbassare lo stress e come modalità di rifunzionalizzazione della persona. Possono bastare poche sedute di ipnositerapia per ottenere buoni risultati".
Uno dei sintomi del successo dello yoga anche da noi sta nella diffusione di tipologie assai poco tradizionali di questa disciplina: c'è quello acrobatico con gli elastici, quello da fare davanti alla tv o mentre si va in autobus. "I festival si moltiplicano in tutta Italia, e spesso sono dei carrozzoni", dice Carmen Tosto, che da 30 anni pratica la disciplina indiana e la insegna all'Ayurvedic point di Milano. "Può servire a migliorare il sistema circolatorio o la digestione - spiega - Agendo sulla postura risolve dolori osteoarticolari, e riduce lo stress".
Allo yoga può essere legata la meditazione. Quest'anno un gruppo di Montreal, attraverso la risonanza magnetica ha visto che nel cervello di chi medita in modo intensivo, come i monaci tibetani, si ispessisce l'area che controlla la sensibilità al dolore, sviluppando una maggiore resistenza alla sofferenza fisica.
(21 giugno 2010)
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Training autogeno: effetti psicoterapeutici 14/06/2010

9 GIUGNO 2010
Il Training autogeno è una autodistensione da concentrazione psichica.

E’ ampiamente dimostrata la sua efficacia nella cura dei più svariati disturbi ed è conosciuto da più di un secolo come risultato della fusione di vari elementi delle terapie psicologiche , compresa l’ipnosi.

Gli esercizi di Training Autogeno si caratterizzano per la semplicità, praticità e chiarezza dei presupposti scientifici.

Con il Training Autogeno si può raggiungere:
1. riposo;
2. autodistensione (attraverso lo smorzamento delle risonanze affettive);
3. autoregolazione delle funzioni corporee normalmente “involontarie”;
4. miglioramento delle prestazioni;
5. eliminazione del dolore;
6. autodeterminazione (tramite formulazione di proponimenti);
7. autocontrollo (tramite introspezione)

L’interesse per il T.A. è principalmente dovuto alla sua tecnica nella forma più completa formulata da Shultz a partire dal 1919. Anche se il soggetto è disteso egli svolge comunque un ruolo attivo nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

Prima di tutto imparare a rilassarsi.

Molte persone non sanno rilassarsi e continuano ad attribuire le loro difficoltà a qualcosa di inafferrabile e vago.
Non si accorgono di quando è iniziato il disagio o la sofferenza fino a quando questi non divengono chiaramente percepibili attraverso i loro effetti, cioè nella nevrosi.
Così continuano a ricercare il benessere perduto attraverso i farmaci. Spesso non si accorgono di avere abbondantemente superato il livello di guardia allorquando le reazioni di allarme avvisano la mente (in forme diverse ma soprattutto inconsce) che qualcosa non va.
I disturbi si etichettano anche come disturbi psicosomatici e indicano uno scompenso tra la psiche e il corpo.
A questo punto è sano domandarsi se questi fenomeni trasformativi vanno in una sola direzione oppure se è possibile agire per compiere una trasformazione inversa, cioè, dallo stato di scompenso a quello di ristabilimento dell’equilibrio.
Ecco allora la risposta del Training Autogeno.

I primi incontri del training sono destinati ad imparare il rilassamento muscolare e la distensione del corpo.
Successivamente si potranno apprendere le varie forme di esperienze psicosensoriale per ristabilire l’equilibrio psico-corporeo.
Molto importanti per il cambiamento sono gli esercizi anticipatori.

L’anticipazione
L’anticipazione è la tendenza naturale che abbiamo ad anticipare nella nostra mente un fenomeno atteso o desiderato attraverso immagini eidetiche. Attraverso, cioè, immagini mentali che raffigurano i fatti, le persone, i luoghi in cui si svolge una azione che avverrà nel futuro ma ben presente e raffigurata molto verosimilmente nel momento attuale.
L’anticipazione, purtroppo, è il meccanismo che molto spesso sta alla base di ruminazioni, ansia anticipatoria, che ci crea malessere per la pregnanza e la pervasività di certi stati emotivi frutto di cattive abitudini.
Nella nostra pratica gli esercizi anticipatori stanno al servizio dell’autogoverno e ci danno la possibilità di decidere già da prima ciò che vogliamo ottenere (obiettivi) anziché lasciarci governare da desideri impulsi ed emozioni senza rendercene conto.
Molti dei nostri esercizi anticipatori sono rivolti a correggere alcune forme deleterie di pensiero e a curare alcune forme di nevrosi nell’accezione di “disturbo dell’elaborazione delle esperienze”.
A questo punto approfondiamo il concetto di anticipazione vista l’importanza che ne attribuiamo.

Per i nostri fini bisogna distinguere due tipi diversi di anticipazione del futuro anche se nella pratica è impossibile: da una parte la pianificazione razionale , senza contenuti simbolici, senza partecipazione emotiva, come può essere la pianificazione di un orario ferroviario. Dall’altra parte c’è invece la rappresentazione, la previsione, l’intuizione che si svolgono davanti al nostro occhio interiore.
Ci riferiamo qui all’antitesi tra ragione e fantasia, che si compenetrano a vicenda. Nel TA noi curiamo il contenuto visivo, l’immagine dell’intuizione, i cui effetti sono di gran lunga superiori a quelli ottenuti con il pensiero razionale.
Le decisioni anticipate vengono molto facilitate dalla distensione. Proprio in quanto le decisioni importanti vengono prese in tutta calma e tranquillità, durante la distensione, più profonda è la quiete più facilmente affiorano alla mente contenuti ai quali è possibile rivolgere una attenzione particolare.
Si tratta però di una attenzione che non comporta un fare ma di una “attenzione con distacco”: distacco dal mondo esterno e distacco da sé stessi – che principalmente significa distacco dalle proprie emozioni. Questo distacco è reso possibile dallo smorzamento degli affetti che avviene nella distensione autogena.
Gli esercizi di anticipazione con visualizzazione vanno appresi gradualmente per arrivare ad applicarli senza sforzo e in modo automatico in particolari situazioni. In questo modo potrete correggere vecchie e infruttuose abitudini.

a cura del Dott. Paolo Mancino
Psicologo
Fobie rovina vacanze : la soluzione? L’Ipnositerapia 11/06/2010

in News

Terrore del’acqua, degli insetti, della folla, di volare. Molte sono le paure che rischiano di limitare le nostre ferie. E che spesso affondano le radici in traumi infantili. Ecco le più comuni. Ma siate sereni: siete in buona (e famosa) compagnia

A quanti viaggi abbiamo dovuto rinunciare perché " proprio non se ne parla di prendere quel maledetto aereo". O perché "sì, quel posto è fantastico, ma chissà quante bestiacce (insetti, rettili, ragni,scarafaggi) ci sono". Per non parlare dei posti pieni di gente, che ansia, o chissà quanti squali o barracuda in quelle acque cristalline. E chi è costretto a rinunciare ad andare in montagna o salire sui suggestivi templi messicani, perché soffre di vertigini?
Le fobie sono figlie dei nostri tempi. Affondano le radici nel passato e in traumi infantili, ma scaturiscono ancora più spesso da disturbi ossessivo compulsivi tipici della stressante vita moderna. Non è facile individuarne le cause e riuscire a superarle. E spesso le nostre ferie estive sono limitate da questi veri e propri flagelli. Ecco le più frequenti e alcuni celebri vittime.
1- PAURA DI VOLARE (AEROFOBIA O AVIOFOBIA)-L'IPNOSITERAPIA è EFFICACE
La più diffusa e subdola delle fobie. Che interessa milioni di persone e ne condiziona la vita, oltre alle vacanze. Persone che a causa del terrore dell’aereo rinunciano a viaggiare e visitare posti esotici e meravigliosi. Limitando tra l'altro anche i partner. Chissà se tra i motivi che hanno spinto Pitt a lasciare la Aniston non ci sia stato pure questo, visto che l'attrice ne soffre da anni. «L’aviofobia, la paura degli aerei, non è una vera e propria fobia - spiega lo psicologo Mauro Corsaro - La paura di volare è il sintomo di un disturbo ansioso che viene accentuato in presunta situazione di rischio». Molte le star Hollywoodiane che ne soffrono: Meg Ryan, Whoopy Goldberg (ne ha sofferto per anni, poi si è sottoposta a una terapia e dice di averla superata), Martin Scorsese, che a causa di questa paura non è mai tornato nella sua natia Sicilia. E poi ancora Cher e il sex symbol Colin Farrell . A casa nostra Barbara D’Urso («E' più forte di me. Rompo alle hostess. Chiedo di essere messa in prima fila. Chiamo perché mi stiano vicino»), il molleggiato Celentano («Qualunque cosa pur di non salire su quegli affari») e Fiorello . Che precisa: «non ho paura degli aerei, ho paura di cadere!». Superarla è difficile, ci sono corsi, terapie, libri e tranquillanti di vari tipo ed entità. Altrimenti si deve per forza pianificare una vacanza alternativa.

2- PAURA DELL’ACQUA (IDROFOBIA)-lA TERAPIA IPNOTICA E' RISOLUTIVA
Altra fobia molto diffusa. Chi ne soffre perché non sa nuotare e ha paura solo dove non tocca, chi proprio non si può avvicinare all’acqua. L’avreste mai detto che la bagnina di Baywatch Carmen Electra è una di queste? Così come la sexy star Jordan, al secolo Katie Price. Da noi, incredibile a dirsi, la campionessa olimpica Federica Pellegrini, che ha paura di nuotare in acque molto alte. «Spesso l’idrofobia ha a che fare con un incidente avuto in età infantile. O a situazioni di disgusto. In letteratura è celebre il caso dei una paziente di Freud, idrofoba perché da bambina aveva visto il cane della mamma bere dentro un bicchiere», spiega sempre Mauro Corsaro. Come fare? L’unica cura è individuarne la causa precisa, nei casi più gravi, prendere gradualmente confidenza con l’acqua, magari iscrivendosi a un corso di nuoto, in piscina, durante l’inverno.

3- PAURA DEGLI INSETTI (ACAROFOBIA E ARACNOFOBIA)-UTILE E' L'IPNOSI
Chi come Nicole Kidman e Andrea Fachinetti, figlio di Ornella Muti prova schifo per le farfalle e le formiche, o, come Scarlett Johannson degli scarafaggi. O ancora come Justin Timberlake, è terrorizzato da ragni e serpenti, sarà sempre limitato nella scelta delle proprie mete di vacanza. Addio viaggi avventura, in località selvagge e spartane. Deserti, giungle, foreste e chi più ne ha più ne metta. Solo resort e villaggi quattro stelle, e nemmno troppo esotici, perché geki e formiche, tanto per fare un esempio, arrivano pure lì. Putroppo questa fobia è dura da vincere, perché in molti casi, più che di paura, si tratta di un vero e proprio disgusto. Andrebbe, se possibile, ricercata la causa, che può essere legata a qualche episodio passato o alla paura di cambiamenti. Aver paura delle farfalle, per esempio, significa aver paura del cambiamento.

4- PAURA DEI POSTI APERTI (AGORAFOBIA)- L'IPNOSITERAPIA E' LA VIA GIUSTA
Anche questa è una fobia più diffusa di quel che si potrebbe pensare. E condizione moltissimo, forse più delle altre. Chi ne soffre, come Kim Basinger, DaryL Hanna o Pamela Prati , che non potrebbero mai visitare Piazza Rossa a Mosca o festeggiare capodanno a Trafalgar Square. Ed è limitato in tutto: non potrebbe mai godersi una vacanza a zonzo per qualche bella capitale. L’agorafobia è uno diqesi disturbi legati a doppia mandata con l'ansia e gli attacchi di panico. Si ha paura a uscire di casa, entrare nei negozi, nei luoghi pubblici, viaggiare su bus, treni e aerei. Il timore di uscire dalle mura domestiche e di relazionarsi con il mondo esterno, evidenzia una difficoltà a confrontarsi con eventi, persone, situazioni nuove e sconosciute, privi di quella "protezione", in questo caso rappresentata dall'ambiente familiare, dove l'individuo non rischia di immergersi nell'anonimato della caotica folla. A seconda della storia personale di ogni individuo, del legame alle sue abitudini e alle sue sicurezze quotidiane, del suo livello di accettazione del rischio e dell'incertezza relazionale, il significato assunto da questa fobia sarà peculiare e quindi spetterà allo psicoterapeuta, fortemente consigliato, di valutare il tipo di cura da intraprendere.

5- PAURA DELLA GENTE E DEL CONTATTO FISICO (MISOFOBIA e GERMAFOBIA)-LA TERAPIA IPNOTICA E' QUASI SEMPRE RISOLUTIVA
Anche questa fobia è tipica delle persone affette da disturbi ossessivo compulsivi. Che come nel caso diKelly Osbourne, figlia del leggendario Ozzy, ha paura del contatto fisico. Misofobia è il termine utilizzato per descrivere una paura patologica del contatto con lo sporco per evitare qualsiasi tipo di contaminazione o di germe (è definita anche come la sindrome di Pilato). I soggetti che soffrono di questa fobia, detti, misofobi, aumentano le loro precauzioni igieniche all'inverosimile. Questa fobia viene talvolta chiamata anche germofobia (o germafobia), che significa, letteralmente, fobia dei germi.

6- PAURA DEGLI SPAZI CHIUSI (CLAUSTROFOBIA)- L'IPNOSITERAPIA E' UTILE
Opposto al primo, vincola forse un pochino meno. Ma certo addio a grotte, catacombe romane o anfratti nascosti. Tra le celebrità la più nota a soffrirne è Uma Thurman. Per la quale fu incubo dover girare la scena di Kill Bill in cui veniva sepolta viva.
7- PAURA DELL’ALTEZZA (VERTIGINI)
Anche questo è un bel problema. Perché chi ha paura dell'altitudine e del vuoto, come Danii Minogue, sorellina di Kylie, e la cantante Sheryl Crow non potrà mai fare escursioni in alta montagna, o salire sui meravigliosi templi dello Yucatan, tanto per fare qualche esempio. Ma nemmeno sulla Torre Eiffel o la ruota panoramica di Londra.

P.S.Se poi siete come Woody Allen, che soffre di acarofobia, claustrofobia, agorafobia, vertigini e ipocondria, beh, allora il le vacanze sono l’ultimo dei vostri problemi...

Libero News
KATE MOSS, INCINTA GRAZIE ALL'IPNOSI La modella in guerra con i suoi vizi. L'ipnositerapia sta dando i suoi frutti 14/05/2010


Kate Moss vuole rimanere incinta. La top model e il compagno, Jamie Hince, chitarrista dei The Kills, desiderano metter su famiglia insieme. Ma, a quanto pare, la bella star delle passerelle fuma e beve troppo tanto da dover ricorrere all'ipnosi per riuscire a smettere.
Un amico della coppia ha raccontato al Sun: "Kate fuma e beve troppo. Così ora sta andando in terapia ipnotica per poter smettere". La Moss infatti è consapevole che prima di rimanere di nuovo incinta, è già mamma di Lila di sette anni nata dalla relazione con Jefferson Hack, deve assolutamente abbandonare le cattive abitudini. Pare che l'ipnositerapia stia già dando dei risultati: "Kate è davvero felice delle sedute di ipnositerapia, ha già iniziato a sentirne i benefici". Tanti auguri!

WWW.GOSSIPNEWS.IT QUOTIDIANO DI CRONACA ROSA COSTUME E SOCIETÀ | VENERDÌ, 14 MAGGIO 110 - 22:24
Francesca Romana Domenici
Ipnosi medica, una disciplina destinata ad avere sempre più consensi in medicina 15/04/2010
Ipnosi medica
by Edoardo Capuano 15.04.2010 23:55 CEST
Nuova Edizione
Le proprietà terapeutiche di una disciplina mal conosciuta e di straordinaria efficacia
Per molto tempo l'ipnosi è stata ritenuta un fenomeno occulto e misterioso, una credenza prescientifica come lo spiritismo, oppure un'esibizione da baraccone. Oggi si guarda all'ipnosi come a uno strumento per controllare, anche a scopo terapeutico, i nostri processi fisici e mentali.
In campo medico, l'ipnoterapia è stata oggetto di molte ricerche. Essa appare una tecnica adattissima a rimuovere fobie, stati ansiosi, disturbi del comportamento; viene impiegata nel parto indolore e per liberare dai condizionamenti nocivi (quali fumo, alcol, droghe e simili), per rafforzare la volontà e la sicurezza in se stessi. Aiuta a eliminare le tensioni eccessive, ad aumentare la memoria e l'apprendimento e ogni giorno offre nuove, insospettate applicazioni.
Sei in: Home > Salute > Dieta / Nutrizione > Ipnosi per controllare l'alimentazione nei soggetti obesi 07/04/2010

Paura di ingrassare, magrezza eccessiva, preoccupazione eccessiva per peso, o ancora abbuffate ricorrenti e poi induzione del vomito; sono solo alcuni dei sintomi di chi soffre di disturbi alimentari. Una tecnica efficace per individuare quali fattori hanno mandato in crisi la personalità del paziente affetto da questi disturbi individuando le cause scatenati nei rapporti interni alla famiglia d’origine, è l’ipnosi.

L’ipnosi non è magia
Sono molte le persone che si chiedono come l’ipnosi possa influire sulle cattive abitudini e gli stili di vita scorretti. Per prima cosa bisogna specificare che l’ipnosi non si basa sull’uso di pendoli, sguardi inquietanti e persone sospese tra due sedie, ma il modo in cui si induce uno stato ipnotico è colloquiale e non impositivo. Non vengono impartiti ordini autoritari del tipo “guardami”, non ci si addormenta e non si prova dolore. Quindi non c’è nulla di cui aver paura.
Lo psicologo non è un mago e il suo obiettivo è aiutare la persona a risolvere il problema con un metodo che trasmette calma e benessere. Con l’ipnosi si lavora sull’inconscio ed è proprio in questa sfera che s’insegna alla nostra mente un’alternativa sana ai cibi grassi. E’ una sorta di training che attenua la voglia di cibi ipercalorici e errati per una alimentazione corretta, prediligendo quelli sani. In tanti non ci credono, in realtà funziona, ma come tutte le cose bisogna esserne convinti.

Ipnosi dinamica
La dipendenza dal cibo è un disturbo ossessivo-compulsivo, una forma di autolesionismo in cui la persona sa che non dovrebbe mangiare ma “deve” per forza farlo. Il cibo attrae e rende dipendenti.
L’ipnosi dinamica in sole due sedute aiuta a liberarsi da questa brutta abitudine e non richiede alcuna dieta. L’inconscio suggerirà al corpo nuove abitudine alimentari da seguire, senza alcuno sforzo. Il lavoro si basa sul far accettare all’inconscio non tanto la perdita di peso, quanto un tipo di vita, idee e emozioni in cui la persona è in sintonia e non in guerra con se stessa. L’ipnoterapia aiuta a focalizzare ciò che impedisce all’inconscio di smettere di abbuffarsi.


Ipnosi regressiva
Un’altra tecnica ipnotica è quella dell’ipnosi regressiva che vuole risalire alle cause storiche di tale problema scoprendo gli antefatti all’interno della famiglia di origine che ne sono causa. Questo metodo si basa sui condizionamenti ipnotici che tendono al controllo alimentare tramite la sollecitazione di attrazione per il cibo buono e repulsività per il cibo cattivo, aiutando la persona a superare il problema. Con una efficace riabilitazione e il giusto sostegno, la persona si riadatta alle attività sociali, autorealizzative e sentimentali, che prima erano inibite.

Per saperne di più
È importante rivolgersi a professionisti, medici, psichiatri, psicologi con un percorso specifico per praticare queste metodologie, stando ben attenti di non finire in mano a ciarlatani.
Di norma le sedute durano 45-50 minuti e il loro costo varia dagli 80 € ai 150 €.
Autore: Bianca Maria Fracas - Psicologa e consulente sessuale 07/04/2010
SALUTE:l' IPNOSITERAPIA ALLEVIA ED IN ALCUNI CASI RISOLVE LA SINDROME DEL COLON IRRITABILE 21/03/2010
L’ipnosi per l’intestino irritabile


E’ considerata tra le tecniche di rilassamento più efficaci, l’ipnosi e sembra che funzioni nella cura per l’intestino irritabile, la cui causa primaria risiede nello stress della vita moderna. Infatti,l'ipnositerapia, rilassa e calma i sintomi di tale malattia aiutando ad alleviare i dolori addominali, la costipazione, la diarrea e il sanguinamento che sono tra i sintomi più caratteristici delle coliti.
A promuovere l’ipnositerapia come soluzione al colon irritabile, sono i dati raccolti su 100 pazienti nel Regno Unito dal gastroenterologo inglese Roland Valori, editor di ‘Frontline Gastroenterology’, rivista del gruppo ‘British Medical Journal’. L’ipnosi rivela tutta la sua efficacia in 9 casi su 10 e addirittura in 4 su 10 l'ipnositerapia riesce ad essere risolutiva del problema.
Secondo Roland Valori, se l’ipnosi non riesce ancora a diffondersi adeguatamente la causa risiede nella diffidenza che i medici nutrono nei suoi confronti, scettici sulle possibilità che ha l’ipnositerapia e incapaci di comprenderne i meccanismi.
Il Servizio sanitario britannico prevede specificamente l’ipnoterapia quando farmacologicamente non si riesce a superare il problema del colon irritabile, ma Roland Valori, ritiene che tale terapia dovrebbe essere diffusa molto di più essendo oltre che valida anche economica, traendone beneficio, quindi, non solo i pazienti ma anche le casse dello Stato.Oltretutto utilizzando l'ipnosi si evitano i rischi collaterali dovuto all'azione dei farmaci che alcune volte causano più danni della stessa malattia. E' il caso dello shock anafilattico tanto per citarne un esempio.
Chi maggiormente potrebbe beneficiare dell’efficacia dell’ipnosi contro l’intestino irritabile, sono soprattutto le giovani donne e coloro che soffrono di tale sindrome per periodi brevi.
«Non c’è dubbio che l’ipnoterapia è utile in alcuni pazienti – conferma alla Bbc news online Charlie Murray, segretario della Società inglese di gastroenterologia – ma dipende dalla bravura e dall’esperienza di chi pratica questa tecnica».Per questo motivo è bene informarsi prima di scegliere un ipnoterapeuta e accertarsi che sia un operatore sanitario oltre che qualificato anche riconosciuto dalla comunità scientifica.
Caterina Cariello
L'ipnosi contro l'Alzheimer- TORINO - 14/02/2010-pagina della salute 14/02/2010
Lipnosi e l'agopuntura in soccorso dei malati di Alzheimer e dei loro famigliari
L’ipnosi contro l’Alzheimer. L’ha sperimentata l’Asl To1 e i risultati sono stati soddisfacenti: per due mesi 42 pazienti di età compresa fra 69 e 96 anni sono stati trattati con la medicina tradizionale cinese e ci sono stati sorprendenti risultati sul piano dell’umore, quindi anche sullo stato di salute. «Nella residenza sanitaria assistenziale dell’Asl To1 di via Spalato, che quest’anno compie dieci anni di attività – spiega il direttore generale del’Asl Ferruccio Massa – abbiamo avviato due progetti piuttosto innovativi dedicati ai malati di Alzheimer e ai loro famigliari ed entrambi hanno dato risultati positivi. Il primo è rivolto direttamente ai pazienti affetti da demenza, che sono stati trattati con agopuntura e acupressione per ridurre i disturbi del sonno tipici in patologie quali l’Alzheimer». «In tutti i pazienti – precisa Luigi Maria Pernigotti, direttore del Dipartimento integrato di lunga assistenza – la terapia farmacologia è stata ridotta e in due casi addirittura sospesa». La seconda parte del progetto pilota dell’Asl riguarda i famigliari dei pazienti affetti da Alzheimer, spesso colpiti da stress, ansia e depressione. Problematiche che vengono curate con sedute di ipnositerapia. «Questo intervento – aggiunge il dottor Pernigotti - promosso dall’Asl To1 su 33 famigliari ha dimostrato come il miglioramento generale dello stato psicofisico della persona trattata abbia influito positivamente anche sul suo rapporto con il malato accudito, tanto da ritardare addirittura i tempi di istituzionalizzazione del soggetto affetto da demenza».l'ipnosi quindi esercitata da terapeuti esperti e qualificati, appare aprire nuove frontiere per la cura ed il miglioramento di alcune patologie dell'anziano quali appunto la demenza di Alzheimer
- Congresso scientifico mondiale di Ipnosi dal titolo:"Ipnosi e Neuroscienze"- Art.da :Sei in cultura li 26/09/09 26/09/2009


L’ipnosi può guarire la mente
La psicoterapia produce cambiamenti a livello neurocerebrale, come gli psicofarmaci. Ormai è un’evidenza che trova concordi psichiatri, psicologi, terapeuti abilitati, sempre più inclini a privilegiare un approccio integrato alla malattia, sulla base di rinnovati “paradigmi” del rapporto mente-corpo.
Questo il tema del 18esimo congresso mondiale della Società internazionale di Ipnosi, la manifestazione triennale per la prima volta assegnata all’Italia, che chiude oggi i lavori presso La Sapienza di Roma, con la nomina a presidente di Camillo Loriedo, professore di psichiatria nella stessa università.
“Ipnosi e Neuroscienze: implicazioni cliniche dei nuovi paradigmi mente-corpo” il filo conduttore, che ha chiamato a raccolta studiosi e addetti ai lavori da tutto il mondo, in nome dall’assunto che con l’ipnosi si possa curare.
Due, fondamentalmente, i termini del discorso, due gli obiettivi a lungo termine. Il primo, chiarito ieri con l’avvio della Settimana dell’Ipnosi, in cui la comunità scientifica ha aperto le porte al grande pubblico, consiste nell’affrancare la tecnica ipnotica dall’orizzonte mistificato di certo cinema e certa letteratura, più o meno seria, più o meno in buona fede. Il secondo, che si è invece articolato in ambito strettamente congressuale, persegue l’idea che la psicoterapia ipnotica produca cambiamenti verificabili a livello neurocerebrale.
Fobie, disturbi alimentari, disturbi d’ansia come gli attacchi di panico, sindromi dissociative, disturbi da conversione di varia entità come paralisi di un arto o perdita di sensibilità in una parte del corpo, afonia, difficoltà di deglutizione, perdita di uno dei sensi fino alla cecità, visione doppia, sordità, ritenzione urinaria, sarebbero trattabili con la tecnica ipnotica.
E il modello ericksoniano, da Milton H. Erickson, psichiatra americano noto per aver definito i parametri di quella che chiamò “terapia breve”, e per il suo ampio utilizzo della “metafora terapeutica”, sembra essere quello più adottato.
Sia in ambito clinico, che presuppone la presenza di ipnotisti abilitati (quattro anni di specializzazione post laurea e un albo che garantisce), sia in ambito più generale, in cui l’ipnosi è utilizzata per favorire, per esempio, prestazioni sportive, esami, empasse provvisorie, lo scopo della metafora è quello di suggerire alla mente inconscia del paziente una soluzione che la mente stessa potrà poi rielaborare e adattare, attivando disposizioni interne preesistenti.

Alessandra Bernocco
Ipnosi: un'alleata per smettere di fumare o migliorare le prestazioni sessuali. Da" il giornale.it" 12/09/2009
C'è chi la utilizza per superare l'aracnofobia, come la star Eva Mendes, e chi ricorre all'ipnosi per dimagrire, come la cantante pop inglese Lily Allen.
Gli italiani che si affidano a questa tecnica, per smettere di fumare o semplicemente per migliorare le proprie prestazioni sessuali, sono moltissimi. Lo svela l'onlus «Accademia Internazionale Stefano Benemeglio delle Discipline Analogiche» che è riuscita a disegnare una «mappa» nelle diverse regioni, evidenziando che nel primo semestre del 2009 è più che raddoppiato il numero di chi confida nell'ipnosi per risolvere problemi o per migliorare le relazioni con se stessi o con gli altri. Le priorità che spingono la gente a credere in questa tecnica sono quelle di sempre: amore, sesso, libertà, prestigio e autorealizzazione.
Secondo lo studio promosso dall'onlus fondata dal padre dell'ipnosi dinamica, Stefano Benemeglio, questi cinque gruppi sono a loro volta riconducibili ai cinque livelli dei bisogni fisiologici dell'uomo. E lo conferma il campione di quattromila persone, uomini e donne tra i 18 e i 65 anni, interpellate dal Cenispes, Centro Italiano di Studi Politici, Economici e Sociali in rappresentanza delle 20 regioni d'Italia.
A livello nazionale al primo posto nella scala delle priorità c'è l'amore e l'amicizia, ma le esigenze e le aspettative variano da città in città. Nella capitale la maggior parte delle persone vuole trovare sicurezza nell'ambito dei sentimenti (31 per cento), sentirsi più libere (19 per cento) o ha il desiderio di autorealizzazione (18 per cento).
Il sesso è invece al primo posto delle priorità a Napoli, dove il 34 per cento degli intervistati si affida all'ipnosi per migliorare la propria vita sessuale, seguito dal 21 per cento di napoletani che ha come priorità l'amore e le amicizie e dal 18 per cui è più importante il prestigio nel lavoro. Il bisogno di prestigio (33 per cento) e di autorealizzazione (26), sono le priorità maggiormente sentite a Milano. A Firenze, invece, è il desiderio di libertà a fare da padrone, con il 30 per cento.
«Le esigenze lavorative e la mancanza di tempo trasformano i bisogni del genere umano, da quelli fisiologici (migliorare la propria vita sessuale) a quelli di appartenenza (migliorare la relazione con se stessi e con gli altri) in un'ardua impresa - spiega Benemeglio -. Per superare questo problema tipico dei nostri tempi, l'Accademia si propone di contribuire allo sviluppo del potenziale umano del singolo individuo e al recupero della qualità della vita attraverso la psicologia analogica. Migliorare l'aspetto fisico, crescere professionalmente, fare l'amore più spesso, recuperare l'ex-partner di un tempo. Tutto è possibile: il segreto sta nell'impegnarsi per cercare di ritrovare l'equilibrio e l'armonia, risolvendo i problemi che di volta in volta si presentano». E l'ipnosi dinamica è la terapia che più delle altre può giocare un ruolo importante e decisivo nel conseguire in tempi brevi un rinforzo delle risorse interne delle persone. L'esperto spiega che questa, infatti, consente un'estrema concentrazione su se stessi e aiuta a ottimizzare le risorse per recuperare sicurezza e stabilità, modificare comportamenti e abitudini, curare ansia, ridurre l'uso eccessivo di sostanze, smettere di fumare, combattere tic nervosi o risolvere le problematiche legate alla sfera sessuale.


Guarire dallo shopping compulsivo con l’ipnosi 05/09/2009







Di shopping a volte ci si può ammalare. Basta chiederlo all’attrice americana Lindsay Lohan che è arrivata a sperperare un milione di dollari tra abiti e accessori. Tanto due anni fa da sottoporsi all’ipnosi per guarire dallo shopping compulsivo.
Certo non si riferivano a lei, ma hanno suscitato curiosità in Alto Adige le parole di una preghiera contro lo shopping compulsivo, pubblicata da don Michael Pirpamer, parroco di San Martino, un paesino della Val Passiria nel Meranese. «Care mogli, evitate di farvi prendere dalla frenesia degli acquisti, e voi mariti, evitate di squadrare le altre donne per confrontare le loro forme con quelle delle vostre consorti». Insomma un invito alla morigeratezza e a non diventare come la Lohan che ha confessato di avere addirittura 5mila paia di scarpe, o altre celebrities famose come lei, tra queste la cantante Celine Dion, l’attrice Eva Logoria, tutte shopping addicted. Ovviamente non può mancare Sarah Jessica Parker che ha la stessa passione incontrollabile del suo personaggio di Sex and the City... Per tacere di Paris Hilton...
Ma vip a parte lo shopping quando non è un piacevole passatempo può trasformarsi in una vera e propria patologia che interessa soprattutto le donne, colpite da questo disturbo quattro volte più degli uomini. E sulla scia di Hollywood in Italia anche le Asl si sono attrezzate per curare i malati di questo genere, di solito donne comprese tra i 35 e i 45 anni.
Esistono anche siti e test online dove in pochi secondi è possibile scoprire se si è una «shopping addicted».
E il periodo dei saldi diventa così una fase nera soprattutto per chi soffre di questa particolare forma di dipendenza che al giorno d’oggi è ancora oggetto di dibattito nella comunità psichiatrica internazionale. Il risultato è spesso quello di tornare a casa carichi di buste contenenti oggetti e vestiti che a prezzo pieno forse non avremmo mai comprato. Ma soprattutto con le carte di credito svuotate.
«C’è una Robecca Bloomwood nascosta in ogni ragazza media dei Paesi occidentali. Basta saperlo e non s’incorrerà in disastri finanziari a più zeri». È quanto si legge In love shopping, il libro campione di vendite di Madeleine Wickham, in arte Sophie Kinsella, da cui è stato tratto anche un film. Perché la protagonista è una spendacciona compulsiva, capace di collezionare le carte di credito nel portafoglio e i vestiti nell’armadio fino a degenerare. A John Goodman è affidata al battuta più bella che rivolge alla figlia in riva al lago: «Se gli Stati Uniti possono sopravvivere con il debito che hanno, puoi farlo anche tu».
E così la preghiera di don Pirpamer può diventare un’occasione per tutti, non solo altoatesini, a rallentare la corsa all’acquisto. Tanto che non sono dispiaciute del tutto le parole della preghiera del parroco di San Martino ai commercianti del paesino turistico della Val Passiria. Per tutti parla Hansjoerg Goetsch, titolare di un negozio di confezioni e già presidente dei commercianti locali: «Occorre - ha detto - tenere presente che nello shopping conta anche il fattore della ragionevolezza».


sabato 05 settembre 2009
Aggiornato oggi alle 15:47 da : Il Giornale.it

 

 

La Psoriasi: malattia psicosomatica? Approfondimenti del dr.Salvatore Piedepalumbo 27/07/2009


1 La Psoriasi

1 Note storiche
2 Definizione clinica
3 Epidemiologia
3.1 Epidemiologia Descrittiva
3.1a Fattori etnici
3.1b Età di insorgenza
3.2 Epidemiologia analitica
3.2a Psoriasi e fumo
3.2b Psoriasi e alcol
4 Modulatori di espressività
5:Prognosi
6 Eziologia e patogenesi
7 Sistema HLA e psoriasi
8 Fattori scatenanti e perpetuanti
8.1 Il fenomeno di köbner
8.2Infezioni
8.3 Farmaci
8.4 Fattori endocrini e metabolici
8.5 Stress- Fattori psicosomatici
9 Terapia
9.1 Terapia farmacologia topica
9.1a Farmaci galenici
9.1b Corticosteroidi
9.1c Analoghi della vit.D
10 Sorgenti di radiazioni UV
10.1 Fototerapia con U V B
10.2 Fotochemioterapia con psoraleni
10.3 Elioterapia
11 Acque termali
12 Laserterapia
2 Dermatologia e psicosomatica
2.1Note storiche
2.2 L’universo tattile e cutaneo
2.3 La pelle: da un punto di vista biologico e psicologico
2.4 Funzioni paradossali della pelle
2.5 Il tatto e il contatto:le diverse scuole di psicoterapia
2.6. La pelle come mezzo di comunicazione
2.7. La voce della pelle
2.8. Patogenesi psicosomatica della psoriasi
2.9. L’ipnosi nella terapia della psoriasi

1 Note storiche
Può meravigliare che il termine con cui viene indicata una delle più note affezioni cutanee, la psoriasi, pressoché uguale in tutte le lingue abbia nella sua origine etimologica e nella sua sto¬ria molti punti oscuri. Eppure era noto fin dai tempi più antichi, ma con significati diversi, il misterioso lemma psora, da cui il termine sicuramente deriva. Mentre nei noti papiri egizi (di Smith, Ebers, Hearst, circa 2000 anni a.C.) certe descrizioni di lesioni squamose del cuoio capelluto fanno già sospettare la psoriasi (perfino una sebo-psoriasi ante-litteram), è solo con Ippocrate (seconda metà del V secolo - inizi del IV secolo a.C.) che si vede comparire negli scritti la parola psora, insie¬me alla parola lepra, per indicare varie lesioni, squamose e anche simil-psoriasiche, termini ben pre¬sto ugualmente usati per altre affezioni, anche "contagiose", quali la "scabbia" e la "rogna". A differenza di quella egizia, per la medicina ippocratica (all'interno dei sessanta testi postumi del Corpus Hippocraticum) che cercava le cause dei mali, le eruzioni cutanee erano verosimilmente "de¬positi benefici" di stati morbosi generali e interni.
Psora sembra scomparire per secoli negli scritti latini. Per esempio, il termine non si ritrova nel gran¬de Aulo Cornelio Celso (25-30 a.C. - 45-50 d.C.) medicorum Cicero (ma, per alcuni detrattori, tradut¬tore dei greci Tiberio Claudio Menecrate, medico di Tiberio, e di Tito Anfidio Siculo) e autore del De Re Medica, libri octo: nel V e IV libro sono descritte le affezioni cutanee: la futura psoriasi (e la stes¬sa psora) è forse celata nel termine porrigine (vicino a "tinea") che comprendeva lesioni desquama¬tive del capillizio senza interessamento del capello stesso. Alibert, la porrà fra le derma¬tosi tignose ("tigna degli italiani") sottolineando che nella bassa latinità era equivalente di sporcizia: "est enim haec affectio potius turpitudo quam morbus"(Infatti questa condizione è una turpitudine piuttosto che una malattia) . Celso è riscoperto e rilanciato nel Rinasci¬mento e il suo testo viene stampato, il primo libro di medicina, con i caratteri di Gutenberg. Psora, o i suoi derivati [che pure appare con i riferiti significati nel vocabolario Willis' Rem. Med Wks (1681) come "scabbado, or scabbines with pustules" e in altre pubblicazioni del 1803, 1895, 1899 (vedi Oxford Engl Dictionary)] non è usata nelle classificazioni dei grandi dermatologi Joseph Plenck (1738-1807), Vincenzio Chiarugi (1759-1820), e infine Jean Louis Alibert (1768-1837) che gli preferi¬sce il termine herpes, in particolare le due varietà forforaceo e squamoso. Infatti, nell'elenco dei nu¬merosi sinonimi dell'erpete che il termine psoriasi (inserito dal traduttore Levi?),è fra i sinonimi del capitolo rogna-scabies.
Psoriasi, così come altri termini classici (e le stesse lesioni elementari dermatologiche, come le chiamò più tardi Thomas Bateman), furono usati e precisati nel libro On Cutaneous Diseases (1808) dall'inglese Robert Willan (1757-1812). L'idea di una psora (psoriasi) contagiosa (scabbia ma soprat¬tutto lebbra) fu dura a morire. Lo stesso Erasmus Wilson (1809-1884) continuava a credere che ci fos¬sero due psoriasi, una delle quali leprosa se si racconta che il grande viennese Ferdinand Hebra (1816-1880) approfittò di essere a Londra per il Congresso Internazionale del 1862 per andare a tro¬varlo nel suo studio di Cavendish Square e convincerlo che la psoriasi era una sola, con tante varietà ma nessuna leprosa. E proprio la scuola di Vienna fu la più attiva nello studio di questa malattia a cominciare dal maestro, Hebra, nel suo Hautkrankheiten (1860) per continuare con Heinrich Auspitz (1835-1886) e Isidor Neumann (1832-1906) per l'istologia (e qui il contributo di Paul Gerson Unna, 1850-1929, fu determinante). Infine è da ricordare Heinrich Köbner di Breslau che a una riunione della Società medica di questa città presentò, il 3 maggio 1872, una relazione dal titolo molto pro¬mettente, "Eziologia della psoriasi": in un paziente alcune chiazze psoriasiche tipiche erano sorte su escoriazioni traumatiche provocate dal cavalcare, poi dagli esiti di una linfoadenite, poi dal morso di un cavallo e, infine, da un tatuaggio. La vulnerabilità al trauma dello psoriasico "latente" era verosi¬milmente collegata - supponeva il presentatore - all'innervazione cutanea. II "fenomeno di Köbner" poteva essere osservato anche in altre affezioni cutanee, come il Lichen planus. Uno spunto di der¬matologia psicosomatica (il termine era già stato proposto da Heinroth nel 1818) di tipo psiconeurologico (inmuno-endocrino) veramente pionieristico!

Bibliografia
1. Alibert GL. Trattato compiuto delle malattie della pelle. Traduzione di Levi MG. Venezia: G Antonelli, 1835.
2. Bellini A. Storia della dermatologia e venereo-sifilologia in Italia. Giorn Ital Derm Sifil 1934;IIL1093.
3. Crissey JT, Parish CL. The dermatology and syphilology of the Nineteenth century. New York: Praeger, 1981. 4. Oxford English Dictionary. The Compact Edition. Oxford: Oxford Univ Press, 1971.
5. Panconesi E. Storie di dermatologia e venereologia. In: Il dermatologo italiano. Vademecum 1995-1996. Mila¬no: Hippocrates, 1995.
6. Porter R. Dizionario biografico della storia della medicina e delle scienze naturali. Milano FM Ricci,
7.Panconesi E. La psoriasi. Milano 1999;6-7.


2 Definizione clinica
Con il termine Psoriasi si definisce un complesso spettro di espressioni cliniche infiammato¬rie e iperproliferative a predisposizione genetica, caratteristicamente ma non necessaria¬mente coinvolgenti la cute con lesioni eritemato-squamose di durata variabile (per lo più cronica) e andamento imprevedibile,per lo più recidivante ( Torello M. Lotti 1999).
Le manifestazioni cliniche della psoriasi sono molto variabili al punto da distinguere una forma follicola¬re o puntata, guttata, nummulare, a grandi chiazze, rupioide, elefantina, pustolosa localizzata (cronica palmo-plantare, acuta palmo-plantare, acrodermatite continua e forme extra-acrali localizzate della pso¬riasi pustolosa generalizzata), pustolosa generalizzata (acuta, circinata e anulare, infantile e giovanile, premestruale e gravidica), instabile, eritrodermica, artropatica (similreumatoide-simmetrica, simil-reuma¬tica mono-oligo artritica, interfalangea, mutilante delle mani e dei piedi, assiale spondilitica-sacroileitica, temporomandibolare, cervicale simil-reumatoide, sternale).
Le lesioni artropatiche sono riscontrabili nel 6-34% dei pazienti psoriasici. In questi, nel 65% dei casi le manifestazioni cutanee precedono i segni e i sintomi articolari, nel 19% li seguono e nel 16% am¬bedue le condizioni compaiono pressoché contemporaneamente.
Infine, a complicare ulteriormente la definizione clinica della psoriasi, si distinguono forme caratteristiche di alcune aree anatomiche. Esse comprendono:

•psoriasi inversa o delle pieghe a margini ben definiti, di aspetto "verniciato" (talora interpretabili come reazione isomorfa da infezioni batteriche o fungine o da dermatite seborroica);

•Sebopsoriasi (talora indistinguibile dalla dermatite seborroica che colpisce le aree "seborroiche" e l'area genitale nell'infanzia );
• Psoriasi del pene (di solito sul glande, sulla lamina interna del prepuzio, in chiazza unica, poco o non desquamante);
• Psoriasi del cuoio capelluto (che a sua volta comprende quadri diversi a pseudo-tigna amiantacea, placche occipitali o con coinvolgimento diffuso del cuoio capelluto);

• Psoriasi palmo-plantare (spesso ragadizzata, senza vescicolazione o evidenti pustole, con margini ben definiti a livello del polso);

• Psoriasi ungueale (presente nel 25-50% dei casi, con onicolisi, depressioni lineari trasversali, de¬pressioni puntiformi a "ditale di sarta", alterazioni del colore a tipo "macchia d'olio" o biancastre, con microemorragie e pressoché costante ipercheratosi subungueale);

• Psoriasi lineare (in genere, ma non sempre, collegabile a fenomeno di Köbner e quindi dipenden¬te da traumi, herpes zoster, nevo verrucoso epidermico);

• Psoriasi delle mucose (più spesso osservabile in caso di manifestazioni pustolose o eritrodermiche, con placche per lo più bianco-grigiastre o anulari della lingua, del palato, della mucosa buccale);

• Psoriasi oculare (con blefarite, congiuntivite, cheratite, sinblefarite, trichiasi e uveite cronica, specie nei pazienti con artropatia psoriasica).

È evidente, a fronte di questo ampio e diversificato spettro di manifestazioni, una notevole difficoltà a definire clinicamente la psoriasi. Pertanto, specie al fine di un'utile valutazione prognostica e di op¬portune scelte terapeutiche, si tende a proporre una definizione clinica comprendente cinque forme principali:


● psoriasi guttata (specie infantile/adolescenziale, postinfettiva, eruttiva, pruriginosa);
● psoriasi cronica in chiazze (evidente in quasi il 90% dei casi, con chiazze stabili a livello dei piedi, del glande, del sacro, o delle regioni estensorie dei gomiti e delle ginocchia, o a livello del cuoio ca¬pelluto. Questa forma di regola risparmia il volto);
●psoriasi pustolosa (nelle due forme: generalizzata a esordio spesso febbrile e frequentemente evi¬dente in gravidanza, dopo interruzione di terapia corticosteroidea, in condizioni di ipocalcemia o lo¬calizzata, da distinguere dalla cosiddetta "psoriasi con pustolazione", in cui l'effetto irritante di alcuni trattamenti - antralina, UVB - può rendere clinicamente evidenti le "pustole" istologicamente presen¬ti nell'epidermide psoriasica);
● psoriasi eritrodermica (grave, con ipo-ipertermia, squilibrio idroelettrolitico, insufficienza renale e cardiovascolare acuta, a decorso variabile, talora collegata all'uso di terapie irritanti - antralina, foto¬chemioterapia - o alla repentina discontinuazione dei corticosteroidi spesso impropriamente prescrit¬ti per via generale);
• psoriasi artropatica, con le diverse forme sopra descritte.
A queste diverse espressioni cliniche sembrano corrispondere, almeno in parte, specifiche alterazioni ge¬netiche che potrebbero permettere di enucleare sindromi diverse in un futuro molto prossimo, meccani¬smi patogenetici qualitativamente o quantitativamente diversi e, infine, approcci terapeutici differenziati.

Bibliografia
1. Traupe H. The puzzling genetics of psoriasis. Clin Dermatol 1995;13:99-103.
2. Tomphorde J, Silverman A, Barnes R. Gene for familial psoriasis susceptibility mapped to the distal end of hu¬man chromosome 17q. Science 1994;264:1141-1144.
3. Barker JNWN. Pathophysiology of psoriasis. Lancet 1991;338:227-230.
4. Farber EM, Nall ML. The natural history of psoriasis in 5600 patients. Dermatologica 1974;148:1-18.
5. Lotti T, Bonan P, Panconesi E. Epidermal plasminogen activator activity tPA dependent, is a marker of disease activity in psoriasis. J Invest Dermatol, 1988;90:86-87.
6 Torello M. Lotti-La psoriasi UTET -Milano;1999;2-5

Epidemiologia12


A seguito dell'elevata prevalenza della psoriasi nella popolazione generale (la percentuale de¬gli individui affetti, in un dato momento, da una qualche forma clinica di questa malattia è stimata intorno al 2-3%), la sua gestione in termini di costi sanitari e sociali risulta di grande rilevanza per la collettività (2,5 miliardi di dollari spesi negli Stati Uniti nel 1993 per il trattamento ambulatoriale dei pazienti psoriasici)1.Attraverso l'epidemiologia descrittiva è possibile studiare la distribuzione della malattia nella popola¬zione in funzione del sesso, dell'età, della razza ecc., mentre l'epidemiologia analitica ci consente - con studi opportunamente disegnati - di indagarne l'eziologia, evidenziando i fattori di rischio correlati alla sua insorgenza

Epidemiologia descrittiva: Fattori etnici- In linea generale, la psoriasi risulta essere meno frequente nelle popolazioni che vivono nelle aree tropicali e subtropicali rispetto a quelle che risiedono alle latitudini più temperate. Le carat¬teristiche genetiche legate alla razza giocano probabilmente un ruolo fondamentale nel determi¬nare tali differenze. La razza bianca risulta più colpita, mentre lo sono meno quella orientale e, in particolare, la razza nera. Nei diversi studi, la prevalenza della psoriasi varia da zero (cioè nessun caso di soggetti affetti riscontrato nel campione esaminato) negli indios dell'America latina e del¬le isole Samoa, allo 0,3% nella popolazione cinese di Hong Kong, allo 0,6% nei lapponi norvege¬si, all'1,4-2,9% riscontrato in diverse popolazioni di razza bianca del Nord Europa e Stati Uniti.

Età di insorgenza:Pur potendo insorgere in qualunque età, la malattia raramente si manifesta prima della pubertà. In uno studio eseguito nella popolazione tedesca, sono stati riscontrati due picchi di insorgen¬za. uno precoce (16-22 anni) e uno tardivo (57-60 anni)3.I soggetti con familiarità per psoriasi mostrano la tendenza a un più precoce esordio della malattia. Inoltre, il rischio di sviluppare la psoriasi nel corso della vita risulta circa 3 volte maggiore nei di¬scendenti di soggetti affetti precocemente da questa malattia rispetto ai discendenti di coloro che l'a¬vevano sviluppato dopo i 30 anni4. L'esordio precoce della psoriasi si accompagna anche a una mag¬giore gravità delle manifestazioni, sia come percentuale di superficie cutanea interessata sia come ri¬sposta ai trattamenti. Sono state osservate alcune differenze nei due sessi, risultando più precoce l'insorgenza nel sesso femminile (picco giovanile di insorgenza fra 5 e 9 anni) che in quello maschile (picco giovanile di in¬sorgenza fra 15 e 19 anni). La prevalenza della malattia nei due sessi nell'età adulta risulta invece so¬vrapponibile.I dati sopra citati si riferiscono alla prevalenza della psoriasi nella popolazione, e derivano da studi in cui un campione della popolazione è stato esaminato al fine di evidenziare i soggetti af¬fetti dalla malattia. In maniera retrospettiva anamnestica sono state poi ottenute informazioni riferi¬te dallo stesso soggetto, riguardo all'epoca di comparsa della malattia o - più correttamente - all'e¬poca della prima diagnosi. Scarsi sono invece i dati di incidenza riferiti alla popolazione. cioè la sti¬ma dei nuovi casi di psoriasi che insorgono in una determinata popolazione ogni anno. Uno studio effettuato nella città di Rochester, Minnesota (Usa), attraverso una revisione della diagnosi di psoria¬si eseguita nel periodo 1980-83 dai medici della Mayo Clinic, a cui si rivolge pressoché l'intera popo¬lazione residente in quell'area, ha mostrato un tasso di incidenza di 57,6 per 100.000 residenti (ma¬schi: 54,4 x 100.000; femmine: 60,2 x 100.000). Sulla base di tali dati, negli Stati Uniti si avrebbero cir¬ca 150.000 nuovi casi di psoriasi ogni anno. Anche se questo studio è stato eseguito limitando le possibili distorsioni dovute a problemi diagnostici (esclusione dei casi definiti come sebopsoriasi. dermatiti psoriasiformi e di quelli non adeguatamente caratterizzati dal punto di vista clinico al mo¬mento della compilazione della scheda). la stima fornita è soltanto un'approssimazione della reale incidenza della psoriasi in quanto, basandosi su diagnosi mediche, e quindi su soggetti pervenuti al filtro sanitario, non sono stati inclusi i casi più lievi per i quali il paziente non era ricorso alle cure mediche5.Uno studio descrittivo eseguito in Italia dall'Associazione Italiana per lo Studio della Psoriasi (AISP) reclutando, nella maggior parte dei centri dermatologici italiani, i primi 10 casi giunti all'osservazione ogni mese in ciascun centro fornisce i seguenti dati: su 7992 pazienti, 1'80% presentava una psoriasi volgare, segni associati di artropatia erano stati riscontrati nel 4,7%, il 64% riferiva la presenza di un altro caso di psoriasi tra i consanguinei.

Epidemiologia analitica:
L'epidemiologia non rappresenta soltanto lo studio della distribuzione di una malattia nella popola¬zione, ma costituisce anche uno strumento semplice e diretto per indagare le cause di quella malat¬tia. Se identifichiamo le possibili cause, apriamo la strada alla prevenzione primaria della malattia, senz'altro preferibile al trattamento, spesso purtroppo temporaneo e sintomatico, dei soggetti affetti. Nel caso della psoriasi, malattia infiammatoria cronica nella cui insorgenza giocano un ruolo impor¬tante fattori di ordine genetico, il ruolo di variabili esterne - che potremo definire ambientali o com¬portamentali. Nell'insorgenza del quadro morboso è stato recentemente indagato da alcuni studi epidemiologici analitici a tipo caso-controllo. In sintesi, la procedura dello studio caso-controllo per¬mette di confrontare una serie di variabili che costituiscono i presunti fatto¬ri di rischio che vogliamo analizzare - un gruppo di individui affetti dalla malattia (casi) con un grup¬po di individui non affetti (controlli). Nella umetà degli anni Ottanta, O'Doherty segnalò un'associazione fra abitudine al fumo e
pustolosi - palmo-plantare, da alcuni considerata una variante clinica della psoriasi. Qualche anno dopo, Mills e coll, eseguirono uno studio caso-controllo finalizzato a indagare l'eventuale ruolo del fumo di sigaret¬ta come fattore di rischio per la psoriasi, includendo nello studio casi sia di psoriasi pustolosa palma¬re sia di psoriasi volgare. Questo studio ha mostrato l'esistenza di una netta associazione fra abitudine al fumo di sigaretta e psoriasi . In effetti chi fu¬ma ha più del doppio della probabilità di essere affetto da psoriasi rispetto a chi non fuma. Per inda¬gare se l'abitudine al fumo costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo della psoriasi e non soltan¬to un'abitudine che poti-ebbe essere contratta dopo l'insorgenza della malattia, l'analisi fu ripetuta in¬dagando l'abitudine al fumo dei casi e dei controlli prima della data di esordio della malattia. Anche in questo caso fu riscontrata un'associazione statisticamente significativa .Tale as¬sociazione fu evidenziata anche per il gruppo di soggetti che presentavano la forma "volgare" a plac¬che. cioè dopo esclusione dei pazienti con psoriasi pustolosa6. Inoltre, è interessante notare che è sta¬ta evidenziata un'associazione dose-risposta fra numero di sigarette fumate e rischio di psoriasi (mag¬giore è il numero di sigarette, più forte è l'associazione con la malattia). In uno studio eseguito nel 1991 da Lindelof sul rischio di tumori nei soggetti sottoposti a PUVA, fu riscontrata un aumentata inci¬denza di tumori dell'apparato respiratorio . A seguito del fatto che i soggetti psoriasici costituiscono la maggioranza dei pazienti sottoposti a PUVA, l'osservazione della maggiore prevalenza di soggetti fu¬matori (ad aumentato rischio per i tumori dell'apparato respiratorio) fra gli psoriasici potrebbe spiega¬re questa associazione.Questi risultati sono stati in parte confermati da uno studio caso-controllo eseguito in Italia da Naldi e coll., in cui sono stati reclutati come casi 215 soggetti affetti da psoriasi da non più di due anni e come controlli una serie di pazienti dermatologici non psoriasici (n. 267). Da queste ricerche, sono risultati fattori di rischio statisticamente significativi per la malattia: la fa¬miliarità per psoriasi e lo stato di fumatore. In paricolare il rischio di sviluppare la psoriasi era au¬mentato di 18 volte per i soggetti con genitori affetti dalla malattia , men¬tre il rischio associato al fumo risultava di 2,1 volte per chi fumava più di 15 sigarette al giorno ri¬spetto ai non fumatori . Il ruolo dell'assunzione di alcool sul rischio di psoriasi è an¬cora oggetto di discussione; sebbene alcuni studi mostrino che la psoriasi è più frequente fra i bevi¬tori, altri studi non hanno riscontrato alcuna associazione statisticamente significativa fra le due con¬dizioni. Tuttavia, è noto che il consumo di alcol e il fumo sono abitudini associate, ed è pertanto possibile un effetto di confondimento esercitato dal fumo nella presunta relazione eziologica fra con¬sumo di alcol e rischio di psoriasi. Infatti, nello studio di Naldi e coll, l'associazione fra consumo di alcol e rischio di psoriasi evidenziata in fase preliminare (analisi univariata) non è stata poi confer¬mata dopo aggiustamento per lo stato di Fumatore8. Fra i potenziali fattori di rischio per la psoriasi è stata considerata anche la dieta, e in particolare il consumo di caffè, i livelli sierici di vitamina A e il consumo di olio di pesce. Tuttavia, i risultati di stu¬di controllati non hanno mostrato alcuna associazione statisticamente significativa fra tali variabili e la psoriasi.Per quello che riguarda la storia naturale della malattia, è noto che la psoriasi è ad andamento croni¬co, con possibili peggioramenti ma anche con remissioni spontanee. Uno studio recentissimo (non controllato) ha valutato - mediante questionario - il ruolo dei fattori esterni nel modulare l'espressi¬vità clinica della malattia, inclusi i peggioramenti e le remissioni. La maggioranza dei pazienti ha ri¬ferito come fattori associati a un miglioramento clinico l'estate; l’esposizione al sole, la gravidanza, mentre sono stati considerati fattori aggravanti i mesi invernali e gli stress psicologici9. Un altro argomento di grande interesse è quello della variazione nel tempo della tipologia clinica di espressione della psoriasi, in particolare per quello che riguarda la psoriasi guttata, frequente moda¬lità di esordio acuto della malattia in individui predisposti a seguito di fattori scatenanti quali un'infe¬zione streptococcica. Secondo una recente segnalazione di Martin e coll., che hanno seguito per cir¬ca 10 anni un gruppo di 15 pazienti che avevano presentato - come prima manifestazione della pso¬riasi - un episodio acuto di psoriasi Guttata, in 10 di essi dopo la guarigione di quell'episodio non erano insorte altre manifestazioni psoriasiche nei 10 anni successivi, mentre nei rimanenti 5 soggetti si era sviluppata una forma di psoriasi volgare. Pertanto, secondo questo strudio, la probabilità di svi¬luppare una psoriasi volgare dopo un episodio di psoriasi guttata è del 33% .10

Prognosi
Più complesso è lo stu¬dio epidemiologico della du¬rata e prognosi di una malattia complessa e multiforme come la psoriasi, per la difficoltà di rac¬cogliere un campione sufficien¬temente ampio e seguirlo per un tempo sufficientemente lungo. Al momento non esiste nessuno studio che corrisponda a queste caratteristiche. La psoriasi sem¬bra essere una malattia cer¬tamente con una componente genetica, in cui molti fattori extra¬genetici intervengono su un decorso abitualmente progres¬sivo11. Le remissioni, spesso spontanee, avvengono con fre¬quenza estremamente variabile (17-55%) e sono influenzate da fattori stagionali, climatici, ambientali e psicologici. Le in¬terferenze di altre patologie e l'assunzione/sospensione di te¬rapie per queste patologie rap¬presentano dei bias difficilmente monitorabili. La modifica dello stile di vita, l'inserimento di abi¬tudini non farmacologiche quali l'idratazione, l'uso di detergenti meno irritanti, l'evitare situazioni e abitudini che il singolo paziente psoriasico individua, rappresen¬tano tutti dei fattori difficilmente valutabili in studi di lunga durata, anche correttamente progettati.



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10. Martin BA, Chahmers RJG, Telfer NR. How- great is the risk of further psoriasis foilowing a single episode of acute guttate psoriasis? Arch Dermatol 1996:132:717.
11. Farber EM, Nall L. The natural history of psoriasis in 5600 patients. Dermatologica 1974, 148: 1-18.
12 Paolo Carli-La psoriasi-verso il terzo millennio UTET -1999;8-11

Rischio di sviluppare la psoriasi per il singolo soggetto

MEMBRO DELLA FAMIGLIA AFFETTO DA PSORIASI PERCENTUALE DI RISCHIO PER IL SINGOLO SOGGETTO
Ambedue i genitori
50%
Un genitore (fratelli o sorelle sani) 10%
Nessun genitore (un fratello o sorella affetto/a) 7%
Un genitore e un fratello o sorella 10%
Nessun genitore e due fratelli o sorelle 16%
Parente di secondo grado 4%
Parente di terzo grado 1%
Le alterazioni biologiche tipiche della psoriasi consistono nell'iperprolife¬razione epidermica, associata ad accelerata e incompleta differenziazione dei cheratinociti, a infil¬trato di leucociti neutrofili e linfociti T CD3+CD8+ nell'epidermide, con prevalente linfociti T CD3+CD4+ nel derma. Nella lesione psoriasica si osserva l’attivazione di quattro popolazioni cellulari: l'endotelio, il linfoci¬ta, il granulociti neutrofilo e il cheratinocita. L'infiltrato linfomonocitario precede la proliferazione epidermica a cui seguirebbe l’attivazione endoteliale dovuta al rilascio di citochine ad azione specifi¬ca sull'endotelio.
Il trapianto di cute del paziente psoriasico di tipo sia lesionale sia clinicamente normale in topi nudi atimici ha dimostrato che l'aumentata sintesi di DNA persiste in ambedue le aree di trapianto. Tale anomalia è da ritenere pertanto caratteristica dell'epitelio psoriasico, anche se clinicamente indenne.2/A
L’ eziologia della psoriasi anche se ancora sconosciuta, sembra sia chiaro ormai che la tendenza a sviluppare tale patologia abbia come causa principale la predisposizione genetica. Molti fat¬tori sono implicati nella sua comparsa, fra cui quelli ambientali, traumatici, infettivi, psicologi¬ci e anche quelli riguardanti lo stile di vita (.come per esempio l'assunzione di alcolici e/o l’ abitudine al fumo). La predisposizione genetica alla psoriasi è stata rilevata dagli studi epidemiologici effettua¬ti negli ultimi sessant'anni, studi condotti su coppie di gemelli mostrano una maggiore concordanza della malattia nei monozigoti rispetto agli eterozigoti: l'indice di ereditarietà per i gemelli monozigo¬ti varia dal 91% (relativo a uno studio condotto sulla popolazione danese)1 al l'80% (stimato su quel¬la australiana)2. Questa differenza fra i dati sembra dovuta alla maggiore età dei gemelli danesi e quindi a una più probabile comparsa della malattia con l’ aumentare dell'età; il fatto che non in tutte le coppie monozigotiche si verifichi la comparsa della malattia in entrambi i gemelli conferma l'im¬portanza e la necessità di fattori scatenanti per l'insorgenza della patologia. Un notevole contributo per la comprensione dei meccanismi ereditari implicati nella psoriasi è stato apportato dalle ricerche condotte da Lonaholt3 sulla popolazione delle isole Faroe e da Hellgren4 su quella Svedese: ambedue questi studi rilevano una maggiore incidenza della psoriasi in pazienti con anamnesi familiare positiva rispetto alla popolazione generale. I primi studi condotti sugli alberi genealogici di singole famiglie5 hanno proposto come modello di ereditarietà quello di un singolo gene autosomico dominante con una penetranza del 60%, ottenuta dalla percentuale di genitori sani con figli affetti da psoriasi. Tuttavia Watson e colla.6 osservarono che il numero di figli psoriasici da genitori non affetti era troppo alto per essere spiegato da un singolo gene autosomico dominante anche se a penetranza incompleta; essi proposero il modello di eredita¬rietà multifattoriale secondo il quale per l'insorgenza della psoriasi era necessaria la presenza sia di più fattori genici, sia di eventi scatenanti; il loro studio indicava che l'incidenza della psoriasi in figli di genitori entrambi affetti dalla malattia era pari al 50%, mentre scendeva al 16,4% quando un solo genitore ne era affetto e al 7.8% se entrambi i genitori non mostravano alterazioni psoriasiche. Più recentemente Iselius e Williams7 revisionando in maniera più critica i dati raccolti da Lomholt, hanno suggerito l’ ipotesi che la psoriasi possa essere una patologia eterogenea dal punto di vista ge¬netico, in quanto per alcune famiglie il meccanismo di ereditarietà sembra essere monogenico, per altre multifattoriale; questi risultati contraddittori possono essere dovuti alla diversità delle popola¬zioni prese in esame e anche al fatto che lo studio degli alberi genealogici di singole famiglie non sempre fornisce valutazioni oggettive sulle modalità di trasmissione ereditaria. Dalle ricerche com¬piute emerge quindi un quadro estremamente complesso: il modello di ereditarietà poligenico o i1 multifattoriale sembra quello maggiormente accettato, anche se recenti studi epidemiologici condotti in Svezia dimostrano come l'ereditarietà di questa patologia possa essere spiegata da un modello au¬tosomico recessivo8. La natura dei geni coinvolti non è ancora chiarita benché venga ipotizzato che l'anomalia genetica influenzi la regolazione e il differenziamento cellulare attraverso alterazioni mo¬lecolari oppure possa essere la causa dell'alterata risposta inmunologica presente nella psoriasi.Un ulteriore contributo all'eziopatogenesi della psoriasi è stato fornito dagli studi provanti il fenome¬no del "genomic imprinting", cioè dell'influenza del sesso di un genitore sull'espressione di un gene trasmesso9; questi dati riguardanti i figli di genitori affetti da psoriasi dimostrano una penetranza del¬la malattia statisticamente maggiore in quelle coppie in cui il padre risulta psoriasico.
Sistema HLA e associazione con la psoriasi
Negli ultimi vent'anni è stata ben documentata l'associazione fra psoriasi e specifici antigeni del complesso maggiore di istocompatibilità di classe I e di classe II situati sul cromosoma 6, evidenziando fortemente quanto il meccanismo immune possa essere importante nella patogenesi della malattia e come tali antigeni possano essere considerati marker genetici per questa patologia. Questa relazione è stata stabilita da studi epidemiologici condotti su pazienti con psoriasi e/o artropatia psoriasica. Gli antigeni del complesso maggiore di classe I -B13, -B17. -B37, -B39, -Cw-6 e l'antigene di classe II -DR7 e -DR4 presentano una maggiore frequenza in pazienti psoriasici comparati alla popolazione di controllo e l'artropatia psoriasica è stata maggiormente riscontrata in individui aventi l’ HLA -B27, - B38. -B39, -DR4 e -DR7.
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10 Beatrice Bianchi. UTET-la Psoriasi-Milano 1999;12-15

Fattori scatenanti e perpetuanti15
Sono numerosi i fattori riconosciuti come scatenanti una recidiva o perpetuanti e/o esacerbanti la psoriasi preesistente, tuttavia, i meccanismi d'azione di tali fattori sono a tutt'oggi poco noti. È stato infatti da tempo proposto il concetto di "paziente pre-psoriasico", riferito a quel sog¬getto con predisposizione genetica a sviluppare la malattia, ma che non abbia ancora incontrato le condizioni che sono oggi ritenute in grado di slatentizzarla, quali per esempio il trauma, le infezioni, la fotoesposizione, alcuni disordini metabolici, lo stress, l'assunzione di alcolici o di alcuni farmaci.Traumi:

Il Fenomeno di Köbner

La comparsa della psoriasi in sede di trauma è un fatto ben noto, come dimostrato dal fenomeno di Köbner, o reazione isomorfa: si tratta della comparsa di una lesione psoriasica su cute apparentemente sana a seguito di insulti di origine traumatica, per lo più in un soggetto con psoriasi in fase attiva o non in trattamento. L’originale intuizione del fenomeno dell'isomorfismo reattivo si deve a Heinrich Köbner, famo¬so dermatologo tedesco del XIX secolo. Egli pubblicò nel 1876 il caso singolare di un pazien¬te che aveva sviluppato tipiche lesioni psoriasiche in aree cutanee sottoposte a eventi trau¬matici quali escoriazioni, morso di cavallo e tatuaggi16. Kòbner non si pronunciò circa la patogenesi del fenomeno, ma si limitò semplicemente a descrivere ciò che per primo aveva notato. In suo ono¬re, ancora oggi, l'isomorfismo reattivo è noto come fenomeno di Köbner. Sono stati riconosciuti come possibili responsabili del fenomeno di Köbner vari traumi (sia naturali sia sperimentali), capaci tutti di indurre lesioni psoriasiche tipiche su cute apparentemente sana. Tra i fattori naturali compaiono anche le fotodermatiti: a questo proposito è bene notare che, mentre nella maggior parte dei pazienti psoriasici l'esposizione al sole o ai raggi ultravioletti da sorgenti artificiali ha un'azione favorevole sulla sintomatologia clinica, in una certa percentuale di soggetti (in particolare quelli con fototipo 1 e 2, fra gli anziani e le donne), la psoriasi può essere esacerbata o talora provocata dalla fotoesposizione estiva. Anche modificazioni cutanee locali, rappresentate per esempio dall'occlusione nell'area del pannolino nella psoriasi infantile, sembrano poter scatenare o slatentizzare una psoriasi preesistente. Il fenomeno di Köbner sembra avere un'incidenza compresa tra il 38 e i176% dei pazienti affetti da pso¬riasi1; la reazione isomorfa si realizza generalmente entro 1-2 settimane dall'evento traumatico ma il periodo di latenza può essere anche più breve (3 giorni) o molto più lungo (persino qualche anno).
Il fenomeno si osserva più frequentemente nei soggetti con forme attive di psoriasi, o in quelle recidivanti o a esordio giovanile, in pazienti sottoposti a numerose terapie, mentre è più raro nelle fasi di remissione della malattia o nei periodi di latenza. Non è riportata una sede preferenziale di localizzazione dell'isomorfismo reattivo: può presentarsi nelle sedi tipiche della psoriasi (cuoio capelluto, gomiti, ginocchia) o in sedi insolite per tale dermatosi, come il viso. La stagionalità del fenomeno rispecchia quella della psoriasi: maggiore incidenza nella stagione in¬vernale piuttosto che in quella estiva.














Eventi traumatici responsabili del fenomeno di Köbner ( da Boyd AS, Neldner KH).17

Traumi Dermatopatie Reazioni allergiche Cause iatrogene
Abrasione
Agopuntura
Applicazione di cerotti
Congelamento
Elettrocoagulazione
Escoriazione
Ferita da arma da fuoco
Innesto cutaneo
Manicure
Morso da animale
Puntura d’insetto
Rasatura
Sferegamento
Trauma chirurgico
Ustione termica
Dermatite erpetiforme
Deramatite irritativi e allergica
Dermatite seborroica
Follicoline
Herpes zoster
Lichen planus
Infezione perianale da corynobacterium Minitussimum
Linfangite
Micosi
Miliaria
Piodermite
Pitiriasi Rosea
Scabbia
Varicella
Vitiligine
Patch test
Vaccinazioni Radiazioni ionizzanti
Radiazioni ultraviolete



Patogenesi del fenomeno di Köbner

Il meccanismo esatto con cui si determina il fenomeno di Köbner non è ancora del tutto chiarito. Anche il fatto che occorresse un danno sia dermico sia epidermico affinché si potesse sviluppare tale fenomeno, viene messo in discussione dalla dimostrazione che esso, può essere indotto dall’insulto del solo stato epidermico (bolla di suzione)2. La lesione psoriasica si manifesta solo dopo asportazione del tetto della bolla. Nella reazione isomorfa secondaria a trauma sarebbe ipotizzabile inoltre il rilascio da parte dei che¬ratinociti degli attivatori del plasminogeno: Purochinasi e l'attivatore tissutale del plasminogeno in plasmina. Queste proteasi che fisiologicamente prendono parte-al processo di guarigione delle ferite e al rimodellamento tissutale giocano un ruolo nella crescita e nella differenziazione del cheratinoci¬ta3 e nella fisiopatologia della psoriasi4. È da riportare in questa sede anche la descrizione di un più raro fenomeno di Köbner inverso (o fenomeno di Renbeok, cioè il nome di Köbner letto all'incontrario), consistente nella scomparsa di lesioni psoriasiche attive a seguito di un trauma; tale fenomeno, che si manifesta in soggetti che non presentano la reazione isomorfa, si realizza, come il fenomeno di Köbner, secondo la legge del "tutto o nulla", apparendo comunque regolarmente in corrispondenza di tutte le sedi traumatizzate.

Infezioni

L'importanza delle infezioni streptococciche (in particolare, l'infezione orofaringea) nello scatenare la psoriasi di tipo guttato o eruttivo, specie nell'infanzia, 1-2 settimane dopo l'esordio della malattia, è ormai universalmente riconosciuta e assai frequente5; studi recenti hanno poi assegnato un ruolo molto importante agli antigeni streptococcici nel mantenimento della psoriasi volgare in placche, dove funzionerebbero da superantigeni, contribuendo a mantenere attivo il complesso meccanismo immunologico attualmente considerato essenziale nella malattia. In casi simili, una prolungata tera¬pia antibiotica mirata potrebbe contribuire alla scomparsa della sintomatologia clinica. Fattori infettivi più raramente in causa nello scatenare la psoriasi sono pure le comuni malattie virali esantematiche dell'infanzia, tra cui il morbillo e in particolare la varicella, probabilmente con un mec¬canismo tipo fenomeno di Köbner.
Occorre ricordare anche la relazione, ampiamen¬te documentata, tra l'infezione da HIV e la comparsa di una forma grave di psoriasi preesistente. Il meccanismo attraverso cui si realizzerebbe tale provocazione non è del tutto chiaro.( Le osservazioni al riguardo sarebbero per giunta in apparente contrasto con la teoria della patologia immunologica della psoriasi,secondo la quale la malattia sarebbe scatenata da un attivazione dei linfociti T helper CD4+: nell’infezione da HIV i CD4+ sono ridotti di numero, ma farmaci come la ciclosporina (di comprovata efficacia terapeutica nella psoriasi) hanno come bersaglio elettivo proprio questa popolazione cellulare.¬
Farmaci
Le manifestazioni di esordio o l'esacerbazione della psoriasi possono non di rado essere secondarie all'assunzione di farmaci. Di seguito elenchiamo i Farmaci che sono stati riportati essere responsabili della slatentizzazione o della perpetuazione della psoriasi.
Per quanto riguarda i sali di litio, è ben documentato il loro ruolo nella possibile slatentizzazione di una psoriasi "preclinica”, nel peggioramento della psoriasi già in atto, nella trasformazione di una psoriasi ben controllata in una forma refrattaria alle comuni terapie e seppur raramente, nel¬l'induzione di una psoriasi pustolosa generalizzata. Differenti meccanismi sono implicati nel mo¬dello farmacologico del meccanismo di azione del litio riguardo all'induzione di un'eruzione psoriasica. A livello molecolare è stato dimostrato che la somministrazione per lungo periodo di litio, induce un au¬mento di cAMP intracellulare, mentre la somministrazione acuta indurrebbe una riduzione di cAMP intracellulare..
È comunemente ritenuto che anche i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) abbiano un'azio¬ne di stimolo sull'attivazione della psoriasi. Queste sostanze (acido acetilsalicilico, indometacina, Fenilbutazone, ossifenilbutazone, ibuprofene, diclofenac, meclofenamato ecc.) vengono spesso pre¬scritti agli psoriasici affetti da artropatia psoriasica ma, la percentuale effettiva di casi in cui provoca¬no un peggioramento della dermopatia è estremamente variabile nell'esperienza dei vari autori. Il possibile meccanismo d'azione dei FANS nel peggiorare o scatenare l'eruzione psoriasica sembra es¬sere legato alla loro attività farmacologica di inibizione selettiva della ciclo-ossigenasi, con conse¬guente riduzione della sintesi di prostaglandine e aumento di leucotrieni (in particolare il B4), dotati di attività chemiotattica sui granulociti neutrofili. I FANS, inoltre, sarebbero in grado di indurre nuo¬ve lesioni psoriasiche e/o peggiorarne altre preesistenti anche per l'effetto inibitorio sull adenilciclasi congiuntamente





Farmaci riportati come responsabili della slatentizzazione, della perpetuazione e/o dell’aggravamento della psoriasi.

• Acebutololo • Clortalidone • Mesalamina
• Acido acetilsalicilico • Cotrimossazolo •Metiltestosterone
• Acido valproico • Diclofenac • Metoprololo
• Aldesleukin (IL-2) • Digossina • Nadololo
• Amiodarone • Dipiridamolo • Omeprazolo
• Amossicillina • Enalapril • Oro e sali d'oro
• Ampicillina • FANS • Penbutololo
• Arsenico • Fenilbutazone • Penicillamina
• Atenololo • Flecainide • Pindololo
• Auranofin • Fluoxetina • Pirazoloni
• Aurotioglucosio • Fluoximesterone • Primachina
• Beta-bloccanti • Foscarnet • Propanololo
• Betaxololo • Gemfibrozil • Risperidone
• Bisoprololo • Gliburide (glibenclamide) • Sali di litio
• Captopril • Glipizide • Sotalolo
• Carbamazepina • IbuproFene • Sulfametossazolo
• Carteololo • Idrossidorochina • Sulfonamidi
• Chinidina • Indometacina • Tacrina
• Chlorambucil • Interferon alpha • Terbinafina
• Ciclosporina • Interleuchina 2 (IL-2) • Terfenadina
• Cimetidina • Ketoprofene • Testosterone
• Clomipramina • Labetalolo • Tetraciclina
• Clonidina • Levamisolo • Timololo
• Clorochina • Medofenamato • Trazodone
all'azione calcioan¬tagonista di cui so¬no dotati. Tra i FANS che sembra¬no non peggiorare la psoriasi va se¬gnalata la nimesu¬lide che blocca en¬trambe le vie ossi¬datine dell'acido arachidonico e si è rivelata di qualche efficacia nel tratta¬mento di circa 70 casi di artropatia psoriasica8. Gli an¬timalarici di sintesi, talvolta anche inopportunamente impiegati nella psoriasi artropati¬ca, possono scate¬nare l'eruzione cu¬tanea, verosimil¬mente per un pos¬sibile effetto sul¬l'attività del ciclo dei pentosi.I beta-bloccanti avrebbero azione analoga attraverso la riduzione dell'at¬tività dell'adenila¬to-ciclasi (con con¬seguente diminu¬zione dei livelli di cAMP) e mediante un'attività iperplastica sull'epidermide.
Va infine ricordato il fenomeno cosiddetto di “rebound”, consistente in un improvviso e rapido ag¬gravamento della malattia (.evoluzione in senso pustoloso generalizzato o in eritrodermia) a cui si as¬siste alla sospensione di una terapia corticosteroidea sistemica.

Fattori endocrini e metabolici
Il decorso della psoriasi sembra essere influenzato anche da fattori endocrini, come suggerito dal¬l esistenza di picchi di incidenza della malattia nella pubertà e in menopausa 9. In uno studio pro¬spettico condotto durante la gravidanza, nel 40% dei casi il decorso della psoriasi si è dimostrato inalterato, mentre nel rimanente 60% è stato osservato un miglioramento9. Nel post-partum, invece, viene spesso riportato un peggioramento della malattia; ricordiamo inoltre che la gravidanza può scatenare anche una forma di psoriasi pustolosa generalizzata. Infine la malattia può peggiorare du¬rante l'assunzione di estrogeni e nel periodo premestruale.10 Per quanto riguarda i fattori metabolici, riportiamo come semplice annotazione storica le teorie che attribuivano valenza eziologica nella psoriasi ad alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico, mentre si continua a dare relativa importanza nell'esacerbazione della malattia (specie se pustolosa o eritrodermica) all'ipocalcernia, sia essa conseguente a una paratiroidectomia accidentale sia seconda¬ria a dialisi extracorporea.


Alcol, fumo e alimentazione

L'abuso di bevande alcoliche sembra essere più frequente nei pazienti di sesso maschile con psoria¬si grave, anche se non è stata stabilita con sicurezza un'azione diretta dell'alcol nello scatenamento della dermatosi. Comunque, le frequenti alterazioni del metabolismo epatico e l'aumentata assunzio¬ne di alcol, spesso osservate negli psoriasici11, sembrano costituire più una delle conseguenze socio¬psicologiche della malattia piuttosto che una delle cause determinanti. Il consumo di alcol, inoltre, ridurrebbe la compliance terapeutica dei pazienti, confermando e rafforzando l'idea che l'abuso di tali bevande rappresenti un sintomo dei disturbi psicologici o di personalità che possono in modi di¬versi contribuire al peggioramento clinico o alla più difficoltosa gestione da parte del dermatologo. Recentemente, è stata sottolineata la presenza di una correlazione positiva tra psoriasi e fumo di si¬garetta; mentre Kavlir12- documenta un aumento della prevalenza della psoriasi tra i fumatori maschi, Braathen13 riferisce un'aumentata prevalenza di fumatori tra gli psoriasici e in particolare tra le don¬ne. Ulteriori studi hanno evidenziato tra le donne affette da psoriasi un aumento dei decessi corre¬lati al fumo (in particolare neoplasie del polmone e infarto miocardico). È ovviamente molto arduo stabilire se il fumo ha un ruolo come fattore scatenante la psoriasi (magari attraverso l'attivazione di fattori chemiotattici) o se invece può rappresentare una modalità compensatoria a un possibile sen¬so di frustrazione che la dermatosi può provocare in particolari soggetti. Tuttavia, la relazione causale tra il fumo e la dermopatia, specialmente nel sesso fenmúnile, sembra particolarmente elevata nel caso della psoriasi pustolosa palmo-plantare, dove sarebbe positivo an¬che il criterio di ex-juvantibus, cioè la risoluzione della sintomatologia alla cessazione dell'abitudine alle sigarette.

Stress, fattori psicosomatici e psicogenetici

Viene spesso riferito dai pazienti stessi che gravi eventi stressanti avrebbero preceduto la comparsa o provocato l'esacerbazione della psoriasi. La pelle, infatti, è ricchissima di innervazioni del Sistema Nervoso Vegetativo ed è attraverso quest'ultimo che numerose emozioni si traducono in modifica¬zioni della cute (rossore, orripilazione, sudorazione, pallore). Tra le malattie cutanee in cui con mag¬giore frequenza è stata osservata questa contiguità, si annovera la psoriasi, vista quindi come malat¬tia a eziopatogenesi multifattoriale, in cui anche fattori di carattere psicologico, emotivo, hanno sicu¬ramente rilevanza.La psoriasi si può configurare come "una reazione esercitata dall'organismo di fronte a stimoli della natura più varia che tendono a estrinsecarsi verso il piano cutaneo e, in soggetti predisposti, "fatto¬ri psichici possono rappresentare degli stimoli validi a produrre la reazione psoriasica agendo in mo¬do analogo ai traumi fisici del fenomeno di Köbner”14. Stress psicosociali possono, infatti, in talune circostanze, creare condizioni slatentizzanti la patologia. Sono stati studiati sia incidenza e natura de¬gli eventi stressanti potenzialmente pàtogeni sia la personalità di base, focalizzando l'attenzione sul¬la modalità di risposta e sulla risonanza emotiva, propria dell'individuo, che determinano lo specifi¬co "vissuto" dello stress.Le ricerche più rigorose in tale settore sembrano quindi sicuramente dimostrare una relazione causa¬ effetto tra gli eventi stressanti e la psoriasi, presente in una percentuale variabile tra il 42 e il 70% dei casi.14







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9 Terapia

La terapia della psoriasi si avvale di numerosi presidi, ognuno dei quali ha la sua importanza ed indicazione in rapporto alla gravità ed al quadro clinico della patologia. Non c’è dubbio che la terapia farmacologia, soprattutto quella topica è la più usata per lenire e ridurre in tempi relativamente brevi la sintomatologia, come pure l’uso della fototerapia con apparecchiature e l’elioterapia hanno dimostrtato la loro importanza. Di seguito si elencano i vari presidi terapeutici farmacologici e non, attualmente utilizzati.Negli ultimi anni però le ricerche si sono orientate anche verso una genesi psicodinamica di tale patologia per cui si analizzerà l’aspetto psicosomatico della psoriasi considerato che eventi stressanti particolarmente intensi da un punto di vista emotivo, si riscontrano frequentemente nell’anamnesi di quasi tutti i soggetti ,per cui anche la terapia trova una strada diversa rispetto a quella utilizzata finora. Infatti la ipnoterapia si sta dimostrando una terapia valida per migliorare ed in alcuni casi addirittura risolvere tale malattia. Di seguito si analizzerà e si approfondirà anche quest’altro aspetto della terapia, mettendo in risalto la inscindibiltà della psiche umana dal suo terreno proiettivo: il soma ed in particolare la pelle.
I farmaci usati nella terapia della psoriasi sono numerosi e di diverso tipo, a partire da farmaci per uso topico fino a quelli per uso sistemico.


9.1 La terapia farmacologica topica si avvale:

9.1a. farmaci galenici

Questi farmaci trovano il miglior impiego presso strutture ospedaliere. Essi si dividono:
cheratolitici( ac. Salicilico)-Antiflogistici lenitivi-Catrame vegetaele e di Schisti bituminosi(residui di peci fossili)- catrame di carbon fossile(coaltar).

9.1b. corticosteroidi.

Per la loro efficacia, relativamente soddisfacente, l'assenza di effetti collaterali a breve termine e la facilità di uso, i corticosteroidi topici rappresentano sicuramente il trattamento locale più diffuso della psoriasi. Da una recente intervista, che ha coinvolto 225 dermatologi americani, risulta che 1'85% di questi nella psoriasi di grado lieve-medio prescrive come farmaco di prima scelta corticosteroidi topici, mentre solo il 5% ricorre al catrame (Lien W.H.1995) . L'utilità dei corticosteroidi topici nella psoriasi rimane tuttora controversa; secondo alcuni la psoriasi risponderebbe solo a corticosteroidi di elevata potenza.

9.1c. Gli analoghi della vit.D3

Il calcitriolo (1,25-idrossi-colecalciferolo) rappresenta la forma naturale completa della vita¬mina D3 e come tale il suo effetto principale nell'uomo è la regolazione del metabolismo del calcio . Il suo analogo di sintesi il calcipotriolo ed il tacalcitolo ha lo stesso effetto del calcitriolo nel produrre un significativo miglioramento delle lesioni psoriasiche. La conferma dell'efficacia di questi derivati viene dallo studio delle modificazio¬ni dei livelli delle citocheratine indotte nella cute psoriasica dopo trattamento topico, con progressiva correzione dell'iperproliferazione cheratinocitaria (Krangalle K. 1995), (Van de Kerkhof P.C. 1998).


9.2 Terapia Sistemica
Essendo la psoriasi una malattia a eziologia sconosciuta, con un decorso imprevedibile, spesso cronico¬ recidivante, il trattamento si impernia su presidi di tipo sintomatico, intesi a indurre la remissione temporanea delle lesioni o a renderle maggiormente accette al paziente. La decisione di trattare per via sistemica un paziente affetto da psoriasi deve essere vagliata attentamen¬te e può essere condizionata da molte variabili; è indubbio che un trattamento per via sistemica viene ri¬servato a forme gravi o particolarmente estese. Nell'opzione finale entrano in gioco altri fattori, quali: la presenza di altre malattie, la possibilità di degenza in un reparto ospedaliero o di eseguire in maniera corretta una terapia topica, i costi del trattamento, la "compliance" del paziente e la sua professione. Un altro fattore rilevante è rappresentato dall'esperienza del medico sull'armamentario terapeutico a sua di¬sposizione: profilo farmaco-cinetico e farmaco-dinamico dei farmaci, possibili interazioni farmacologiche, dosaggi ottimali, rapporti rischio/beneficio e costo/beneficio. I principali agenti attivi nella psoriasi per via sistemica esercitano il loro effetto modulando alcuni processi patogenetici di cruciale importanza, rappresentati principalmente dall'esaltata proliferazione cheratinocitaria e/o dall'abnorme risposta T-linfocitaria.


9.2a Ciclosporina A

La ciclosporina A(CsA) è un farmaco immunosoppressore introdotto nella pratica medica per il control¬lo del rigetto dei trapianti d'organo Le indicazioni principali sono rappresentate da: psoriasi eritrodermica, pso¬riasi pustolosa generalizzata, artropatia psoriasica e psoriasi generalizzata. Risultano responsive anche la psoriasi pustolosa palmo-plantare, le forme localizzate al cuoio capelluto e le distrofie ungueali (Berth Jones J.1997)

9.2b Methotrexate

Il methotrexate (MTX) è un farmaco indicato nel trattamento della psoriasi generalizzata e postolosa, nell'eritrodermia psoriasica e nell'artrite psoriasica. È mielotossico ed epatotossico, a dosi elevate. ( Roenigk H.H.Jr., et all., 1998)

9.2c Corticosteroidi

Non sono un trattamento di prima scelta della psoriasi, dal momento che agli effetti collaterali noti si aggiunge il rischio di trasformare una forma volgare in una più grave (generalizzata, eritrodermica o pustolosa).
L'uso di steroidi per via sistemica va considerato soltanto nei casi non controllabili con altre modalità o con compromissione poliarticolare irreversibile, oppure qualora vi siano controindicazioni all'uso dei farmaci prima citati.

10 Sorgenti di radiazioni UV
Per molti anni è stata perseguita l'idea di praticare la fototerapia con-apparecchiature che si propon¬gono di riprodurre artificialmente la luce solare. Le lampade a fluorescenza rappresentano le sorgenti UV più moderne e versatili. In queste lampade contenenti vapori di mercurio a bassa pressione, le scariche nel gas producono raggi UV di breve lunghezza d'onda, che, per la loro elevata energia, eccitano a loro volta sostanze fluorescenti che emettono radiazioni di più elevata lunghezza d'onda. I migliori risultati terapeutici si ottengono con sorgenti di UVB a banda stret¬ta, in grado di svolgere uno spiccato effetto terapeutico con una modesta reazione eritemigena .La fototerapia con UVB, è indicata nel trat¬tamento della psoriasi con un impegno cutaneo superiore al 10%.

10.1 Fototerapia con U V B

L impiego della luce solare per il trattamento di malattie dermatologiche è noto fin dall'anti¬chità, tuttavia è solo alla fine del secolo scorso che la fototerapia è entrata a far parte della scienza medica.. L'ormai ampia e documentata efficacia della fototerapia e della fotochemioterapia con psoraleni (Uallat V.P. 1994)) nei confronti della psoria¬si pone questi trattamenti in una posizione di primo piano nella strategia terapeutica della malattia.





10.2 Fotochemioterapia con psoraleni

Consiste nell'uso delle radiazioni ultraviolette (UVA) in associazione a psoraleni per via orale (PUVA¬terapia). Sebbene l'efficacia di tale procedura sia ben riconosciuta, la più importante limitazione al suo uso protratto è rappresentata dal rischio carcinogenetico (Camp R.D.R.,1998).In campo dermatologico, la PUVA-terapia comporta l'assunzione o l'applicazione di uno psoralene seguito dall'irradiazione con ultravioletto lungo (UVA = 320-400 nm).La fotochemioterapia con psoraleni, ufficialmente in uso da circa 25 anni ma nota fin dall'antichità, viene impiegata non solo per il trattamento della psoriasi, ma anche per altre patologie dermatologi¬che (micosi fungoide, vitiligine, mastocitosi cutanea ecc.), ( Bruynzeel I. 1991).Gli psoraleni sono molecole appartenenti al gruppo delle furocumarine, presenti in natura in molte piante.In Italia sono disponibili capsule contenenti le sostanze in forma cristallina.
10.3 Elioterapia
L'irradiazione solare varia qualitativamente a seconda dell'altitudine (la quantità di UVB a 1500 m è maggiore del 20% rispetto al livello del mare), della stagione, della latitudine, dell'ora del giorno, dell'umidità e dell'inquinamento atmosferico.
L'effetto benefico del sole sulla psoriasi (De Fabo E.C.,1981 e Kelfkens G.1990) è noto fin dai tempi remoti, deriverebbe maggiormente dalla frazione UVB dell'ultravioletto solare.
La molecola bersaglio dei raggi solari è detta cromoforo. L'interazione fra questa molecola e gli UV determina gli effetti benefici e nocivi del sole sulla pelle. .
I cromofori contenuti nella cute sono: le basi pirimidiniche del DNA, gli aminoacidi aromatici, gli aci¬di grassi insaturi, gli steroidi, certi enzimi riparatori.
La radiazione solare, e in particolare i raggi UVB di lunghezza d'onda vicina ai 311 nm, per avere un'efficacia terapeutica devono provocare un'inibizione della replicazione cellulare, notoriamente accelerata nella psoriasi. L'inibizione dell'immunità cutanea ritardata per riduzione del numero e della funzione delle cellule di Langerhans è un ulteriore effetto favorevole svolto dalla radiazione solare.
Gli UVA hanno scarsa efficacia sulla psoriasi, se non a dosi troppo elevate per poter essere soppor¬tati dai pazienti. L'effetto benefico della radiazione solare si ottiene con l'esposizione graduale evi¬tando le ustioni solari che favorirebbero l'effetto Köbner.

11 Acque termali
Le acque termali indicate in letteratura ( Bauer P., 1992 e Sainte Laudy J.,1987) per il trattamento della psoriasi sono quelle bicarbonato¬calciomagnesiache e quelle sulfuree.
La terapia termale agisce nella terapia della psoriasi grazie all'ottima tollerabilità, alla mancanza qua¬si totale di effetti collaterali, ed è da utilizzare nelle forme cronicizzanti soprattutto come pausa o in¬tervallo durante le terapie farmacologiche più aggressive. I dati della letteratura, sporadici in passato, sono aumentati negli ultimi anni indicando l'azione del¬l'acqua termale sulla cute psoriasica secondo i seguenti effetti:
• detergente e macerante l'ipercheratosi con riduzione dell'infiltrato;
• cheratoplastico, antiflogistico e di sedazione sul prurito;
• riequilibrante la flora batterica.
Di particolare interesse, secondo recenti studi, l'attività equilibrante sul sistema immunologico, per un'azione generale aspecifica dell'immersione di tutto il corpo in acqua e per un'azione specifica degli oligoelementi disciolti nell'acqua termale.Alcuni di questi (per esempio zolfo e selenio) risultano interferire sulle cellule deputate alla risposta immune (linfociti T e cellule di Langerhans) con variazione della produzione di citochine quali inter¬ferone gamma e interleuchina (Dubertret L.)

12 Trattamento Laser delle chiazze psoriasiche
Alcuni studi dimostrano che il danno termico controllato prodotto dal "flashlamp pumped pulsed dye laser" (FPDL) può indurre una chiarificazione delle chiazze psoriasiche tramite la risolu¬zione della vasodilatazione della vascolatura delle papille dermiche (Katugampola G.A., 1995). Questi dati sono molto interessanti, in quanto è noto che dopo varie terapie antipsoriasiche si assi¬ste, nei reperti bioptici istologici, a una riduzione progressiva dell'infiltrato polimorfonucleato, in pri¬ma istanza, e mononucleato in un secondo tempo; mentre, in genere, persiste la vasodilatazione an¬che dopo risoluzione clinica delle lesioni psoriasiche.Il trattamento con FPDL delle aree cutanee precedentemente interessate potrebbe portare a una sta¬bilizzazione dei risultati con allungamento dei tempi di recidiva.

2 Dermatologia e psicosomatica
1 Note storiche ( Garcowich A. et al. 1998)
Da sempre le malattie cutanee sono state correlate in qualche modo a disordini interni e ad eventi emotivi. Sono merito della Scuola medica toscana del '700 le prime osservazioni sistematiche di tali fenomeni. Vincenzo Chiarugi, direttore dell'Ospedale di Bonifazio a Firenze, agli inizi del 1800 pubblicò un'opera in tre libri dedicata agli "incurabili" (venerei), ai "tignosi" (cutanei), ai "rognosi" e ai "perturbati men¬tali". Scrisse infatti su questi argomenti alcuni trattati: "Delle malattie afrodisiache" (Fi¬renze 1804), "Delle malattie cutanee sordide" (Firenze 1807) e "Della pazzia in genere ed in specie" (Firenze 1794). È singolare che il Chiarugi avesse competenze psichiatri¬che e dermatologiche, in un'epoca in cui la medicina si stava appena definendo come scienza sperimentale.
Alcune intuizioni di dermatologia psicosomatica del Chiarugi appaiono ancora oggi particolarmente interessanti: citiamo ad esempio il sospetto che "le bizzarre lesioni del paziente del terzo letto fossero autoprovocate" o che "la perturbazione intellettuale del 5 fosse la causa scatenante della sua orticaria persistente.
La dermatologia psicosomatica nasce e si sviluppa nel secondo dopoguerra sulla scia di studi iniziati già negli anni 40 negli Stati Uniti (F. Alexander) che correlavano "il linguaggio simbolico degli organi a delle specificità di tipo e disturbi della personalità".
Anche in Italia questa disciplina ha avuto alcuni cultori, G. Manganati, G. Matellassi, E. Panconesi, M. Nistri, A. Pazzagli, P. Pancheri, che hanno contribuito alla sua espan¬sione ed al suo approfondimento e possibilità di utilizzo clinico a beneficio dei pazienti.
Emiliano Panconesi, uno dei più autorevoli studiosi italiani di dermatologia psicoso¬matica, afferma che lo specialista dermatologo dovrebbe costantemente fondarsi su un metodo psicosomatico che tenga conto "delle suggestive coincidenze tra situazioni emozionali acute e croniche e l'insorgenza o l'aggravamento delle malattie cutanee", e dovrebbe anche saper individuare il profilo psicologico di personalità del paziente, poiché è possibile correlare specifici tratti di personalità con alcune dermatosi cutanee.


2. L’universo tattile e cutaneo

Per struttura e funzioni la pelle è più che un organo, è un insieme di organi diversi.Di tutti gli organi di senso è il più vitale : si può vivere da ciechi, sordi, senza il gusto o l’olfatto. Senza l’integrità della maggior parte della pelle non si può vivere. La pelle risulta aver maggior peso ( 20% di peso del corpo nel neonato; 18% nell’adulto) e occupa una superficie maggiore( 2500 cm2 nel neonato, 18000 cm2 nell’adulto). La pelle, sistema di più organi di senso( tatto, pressione, dolore, calore ecc.) è a sua volta in connessione con gli altri organi di senso ( udito, vista, olfatto, gusto) e con la sensibilità cenestesica e di equilibrio. Nel bambino piccolo la complessa sensibilità dell’epidermide ( tattile, termica,dolorifica ) resta a lungo diffusa e indifferenziata. Essa trasforma l’organismo in un sistema capace di provare altri tipi di sensazioni( sensazione di iniziativa) e di collegarle alle sensazioni cutanee( funzione associativa) o di differenziarle e localizzarle sullo sfondo di una superficie corporea globale ( funzione di schermo).Ma la pelle non è solo organo di senso . Essa svolge i ruoli annessi a parecchie altre funzioni biologiche : respira e perspira, secerne ed elimina, mantiene il tono, stimola la respirazione,la circolazione, la digestione e l’escrezione e naturalmente è connesso con la riproduzione (Anzieu D.2005)




3. La pelle da un punto di vista biologico e psicologico
La pelle svolge un ruolo importante nella termoregolazione, nella difesa immunitaria, nella protezione meccanica, nella attività sensoriale e comunicativa dell'organismo.
Può essere quindi considerata un organo complesso con importanti funzioni adatta¬tive e difensive. Come tale alla pelle viene attribuito il ruolo di organo di confine tra mondo esterno e mondo interno.. La pelle è ricchissima di innervazioni del sistema neurovegetativo ed è attra¬verso quest'ultimo che numerose emozioni si traducono in modificazioni della cute (rossore, orripilazione, sudorazione, pallore).
La pelle presenta la stessa derivazione ectodermica del sistema nervoso centrale. Si potrebbe dunque giustificare la ricchezza di capacità comunicazionali e psichiche della cute sulla base di questa "derivazione". Lo studio delle interazioni tra sistema nervoso centrale e sistema immunitario ha portato inoltre a ipotizzare un legame tra i due apparati; stimoli emozionali e situazioni di stress acuto e/o cronico possono influire sull'incidenza e sulla gravità di quelle malattie nelle quali risulta implicato il sistema immunitarío (infezioni, neoplasie, affezioni immuno-mediate). Malattie a patogenesi immunologica possono essere accompagnate da alterazioni psicologiche e/o neurolo¬giche.


4. Funzioni paradossali psico-fisiologiche della pelle

La pelle fornisce numerosi esempi di funzionamento paradossale al punto che ci si può chiedere se la paradossalità psichica non trovi sulla pelle una parte del suo appoggio. La pelle sottrae l’equilibrio del nostro ambiente interno alle perturbazioni di origine esterna, ma nella propria forma tessitura, colorazione, cicatrici conserva i segni di tali perturbazioni. A sua volta rivela all’esterno lo stato interiore che si intende difendere; agli occhi altrui, essa è un riflesso della nostra buona o cattiva salute organica e uno specchio della nostra anima. Altri paradossi: la pelle è permeabile e impermeabile, è superficiale e profonda, veritiera e ingannatrice. Richiama investimenti libidici sia narcisistici che sessuali. E’ la sede del benessere e della seduzione. Ci fornisce sia dolori che piacere. Trasmette al cervello le informazioni che provengono dal mondo esterno compreso i messaggi «impalpabili»che, tra l’altro , ha appunto la funzione di «palpare» senza che l’io ne sia cosciente. La pelle è solida e fragile. Nella sua nudità la pelle materializza il nostro spogliamento, ma anche la nostra eccitazione sessuale. Nella sua fragilità e vulnerabilità traduce la nostra indigenza originaria, maggiore di quella di tutte le altre specie e nello stesso tempo la nostra elasticità di adattamento e di evoluzione. Separa ed unisce le differenti sensorialità.

5. Il tatto e il contatto: le diverse scuole di psicoterapia

Per primo Sigmund Freud ha sottolineato l’importanza del ruolo delle sensazioni cutanee nella formazione dell’Io.
Secondo Anna Freud (1936) “all’inizio dell’esistenza il fatto di essere accarezzati, stretti e calmati da un contatto cutaneo aiuta il bambino ad edificare un’immagine del corpo e un io corporeo sano, aumenta gli investimenti di amore su se stessi e allo stesso tempo favorisce lo sviluppo dell’amore oggettuale, cementando i legami tra madre e bambino”.
Con Winnicott la teoria psicoanalitica si sposta dal seno e dall’oralità, per occuparsi del contatto corporeo, dell’holding (contenimento) e della madre sufficientemente buona: ”è importante soprattutto che la madre tenga fisicamente il bambino, il che corrisponde ad una forma di amore”. Questo autore si riferisce ad una madre che esiste, ama il figlio in modo fisico, garantendogli contatto, calore corporeo e cutaneo, movimenti o tranquillità a seconda dei suoi bisogni.
Ashley Montagu, insiste sull’importanza della pelle in quanto organo determinante nello sviluppo del comportamento umano: per tatto intende il contatto soddisfacente, che può avvenire con le carezze, le coccole, gli abbracci, l’aggrapparsi. Il piacere tattile soddisfacente nella prima infanzia svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo ulteriore dell’individuo. Il bambino ha bisogno di apprendere sulla solida base del tatto cosa significhino l’intimità, la prossimità, la distanza e il distacco.Infatti anche
J.P. Sartre magistralmente asserisce: “La carezza non è un semplice sfiorare, è formare”.


6. La pelle come mezzo di comunicazione

La pelle è allo stesso tempo, in quanto organo che contiene il corpo, un elemento di separazione-confine e struttura di comunicazione con il mondo esterno. È esperienza comune, infatti, che alcuni contenuti psichici soggettivi si esprimono attraverso la cute con segni quali il rossore, il pallore, la piloerezione, il prurito. Le stesse caratteristiche macroscopiche della cute (colore, solchi, pieghe, rughe, depressioni), il trofismo cuta¬neo, l'elasticità, l'aspetto degli annessi (unghie, peli), le funzioni ghiandolari (produzio¬ne di sebo e di sudore ) svolgono un importante ruolo sociale e simbolico per il soggetto.
La pelle è il più sensibile, il primo mezzo di comunicazione tra lo spazio esterno ed interno e nello stesso tempo è il più efficiente dei mezzi di protezione. In molteplici espressioni popolari come "a fior di pelle" o "amici per la pelle", la meta¬fora nasconde il senso che tutti gli individui inconsciamente attribuiscono alla pelle, vi si esprimono le funzioni congiunte dell'organo di superficie e dell'lo. La pelle è connessa necessariamente con l'esistere, non con l'essere: è l'involucro che dà forma all'essere, è il limite che definisce l'uomo fisicamente e psichicamente, è ciò che insieme separa ed unisce. Per struttura e funzioni, la pelle nella sua complessità anatomica, fisiologica e culturale anticipa sul piano organico la complessità dell'lo sul piano psichico. Di tutti gli organi di senso è il più vitale: trasforma l'organismo in un sistema sensibile capace di provare sensazioni, di collegarle a quelle interne ed esterne e di differenziarle. Si fa promotore di codici relazionali e di comunicazioni visive, tattili, olfattive.La pelle è inoltre in grado di ricevere segnali e di comunicarli all'esterno, per il corpo e dal corpo; opera sia da "soggetto" dell'esistenza di noi stessi che da "oggetto" dell'esi¬stenza degli altri. Il codice visivo fa sì che ci sia un rapporto interpersonale a distanza; quello tattile consente rapporti diretti,. grazie al "toccare" per cui la pelle è soggetto ed oggetto dell'esperienza. Da un lato la cute si oggettivizza e procura sensazioni, dall'al¬tro si soggettivizza come recettore di sensazioni. La pelle quindi regola i rapporti sociali ed esistenziali, facendosi portatrice di messaggi biunivoci presenti all'interno ed al¬l'esterno del corpo.Come ultimo elemento la pelle è un organo visibile e quindi luogo di espressione di conflitti relativi all'esibizionismo, per esempio paura, vergogna, pulsioni narcisistiche e all'immagine del Sé (bellezza, bruttezza, rapporto col mondo).Per la psicologia moderna, in particolare per quella ad orientamento psicodinamico, il contatto cutaneo tra madre e neonato è un fattore determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotivo-affettive e cognitive e per la costruzione dello schema e dell'immagine corporea. Infatti già nel corso delle prime fasi del suo sviluppo la pelle assume un importanza notevole per l’essere umano. Durante la gravidanza il feto risponde alle minime pressioni provenienti dal mondo esterno. Basta la leggera pressione di un dito a rappresentare un richiamo, e subito il bambino reagisce e si muove.Il comportamento di attaccamento post natale si prepara dunque molto prima della nascita ed è bene notare che la madre, il padre, la coppia sono notevolmente modificati dal contatto precoce con il feto. Secondo Veldman “l’affermazione esistenziale per essere efficace deve essere avviata e proseguita per tutto il periodo dello sviluppo intrauterino, per poi essere confermata nei primi momenti di esistenza post natale”.L’affermazione tattile-affettiva sarebbe infatti un bisogno vitale primario assolutamente necessario allo sviluppo della vita affettiva.Quando si avvicina il parto le pareti uterine si avvicinano e le contrazioni sono più frequenti. Con il processo del parto le fonti di sollecitazione della superficie cutanea si moltiplicano e si intensificano. I gesti che seguiranno la nascita assumono invece un’altra dimensione, quando per la prima volta il bambino è visibile, vestito della sua sola pelle.Inizia un altro modo di comunicare. L’abbraccio materno, per quanto ricco e completo, non può coprire tutta la superficie del corpo, né permanere ininterrotto giorno e notte. Ma, al suo posto, la madre offre carezze e parole.La pelle del bambino è oggetto di cure materne regolari e attente. Esiste una vasta gamma di contatti con la pelle del bambino: carezze, sfregamenti, pressioni, palpazioni, piccoli pizzicotti ripetuti, contatti per via aerea (il fiato diretto al viso o al corpo del bambino), contatto con le labbra, baci, leccaggio (gli animali leccano volentieri i bambini che accettano volentieri questo contatto). Le carezze, le manipolazioni erotizzano il corpo del bambino, mentre anche la madre riceve apporti sensuali. È così che nascono le premesse del dialogo e della mutualità.Il desiderio del bambino di rannicchiarsi contro l’adulto può corrispondere al bisogno di un involucro e di protezione. Inoltre, dato che i movimenti involontari del neonato sono per lui in certi casi delle tempeste incontrollabili, il bambino necessita all’inizio di essere “contenuto” fisicamente dall’ambiente.Non è semplicemente partendo da qui che si può affrontare il problema dell’abbandono e delle carenze infantili con tutte le patologie che ne conseguono, ma bisogna sottolineare l’importanza da attribuire, nel bambino, alle manipolazioni e al contatto amorevole, al bagno tiepido, alle carezze sul viso, al cullare ritmico tra le braccia materne. È evidente che, in rapporto a cattive vicende di relazione che un individuo può subire in età formativa (soprattutto in rapporto con le figure primarie) e che vedono la pelle come uno scenario di realizzazione di un difettoso scambio intersoggettivo, si possono manifestare, in età adulta, turbe psicopatologiche di diverso contenuto e gravità, dalle nevrosi alle psicosi, alle malattie psicosomatiche .È attraverso il contatto cutaneo quindi che nel tempo il bambino può strutturare il confine tra Sé e non Sé e determinare la propria separa¬zione ed individuazione; si intende con ciò la capacità che ognuno di noi sviluppa di definirsi come individuo separato ma al tempo stesso in contatto, scambio e relazione, con i propri familiari prima e con il mondo esterno poi.Per numerosi psicanalisti lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale infantile dipende in buona parte dalle cure che il soggetto riceve durante l'infanzia, dal contatto pelle con¬tro pelle che avviene tra madre e figlio. Se le prime relazioni madre-bambino non si attuano nelle condizioni ottimali, ci possono essere delle alterazioni nell'equilibrio e nell'organizzazione psichica.Esistono svariati miti e leggende che spiegano tutta la carica simbolica che l'uomo attribuisce alla pelle e ai suoi annessi (per esempio le piaghe di Giobbe ed il mito di Sansone). Qualsiasi messaggio simbolico è l'espressione di un contenuto interno, mentale. La superficie del corpo segna analogicamente i confini della coscienza indivi¬duale. La perdita di questi confini produce una trasformazione-distorsione nell'indivi¬duo. La pelle possiede un primato strutturale rispetto agli altri apparati corporei: è il solo organo di senso esteso su tutto il corpo, contiene molti sensi distinti, la cui vicinan¬za fisica facilita la contiguità psichica; inoltre il tatto è l'unico dei sensi che ha struttura “riflessiva”. Quando infatti si tocca un oggetto, si ha sia la sensazione di toccare che di essere toccati dall'oggetto stesso.
7. La voce della pelle
La pelle ci parla, con un linguaggio in codice, descrivendo le conflittualità che avvengono internamente all’individuo sul piano psichico . In genere sono mutamenti ( Attrazioni/repulsioni) che cercano di trovarsi un varco per rendersi consapevoli alla nostra coscienza. Quando questa consapevolezza viene repressa allora la pelle diventa il luogo di esternazione di questi conflitti. Il sintomo rappresenta quindi un messaggio in codice ,trasferendo su un piano esteriore ciò che la coscienza non è riuscita ancora ad accettare e comprendere. In questo modo si è costretti a fermarsi a trovare un rimedio (cura della cute) e implicitamente dare nuovi significati a dei mutamenti interni Noi viviamo la pelle come il nostro limite materiale esterno e contemporaneamente attraverso la pelle siamo in con¬tatto con l'esterno, tocchiamo con essa il mondo circostante. Dentro alla nostra pelle ci mostriamo al mondo - e uscire dalla nostra pelle non ci è possibile. Attraverso la pelle si rivelano i nostri processi e le nostre reazioni psichiche. Una parte di questi si mostra in modo cosí chiaro che tutti lo possono rilevare: si diviene ros¬si di vergogna e pallidi di paura, si suda per il terrore o l'agitazione, i capelli si rizzano per l'orrore o ci viene la pelle d'oca.la pelle è una grande su¬perficie proiettiva, su cui diventano sempre visibili processi sia somatici che psichici. Già al contatto fugace la pelle dell'uomo ci racconta qualcosa della sua psiche. Sotto una pelle molto sensibile si nasconde anche un'aníma molto sensibile avere la pelle sotti¬le, mentre una pelle solida, resistente fa pensare piuttosto a una robusta scorza; la pelle sudaticcia ci mostra l'insicurezza e la paura del nostro interlocutore, la pelle arrossata l'eccita¬zione. Con la pelle noi ci tocchiamo e veniamo in contatto 1''uno con l'altro. Si tratti di un pugno o di una carezza - è sempre la pelle che stabilisce il contatto. La pelle può andare incontro ad alterazioni (infiammazioni, ascessi, eruzioni). In questi casi il nostro con¬fine viene messo in forse. Nel caso ad es. dell’eruzione della pelle qualcosa spezza il confine, qualcosa vuole uscire. L’esempio più evidente è quello dell’acne giovanile. Nella pubertà la sessualità esplode nell'uomo, ma per lo píú viene repressa. La pubertà è un ottimo esempio per una situazione di conflitto. In una fase di apparente tran¬quillità irrompe improvvisamente da profondità inconsce qual¬cosa di nuovo e travolgente, che con la forza cerca di crearsi uno spazio nella coscienza e nella vita di una persona. Tutta¬via la cosa nuova che urge è sconosciuta, insolita e incute paura. Si preferirebbe escluderla dal proprio mondo e tornare allo stato abituale. Il che non è piú possibile. Non è possi¬bile far sí che un movimento non sia avvenuto.Ci si trova cosí nel bel mezzo di un conflitto. Lo stimolo del nuovo e la paura del nuovo attirano quasi con la stessa forza. Ogni conflitto osserva questo modello, cambia soltanto il tema. Nella pubertà il tema si chiama sessualità, amore, compagnia. Si vorrebbe venire in contatto con ciò che manca, e non si osa farlo. Emergono fantasie sessuali - di cui ci si vergogna. Non stupisce che questo conflitto divenga visibile sotto forma di irritazioni della pelle: la pelle infatti è il confine dell'Io, che bisogna superare per trovare il Tu, l’altro (Dethlefsen T. 1995). Al tempo stesso la pelle è l'organo con cui si può instaurare questo contatto, toccare l'altro, accarezzarlo. Per essere amati occorre anche pia¬cere all'altro cosí come si è, nella propria pelle. Questo tema caldo infiamma la pelle del ragazzo in età puberale e mostra che si vorrebbero far saltare i confini fino¬ra osservati e al tempo stesso il tentativo di sbarrare il passo a ciò che è nuovo, la paura dell'impulso appena risvegliato. Ci si difende anche attraverso l'acne, perché essa rende difficile ogni incontro, anche la sessualità. Nasce cosí un circolo vizioso: le sessualità non vissuta si manifesta sulla pelle sot¬to forma di acne e l'acne ostacola il sesso. Il desiderio represso di eccitazione si trasforma in pelle irritata. Una eruzione mostra sempre che qualcosa ché è stato represso finora, vor¬rebbe spezzare i confini e rivelarsi pienamente, (divenire con¬sapevole). Nell'eruzione si rivela qualcosa che finora non era stato visibile.Una delle dermatosi piú frequenti è la psoriasi. Essa si ma¬nifesta in focolai limitati, circolari, infiammati, coperti di pu¬stoline di un colore bianco-argenteo, dure e resistenti. Qui la funzione naturale di protezione della pelle viene esasperata: ci si scherma in ogni direzione, non si vuole piú lasciar passare e uscire nulla. Ma dietro ogni forma di difesa si cela la pau¬ra di « essere feriti ». Più grande è la difesa, maggiore è la sensibilità interiore della persona e la sua paura di essere ferita. come nel regno animale. Se si toglie la conchiglia a un mollusco, si trova un esserino misero, molle, senza protezione. Le persone che nel loro riserbo non fanno avvicinare niente e nessuno, sono per lo piú estremamente sensibili. Però il tenta¬tivo di proteggere con una corazza robusta la vulnerabilità del¬l'anima è abbastanza tragico. Una corazza protegge, è vero, da ferite ed escoriazioni, però « protegge » anche contro ogni al¬tra cosa, anche contro l'amore e la dedizione. Amore significa aprirsi quindi in questo caso la difesa è controproducente. La corazza isola dal fiume della vita, rende miseri e aridi - e al tempo stesso comincia a crescere sempre più la paura. È anche possibile che si arrivi a veri e propri punti scoperti della pelle, a ferite sanguinanti. In que¬sto modo aumenta il pericolo di infezione della pelle. Spesso la psoriasi comincia nei gomiti - e coi gomiti ci si impone, sui gomiti ci si appoggia. Proprio qui si mostrano indurímenti e vulnerabilità. Nella psoriasi l'isolamento ha raggiunto il pun¬to estremo, cosí che il paziente viene costretto a diventare « vulnerabile e aperto » almeno a livello corporeo. Secondo Dethlefsen T. Quando si hanno problemi alla pelle ed eruzioni,ci si dovreb¬be porre queste domande:
l. Mi isolo molto?
2. Come va la mia capacità di contatto?
3. Dietro al mio atteggiamento riservato si cela forse un desi¬derio represso di vicinanza?
4. Cosa vuole spezzare i confini, per rendersi visibile? (sessua¬lità, impulsi, passione, aggressività, entusiasmo).
5. Che cosa mi prude in realtà?
6. Mi sono volutamente troppo isolato?



8. Patogenesi Psicosomatica della psoriasi

L’unità corpo mente nell’uomo è inscindibile e l’influenza della psiche sul corpo sembra altrettanto inscindibile
Difatti dal punto di vista antropologico ma anche clinico appare evidente l’unità psicosomatica dell’essere umano:nessuno vede soltanto corpi o soltanto funzioni psichiche ma globalmente delle persone. Scientificamente però diventa complicato definire tale unità. O.Todarello e P. Porcelli nel loro libro “Psicosomatica come paradosso –Il problema della psicosomatica in psicoanalisi “ (1993) affermano infatti che il rapporto mente corpo è un oggetto teorico ambiguo che non si può chiaramente riconoscere a livello scientifico. Storicamente il dualismo mente-corpo ha avuto una sua precisa finalità nel pensiero scientifico moderno in quanto ha garantito alle scienze mediche l’omogeneità tra metodo ed oggetto di conoscenza: metodo biologico per il corpo e metodo psicologico per la psiche. Quando si affronta però il problema epistemologico della psicosomatica ci troviamo di fronte ad un ambiguità di fondo: l’oggetto della psicosomatica, per definizione, è un alterazione della fisiologia di un organo o di una funzione somatica, connessa all’attività della sfera psichica. Nei confronti di questo oggetto, il metodo biologico, ad esso omogeneo è risultato inadeguato ed improduttivo. Anche il metodo psicologico è risutato altrettanto inadeguato ed improduttivo in quanto eterogeneo rispetto all’oggetto di indagine. Nella medicina psicosomatica le scienze mediche e psicologiche sono state coinvolte in un territorio di confine, quale è il rapporto mente-corpo, che ha evidenziato più limiti di entrambe piuttosto che la loro integrazione.
La maggior parte degli studi di psicosomatica condotti su alcune importanti malattie dermatologiche hanno seguito un modello di interpretazione secondo il quale esiste una relazione di natura simbolica tra il conflitto psichico e il sintomo organico a livello cutaneo . Per es. nei bambini affetti da alopecia areata, la caduta dei capelli rappresenterebbe una incapacità ad elaborare il senso di perdita, derivante dal distacco di figure genitoriali ( Bria P. 1995).
Un altro modello esplicativo del perché somatizziamo è quello di Mc Dougal:” i sintomi psicosomatici sono un tentativo di uscire da un conflitto doloroso che sorpassa le nostre capacità di elaborazione mentale…un conflitto per il quale non si trovano parole per poterlo esprimere “. Altro esempio è quello di P. Pancheri (1984), secondo il quale gli eventi stressanti rappresenterebbero l’elemento chiave delle dinamiche psicosomatiche e individua una sequenza di passaggi condizionanti l’affezione psicosomatica:

1- L’imprinting, che registra nella memoria emozionale l’esperienza stressante a livello neuropsichico, attualmente individuabile nel sistema limbo-ipotalamico
2- La costruzione del rapporto individuale, somatico e comportamentale, che si esterna nello stile di vita e nella capacità e modalità di risposta agli stressors ambientali.
3- La presenza di stimoli sia esterni che interni all’individuo che possono determinare una riattivazione emozionale dell’”evento antico”;
4- L’insorgenza o meno della malattia psicosomatica.
Secondo Whitlock (1976) poi, una possibile classificazione dei disordini cutanei in base al grado di coinvolgimento psicologico potrebbe essere la seguente:
1- Condizioni ad esclusiva origine emozionale, ovvero sindromi psichiatriche con manifestazioni cutanee come la dermatite artefatta, la tricotillomania, le varie forme di ipocondria cutanea
2- Dermatosi ad eziologia multifattoriale aggravate o perpetuate da traumatismo autoinflitto quali il lichen simplex chronicus, l'acne escoriata

3- Dermatosi provocate o perpetuate da meccanismi psicosomatici dimostrabili quali il prurito psicogenico, il prurito ano-genitale, in cui il circolo vizioso prurito-grattamento svolge un ruolo fondamentale

4. Dermatosi nelle quali un importante fattore emozionale è in grado di scatenare, aggravare o perpetuare le manifestazioni cliniche, come la dermatite atopica e l'orticaria

5. Dermatosi a volte influenzate da fattori emozionali, tra le quali la psoriasi, l'alopecia areata, la vitiligine, il lichen ruber planus.

In ogni caso nell'esperienza quotidiana il clinico osserva che la psoriasi può migliorare o peggio¬rare per varie ragioni, tra cui proprio eventi emozionali e periodi di affaticamento psicofisico.
Limportanza dei fattori emozionali è alla base delle osservazioni di altri studiosi che indicarono la psoriasi come una psicodermatosi. Obermayer(1955) sostiene che i disturbi emozionali potrebbero essere inclusi tra i fat¬tori in grado di scatenare, esacerbare e perpetuare la malattia. Altri autori sono più cauti nell'affermare una stretta relazione tra eventi emozionali e psoriasi ed al momento attuale la ricerca psicosomatica parla di episodi anamnestici "significativi", di profili di personalità che possono essere più o meno specifici delle varie patologie cutanee. Rebora e Savignini(1 974) hanno studiato la personalità di pazienti psoriasici e hanno trovato un aumento significativo di disturbi psichici in questi soggetti rispetto alla popo¬lazione generale, con un'alta incidenza di traumi emotivi cronici ed acuti in occasione di riacutizzazioni periodiche della malattia.Analizzando la storia personale dei pazienti gli stessi autori hanno rilevato episodi di perdite affettive nell'infanzia e situazioni di difficoltà nel rapporto tra i due genitori (incomprensioni, discussioni e litigi). Negli stessi pazienti si è messo in evidenza un certo grado di psicoastenia, cenestesiopatia, ipocondria e tendenze isteriche. D'altra parte negli psoriasici è facile osservare una abnorme ansietà per le nuove situazioni, difficoltà nel comunicare e una tendenza ad assumere ruoli passivi e dipen¬denti. Gli stessi autori affermano che gli psoriasici hanno una personalità astenica e che spesso i disturbi psichici precedono l'insorgenza della malattia.L’atteggiamento passivo è interpretabile come una tendenza a nascondere tratti aggressivi forzatamente repressi.L’insorgenza e le recidive della psoriasi potrebbero rappresentare un impulso sadi¬co rivolto contro il proprio Ego e sono interpretabili come sintomi di conversione isteri¬ca. È riportata l'associazione tra psoriasi e schizofrenia nonché tra psoriasi e psicosi maniaco-depressive (Garcowich et al. 1998).Bassi et al.(1974) hanno analizzato la dinamica familiare dei pazienti psoriasici: hanno evidenziato figure materne "falliche", cioè madri con spiccato senso del coman¬do, egocentriche, possessive, poco inclini a manifestare cure ed affetto. Questi autori hanno notato nei loro pazienti inibizione della aggressività con conseguente tendenza alla depressione: l'aggressività che nasce da relazioni familiari problematiche tende ad essere non verbalizzata bensì espressa con il linguaggio del corpo.La natura psicosomatica della psoriasi sembrerebbe essere suggerita dal migliora¬mento ottenuto con la psicoterapia e l'ipnoterapia nelle forme severe di psoriasi.La psoriasi ha variabili ripercussioni sulla vita dei pazienti. Da un punto di vista sociale gli individui affetti da psoriasi presentano difficoltà a comunicare con gli altri, tendenza a costruirsi barriere psichiche, a giustificare insuccessi scolastici e lavorativi con la presenza della malattia.Le relazioni sessuali dei pazienti psoriasici non sembrano invece risentirne; la malattia rappresenta un problema più per il soggetto affetto che per il partner, che sembra accettarla meglio rispetto ad altre malattie cutanee quali acne, alopecia, vitiligine. Ciò potrebbe esse¬re spiegato dall'andamento tipico della malattia, contrassegnato spesso da duraturi periodi di remissione e dal fatto che le aree genitali sono in genere risparmiate.Gli aspetti sociali e psicologici possono essere la conseguenza della manifestazioni fortemente inestetiche proprie di questa dermatosi. Rimane comunque da chiarire se tali elementi non siano in realtà primitivi ed interpretabili come un disturbo di personalità più profondo che trova proprio nella manifestazione cutanea la sua maggiore espressione.

9. L’ipnosi nella terapia della psoriasi

L’ ipnosi può favorire il miglioramento di numerose malattie dermatologiche, se non addirittura promuoverne le risoluzione. La conferma sperimentale di questa consapevolezza clinica è giunta dallo studio di Shenefelt, Ricercatore presso la divisione di Dermatologia della University of South Florida. Le malattie della pelle comprese nello studio sono psoriasi, acne, alopecia, dermatite atopica, herpes ed orticaria. Inoltre l’ipnoterapia può ridurre il dolore, il prurito e gli aspetti psicosomatici legati a questo tipo di malattie.Infatti durante la trance, con l'uso di visualizzazioni, metafore e fantasie guidate si fa in modo che l'emisfero cerebrale dominante, sede della razionalità, del pensiero logico-deduttivo, delle abilità critiche e analitiche venga posto in uno stato di attesa (depotenziato) al contrario viene invece attivato l'altro emisfero, legato alla creatività, l'intuizione, le emozioni, la visualizzazione e la sintesi.Nel soggetto in stato di trance quindi si osserva un calo dell'attività delle regioni frontali del cervello, correlate alla vigilanza e alle capacità critiche, mentre sono stimolate le aree occipitali, dove si trova la funzione di visualizzazione multisensoriale. L'ipnosi crea poi un ponte tra mente e corpo grazie all'Ipotalamo, porzione del cervello situata nel sistema limbico ( la parte più interna e "antica" dal punto di vista evoluzionistico). Stimolato dalle suggestioni ipnotiche, l'ipotalamo converte gli impulsi elettrici delle cellule nervose in messaggi ormonali diretti ai vari organi, tramite l’ipofisi .L'elettroencefalogramma dimostra che durante la trance nel cervello aumentano le onde alfa, indicative di uno stato di veglia e di rilassamento al tempo stesso: il soggetto non dorme, ma la sua mente non è impegnata in nessuna operazione razionale. l'ipnosi sembra intervenire poi nella regolazione del flusso sanguigno e di altre funzioni del sistema nervoso autonomo che normalmente non sono sotto il nostro controllo conscio. Si ha quindi la modificazione di organo e d'apparato che porta alla risoluzione della sintomatologia interessata. Per quanto riguarda specificatamente la dermatologia ed in modo particolare la psoriasi si riscontra come la pelle, ricca di terminazioni nervose, è particolarmente sensibile alle sollecitazioni dell'inconscio e di conseguenza a modificazioni morfo-funzionali cutanee.Infatti i pazienti beneficiano ampiamente delle visualizzazioni proposte, che si vanno ad inserire costruttivamente in sensazioni di benessere di freschezza o calore e di rilassamento cosi come paricolari visualizzazioni in cui la cute assume diversi stati ad esempio: si fa immaginare al paziente di avere la stessa pelle che aveva da bambino o quando non aveva i sintomi ora presenti, oppure si suggerisce al paziente che le irregolarità della pelle cosi come le squame o le bolle vengano a seccarsi lasciando il posto a strati di derma nuovo e sano. In più l’ipnosi agendo sullo stao ansioso del soggetto ne riduce la conseguente componente emotiva determinando uno stato di rilassamento e tranquillità (componente importante nel ridurre le lesioni cutanee ed il prurito). Naturalmente esistono delle possibilità in cui il trattamento ipnotico non sia soddisfacente ma la cosa interessante è che dai dati statistici provenienti da anni di sperimentazioni si è comunque visto che i successi superano adeguatamente gli insuccessi ciò dovrebbe indurre sia gli operatori del settore che i pazienti a intraprendere e proseguire in tali direzioni terapeutiche. Shenefelt PD, autore dello studio conclude che, pur non essendoci ancora dati certi per affermare che l’ipnosi possa diventare la terapia d’elezione in casi del genere, viene comunque dimostrata la sua efficacia come coadiuvante, soprattutto nei casi più resistenti e dove vi sia un significante fattore emozionale nello scatenamento della psoriasi stessa .


















Un aiuto per chi soffre di colite ulcerosa arriva dall'ipnosi 27/05/2009
Un aiuto per chi soffre di colite ulcerosa arriva dall'ipnosi


Dover rinunciare alla vita sociale a causa di un disturbo come la colite ulcerosa che costringe a correre al bagno in molte situazioni è un problema che affligge diverse persone. Ora un aiuto pare arrivare da una terapia basata sull’ipnosi.
È quanto afferma un gruppo di ricercatori americani, i quali hanno presentato i risultati di uno studio al Crohn's & Colitis Foundation of America's 13th Annual Medical Symposium e 14th Annual Patient and Family Conference di Chicago.
La dr.ssa Laurie Keefer, psicologo clinico della salute presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine, ritiene che la terapia ipnotica può migliorare la qualità della vita delle persone affette da colite ulcerosa. Mediante la terapia ipnotica, suggerisce la ricercatrice, si può favorire la gestione dello stress che influisce significativamente sui sintomi associati e un maggiore autocontrollo. Tutto questo si traduce in maggiore autostima e padronanza di sé.

Allo studio hanno partecipato 80 pazienti nell'arco di tre anni, di cui per ognuno è stato monitorato il progresso per un anno. Al momento attuale i partecipanti attivi sono 27 e la terapia a cui sono sottoposti prevede anche l’ascolto di registrazioni speciali rilassanti.
La maggioranza dei soggetti trattati con l'ipnositerapia, ha mostrato di aver migliorato le relazioni sociali intraprendendo attività che un tempo avevano abbandonato a causa della malattia; tra cui andare al ristorante, fare esercizio, viaggiare, partecipare a feste e altre ancora.

I soggetti coinvolti hanno comunque continuato le loro cure tradizionali, anche se qualcuno durante il periodo di studio spesso si è dimenticato di prendere le pillole. Nonostante ciò non ha avuto i disturbi che ci si sarebbe aspettato.
Anche se ulteriori studi si renderanno necessari, i dati acquisiti paiono confortanti e mostrano come un maggiore senso di controllo di sé e sulla propria salute si rifletta positivamente nella vita sociale e in un miglioramento della vita stessa.
(lm&sdp)


Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici. 27/05/2009
Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici.
Dott. Emanuele Mazzone (SII)
psicologo, formato in autismo e D.G.S., musicoterapeuta, psicoterapeuta.


RIASSUNTO:
La presente rassegna ha lo scopo di tracciare l’evoluzione del fenomeno ipnotico, utilizzando differenti prospettive, ovvero: quella storica delle diverse definizioni, quella teorica dei differenti modelli interpretativi, fino alla moderna visione proposta dalle neuroscienze, con riferimenti alla neuropsicologia, alla fisiologia e all’anatomia dell’Ipnosi.
Gli argomenti saranno progressivamente proposti nei seguenti paragrafi: Storia e Definizioni, Teorie e Modelli Esplicativi, Neuropsicologia, Neurofisiologia, Correlati Anatomici.

INTRODUZIONE:
L'ipnosi è un fenomeno psicosomatico caratterizzato da una condizione particolare di funzionamento dell'individuo che consente al soggetto di influire sulle proprie condizioni fisiche, psichiche e di comportamento.
L'ipnosi, definita da M. H. Erickson (1901-1980, Società Americana di Ipnosi Clinica, Associazione Americana di Psichiatria, Associazione Americana di Psicologia e Associazione Americana di Psicopatologia), come un “modificato stato di coscienza altamente motivato e diretto a sviluppare risorse potenziali dell’individuo attraverso un attivo apprendimento inconscio, in ciò facilitato da un restringimento selettivo del campo di coscienza”, è uno stato di estrema concentrazione ed attenzione focalizzata, a cui si associano delle modificazioni a livello del sistema nervoso centrale e periferico. La nuova Ipnosi o ipnosi ericksoniana, permette di comunicare con l'inconscio del paziente ed in tale processo sono coinvolti aspetti neuro-psico-fisiologici, la relazione interpersonale e l'utilizzo delle potenzialità specifiche dell'individuo.
Attualmente l'ipnosi è impiegata scientificamente in ambito terapeutico e nella ricerca clinica e può essere applicata solo da professionisti abilitati e con diverse metodiche, che spaziano dall'intervento diretto sul sintomo a sofisticate strategie di ristrutturazione di credenze e di personalità. Psicoterapeuti e psichiatri impiegano l'ipnosi per il trattamento in particolare di: Disturbi Sessuali, Disturbi del Sonno, Disturbi D'Ansia, Disordini Alimentari, Disturbi dell'Infanzia. In ultimo l'ipnosi può trovare applicazione anche nella sfera dell'apprendimento: dall'aumento della concentrazione, fino alla creazione della motivazione allo studio e nello sport, attraverso tecniche utilizzate per la preparazione psicologica degli atleti: dal controllo del rilassamento e del tono muscolare, alla gestione dell'ansia pre-agonistica, fino al recupero della fatica, fisica e mentale.
Correlati Anatomici dell’Ipnosi.
La corteccia frontale, in particolare, quella frontale destra, insieme al sistema limbico ed ipotalamico, sembra avere un ruolo specifico nel recupero e nell’interpretazione delle esperienze emozionali e risulterebbe particolarmente attiva nelle esperienze di ipermnesie e amnesie, di regressione di età, di rivivificazione e delle allucinazioni sensoriali positive e negative, tipiche dell’ipnosi. (Carnevale, F. (2006), Rumore e silenzio. L’approccio della complessità nella psicoterapia ericksoniana. Prima parte. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 2: 25-37. Franco Angeli, Milano.)
La corteccia prefrontale costituisce più della metà del lobo frontale, è particolarmente sviluppata nell’uomo e si occupa principalmente di mediare la risoluzione di compiti cognitivi, selezionando le azioni complesse finalizzate all’esecuzione di attività compito specifiche, di mantenere l’attenzione e di regolare numerosi processi mentali e comportamentali. Ha connessioni reciproche con tutti i sistemi sensoriali e motori, sia corticali che sottocorticali ed è connessa con strutture mesencefaliche e limbiche. (Faglioni, P. Il lobo frontale. in Denes, G. e Pizzamiglio, L. a cura di (1995), Manuale di NeuroPsicologia. Zanichelli, Bologna, cap. 31)
La riduzione transitoria dell’attività corticale dell’area frontale è una caratteristica dello stato ipnotico, ma anche il sistema limbico – ipotalamico, in particolare amigdala, fornice, ippocampo, giro angolare, setto ed i nuclei talamici, responsabili dell’integrazione fra sensazioni, percezioni, memoria, comportamento e pensiero, sono coinvolti nei fenomeni ideoplasici dell’ipnosi. L’ippocampo espleta il suo ruolo nel mantenimento della trance, mentre l’amigdala è deputata al risveglio. L’ipotalamo, ovvero il più importante centro di traduzione mente-corpo e mediatore delle funzioni regolative fondamentali dell’organismo, appare implicato nella trance spontanea e nei fenomeni ipnotici di analgesia. (Conson, M., Del Castello, E., Lepore, M. (2006), Meccanismi cognitivi ed anatomo-funzionali dell’ipnosi: il ruolo dei lobi frontali. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale n. 1: 49-58. Franco Angeli, Milano.)

Altre pubblicazioni del Dr. Emanuele Mazzone le troverete sfogliando questa pagina delle News
Ipnosi contro il dolore: 27/05/2009

Si chiama "ipnositerapia" e consiste nell`utilizzo medico delle tecniche di ipnosi per combattere il dolore al posto dei tradizionali anestetici. David Spiegel, psichiatra della Stanford University, ha chiesto che questo trattamento venga aggiunto all`elenco delle cure consentite dall`inglese Royal Society of Medicine: "E` tempo che le tecniche ipnotiche si ritaglino lo spazio che meritano nella medicina inglese", afferma Spiegel.

L`ipnosi, spiegano gli esperti, non ha alcuna controindicazione, permette operazioni chirurgiche più rapide ed è meno dispendiosa rispetto alle altre terapie del dolore. Inoltre, dal momento che questa tecnica non interferisce con il normale funzionamento fisiologico dell`organismo, i pazienti recuperano in tempi molto rapidi. Possiaomo ancora aggiungere che l'ipnositerapia applicata per la cura del dolore e in alcuni casi come terapia preparatoria per alcuni interventi chirurgici, mostra meno rischi rispetto ai tradizionali anestetici locali o per via generale. Se non altro con l'ipnosi, si evita il rischio di un eventuale effetto negativo dovuto ad intollerenza farmacologica, che potrebbe causare danni dovuti a shock anafilattico.
Data: 16-06-2009
Autore: c.s.
A Cuba l’autoscopia ipnotica come rimedio sicuro (verrà applicata anche per la psoriasi - vitiligine-ipertensione 04/05/2009
L'Avana. 1 Aprile 2009

AIN - L’applicazione in Cuba, per la prima volta, della tecnica d’autoscopia per eliminare abitudini dei bambini tra 5 e 10 anni che deformano la bocca è stata effettuata dagli specialisti dell’Istituto Superiore di Medicina di Santiago di Cuba su 46 pazienti nella provincia di Guantánamo ed ha permesso d’ottenere positivi risultati.
Durante il VI Seminario Internazionale d’Ipnosi Terapeutica e Tecniche affini, l’autoscopia è stata definita uno strumento terapeutico di grandi possibilità per il trattamento di alcune malattie.
Il dottor Dennis Domínguez ha spiegato che con questa tecnica si colloca il bambino in un sonno ipnotico e, sotto il controllo verbale dello psicoterapeuta, si fa in modo che il piccolo paziente visualizzi il suo interno e realizzi un’autopulizia del luogo danneggiato con un fazzoletto immaginario.
“Come appoggio utilizziamo un calendario, un nuovo implemento creato per questo trattamento con il quale il bambino realizza disegni liberi nella notte e nel giorno per una settimana, sempre che abbia sotto controllo la cattiva abitudine (succhiarsi il dito, mordersi il labbro inferiore)”, ha detto lo specialista.
“Il sostegno della famiglia è vitale durante la cura, perchè nella maggioranza dei casi seguiti si è visto che i problemi maggiori sono sempre quelli della famiglia o la sospensione precoce dell’allattamento. Ora vogliamo estendere questa tecnica ipnotica a bambini e ad adulti con patologie psicosomatiche - malattie della mente e del corpo, come la vitiligine, la psoriasi, l’alopecia, l’ipertensione e il diabete (Traduzione Granma Int.)


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Corriere della Sera > BOLZANO CONDANNATO A RISARCIRE LA VITTIMA CHE RICORDÒ CON LA PSICANALISI 29/03/2009


I pm contro il ritorno del prete
accusato sotto ipnosi di pedofilia
scatena l'ira perché continua la messa dopo la prescrizione. Tarfusser: vergognoso
BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall'oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

L'ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l'immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L'opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L'esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L'atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l'esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell'Aja. Fino all'11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell'innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull'emittente
Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l'ipnosi. Dapprima è l'interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell'aprile del 2008 l'appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell'assoluzione, pone l'accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l'indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l'avvocato Arnaldo Loner - . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d'appello.

«Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.
Marco Imarisio
26 marzo 2009



Ipnosi, flessibilità cognitiva e sistemi di controllo e di supervisione dell’attenzione. (parte seconda integrata) 06/03/2009
Riassunto: aree corticali frontali e prefrontali svolgono un ruolo primario nel-la regolazione dei processi attentivi, prerequisiti ad attività cognitive e comporta-mentali quali l’apprendimento, la memoria, l’astrazione, il giudizio, la previsione e la progettazione. In ipnosi, si rileva l’alterazione globale dell’attività corticale, as-sociata alla variazione funzionale dei sistemi di controllo e di supervisione dell’attenzione, indicatori di maggiore flessibilità cognitiva, con conseguente re-stringimento del campo di realtà e modificazione dello stato di coscienza. Nell’articolo sono descritte le interazioni, anatomiche e funzionali, di circuiti neu-rali, differenti ed integrati, che presiedono alla funzionalità delle strutture cognitive di controllo dei processi attentivi nella fenomenologia dell’ipnosi.

Abstract: Frontal cortex and prefrontal cortex areas have a primary role in regulating the attentive mechanisms that are important in many cognitive and be-havioural activities. Global alteration of cortical activity and modulation of atten-tive capacities are associated with an increase of cognitive flexibility and conse-quently with focusing and alteration of reality and consciousness during hypnosis. Anatomical e functional interactions of different and integrated neural circuits that are important for cognitive control structures of attentive mechanisms in the phe-nomenology of hypnosis, are explained below.


Funzioni esecutive e ipnosi.

Si può ipotizzare che l’attenzione sia l’elemento unificante tra le strut-ture cerebrali tronco encefaliche, ad esempio la sostanza reticolare, respon-sabile dello stato di allerta, quelle sottocorticali, talamiche e limbiche, de-putate all’orientamento dell’attenzione guidata dallo stimolo e quelle corti-cali proprie dell’attenzione “volontaria”. Il controllo esecutivo si occupa di tale funzione integrativa, direzionando il comportamento individuale alla coerenza e riducendo le possibili conflittualità inibenti la risposta per sti-moli ambigui, come evidenziato dall’effetto interferenza nel test di Stroop (Posner e Girolamo, 1998). Una prova dell’esistenza di questo meccanismo supervisore, è la sensazione, che possiede ogni individuo, di avere il con-trollo delle proprie azioni e dei propri pensieri. Il controllo esecutivo risiede anatomicamente nelle aree prefrontali ed agisce attraverso un circuito trian-golare costituito da corteccia frontale, talamo e corteccia parietale ed è mo-dulato dall’attività tonica inibitoria esercitata dal gangli della base, che so-no parte del sistema limbico, sul talamo.


Schema di un circuito triangolare reciproco, che connette un sito del controllo dell’attenzione, con uno dell’espressione dell’attenzione. L’ombreggiatura nei ret-tangoli rappresenta i livelli di attività all’interno di una colonna corticale (scuro è alta, bianco è attività vicino a zero). I nuclei talamici che servono le colonne fron-tali sono tonicamente inibiti dalle fibre che provengono dai gangli della base (BG); qui l’assone dei gangli della base (BG) è mostrato essere disinibito (da fibre che provengono da altre aree cerebrali), in modo che le cellule del talamo possano au-mentare l’attività nella colonna corticale frontale (LaBerge, 2000).

L’osservazione clinica degli effetti delle lesioni frontali sul comportamento individuale, come l’incoerenza, la perseverazione, il deficit nella pianifica-zione e nella programmazione, è una ulteriore evidenza che contribuisce ad allocare il controllo esecutivo nel lobo frontale (Posner e DiGirolamo, 2000). Tali evidenze cliniche, che chiamano in causa il ruolo del controllo esecutivo e la dissociazione dalle altre aree corticali e sottocorticali, pro-vengono anche da studi neuropsicologici di compiti cognitivi simultanei e conflittuali. Nel già citato, test di Stroop, ad esempio, il colore della parola e il significato della parola entrano in conflitto e la risoluzione implica l’attivazione della corteccia cingolata anteriore (Posner e Girolamo, 1998). Il controllo esecutivo, in soggetti con alta suscettibilità ipnotica, modula la propria funzionalità, durante la suggestione post-ipnotica (Gruzelier, 2006). Un lavoro di Farvolden e Woody sul ruolo dell’esecutivo centrale in ipnosi, ha aggiunto evidenze scientifiche all’ipotesi del funzionamento attenuato dei lobi frontali. Lo studio ha comparato le prestazioni di soggetti con alte e con basse capacità ipnotiche, in compiti di memoria sensibili al funziona-mento dei lobi frontali, come il richiamo libero, l’interferenza proattiva e l’amnesia della fonte, con prestazioni degli stessi soggetti in compiti di memoria che non richiedevano il funzionamento dei lobi frontali, sia in ip-nosi che in veglia. I soggetti altamente ipnotizzabili, hanno mostrato pre-stazioni peggiori nei due tipi di compiti, sia in ipnosi che in veglia.

Soggetti Altamente Ipnotizzabili in Veglia e in Ipnosi
Difficoltà in compiti di memoria sensibili al funzionamento dei lobi frontali.
Farvolden e Woody, 2004.

Gli autori inoltre hanno rilevato che l’attivazione della corteccia cingolata anteriore e delle aree frontali dorso laterali, che compare anche in compiti interferenti, non si registra quando la prestazione viene automatizzata e non è più necessario il controllo attentivo (Farvolden e Woody, 2004). L’attivazione della corteccia anteriore del cingolo, appare anche interrelata alla percezione soggettiva dell’esperienza nocicettiva. Uno studio di Rain-ville et al., ha previsto che soggetti ipnotizzati fossero suggestionati ad e-sperire maggiore o minore dolore, rispetto alla somministrazione di uno stesso stimolo. Gli autori, hanno rilevato tramite la PET come l’ipnosi in-fluenzava i circuiti neurali implicati nella elaborazione degli stimoli dolori-fici. Dai risultati è emerso che i soggetti che riferivano una sensazione di maggiore dolore, avevano una maggiore attivazione della corteccia cingola-ta, senza attivazione della corteccia somato-sensoriale per lo stesso dolore percepito (Rainville, Duncan, Price, Carrier, Bushnell, 1997). La percezio-ne di stimoli dolorifici sia in ipnosi che in veglia, attiva nella stessa misura le aree sensoriali e del cingolo anteriore, mentre la suggestione ipnotica at-tiva solamente le aree relative al cingolo anteriore, soprattutto per una in-duzione di spiacevolezza. L’attivazione del giro del cingolo con suggestio-ne ipnotica potrebbe dipendere dal conflitto generato tra la presentazione dello stimolo e la suggestione a percepirlo con una connotazione affettiva diversa, creando una dissonanza tra realtà percepita e realtà ipnotica. Questi dati suggeriscono interessanti interazioni tra il controllo della cognizione e dell’affettività e tale ipotesi trova riscontro nel significativo coinvolgimento della corteccia del cingolo nella elaborazione della componente affettiva dello stimolo e nella risoluzione di stimoli ambigui. A tale proposito, Der-byshire et al., hanno dimostrato che, un dolore indotto dallo stimolo reale e in ipnosi attiva lo stesso gruppo di aree cerebrali, ovvero, talamo, giro del cingolo, insula, regioni frontali e parietali (Derbyshire, Whalley, Stenger, e Oakley, 2004). Vermetten et al., hanno riscontrato che durante il ricordo di un evento traumatico vengono attivate aree corticali, ovvero talamo, giro del cingolo, ippocampo, amigdala e corteccia prefrontale, implicate anche nella fenomenologia ipnotica. Tutte le evidenze citate tendono a conferma-re che la mente umana sia costituita da circuiti differenziati ed integrati e che la loro diversa attivazione in ipnosi sia anche strettamente connessa con la natura del compito ipnotico e con la natura della suggestione ipnotica. In condizione di suggestione ipnotica, infatti, risulta essere l’attivazione della corteccia cingolata anteriore a mediare la risoluzione di stimoli o compiti conflittuali, mentre in veglia tale funzione è demandata al circuito talamo-corticale, frontale e parietale, proprio dell’esecutivo centrale (Vermetten e Bremner, 2004).Interazioni Anatomiche e Fisiologiche.

Le neuroscienze cognitive hanno ragionevolmente stabilito che il cer-vello umano è un insieme di circuiti neurali codificanti specifiche funzioni, in modo specifico ed integrato. Non esiste un unico processo attentivo, ma dei sistemi attenzionali con differenti funzioni: allerta, orientamento, sele-zione e focalizzazione (Raz, 2005). Il ruolo dei lobi frontali, è quello di tra-sformare le memorie integrandole in una struttura narrativa coerente; lesio-ni in queste aree possono produrre un deficit delle funzioni esecutive e gra-vi disturbi nelle strutture narrative delle memorie personali. Pazienti con difficoltà nel focalizzare l’attenzione sui dettagli di uno stimolo mostrano un danno nella zona temporo-parietale sinistra, mentre pazienti con diffi-coltà nel concentrarsi sulla globalità di una scena, possono avere danni alla corteccia temporo-parietale destra. Le connessioni tra le aree frontali e pa-rietali dell’emisfero destro, appaiono necessarie per il mantenimento dello stato attentivo definito di allerta e le connessioni tra zone frontali e cortec-cia sono deputate alla risoluzione dei conflitti (Posner, 2004). La corteccia prefrontale, ha connessioni reciproche virtualmente con tutti i sistemi sen-soriali e motori, sia corticali che sottocorticali e regola quindi numerosi processi mentali e comportamentali. Le aree prefrontali appaiono deputate a selezionare, organizzare e sintetizzare, secondo un principio direttivo, le informazioni ricevute in modo discontinuo nel tempo e fondamentali per l’apprendimento, la memoria e l’astrazione e il giudizio. La funzionalità prefrontale si occupa anche di rendere le esperienze trascorse utilizzabili al momento in cui le circostanze impongono nuove forme di pensiero e di comportamento, ad esempio nell’inventiva e nell’inibizione, nella previsio-ne, nella valutazione e nella progettazione. Quando queste funzioni vengo-no meno, l’orizzonte di autoconsapevolezza e l’autonomia decisionale si riducono. La corteccia prefrontale media anche l’associazione coerente tra comportamento ed emozione, infatti, i pazienti frontali esperiscono il livel-lo emotivo provocato da una situazione, ma falliscono nell’associarvi il comportamento opportuno (Faglioni, 1995).
Gli stati mentali definiti comunemente come stati alterati di coscienza, fra cui l’ipnosi, sono determinati principalmente, ma non solo, da una “di-sregolazione transitoria” dell’attività della corteccia prefrontale. Questa i-potesi poggia su studi psicologici e neurofisiologici del sogno, della medi-tazione, dell’ipnosi, di trance naturalistica e di stati indotti da farmaci. La riduzione transitoria dell’attività corticale prefrontale, sembra essere una caratteristica comune a tutti gli stati alterati di coscienza e l’unicità feno-menologica di ogni singolo stato, sembra risiedere nell’autosufficienza dif-ferenziale di vari circuiti frontali (Dietrich, 2003). L’alterazione funzionale del corteccia prefrontale, si riverbera sulle strutture sottocorticali, come si-stema limbico, giro del cingolo, diencefalo e sulle strutture tronco-encefaliche. Durante l’ipnosi si assiste ad un’alterazione delle funzioni ce-rebrali, ovvero, depotenziamento globale dell’attività corticale, alterazioni del circuito talamo-fronto-limbico, che si occupa dei processi attentivi di orientamento, focalizzazione dell’attenzione e abituazione sensoriale, che produce cambiamenti in aree corticali diverse, con emersione funzionale delle strutture gerarchicamente inferiori. Rainville et al., hanno confermato che la corteccia cingolata anteriore, il talamo e le strutture mesencefaliche del tronco encefalo, sono coinvolte nella strutturazione dello stato ipnotico e nello specifico, il rilassamento ipnotico comporta un decremento dell’attivazione corticale, mentre l’assorbimento ipnotico si caratterizza per un aumento del flusso ematico, corrispondente a maggiore sforzo, in zone corticali e sottocorticali deputate al controllo dei meccanismi attentivi (Rainville, Duncan, Price, Carrier e Bushnell, 1997).


Correlati neurologici centrali implicati nella ipnosi (Carnevale, 2006).
Possibili Implicazioni per la Clinica.

La mente può essere considerata una sintesi esperienziale e concettuale di una realtà costituita da una pluralità di processi operanti a diversi livelli, organizzati gerarchicamente e coordinati da una modalità di processamento superiore. Circuiti neurali differenti ma interconnessi ed allocati in aree corticali e sottocorticali differenti, processano una mole di informazioni re-lative ad ambiti e livelli diversi, ovvero cognitivo, emotivo e viscerale, che possono essere anche attivati in modo dissociato, ad esempio in ipnosi. A tali strutture corticali e sottocorticali corrispondono una serie di moduli mentali che elaborano una enorme mole di informazioni, anche ad un livel-lo sottostante rispetto a quello della coscienza ordinaria. Queste strutture appaiono integrate in una forma di percezione unificante, la mente conscia, che gestisce tali flussi informativi (Edelman, 1992). L’esperienza cosciente viene quindi generata in un aggregato, formato da più sottoinsiemi di grup-pi neurali (Edelman e Tononi, 2000). La capacità di saper integrare in ma-niera coerente cognizioni, percezioni e motivazioni, agganciandole all’esperienze pregressa, è un’operazione che la mente umana compie in continuazione, sotto il monitoraggio dell’esecutivo centrale.
La trance ipnotica rappresenta uno dei prodotti possibile dell’indebo-limento momentaneo e reversibile delle capacità integrative, caratterizzato dal processo dissociativo (Santoru, 2006). La dissociazione è un processo spontaneo, geneticamente determinato, omeostatico ed adattativo, selezio-nato negli animali superiori dalla pressione ambientale e attivato dal perico-lo, dal dolore e dal rilassamento. L’ipnosi e la dissociazione, hanno quindi in comune la modificazione dello stato di coscienza, in cui si verifica una perdita funzionale e reversibile delle capacità aggregative superiori, con conseguente disaggregazione tra espressioni implicite ed esplicite della memoria, della percezione e dell’azione (Ducci e Casilli, 2004). La disso-ciazione, come pure l’associazione, sono due processi che avvengono al di sotto della coscienza e sono, anche essi, epifenomeni della funzionalità di complessi circuiti sottocorticali. Nello stato ipnotico al cambiamento dello stato di coscienza, si associano cambiamenti fisiologici e comportamentali.
L’ipnosi può essere considerata il risultato della parziale sospensione della funzione integrativa conscia, con la conseguente emersione di sub-routine affettive e comportamentali, archiviate a livello sottocorticale in moduli indipendenti. Le modificazioni delle sensazioni, delle percezioni, dei pensieri, della consapevolezza, della memoria e dei comportamenti, ca-ratterizzate da uno stato di attenzione modificata e di particolare flessibilità cognitiva, si verificano in virtù di tratti personologici e aspettative del sog-getto contesto e dalla qualità della relazione con l’ipnotista (Ducci, 2004), nella trance ipnotica. Questo stato di coscienza, differente dal normale stato di veglia e da tutte le fasi del sonno, connotato da una particolare condizio-ne psicosomatica, nel quale ci si aspetta che scaturiscano utili cambiamenti psicologici, neuroendocrini, metabolici ed in generale biologici, all’interno di una condizione relazionale particolare nella quale questi cambiamenti possano compiersi in sicurezza, viene utilizzato a fini terapeutici nell’ipnoterapia (Antonelli, 2005). Nello stato ipnotico coesistono quindi elementi neuropsicolgici, cognitivi, affettivi, emozionali e relazionali, come la creazione di un transfert e controtransfert positivo, di uno stato empatico e di una sincronia interattiva fra terapeuta e soggetto, ovvero, il rapport ip-notico, utilizzabili in forma terapeutica e all’induzione di uno stato di tran-ce più profondo, corrisponde lo spostamento del fuoco dell’attenzione dal piano percettivo a quello emotivo, ovvero dalla realtà esteriore a quella in-teriore dell’individuo (Castelli e Rabboni, 2004). Il terapeuta, riconoscendo i segnali fisiologici della trance, può utilizzare un linguaggio metaforico e allegorico, per creare delle realtà ipnotiche nelle quali l’individuo, attin-gendo alle proprie risorse profonde e agli apprendimenti esperienziali, può sviluppare nuove associazioni.

CONCLUSIONI
La variazione funzionale dei meccanismi attentivi è epifenomeno della variazioni nel funzionamento di differenti circuiti neurali che, oltre a soste-nere l’efficienza di questi meccanismi stessi, sono alla base dei cambiamen-ti fisiologici che caratterizzano lo stato ipnotico. L’attenzione è un insieme di sottosistemi che regolano processi diversi: allerta, orientamento e sele-zione (Posner e Petersen, 2000). Questi tre sottosistemi, differenziati ed in-tegrati, sono l’espressione fisiologica di circuiti neurali a livello tronco-encefalico, diencefalico, limbico e corticale, che si attivano in modo speci-fico durante l’ipnosi. L’elemento coordinatore di un sistema attenzionale fluente nel procedere verso una completa integrazione funzionale dei diver-si circuiti cerbrali, risiede nel sistema attentivo supervisore S.A.S. di Shal-lice (Bonato, 2003), che, allocato nelle aree corticali prefrontali, partecipa al controllo delle funzioni esecutive, in connessione anatomica e funzionale con i sistemi attentivi (Posner e Petersen, 2000). Le variazioni funzionali dei sistemi attenzionali, forniscono la base per comprendere le differenze individuali nell’autoregolazione, nel controllo dell’emozione, nella concen-trazione e nella diversa influenza delle suggestioni in ipnosi.
A livello macroscopico lo stato ipnotico si caratterizza per un decre-mento globale di attivazione corticale, uno “sbilanciamento” funzionale tra i due emisferi cerebrali (Gruzelier, 1998), un’alterazione funzionale dei nu-clei sottocorticali e delle funzioni neurovegetative. Nella trance ipnotica, il circuito cortico-talamico, con particolare interessamento delle zone pre-frontali, appare dissociato fisiologicamente dalle funzioni di controllo co-gnitive, in modo momentaneo e reversibile. La dissociazione del sistema supervisore dell’attenzione è confermata dal fatto che in ipnosi, i soggetti altamente ipnotizzabili, appaiono incapaci di sopprimere le risposte auto-matiche, continuando a commettere errori dovuti all’effetto interferenza. Nello specifico è interessante notare che nel test di Stroop, analizzando i potenziali evocati relativi alle onde cerebrali per la detezione dell’errore e per la valutazione dell’errore, si rileva che, nonostante un impoverimento globale della prestazione dei soggetti in condizione di ipnosi, l’onda cere-brale relativa alla detezione dell’errore rimane intatta, mentre quella relati-va alla valutazione dell’errore risulta soppressa; quindi i soggetti si accor-gono dell’errore ma non lo valutano come tale, continuando a fornire rispo-ste perseverative (Falkenstein et al, 1995). La dissociazione tra detezione e valutazione dell’errore si esprime nell’alterazione delle funzioni deputate alla corteccia cingolata anteriore. L’alterazione fisiologica del giro del cin-golo, corteccia implicata nella risoluzione dei conflitti dovuti a stimoli am-bigui, si verifica anche, in soggetti altamente ipnotizzabili, in compiti di suggestione di diversa intensità di spiacevolezza per uno stesso stimolo al-gico. In questi soggetti infatti si evidenzia una maggiore attivazione dell’area anteriore della corteccia del cingolo per la percezione di maggiore dolore, in assenza della stessa attivazione nella corteccia somato-sensoriale primaria (Rainville, Duncan, Price, Carrier, Bushnell, 1997). Nello stato ipnotico svolgono un ruolo importante, anche le interazioni funzionali, tra le strutture diencefaliche, limbiche e tronco encefaliche, ad esempio, l’amigdala e la corteccia ippocampale, agiscono in modo antagonista, la prima ha una funzione attivante che stimola la fine della trance, mentre la seconda è implicata nel mantenimento della trance ipnotica (De Benedittis e Sironi, 1988). Le alterazioni fisiologiche e la dissociazione funzionale, momentanea e reversibile dei meccanismi di controllo cognitivo, successiva all’attivazione dei processi inibitori dei circuiti fronto-limbici, con conse-guente indebolimento delle capacità integrative è caratteristico della trance ipnotica ed è indice, nei soggetti altamente ipnotizzabili, di un’aumentata flessibilità cognitiva (Ducci, 2005). La flessibilità cognitiva, oltre ad essere un indice di una buona “teoria della mente”, è anche epifenomeno di effi-cienza neurale e di ipnotizzabilità. Questa riflessione è supportata dal lavo-ro di Sandler e Woody, con soggetti altamente e scarsamente ipnotizzali. I risultati dello studio hanno infatti confermato che ad un’alta percezione soggettiva di vividezza immaginativa, concentrazione e controllo, in rispo-sta a suggestioni ipnotiche di diversa difficoltà, corrispondeva un minore sforzo cognitivo, evidenziato da una minore frequenza del battito, nei sog-getti altamente ipnotizzabili. Questi soggetti si connotavano inoltre, per una maggiore autonomia e flessibilità del processo attentivo (Sandler e Woody, 2006). Gruzelier, ha analizzato la relazione tra i cambiamenti neurofisiolo-gici nelle funzioni frontali e l’ipnosi, in soggetti altamente e scarsamente ipnotizzabili, evidenziando che le alterazioni delle funzioni frontali anterio-ri erano significative nell’influenza dell’ipnosi, solo nei soggetti altamente ipnotizzabili. Alla flessibilità cognitiva corrispondeva, nei soggetti mag-giormente ipnotizzabili, anche la capacità di innescare pattern di associa-zione ed integrazione più vasta tra circuiti neuronali (Gruzelier, 2006). Le capacità attentive superiori e la migliore capacità di assorbimento per i sog-getti altamente ipnotizzabili, rispetto ai soggetti scarsamente ipnotizzabili, sembrano essere una conseguenza di un controllo dell’attenzione mediato dai circuiti anteriori della corteccia frontale altamente flessibile e dissociato fisiologicamente nello stato ipnotico (Jamieson e Sheehan, 2000). La disso-ciazione momentanea e reversibile della corteccia laterale prefrontale, in particolare quella sinistra, contribuisce alla costituzione di una base neuro-fisiologica dell’ipnosi e degli altri stati alterati di coscienza (Gruzelier, 2006) e queste alterazioni, come pure le dissociazioni funzionali, momen-tanee reversibili sono la conseguenza dell’aumentata flessibilità che conno-ta la trance ipnotica. L’associazione tra la flessibilità cognitiva e l’ipnotizzabilità è stata anche indagata attraverso lo studio del ruolo di un gene, il COMT, che sembra influenzare l’attività della funzioni esecutive prefrontali, l’attività della memoria di lavoro e la regolazione del dolore (Raz, 2005).
Riassumendo, l’ipnosi sembra la risultante della parziale sospensione della funzione integrativa conscia con la conseguente emersione di sub-routine affettive e comportamentali, archiviate a livello sottocorticale in moduli indipendenti. La trance ipnotica rappresenta uno dei prodotti possi-bili di questo indebolimento delle capacità integrative, caratterizzata dal processo dissociativo che può essere considerata come una attività naturale della mente (Santoru, 2006). La dissociazione momentanea e reversibile della corteccia laterale prefrontale, in particolare quella sinistra (Gruzelier, 2006), il peggioramento nelle prestazioni in compiti che valutano le funzio-ni di supervisione dell’attenzione mediate frontalmente (Jamieson e Shee-han, 2004), la difficoltà in compiti di memoria sensibili al funzionamento dei lobi frontali (Farvolden e Woody, 2004), la riduzione dell’effetto dell’interferenza (Raz, Fan e Posner, 2005), sono congruenti con l’ipotesi di un controllo dell’attenzione, mediato dai circuiti anteriori della corteccia frontale, dissociato fisiologicamente e con la sospensione, momentanea e reversibile, dei meccanismi di controllo esecutivo mediati frontalmente nei soggetti in ipnosi. Questi dati nell’insieme concorrono ad evidenziare la ba-se neurofisiologica dell’ipnosi.

Soggetti altamente suscettibili in Ipnosi:
Gruzelier, 2006.

Sandler e Woody, 2006. alterazioni significative delle funzioni frontali anteriori.
attività frontale aumentate bilateral-mente, in funzione della durata dell’ipnosi e delle istruzioni ipnotiche;
aumentata flessibilità cognitiva;
alta percezione soggettiva di vividezza immaginativa;
maggiore concentrazione;
maggiore controllo;
migliore risposta alle suggestioni ipno-tiche;
minore sforzo cognitivo.
Ducci, 2005. (ss. In veglia). alte prestazioni in compiti di pianifica-zione e flessibilità cognitiva.
Raz, Fan e Posner, 2005. riduzione dell’effetto dell’interferenza verificata solo nei soggetti altamente ipnotizzabili;
sospensione dei meccanismi di con-trollo mediati frontalmente;
esecutivo centrale, per risolvere i com-piti interferenti, momentaneamente sospeso.
Farvolden e Woody, 2004. difficoltà in compiti di memoria sensi-bili al funzionamento dei lobi frontali.
Jamieson e Sheehan, 2004. peggioramento nelle prestazioni in compiti che valutano le funzioni di su-pervisione dell’attenzione mediate frontalmente in ipnosi;
controllo dell’attenzione, mediato dai circuiti anteriori della corteccia fronta-le, dissociato fisiologicamente.
Evidenze della momentanea sospensione dei meccanismi di controllo mediati frontalmente durante l’ipnosi.





Bibliografia

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Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici. 14/02/2009
Neuropsicologia dell’Ipnosi, a cura del Dott. Emanuele Mazzone (SII)
psicologo, formato in autismo e D.G.S., musicoterapeuta, psicoterapeuta

La neuropsicologia è quella disciplina, relativamente giovane, che studia i fondamenti neurobiologici delle funzioni psichiche. Uno degli aspetti più interessanti delle moderna neuropsicologia, con particolare riferimento all’ipnosi, riguarda il ruolo della specializzazione emisferica. Le asimmetrie emisferiche funzionali sono note da circa 150 anni, da quando Broca dimostrò, in un paziente deceduto ed affetto da afasia motoria, una lesione ischemica nel piede della terza circonvoluzione frontale dell’emisfero sinistro. Tale emisfero cerebrale, proprio perché connesso principalmente con la funzione linguistica, è stato definito “dominante” rispetto a quello controlaterale. Gli emisferi cerebrali sono differenti per anatomia e fisiologia e queste differenze variano in rapporto alla specie ed al sesso. (Ladavas, E. e Umiltà, C. Specializzazione emisferica. in Denes, G. e Pizzamiglio, L. a cura di (1995) Manuale di NeuroPsicologia. Zanichelli, Bologna, cap. 6.) Le asimmetrie emisferiche funzionali sono state studiate in passato in pazienti cerebrolesi ed in pazienti epilettici “split - brain”. Questi ultimi, sottoposti ad intervento neurochirurgico di commisurotomia, per evitare la generalizzazione di crisi comiziali, vivono con i due emisferi anatomicamente deconnessi, senza apparenti macroscopici deficit funzionali, anche se indagini neuropsicologiche più sofisticate, hanno consentito di rilevare deficit di funzione, relativamente alla mancata integrazione interemisferica e hanno consentito, nel contempo, di identificare meglio le specifiche competenze emisferiche. (Berlucchi, G. e Aglioti, F., Le sindromi da disconnessione emisferica. in Denes, G. e Pizzamiglio, L. a cura di (1995) Manuale di NeuroPsicologia. Zanichelli, Bologna, cap. 32) L’emisfero sinistro possiede una modalità di elaborazione dell’informazione di tipo digitale, che risulta estremamente efficiente per operazioni matematiche, linguistiche e per la formulazione di concetti astratti. Tale emisfero possiede una maggiore competenza nel cogliere gli aspetti rilevanti degli stimoli, elaborando l'informazione in modo sequenziale attraverso l’analisi delle singole parti. Lo stile cognitivo dell’emisfero sinistro coincide con i cosiddetti processi secondari della psicoanalisi. L’emisfero destro è specializzato in attività di tipo visuo-spaziali. Questo emisfero ha una modalità di elaborazione dell’informazione di tipo analogico, presiede a quelle attività che richiedono una percezione simultanea e globale, ad esempio la creatività artistica, scientifica e le intuizioni. Lo stile cognitivo è assimilabile ai “processi primari” della psicoanalisi. In sintesi, l’emisfero sinistro risulta essere più competente del destro per le funzioni linguistico-verbali, mentre l’emisfero destro appare più competente per talune funzioni paraverbali, ad esempio la prosodia e il ritmo della voce, l’espressione musicale, l’analisi spaziale, le visualizzazioni. Lo stile cognitivo dell’emisfero sinistro viene definito come razionale, verbale, logico-analitico, digitale e può essere associato ai processi secondari freudiani, mentre lo stile cognitivo dell’emisfero destro è intuitivo, non-verbale, sintetico - gestaltico, analogico, e può essere associato ai processi primari freudiani.
Da quanto esposto, si può dedurre che nello stato di trance si sviluppi una prevalenza emisferica destra e tale attività emisferica è documentata anche da quegli studi elettroencefalografici che hanno riscontrato una prevalente attivazione emisferica destra in trance, rispetto alla preferenza emisferica sinistra del corrispettivo stato di veglia. La stessa procedura dell’induzione ipnotica suggerisce una preferenza emisferica destra, infatti, secondo la microdinamica dell’induzione ipnotica (Erickson et all., 1976), il processo comprenderebbe cinque fasi in sequenza, associate a differenti processi neuropsicologici, ovvero: fissazione dell’attenzione con elicitazione dell’attività emisferica sinistra, depotenziamento dei sets consci e blocco dell’attività emisferica sinistra e successiva attivazione emisferica destra, con conseguente apprendimento inconscio, elaborazione inconscia e risposta ipnotica. (De Benedittis G. (2006,) L’ipnosi nel controllo del dolore. Abstracts del I Corso SII, Società Italiana di Ipnosi - Roma.) Ricerche neuropsicologiche, ad esempio studio dei movimenti coniugati oculari e compiti di ascolto dicotico, studi EEG e indicazioni provenienti dalla pratica clinica, confermano la preferenza emisferica destra durante la trance, anche se, è ormai noto, che in ipnosi l’emisfero sinistro altera le proprie funzioni senza sospenderle del tutto. (Gruzelier, J. H. (2006), Funzioni frontali, connettività ed efficienza neurale alla base dell’ipnosi e della suscettibilità ipnotica. Contemporary Hypnosis, 23 (1): 15-32, citato in: Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 2- 2006, pag. 90-91. Franco Angeli, Milano.)

Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici. 09/02/2009
Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici.
Dott. Emanuele Mazzone (SII)
psicologo, formato in autismo e D.G.S., musicoterapeuta, psicoterapeuta.

RIASSUNTO:
La presente rassegna ha lo scopo di tracciare l’evoluzione del fenomeno ipnotico, utilizzando differenti prospettive, ovvero, quella storica delle diverse definizioni, quella teorica dei differenti modelli interpretativi, fino alla moderna visione proposta dalle neuroscienze, con riferimenti alla neuropsicologia, alla fisiologia e all’anatomia dell’Ipnosi.
Gli argomenti saranno progressivamente proposti nei seguenti paragrafi: Storia e Definizioni, Teorie e Modelli Esplicativi, Neuropsicologia, Neurofisiologia, Correlati Anatomici.

INTRODUZIONE:
L'ipnosi è un fenomeno psicosomatico caratterizzato da una condizione particolare di funzionamento dell'individuo che consente al soggetto di influire sulle proprie condizioni fisiche, psichiche e di comportamento.
L'ipnosi, definita da M. H. Erickson (1901-1980) come un “modificato stato di coscienza altamente motivato e diretto a sviluppare risorse potenziali dell’individuo attraverso un attivo apprendimento inconscio, in ciò facilitato da un restringimento selettivo del campo di coscienza”, è uno stato di estrema concentrazione ed attenzione focalizzata, a cui si associano delle modificazioni a livello del sistema nervoso centrale e periferico. La nuova Ipnosi o ipnosi ericksoniana, permette di comunicare con l'inconscio del paziente ed in tale processo sono coinvolti aspetti neuro-psico-fisiologici, la relazione interpersonale e l'utilizzo delle potenzialità specifiche dell'individuo.
Attualmente l'ipnosi è impiegata scientificamente in ambito terapeutico e nella ricerca clinica e può essere applicata solo da professionisti abilitati e con diverse metodiche, che spaziano dall'intervento diretto sul sintomo, a sofisticate strategie di ristrutturazione di credenze e di personalità. Psicoterapeuti e psichiatri impiegano l'ipnosi per il trattamento in particolare di: Disturbi Sessuali, Disturbi del Sonno, Disturbi D'Ansia, Disordini Alimentari, Disturbi dell'Infanzia.
In ultimo l'ipnosi può trovare applicazione anche nella sfera dell'apprendimento: dall'aumento della concentrazione, fino alla creazione della motivazione allo studio e nello sport, attraverso tecniche utilizzate per la preparazione psicologica degli atleti: dal controllo del rilassamento e del tono muscolare, alla gestione dell'ansia pre-agonistica, fino al recupero della fatica, fisica e mentale.

Storia e Definizioni dell’Ipnosi:
L’ipnotismo, ovvero le tecniche per indurre la trance, è noto all’uomo da circa quattromila anni. I primi esempi di induzione ipnotica, con danze, canti e cerimonie collettive, sono rintracciabili in Cina dal 1700 a.C. e successivamente riscontrabili, con diverse denominazioni e utilizzi, in numerose civiltà (Mammini C. (2005), I volti dell’Ipnosi. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n.1: 9-13. Franco Angeli, Milano).
La definizione di ipnosi appare strettamente connessa con il modo di concepire e praticare l’ipnosi stessa in un preciso momento storico e l’ipnosi, sin dai suoi albori, ha animato il dibattito tra coloro che credevano ad una realtà ipnotica e coloro che ne contestavano l’esistenza.
I prodromi dell’ipnoterapia sono rintracciabili nell’esorcismo di J. Gassner (1727-1779), (Peter B. (2005), Il vero predecessore dell’ipnosi moderna è l’esorcismo di Gassner e non il magnetismo di Mesmer. The International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 53 (1): 1-12) ma, il merito di aver aperto la fase scientifica dell’ipnosi, utilizzandola come trattamento medico svincolato dall’esoterismo, viene riconosciuto a F. A. Mesmer (1734-1815). Questo autore, considerato il padre della moderna psicoterapia, riteneva che le patologie fossero legate ad uno squilibrio di un “fluido animale” o “magnetico” nell’organismo e che l’ipnotista fosse in grado di attirare su di sé le energie positive dell’universo, per indirizzarle, in chiave terapeutica sul paziente, riequilibrando il “fluido magnetico”. Questo processo di “magnetizzazione” o “mesmerizzazione”, causava nel paziente una sorta di crisi catartica, di tipo epilettiforme, che lo guidava verso la guarigione. Mesmer, pur scontrandosi con il mondo accademico, ebbe un enorme successo in tutta Europa, ma la sua carriera fu interrotta in Francia, quando la Commissione Reale, istituita da Luigi XVI, decretò il carattere puramente suggestivo dell’ipnosi, dovuto a immaginazione, imitazione e toccamento e la conseguente pericolosità sociale e morale del fenomeno.
Il Marchese di Puységur (1751-1825), agli inizi dell’800, raccolse l’eredità di Mesmer e sviluppò il concetto di “sonnambulismo artificiale” come fenomeno cardine dell’ipnosi. L’autore, inoltre, evidenziò l’importanza del delicato rapporto che si instaurava tra paziente e magnetizzatore, introducendo fattori di tipo relazionale e psicologico, come lo stato empatico.
L’Abate de Faria (1775-1819), pose l’accento sulle caratteristiche del soggetto oltre che su quelle dell’operatore e definì l’ipnosi come “sonno lucido” ed identificò una particolare “impressionabilità psichica” individuale.
Successivamente, l’inglese James Braid (1795-1860), studiando il “sonnambulismo artificiale”, coniò il termine di “ipnosi”, sancendo l’associazione, anche se fuorviante, tra ipnosi e sonno. Braid fu il primo ad utilizzare il termine “ipnotico” per identificare i diversi fenomeni, apparentemente simili al sonno, che si verificavano nei soggetti ipnotizzati, sostenendo che la spiegazione del fenomeno fosse da ricercare all’interno del cervello, senza l’intervento di forze esterne. In un secondo tempo, l’autore, intuì anche che lo stato ipnotico si instaurava a seguito della concentrazione del soggetto verso un’unica idea.
Nella seconda metà del sec. XIX l’ipnosi conobbe il suo momento di maggior popolarità in ambito accademico, grazie all’opera di J. M. Charcot (1825-1893), uno tra i più importanti neurologi francesi dell’epoca. Charcot, attraverso l’esperienza clinica presso l’ospedale parigino della Salpetriere, sottolineò le affinità fenomeniche tra isteria e ipnosi e ritenne l’ipnosi come l’espressione di uno stato neuropatologico riproducibile e presente negli isterici sotto forma di disturbo. Questa concezione dell’ipnosi, sostenuta da autorevoli esponenti, tra i quali Babinski (1857-1932) e Gilles de La Tourette (1857-1904), contribuì a demolire la definizione di ipnosi come fenomeno legato al magnetismo e al sonnambulismo.
L’induzione di uno stato sonnambulico non patologico e la suggestione, furono invece i cardini della definizione di ipnosi proposta dagli esponenti della scuola di Nancy, tra i quali Bernheim (1840-1919) e Liebault (1823-1925). Hippolyte Bernheim sosteneva che l’ipnosi fosse una condizione psicologica e non solo fisiologica e la identificò con uno stato d’accentuata suggestionabilità dipendente dalle caratteristiche del soggetto e dall’influenza dei suggerimenti forniti dall’ipnotista.
P. Janet (1859-1947), tentò una mediazione tra le tesi antitetiche dell’istituto della Salpetriere e della scuola di Nancy, ponendo alla base del processo ipnotico la “teoria dei complessi dissociati”, sottolineando l’esistenza di “fenomeni dissociati” che potevano tornare alla memoria e i cui effetti potevano essere osservati nello stato ipnotico.
W. James (1842-1952), influenzato dalla teoria di Janet, giunse alla conclusione che la suggestionabilità fosse l’indice principale del processo ipnotico, mentre Pavlov (1849-1936), ipotizzò che l’ipnosi fosse un riflesso evocabile attraverso opportune stimolazioni verbali ed espressione di un processo inibitorio parziale a carico delle strutture corticali.
Nel 1912 P. Janet, sancì la chiusura della prestigiosa rivista Revuè de l’Hipnotism e l’avvento della psicanalisi freudiana e l’approssimarsi del primo grande conflitto mondiale segnarono in qualche modo il tramonto dell’avventura ipnotica in Europa Occidentale.
L’ipnosi, dopo più di mezzo secolo e due conflitti mondiali, ritrovò la spinta propulsiva negli Stati Uniti, grazie all’opera di autori come C. Hull (1884-1952), che tentò di indagare il fenomeno ipnotico con metodi sperimentali, fondando il primo laboratorio di ricerca sui fenomeni ipnotici alla Yale University, Milton H. Erickson (1901-1980), E. Hilgard (1904-2001) e M. Orne (1927-2000).
L’ipnosi, concepita da M. H. Erickson, come stato modificato stato di coscienza altamente motivato e diretto a sviluppare risorse potenziali dell’individuo attraverso un attivo apprendimento inconscio, in ciò facilitato da un restringimento selettivo del campo di coscienza, aprì la strada a quella che poi sarà la strategia ipnotica moderna (De Benedittis G. (2006,) L’ipnosi nel controllo del dolore. Abstracts del I Corso SII, Società Italiana di Ipnosi - Roma).
Successivamente, alcuni autori, come Rossi, Haley (1923-2007), individuarono, all’interno delle modalità comunicative proposte da Erickson, un modello di riferimento che sarà definito come “Nuova Ipnosi”, mentre altri, ad esempio R. Bandler e J. Grinder, elaborarono il modello della Programmazione Neurolinguistica, di chiara derivazione ericksoniana.
La psicoterapia ericksoniana è ancora in pieno sviluppo e la “Nuova Ipnosi”, considerata come uno dei più significativi progressi del XX secolo nel campo della psicoterapia, ha contribuito in modo significativo alla diffusione dell’ipnosi nella pratica clinica, mentre, i progressi nelle neuroscienze, studi elettrofisiologici e metodiche di neuroimaging, hanno acceso un rinnovato interesse della comunità scientifica sulla fenomenologia ipnotica.
Attualmente, proprio le tecniche di neuroimaging, offrono la possibilità di utilizzare l’ipnosi, per l’esplorazione dei meccanismi cerebrali e nello stesso tempo permettono di indagare le basi neurali del fenomeno ipnotico stesso.
Il valore della sofferenza:un approccio orientale-Ià parte 12/11/2008
Un approccio Orientale alla sofferenza psichica.
A cura di Mario Talvacchia Psicologo, Psicoterapeuta, studioso di Psicologie e Filosofie D’Oriente



È possibile che prendendo atto della propria sofferenza psichica sia possibile superare modelli comportamentali nevrotici e liberarsi da un senso negativo di sé profondamente radicato? La sola consapevolezza è di per sé sufficiente? Quanto gli insegnamenti Orientali sulla sofferenza, sull’illusione e sul non attaccamento possono aiutare lo psicoterapeuta moderno a districarsi all’interno del mondo psichico del paziente aiutando lo stesso a riappropriarsi dei ricordi, ad elaborare emozioni dolorose e a dare una nuova direzione alle energie distruttive?
Questo articolo è il tentativo di riflettere su questi interrogativi…non certo di rispondere.
Il grande psicologo americano William James rimase colpito dal livello di raffinatezza psicologica del pensiero buddista e predisse che questo avrebbe esercitato un grande ascendente sulla psicologia occidentale; dopo oltre cinquant’anni dalla sua profezia quest’influsso è sotto gli occhi di tutti.
James comprese qualcosa che le successive generazioni, influenzate dalla psicoanalisi, non compresero: la dimensione psicologica fondamentale dell’esperienza spirituale buddista; “tutto ciò che si manifesta nella psiche deve essere fatto oggetto di consapevolezza. È qui l’incontro con la psicoterapia; la consapevolezza e il rallentamento richiesto dalla stessa sono al servizio di un esame più approfondito della mente quotidiana.
Si tratta di un lavoro sulla psiche, sul senso di vuoto e di falsità che spinge le persone a idealizzare o svalutare se stesse, fino alla costruzione di un senso d’identità confuso e alienato.
Il merito della psicologia buddista è quello di aver riconosciuto la necessità di liberarsi dalle emozioni distruttive ma, cosa ancora più importante, al tempo stesso di come questa libertà venga da una consapevolezza di quelle stesse emozioni di cui cerchiamo di liberarci, una consapevolezza speciale in quanto “non giudicante”.
Molta sofferenza psichica origina dalla estenuante ricerca del piacere che per sua stessa natura è fugace, non può essere mantenuto all’infinito e il suo appagamento ci riporta ad uno stato di bisogno, di inquietudine, di desiderio e tensione.
Spesso si è alla ricerca insaziabile di soddisfazioni impossibili, ossessionati dai nostri desideri fantasmatici con i quali bisogna venire a contatto.
La condizione centrale del regno umano è che l’uomo non sa veramente chi è; lo psicoanalista D. Winnicot scriveva che “ogni individuo è isolato, costantemente ignoto, di fatto non scoperto”.
L’uomo avverte dunque un vago e inquietante senso di vuoto, di in autenticità, di alienazione..di insicurezza, ed è costretto a costruirsi quello che lo stesso Winnicot chiama un “falso sé” nel tentativo di sentirsi reale, per far fronte ad una situazione impossibile.
Lungo il percorso psicoterapico il terapeuta dovrebbe accompagnare il paziente verso un lento e graduale apprendimento di un altro modo di entrare in relazione con questo falso se e con le emozioni di ogni dimensione; esiste dunque un modo di trasformare la sofferenza modificando il modo di entrare in contatto con essa, grazie alla comprensione che trasforma.
La psicologia del buddismo riflette tanto sul quel profondo senso di “insoddisfazione totale” che pervade il nostro essere; tutti noi siamo rosi da un senso di imperfezione, di insostanzialità, di incertezza e di inquietudine, allo stesso tempo vorremmo che il disagio si risolvesse per incanto.
La nostra identità non è mai così definita come pensiamo dovrebbe essere. Come Narciso rischiamo di attaccarci a quest’immagine di completezza per alleviare il senso di irrealtà da noi avvertito, ma a Narciso quest’attaccamento all’immagine di perfezione costo la vita.




Come primo passo potremmo familiarizzarci con questa identità fragile e insostanziale; nessuno vuole ammettere dinanzi a se stesso la propria insostanzialità, e allora si fa di tutto per proiettare un’immagine di completezza e di autosufficienza.
Winnicott diceva che tutti si impongono una coerenza per sopravvivere, ma non ci rendiamo conto che potrebbe essere proprio la rigidità di questo “falso sé” a far si che perduri il disagio e l’insoddisfazione.
Questo “falso sé” che costruiamo ha due polarità; il sé grandioso che si sviluppa per compiacere alle richieste dei genitori e ha continuamente bisogno d’ammirazione, e il sé svalutato, solo e immiserito, alienato e insicuro, consapevole soltanto dell’amore che gli è stato negato. Il sé grandioso, seppur fragile e dipendente dall’ammirazione degli altri, si crede onnipotente o autosufficiente, e quindi si ritira nell’isolamento o nella distanza emotiva, il sé svalutato si aggrappa disperatamente a ciò che pensa possa alleviare la sua inconsistenza o si rifugia in un vuoto desolato dove rimane inavvicinabile, e che rinforza la sua convinzione di non valere niente.
Riassumendo potremmo dire che l’idea centrale parla di uno stato originario di perfezione, immaginario o reale, a cui la persona aspira ma che rimane irraggiungibile; la persone deve trovare il modo di tollerare il proprio innato senso di incertezza.
La psicologia buddista postula un’insicurezza esistenziale di fondo e invita, paradossalmente, a non aggrapparsi con forza ad immagini rigidamente costruite, ma a coltivare il “dubbio”; non ci sarebbe bisogno di un’identità così forte e rigida per sopravvivere.
I dubbi sul sé sono inevitabili e si presentano via via lungo il processo di maturazione; invece di soffocarli potremmo provare ad esplorarli, entrando nel dubbio anziché fuggirlo, accettare le incertezze che altrimenti cercheremmo di risolvere.
È proprio la sete di certezze, questa errata percezione del sé che tanto confondono la mente creando sempre maggiore disagio; nel tentativo di salvare l’illusione della sicurezza, l’io si affanna tra i due estremi della pienezza e del vuoto, sperando che l’una o l’altro gli forniscano la protezione necessaria.
Per tutti “è estremamente difficile sostenere un senso di assenza senza trasformare quell’assenza in una presenza di qualche sorta”, scrive lo psicoanalista A. Phillips.
Nella visione buddista, un essere realizzato ha compreso la propria mancanza di un vero sé, e non si tratta di una condizione psicotica, anche se potrebbe sembrare.
L’esperienza del vero sé che tanto preoccupa l’occidente è possibile, nella forma più diretta, grazie al riconoscimento della “vacuità” del sé, ovvero della sua insostanzialità.
Questo avviene grazie alla consapevolezza delle numerose manifestazioni del sé, grazie alla capacità di diventare consapevoli delle immagini del sé senza crearne di nuove.
Tutto ciò è molto difficile in quanto è presente il tentativo di ricreare o di riconquistare quel sentimento originario di perfezione infantile da cui siamo stati tutti inesorabilmente separati; pretendiamo solidità basandoci sul quel senso dell’io di cui un tempo abbiamo fatto esperienza sul seno materno.
La psicoterapia buddista lentamente porta alla scoperta delle illusioni inconsce che coltiviamo sul sé, i desideri fondamentali, e metterli a nudo, dissipando l’ignoranza e scoprendo la natura immaginaria del sé.
Fin qui sembrerebbe che l’esperienza della consapevolezza porti gradualmente ad uno stato di sgretolamento dell’identità simile a quello vissuto nelle psicosi. Non è così perché lo sviluppo della capacità di essere presente momento per momento alla natura della mente, tipica della meditazione e dell’addestramento mentale buddista, permette di fare esperienza del sé senza distorsioni dell’idealizzazione o della fantasia illusoria. Anziché incoraggiare un sé consolidato la concezione buddista vede una capacità di integrare in maniera flessibile le esperienze potenzialmente destabilizzanti di in sostanzialità e di impermanenza.



Di fondamentale importanza è aiutare la persona a trovare un modo per restare con le proprie angoscie senza affrettarsi a soffocarle….non permettere la fuga dalle emozioni ma creare un contenitore adatto ad accogliere e a far sperimentare l’emozione.
L’esperienza della vacuità del sé non richiede l’annullamento delle emozioni ma solo che si impari a farne esperienza in maniera diversa.
Le persone sono talmente abituate e preoccupate di abbandonare i propri sentimenti negativi che non ne sperimentano mai l’insostanzialità.
Il buddismo insegna un nuovo modo di stare con i propri sentimenti, grazie alla sospensione del giudizio pur continuando a mantenere il contatto con gli oggetti dell’esperienza, in questo caso con le emozioni negative.
La psicoterapia bubbhista prende come punto di partenza la mente quotidiana, una mente non educata, e mira allo sviluppo di un particolare atteggiamento; la consapevolezza di ciò che realmente avviene a noi e in noi…non cercando di cambiare qualcosa, ma osservando la mente, le emozioni, il corpo. Questo tipo di attenzione non giudicante è di per se terapeutica….se si riescono a scindere le reazioni personali dai semplici eventi in sé.
Anziché fuggire le emozioni penose o aggrapparsi a quelle piacevoli, si impara a contenere qualsiasi reazione facendole spazio e non identificandovisi completamente.
Solo rimanendo con le emozioni distruttive possiamo vederle, viverle e accettarle veramente…possiamo rimanere in compagnia dello spiacevole.
In Occidente la grande intuizione di Freud fu quella che era possibile sospendere, nel setting terapeutico, quella che chiamava la “facoltà critica”….per prestare attenzione a tutto ciò che emergeva.
Non dovremmo, dunque, eludere lo spiacevole ma accettarlo…accettare qualunque cosa emerge e entrare, come diceva Winnicott, in “uno stato in cui non vi è da reagire il sé può cominciare a esistere”.
Lentamente, rimanendo in compagnia di un dolore dal quale di solito ci si ritrae è possibile arrivare a una trasformazione tale da sentire come lo spiacevole non và per forza rifiutato.
Si parla di un atteggiamento di maggiore apertura nei confronti dei conflitti interni, una maggiore capacità di accoglienza, di un maggiore spazio psicofisico tale da ospitare diverse emozioni; rimanere con tali esperienze percependone la transitorietà, l’impermanenza.
Per non cadere in malintesi o fraintendimenti non si finirà di ripetere che tali esperienze richiedono un “io” , in senso psicoanalitico, capace di contenere e di integrare vissuti che di solito producono una destabilizzazione violenta.
Degli aspetti psicoterapeutici più precisi e di tecniche si parlerà nella seconda parte dell’articolo.

l'ipnosi per lenire il dolore nell'artrite reumatoide 11/11/2008
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Artrite: via il dolore con l’immaginazione

PSICOLOGIA
Artrite: via il dolore con l’immaginazione
Secondo uno studio inglese alcune tecniche di psicologia dinamica possono aiutare a gestire dolore
Tecniche di visualizzazione e ipnosi possono giovare a chi soffre di artrite reumatoide. Secondo uno studio dell’Università di Bangor, presentato al Convegno annuale di psicologia della salute della British Psychological Society, queste strategie aiuterebbero infatti ad alleviare il dolore e la spossatezza che impediscono a molti pazienti di avere una vita attiva e piena.
IMMAGINAZIONE – Nello studio inglese sono stati coinvolti 42 pazienti con artrite reumatoide ai quali è stato chiesto di visualizzare il proprio dolore in modi diversi e di cercare di gestirlo. Per esempio ad alcuni partecipanti è stato chiesto di visualizzare il dolore sotto forma di una persona e poi di ringraziarla per avergli consentito di capire che qualcosa non andava per il verso giusto. Poi ai pazienti veniva suggerito di lasciare andare la persona, cercando di visualizzare la sua immagine in allontanamento, finché la persona diventava difficilmente visibile e spariva, lasciandoli senza dolore. Ebbene i dati raccolti rivelano che queste tecniche di visualizzazione, ma anche l’ipnosi, sono in effetti in grado di ridurre dolore e spossatezza.

AUTOCURA – L’aspetto interessante della strategia proposta dai ricercatori inglesi per cercare di alleviare le sofferenze dei malati di artrite reumatoide è quello dell’autogestione: le tecniche di visualizzazione, una volta imparate, possono infatti essere messe in atto anche in autonomia al momento del bisogno, come sottolinea Bryan Bennett, il coordinatore dello studio: «Abbiamo chiesto a tutti i partecipanti di identificare gli aspetti della propria vita più importanti influenzati negativamente dall’artrite. Facendo così li abbiamo coinvolti attivamente nella propria terapia personale. Utilizzando le tecniche che gli sono state insegnate, i pazienti sono inoltre riusciti ad autocurarsi quando necessario. Questo approccio è stato utile non solo per controllare il dolore ma anche per consentire ai pazienti di godere di più degli aspetti della vita a loro più cari».
Antonella Sparvoli
29 ottobre 2008
Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici. 05/11/2008
Con la presente rassegna: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici.
Il Dott. Emanuele Mazzone, ( membro della Società Italiana di Ipnosi(SII)
psicologo, formato in autismo e D.G.S., musicoterapeuta, psicoterapeuta) ha lo scopo di tracciare l’evoluzione del fenomeno ipnotico, utilizzando differenti prospettive, ovvero: quella storica delle diverse definizioni, quella teorica dei differenti modelli interpretativi, fino alla moderna visione proposta dalle neuroscienze, con riferimenti alla neuropsicologia, alla fisiologia e all’anatomia dell’Ipnosi.
Gli argomenti saranno progressivamente proposti nei seguenti paragrafi: Storia e Definizioni, Teorie e Modelli Esplicativi, Neuropsicologia, Neurofisiologia, Correlati Anatomici.

INTRODUZIONE:
L'ipnosi è un fenomeno psicosomatico caratterizzato da una condizione particolare di funzionamento dell'individuo che consente al soggetto di influire sulle proprie condizioni fisiche, psichiche e di comportamento.
L'ipnosi, definita da M. H. Erickson (1901-1980, Società Americana di Ipnosi Clinica, Associazione Americana di Psichiatria, Associazione Americana di Psicologia e Associazione Americana di Psicopatologia), come un “modificato stato di coscienza altamente motivato e diretto a sviluppare risorse potenziali dell’individuo attraverso un attivo apprendimento inconscio, in ciò facilitato da un restringimento selettivo del campo di coscienza”, è uno stato di estrema concentrazione ed attenzione focalizzata, a cui si associano delle modificazioni a livello del sistema nervoso centrale e periferico. La nuova Ipnosi o ipnosi ericksoniana, permette di comunicare con l'inconscio del paziente ed in tale processo sono coinvolti aspetti neuro-psico-fisiologici, la relazione interpersonale e l'utilizzo delle potenzialità specifiche dell'individuo.
Attualmente l'ipnosi è impiegata scientificamente in ambito terapeutico e nella ricerca clinica e può essere applicata solo da professionisti abilitati e con diverse metodiche, che spaziano dall'intervento diretto sul sintomo a sofisticate strategie di ristrutturazione di credenze e di personalità. Psicoterapeuti e psichiatri impiegano l'ipnosi per il trattamento in particolare di: Disturbi Sessuali, Disturbi del Sonno, Disturbi D'Ansia, Disordini Alimentari, Disturbi dell'Infanzia. In ultimo l'ipnosi può trovare applicazione anche nella sfera dell'apprendimento: dall'aumento della concentrazione, fino alla creazione della motivazione allo studio e nello sport, attraverso tecniche utilizzate per la preparazione psicologica degli atleti: dal controllo del rilassamento e del tono muscolare, alla gestione dell'ansia pre-agonistica, fino al recupero della fatica, fisica e mentale.
Neurofisiologia della trance ipnotica..
L’ipnosi è uno stato di modificato di coscienza e ciò è associato a delle modificazioni a livello del sistema nervoso centrale e, verosimilmente, anche periferico. Per molto tempo sono stati sviluppati disegni sperimentali per identificare i correlati neurofisiologici dello stato di coscienza ipnotico, ma, questi studi aneddotici e metodologicamente inadeguati, insieme alla mancanza d’indicatori biologici dello stato di trance, hanno favorito i detrattori dell’ipnosi, che la consideravano alla stregua di un artefatto. Il progresso delle neuroscienze, soprattutto in termini di elettrofisiologia e di neuroimaging, sta avendo un’importante ricaduta anche nel campo dell’ipnosi, sancendo la “realtà” del processo ipnotico e stabilendone i fondamenti neurobiologici.
Studi pionieristici sull’ipnosi hanno utilizzato pazienti epilettici, per i quali erano indicate metodiche diagnostiche di registrazione dell’attività elettrica cerebrale profonda. Questi studi hanno dimostrato empiricamente, in pazienti epilettici, un aumento del ritmo alfa e beta, concomitante ad una diminuzione del ritmo patologico lento theta, nei soggetti in stato di trance, rispetto agli stessi soggetti, in stato di veglia e a maggior ragione rispetto al sonno, che, in questi pazienti, si comporta come un attivatore della soglia epilettogena. L’EEG di soggetti in ipnosi comparato con quello in veglia, ha permesso di identificare e comprendere alcuni meccanismi neurofisiologici sottesi allo stato ipnotico. Gran parte degli studi hanno focalizzato l’attenzione su una particolare onda dell’EEG: il ritmo alfa, 8-12 Hz. Un’elevata attività di fondo di tipo alfa è stata riscontrata nei soggetti in condizioni di particolare rilassamento e in alcune forme di meditazione e perciò, almeno storicamente, questo ritmo è associato ad una condizione di relativa inattività funzionale del sistema nervoso. Attraverso analisi spettrale di frequenza dell’ EEG, è stato anche evidenziato che nello stato di riposo vigile, la maggior parte dei soggetti destrimani presenta una maggior quantità di ritmo alfa nell’emisfero destro, rispetto al sinistro. In condizioni di trance ipnotica, almeno nei soggetti altamente ipnotizzabili, si ha un’inversione del profilo spettrale del ritmo alfa, con una sua predominanza all’emisfero sinistro e assumendo che l’attività alfa sia inversamente proporzionale all’attivazione funzionale dell’emisfero, si può concludere che, durante la condizione ipnotica, si assista ad una riduzione relativa dell’attività funzionale emisferica sinistra e ad una prevalenza emisferica destra. Questi risultati non sono condivisi da tutta la comunità scientifica, tuttavia, è stato evidenziato che in ipnosi, a differenza di quanto si osserva allo stato di veglia, un’attività EEG non congrua con il compito richiesto e questa incongruenza è attribuita all’azione inibitoria, di strutture sottocorticali diencefaliche sull’attivazione corticale compito specifica durante l’ipnosi. (Antonelli C. (2005), Il ruolo dell’ipnosi nel controllo del dolore: definizioni ed evidenze. Acta Anaesthesiologica Italica, vol. 56. La Garangola, Padova.)
L’ipnosi è anche associata ad una condizione di rilassamento psicofisico, che richiama il ruolo del sistema nervoso autonomo. Studi su soggetti volontari sani, hanno confermato che il rilassamento ipnotico, ottenuto attraverso una trance neutra, si associa ad un’intensa azione di rimodulazione del Sistema Nervoso Autonomo e questo effetto appare direttamente proporzionale alla suscettibilità ipnotica del soggetto. Si è osservato anche che la stimolazione elettrica cerebrale profonda di strutture limbiche, quali l’amigdala e l’ippocampo determina sistematicamente il risveglio dalla trance nel primo caso, ed il suo approfondimento nel secondo caso. In questo modo è stata documentata la presenza di una “bilancia limbica”, in grado di mediare lo stato di trance, con l’amigdala come antagonista, che sembra svolgere un ruolo primario nei meccanismi di risveglio dall'ipnosi e l’ippocampo come agonista, che sembra responsabile del mantenimento della condizione ipnotica. (tratto da: Carnevale F. (2006), Rumore e silenzio. L’approccio della complessità nella psicoterapia ericksoniana. Prima parte. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 2: 25-37. Franco Angeli, Milano.)
Le metodiche di neuroimaging, ad esempio PET e Risonanza Magnetica Funzionale, hanno contribuito significativamente a chiarire il ruolo delle strutture corticali e sottocorticali nel mantenimento dello stato di trance ed hanno permesso di osservare significative attivazioni della corteccia occipitale visiva, associata alle visualizzazioni ipnotiche, della corteccia parietale inferiore, associata alla codificazione somato-spaziale e di quella pre-frontale, associata alle funzioni cognitive superiori in condizioni d’ipnosi neutra. Per quanto riguarda i potenziali evocati corticali visivi, uditivi e olfattori esistono risultati contraddittori. L’analisi dei potenziali evocati corticali somatosensoriali non ha rilevato significative differenze nella latenza e nell’ampiezza delle componenti nelle condizioni di trance e di veglia, mentre una diminuzione d’ampiezza è stata riferita in esperimenti di ipnoanalgesia. (Antonelli, C. (2005), The role of hypnosis in pain control: definition and evidence. Acta Anaesthesiologica Italica. La Garangola, Padova.) In ultimo, grazie agli studi effettuati tramite la PET si è osservato che le realtà prodotte in ipnosi sono virtuali solo sino a un certo punto, poiché immaginare o compiere effettivamente un’azione attiva i medesimi circuiti neurali, teoria dei “neuroni specchio”. (Balugani, R. e Ducci, G. (2007) Ipnosi e neuroscienze. Neuroni specchio, simulazione incarnata ed immaginazione all’opera nell’azione terapeutica. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n.1: 5-15. Franco Angeli, Milano.)
In sintesi, nella fase dell’induzione ipnotica si verifica un cambiamento dello stato di coscienza, connotato da un’alterazione del ritmo cerebrale, al quale si associa l’alterazione di altre attività dell’organismo, quali il respiro e le pulsazioni cardiache. L’ipnosi non equivale al sonno, perché una persona addormentata reagisce solo a stimoli intensi e non è in comunicazione con il mondo esterno. L’ipnotista, riconoscendo i segnali fisiologici della trance, passa all’utilizzo di un linguaggio metaforico - allegorico, proprio dell’emisfero cerebrale destro e così, diviene possibile creare delle “realtà ipnotiche”, nelle quali l’individuo, attingendo alle sue risorse profonde e agli apprendimenti esperienziali, può fare nuove esperienze e sviluppare nuove associazioni. (Castelli, N. e Rabboni, M. (2006), Ipno-semiotica. Riflessioni sul rapporto fra linguaggio e psicologia nei processi ipnotici. (parte seconda) Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale n. 1: 31- 48. Franco Angeli, Milano.)


Austria ipnosi nella sanità 25/10/2008
U.E. - AUSTRIA
L'ipnosi da promuovere nella sanita'
20 Ottobre 2008

Aduc Salute ( il portale online sulla libertà di cura e della ricerca scientifica)


Aumenta la richiesta di ipnosi come rimedio complementare alla medicina classica. Il sistema sanitario non la rimborsa, eppure le liste d'attesa presso i pochi medici che la praticano sono lunghe. Molti studi hanno nel frattempo confermato l'efficacia dell'ipnositerapia contro ansia, paure e sofferenza fisica; in psicoterapia se i problemi attengono ad eventi traumatici e a dolori fisici non dipendenti da una causa organica; nella perdita di peso e contro i disturbi del sonno. Tra i suoi meriti, la responsabilizzazione del paziente.Infatti l'pnoterapia chiama in causa direttamente il paziente il quale deve farsi carico della sua fattiva collaborazione per la riuscita della terapia. L'ipnositerapia si sta rivelando efficace in molte patologie psichiche ma non solo. l'ipnositerapia trova utile applicazione In tutte la malattie psicosomatiche fino ad arrivare ad alcune patologie in cui la componente organica è direttamente interessata.E' il caso ad esempio di alcune malattie della pelle: psoriasi, vitiligine, acne, verruche ecc. . In queste patologia,l'ansia , lo stress che sottintende la malattia beneficiano positivamente delle suggestioni indotte con l'ipnositerapia.

Stato della Psicoterapia e della Ipnositerapia 25/10/2008
Conversazione con Maurizio Mottola sullo stato della psicoterapia
lunedì 13 ottobre 2008

di CLAUDIA DEL VENTO
Nella precedente legislatura la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati aveva dibattuto il testo unificato Disposizioni per l’accesso alla psicoterapia, frutto anche del confronto svoltosi nel corso di varie audizioni con rappresentanti di associazioni professionali ed esperti del settore. Lo scioglimento anticipato del Parlamento ne ha interrotto l’iter.
Allo psichiatra e psicoterapeuta Maurizio Mottola, rappresentante della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) nella Commissione del Ministero dell'Università e della Ricerca per la valutazione dell'idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia, abbiamo posto alcune domande.
Il 13 ottobre 2008 lei ha realizzato otto anni di presenza ininterrotta nella Commissione del Ministero dell'Università e della Ricerca per la valutazione dell'idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia. Non è stato mai assente partecipando fino ad adesso ad oltre ottanta riunioni. Con tale esperienza che opinione ha maturato sullo stato della psicoterapia?
La psicoterapia è branca di specializzazione la quale -a differenza delle altre (psichiatria, neurologia, neuropsichiatria infantile, eccetera) che sono di esclusiva competenza delle università- è invece prevalentemente gestita da istituzioni private (vagliate ed autorizzate dal Ministero dell'Università e della Ricerca) ed il cui accesso è consentito a medici e psicologi. Le sedi riconosciute dalla procedura di valutazione ministeriale sono oltre 300 (tra sedi principali e sedi periferiche), per cui si è raggiunto un livello di sovrabbondanza e perciò occorre promuovere ed incrementare il parametro della qualità, individuando criteri e procedure utili per sostenere lo sviluppo della produzione scientifica nonché della ricerca che tali scuole siano in grado di organizzare e produrre. Ciò consentirebbe che l'allievo non scelga unicamente in base al parametro minimale di scuola riconosciuta/non riconosciuta, ma anche -per quelle riconosciute- in base a fattori qualitativi.
Promuovere la qualità diviene, dunque, un processo di sostegno a livello culturale e scientifico del ruolo centrale che la psicoterapia nelle sue varie forme sta assumendo, quale moderna risposta al disagio ed alla sofferenza dell'individuo.
L'accesso alla psicoterapia va pertanto considerato un diritto sanitario del cittadino e va dunque sviluppata la prerogativa che gli utenti siano garantiti sulla qualità della formazione specialistica in psicoterapia, che è entrata a pieno titolo nell'ambito degli interventi sulla salute.Bisogna comunque tenere conto che per l'incremento e lo sviluppo della qualità è indispensabile coinvolgere tutte le parti in campo (le scuole private, le scuole di specializzazione universitarie, i servizi, gli allievi, gli utenti), in quanto la qualità non può essere imposta ma solo promossa e premiata.
Quali sono le differenze con il resto dell'Europa in merito alla psicoterapia ?
In Italia gli psicoterapeuti sono oltre 36mila (due terzi laureati in psicologia ed un terzo laureato in medicina): dunque uno psicoterapeuta all'incirca ogni 1.600 abitanti, con marcate differenze tra regione e regione e diversa presenza per categoria di professionisti (è psicoterapeuta uno psicologo su 2,3 del totale degli psicologi ed un medico su 33,2 del totale dei medici).Pochissimi sono i concorsi banditi dalle Aziende Sanitarie Locali per dirigente di psicoterapia (pur in presenza di normativa dal 1997) e quei pochi banditi richiedono talvolta requisiti di ammissione impropri, per cui migliaia di psicoterapeuti (medici o psicologi, con una successiva formazione quadriennale) debbono puntare alla libera professione, in quanto lo sbocco nel servizio sanitario nazionale come dirigente di psicoterapia è estremamente residuale.
Eppure l'accessibilità è uno dei fattori della qualità ottimale, in quanto esprime il massimo che un sistema sanitario può mettere a disposizione dei cittadini, incrementandone così la propria efficienza. Fasce della popolazione non abbiente e non in grado quindi di sostenere i costi di una psicoterapia a livello libero professionale e che rivolgendosi ai servizi sanitari pubblici spesso ricevono solo dei trattamenti di urgenza ed emergenza sono dunque precluse di fatto all'accesso alla psicoterapia. Poiché prevenire è far sì che i disagi ed i disturbi non si trasformino in conclamate malattie, ecco che la psicoterapia -o meglio le psicoterapie- si rivelano uno strumento efficace in tal senso ed attualizzano una concreta prevenzione, purché se ne potenzi per davvero l'accessibilità.
La formazione in psicoterapia presenta in Italia delle caratteristiche che non si riscontrano negli altri paesi europei: il requisito cioè di essere laureati in medicina e chirurgia oppure in psicologia per poter accedere alla successiva formazione in psicoterapia perlomeno quadriennale. Dunque in Italia lo psicoterapeuta o è un medico oppure è uno psicologo, entrambi con successiva specializzazione in psicoterapia, che di fatto consiste nell'accesso e nella frequenza ai corsi quadriennali delle scuole di formazione in psicoterapia autorizzate dal Ministero dell'Università e della Ricerca, che sono oltre 300 (tra sedi principali e sedi periferiche) oppure nell'accesso e nella frequenza alle specializzazioni universitarie in psicologia clinica, i cui corsi si svolgono in pochissime facoltà.
Anche il conseguimento della specializzazione universitaria in psichiatria o in neuropsichiatria infantile consente ai medici l'iscrizione all'albo degli psicoterapeuti. Invece nella vicina Francia ci sono circa 10.000 psicoterapeuti formati e 5.000 psicoanalisti che non si considerano "psicoterapeuti". Meno del 50% sono medici o psicologi. Più del 50% sono lavoratori sociali, infermieri psichiatrici, educatori, sociologi, eccetera.
Questi almeno sono i dati conosciuti attraverso il tessuto associativo, ma è ragionevole pensare che gli operatori complessivi della psicoterapia e della psicoanalisi siano molti di più. In Francia non c'è un ordine degli psicologi e la Federazione Francese di Psicoterapia e Psicoanalisi (FF2P) riconosce 20 modalità psicoterapeutiche-psicoanalitiche (in generale sono molto diffusi gli approcci psicoanalitici tradizionali: Freud, Jung, Adler, Klein, Lacan, eccetera), gli approcci cognitivi e comportamentali, la psicoterapia umanistica (Gestalt, Rogers, Ipnosi Eriksoniana, Programmazione Neuro Linguistica terapeutica, eccetera), la terapia familiare, gli approcci integrativi e gli approcci transpersonali. In Francia ci sono circa 60 istituti di formazione, e sono tutti privati.
Non ci sono formazioni complete in psicoterapia nelle Università. La formazione avviene attraverso corsi della durata di 4 anni a livello post laurea dopo una severa selezione con due anni di supervisione pratica. L'età media per iniziare la formazione è circa 40 anni, dopo una lunga pratica nel campo. Non ci sono studenti giovani. In Francia ritengono che l'esperienza ed una buona pratica ed una personalità bilanciata siano più importanti del percorso universitario.

Pertanto due possono essere considerate le principali posizioni in ambito europeo sulla regolamentazione della psicoterapia:
- una posizione che vuole l'inserimento della psicoterapia quale ulteriore branca di specializzazione medica a livello di direttiva europea;
- una posizione che vuole sviluppare la psicoterapia in un ambito di autonomia sia dalla medicina che dalla psicologia, potenziandola come pratica di relazione rispetto all'attuale prevalenza dell'aspetto prettamente clinico e punta al Certificato Europeo di Psicoterapia (ECP), secondo criteri unificati in tutta Europa quali: una formazione di un minimo di 7 anni e non inferiore a 3.200 ore complessive; la formazione accademica minima deve essere di almeno tre anni.
La formazione in psicoterapia, poi, secondo uno dei modelli accreditati dall'Associazione Europea di Psicoterapia (EAP) richiederebbe la durata di almeno quattro anni con un monte ore complessivo non inferiore a 1.600 con inclusione di: psicoterapia personale o equivalente; teoria generale e specifica per l'approccio psicoterapico; pratica clinica in supervisione per almeno due anni, tirocinio ed infine l'autocertificazione dell'esercizio della professione da almeno cinque anni.

l'ipnosi nello sport 25/10/2008
Dire –Agenzia di stampa quotidiana - Sabato 25 /10/2008
Direttore Giuseppe Pace

Sport

Dall'ipnosi alla Pnl, i preparatori della mente in campo
ROMA - A parlare di miglioramento della prestazione sportiva oggi si rischia di essere fraintesi. Se poi la tecnica di aumento del rendimento non è collegata al lavoro fisico, il rischio cresce ancor di più e i più maliziosi pensano subito al doping. Tecniche e sostanze illecite tornano nella memoria di chi legge. Ma spesso non servono iniezioni e trasfusioni perché uno sportivo torni a vincere, spesso basta una chiacchierata per capire che gli atleti non devono curare solo il fisico, come chiunque. Non solo il corpo. Anche la mente. Spesso più mente che corpo. Per superare i momenti di difficoltà, nello sport degli ultimi anni ci si rivolge sempre più spesso a professionalità capaci di riportare le individualità al massimo interiormente. Il sito internet di una delle più importanti società italiane di 'allenatori della mente' recita così: 'Il coaching è il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi di persone a realizzare obiettivi che da soli non potrebbero raggiungere, e a dare il meglio per produrre risultati in modo veloce ed efficace, sostenendo le loro scelte e offrendo loro gli strumenti per ricercare in se stessi le risorse necessarie ad attuare precisi e mirati piani d'azione per il raggiungimento del successo'. Quando il fisico è a posto e la mente non va, negli ultimi anni è entrata in gioco una nuova figura che affianca gli sportivi nella loro preparazione. Accade anche per tecnici come Carlo Ancelotti e Roberto Mancini, per atleti di tutte le discipline: Isolde Kostner, Marco Pinotti, il pallavolista Giba, Kristian Ghedina, Igor Protti, Gianni De Biasi, alcune squadre di rugby e di pallavolo. Gli esempi sono moltissimi, le tecniche utilizzate variano da coach a coach: alcuni utilizzano fondamenti di Programmazione neurolinguistica (Pnl), altri fanno riferimento all'ipnosi, altri ancora usano tecniche derivate anche dalle arti marziali, il cosidetto 'Movimento arcaico'.

Neurobiologia dell’esperienza Interpersonale 07/10/2008
Il 12-13 settembre 2008 Roma
preso la sede dell’Università S. Tommaso D’Aquino- Largo angelicum, 1 Roma. L’istituto di Psicoterapia Relazionale e la Società Italiana di Milton Erickson Hanno presentato la conferenza sulla “ Neurobiologia dell’esperienza Interpersonale”
presentata dal Dr. Massimo Biondi (Direttore Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica – Università di Roma “ La Sapienza”) e dal Dr. Vittorio Gallese, (Dipartimento di Neuroscienze Università di Parma)
Sintesi del lavoro dei relatori:
Dr. Massimo Biondi
BIOLOGIA DELLA RELAZIONE E DELLA PSICOTERAPIA.
La psicoterapia e più in generale il processo di comunicazione e relazione terapeutica sono di norma descritti e concepiti soprattutto in chiave psicologica e umanistica. Vi sono tuttavia evidenze crescenti di come vi sia anche una dimensione biologica dell’interazione/relazione, della comunicazione e più in generale proprio della psicoterapia stessa. I recenti dati di visualizzazione cerebrale dimostrano come interventi psicoterapici abbiano correlati ben definiti — sebbene ai primi passi di studio — a livello di circuiti e centri cerebrali. Molti sono rimasti sorpresi e colpiti a riguardo. In realtà questa non è una novità dal punto di vista concettuale, senz’altro lo è dal punto di vista della concreta visualizzazione degli effetti che una psicoterapia ha di fatto sul cervello. Lo stupore di molti è legato ad una visione storicamente dicotomica favorita da modelli teorici — validi - ma che non avevano sviluppato le “parole per dirlo”, ovvero per rappresentare realtà complesse come l’interazione mente-corpo e mente-cervello. La terminologia per la rappresentazione dei fenomeni in psicologia, psichiatria, psicoterapia è spesso stata basata su concetti e parole che contrappongono l’organico e lo psichico, il fisico e il mentale, la spiegazione neurochimica e quella psicologica. Vi è una crescente serie di evidenze che rende necessario rivedere questo orientamento e potrebbe suggerire come esista un comune principio organizzatore delle diverse terapie — farmacologiche e psicoterapiche - e una matrice finale comune di esse, sebbene attuate secondo metodi differenti. Secondo questa nuova prospettiva, ho sostenuto in alcune occasioni che la terapia più “biologica” a livello fine neuronale, di plasticità molecolare, di rimodulazione di circuiti e reti neurali, non sia in realtà quella farmacologica bensì la psicoterapia.

Dr.Vittorio Gallese
DAI NEURONI SPECCHIO ALL’EMPATIA: MECCANISMI NEUROFISIOLOGICI DELL’I NTERSOGGETTI VITÀ
La capacità di comprendere gli altri in quanto agenti intenzionali, lungi dal dipendere esclusivamente da competenze mentalistico-linguistiche, è fortemente dipendente dalla natura relazionale del comportamento. Secondo questa ipotesi, è possibile conseguire una comprensione esperienziale diretta del comportamento altrui sulla base di un’equivalenza motoria tra ciò che gli altri fanno e ciò che fa l’osservatore. Il sistema dei neuroni specchio è verosimilmente il correlato neurale di questo meccanismo, descrivibile in termini funzionali come “simulazione incarnata”. L’azione tuttavia non esaurisce il ricco bagaglio di esperienze coinvolte nelle relazioni interpersonali. Ogni relazione interpersonale implica infatti la condivisione di una molteplicità di stati quali ad esempio l’esperienza di emozioni e sensazioni. Recenti evidenze empiriche suggeriscono che le stesse strutture nervose coinvolte nell’analisi delle sensazioni ed emozioni esperite in prima persona sono attive anche quando tali emozioni e sensazioni vengono riconosciute negli altri. Un simile meccanismo sembra inoltre essere attivo anche durante l’apprendimento imitativo e la comunicazione linguistica. Sembra quindi che una molteplicità dì meccanismi di “rispecchiamento” siano presenti nel nostro cervello. Introdurrò uno strumento concettuale che possa rendere conto della ricchezza e della molteplicità delle esperienze che condividiamo ogni volta che ci mettiamo in relazione con gli altri: la “consonanza intenzionale”. E’ grazie alla consonanza intenzionale che riconosciamo gli altri come nostri simili e siamo in grado di stabilire una comunicazione intersoggettiva ed una comprensione implicita degli stati mentali altrui. L’architettura funzionale della simulazione incarnata, originariamente scoperta con i neuroni specchio nel dominio delle azioni, potrebbe costituire una caratteristica di base del nostro cervello, rendendo così possibili le nostre ricche e diversificate esperienze intersoggettive.
EVA MENDES: L'IPNOSI CONTRO I RAGNI 25/09/2008
L'attrice confessa la sua più grande paura
Eva Mendes è una delle attrici più belle e sensuali del momento. La star del cinema internazionale ha confessato di aver sofferto di aracnofobia: era terrorizzata dai ragni. Problema che sembra essere riuscita a superare grazie all'ipnositerapia.

"I ragni - ha spiegato la Mendes - mi spaventavano da quando ero piccola. Se mi capitava di vederne uno, avevo una vera e propria reazione fisica. Soffrivo di aracnofobia. Ero così fino ad un anno fa. Se c'era un ragno, cercavo qualcuno che lo uccidesse. Non riuscivo neanche a parlare, mi tranquillizzavo solo quando era morto".
Se poi un bel ragnetto gironzolava nella sua camera da letto, allora Eva trascorreva la notte insonne. Ma ora sembra tutto passato perchè, come ha confessato la stessa attrice, è ricorsa all'ipnosi: "Non mi facevano oscillare un orologio davanti alla faccia o cose simili. Non so di preciso cosa mi abbiano fatto ma ha funzionato, ora vedrò un ragno e non perderò la calma".

In fondo, come dice il proverbio: "Ragno porta guadagno".

Sedute ipnotiche per dimagrire 25/09/2008
L'ex leader delle Hole, nonchè moglie di Kurt Cobain, si è rivolta al noto esperto televisivo di ipnosi Paul McKenna proprio per farsi aiutare a rimanere in forma
Los Angeles, 3 agosto 2008 - Problemi di peso? Il rimedio, almeno per Courtney Love, è l'ipnosi. L'ex leader delle Hole, nonchè moglie di Kurt Cobain, si è rivolta al noto esperto televisivo di ipnosi Paul McKenna,ipnotista, proprio per farsi aiutare a rimanere in forma. Courtney Love si è rivolta a McKenna per cercare di mantenere la linea dopo essersi sottoposta a una dieta rigidissima lo scorso anno. "Lo conosco da anni - ha spiegato la Love all'Evening Echo. - L'anno scorso sono riuscita a dimagrire alla vecchia maniera, mangiando poco ed eliminando le proteine. Ma è dura essere sempre così disciplinati".E qui interverrà l'ipnosi e McKenna. "È un ipnoterapeuta davvero brillante e mi fido ciecamente di lui. Ogni volta che inizio a capire che la mia costanza sta iniziando a vacillare, vado da lui per una sessione di ipnosi e passa tutto".
La vittima ricorda durante la psicanalisi: per il giudice è una prova 25/09/2008
Contiene due rivoluzioni, una nel diritto e una nella psicanalisi, la sentenza del tribunale di Bolzano, sulla quale Rai3 manda in onda una trasmissione («Ombresulgiallo») oggi in prima serata: la sentenza chiude il processo di una ragazza contro un prete che l’avrebbe violentata da quando lei aveva nove anni fino a quando ne aveva quattordici. La ragazza, in quegli anni zitta e docile (nove anni son pochi, non capiva nulla; però quattrodici son tantini), più tardi cominciò a patire dei disturbi per cui entrò in una terapia analitica, e l’analisi avrebbe fatto riemergere in lei ricordi lancinanti, così dettagliati da convincerla che contenevano la verità. Si aprì un processo che si basava su un terreno insidioso: può l’inconscio testimoniare la verità?

Sul lettino
La ragazza s’è fatta 350 sedute di psicanalisi, una particolare psicanalisi che non è freudiana né junghiana (poi ne parleremo), ha discusso con l’analista e ha portato in tribunale numerosi sogni, ma ce n’è uno in particolare, in cui lei sogna violenze di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio: nome allarmante, perché le violenze che lei denuncia sarebbero avvenute in una parrocchia che si chiama San Pio X, e il prete che le avrebbe compiute si chiama don Giorgio.

Questo sogno è sembrato determinante. Ma se fosse determinante, sarebbe il primo caso in cui un colpevole risulterebbe «incastrato da un sogno» (o, peggio, da una fantasia). E’ qui la rivoluzione. Nell’attribuire al mondo dei sogni la funzione di garanzia sul mondo reale, tanto forte da reggere una condanna pesante. In primo grado infatti (20 febbraio 2006) il prete fu assolto, ma in secondo grado (16 aprile 2008) fu condannato a 7 anni e mezzo. L’assoluzione in primo grado dipese da alcuni punti deboli dell’accusa, che il prete aveva fatto notare: se la ragazza mi avesse visto spogliato, osservò, saprebbe che sul mio corpo c’è un segno particolare (la circoncisione). Il secondo grado di giudizio fu deciso riesaminando lo stesso materiale probatorio discusso in primo grado, ma stavolta con un altro orientamento, più disposto a riconoscere una vicinanza tra sogno e realtà, tra materiale onirico e prove a carico.

L’amico che non c’era
Otto anni e mezzo di carcere, con quelle motivazioni, sono la fine, per un prete. Adesso si pronuncerà la Cassazione. La Cassazione è attesa a un passo storico. Quel che deciderà lascerà una traccia nella storia del diritto e nella storia della psicanalisi. Perché dovrà pronunciarsi sull’utilizzabilità del sogno in tribunale, il suo rapporto col vissuto, il grado in cui il sogno deforma o conferma la realtà, e le possibilità che la memoria, perduta per una serie di traumi, possa venir ricostruita con particolari tecniche psicanalitiche. La ragazza infatti non è andata in un’analisi freudiana o junghiana, ma s’è sottoposta a un metodo che si chiama «distensione immaginativa», che non è molto lontano dall’ipnosi. Questo metodo dovrebbe permettere alla memoria di allargarsi fino a rioccupare il terreno dal quale s’era ritirata. Rioccupando quel terreno, la ragazza vi ha visto, sopra, don Giorgio, qualche volta con un amico, le loro ripetute violenze, come quelle che nelle cronache talvolta commettono i marocchini. Dimenticavo: l’amico di don Giorgio, un ragazzo, che non ricordava nulla, fu invitato a sottoporsi anche lui alla «distensione immaginativa», ma anche alla fine della cura non ricordava niente.
Era il tentativo di «costruire un testimone mediante la psicanalisi»? Comunque, è fallito. Nessun dubbio però sul fatto che quelle violenze, per la ragazza, siano verità, tant’è vero che la fanno ammalare, la caricano di sintomi. Il problema è se i sintomi siano il prodotto della realtà esterna o della realtà interna. Gli psicanalisti dicono che non è la biografia o la storia che genera nevrosi, ma la nevrosi che genera biografia e storia. Perciò i sogni e le fantasie si usano in analisi, non nelle aule giudiziarie. Se i sogni di coloro che vanno in analisi fossero prove a carico, non basterebbero tutte le prigioni ad accogliere i loro famigliari e amici e conoscenti. Quando leggiamo che un imputato è «incastrato dal dna, o da una scheda telefonica, o da una impronta», ci sentiamo sollevati; ma adesso leggiamo che un imputato è «incastrato da un sogno» o «da una fantasia indotta», e francamente ci sentiamo allarmati.
Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici 25/09/2008
Ipnosi: definizioni, modelli, fisiologia e correlati anatomici.
Dott. Emanuele Mazzone (SII)
psicologo, formato in autismo e D.G.S., musicoterapeuta, psicoterapeuta.

RIASSUNTO:
La presente rassegna ha lo scopo di tracciare l’evoluzione del fenomeno ipnotico, utilizzando differenti prospettive, ovvero: quella storica delle diverse definizioni, quella teorica dei differenti modelli interpretativi, fino alla moderna visione proposta dalle neuroscienze, con riferimenti alla neuropsicologia, alla fisiologia e all’anatomia dell’Ipnosi.
Gli argomenti saranno progressivamente proposti nei seguenti paragrafi: Storia e Definizioni, Teorie e Modelli Esplicativi, Neuropsicologia, Neurofisiologia, Correlati Anatomici.

INTRODUZIONE:
L'ipnosi è un fenomeno psicosomatico caratterizzato da una condizione particolare di funzionamento dell'individuo che consente al soggetto di influire sulle proprie condizioni fisiche, psichiche e di comportamento.
L'ipnosi, definita da M. H. Erickson (1901-1980, Società Americana di Ipnosi Clinica, Associazione Americana di Psichiatria, Associazione Americana di Psicologia e Associazione Americana di Psicopatologia), come un “modificato stato di coscienza altamente motivato e diretto a sviluppare risorse potenziali dell’individuo attraverso un attivo apprendimento inconscio, in ciò facilitato da un restringimento selettivo del campo di coscienza”, è uno stato di estrema concentrazione ed attenzione focalizzata, a cui si associano delle modificazioni a livello del sistema nervoso centrale e periferico. La nuova Ipnosi o ipnosi ericksoniana, permette di comunicare con l'inconscio del paziente ed in tale processo sono coinvolti aspetti neuro-psico-fisiologici, la relazione interpersonale e l'utilizzo delle potenzialità specifiche dell'individuo.
Attualmente l'ipnosi è impiegata scientificamente in ambito terapeutico e nella ricerca clinica e può essere applicata solo da professionisti abilitati e con diverse metodiche, che spaziano dall'intervento diretto sul sintomo a sofisticate strategie di ristrutturazione di credenze e di personalità. Psicoterapeuti e psichiatri impiegano l'ipnosi per il trattamento in particolare di: Disturbi Sessuali, Disturbi del Sonno, Disturbi D'Ansia, Disordini Alimentari, Disturbi dell'Infanzia. In ultimo l'ipnosi può trovare applicazione anche nella sfera dell'apprendimento: dall'aumento della concentrazione, fino alla creazione della motivazione allo studio e nello sport, attraverso tecniche utilizzate per la preparazione psicologica degli atleti: dal controllo del rilassamento e del tono muscolare, alla gestione dell'ansia pre-agonistica, fino al recupero della fatica, fisica e mentale.
Teorie e Modelli Esplicativi.
Nell’ultimo mezzo secolo, numerose teorie si sono succedute nel tentativo di spiegare la fenomenologia ipnotica, privilegiando l’aspetto intrapersonale e soggettivo dell’esperienza ipnotica e considerando, quindi, la trance come una forma di regressione adattiva in funzione dell’Io. Altre, ponendo l’accento sul contesto psico-sociale, hanno considerato la fenomenologia ipnotica come il risultato di un processo di falsificazione della realtà, centrato sul rapporto transferale positivo con l’ipnotista. Altre ancora, hanno enfatizzato il ruolo della relazione tra l’ipnotista e l’ipnotizzato, non solo nel successo dell’induzione ipnotica, ma anche nello sviluppo della fenomenologia ipnotica stessa e come un fattore essenziale del fenomeno stesso.
La teoria psicoanalitica ha interpretato il fenomeno ipnotico come il risultato di un processo psicodinamico articolato in una sequenza di fasi. Queste fasi procedono dall’eliminazione dei canali comunicazionali, alla riduzione dei confini dell’Io, all’introiezione della figura dell’ipnotista, fino alla nuova espansione dell’Io nella “realtà ipnotica”. Le teorie di stampo comportamentista hanno spiegato il fenomeno ipnotico come una forma di apprendimento appreso che si conforma alle stesse leggi di tutti gli altri tipi di apprendimento. (tratto da: De Benedittis G. (2006,) L’ipnosi nel controllo del dolore. Abstracts del I Corso SII, Società Italiana di Ipnosi - Roma.) Per Tart (1969), la trance corrispondeva ad uno stato di coscienza alterato, creato artificialmente, attraverso il processo di induzione e capace di restringere la funzione dell’attenzione, per mezzo delle suggestioni proposte dall’operatore. M. H. Erickson considerava l’esperienza ipnotica come una dinamica condivisa sia dall’ipnotista che dall’ipnotizzato, nel senso che, ambedue diventavano altamente responsivi al contesto dell’interazione, in una relazione di interdipendenza. Watzlawik (1978), descriveva la trance come un prodotto dell’asimmettria emisferica ed ipotizzava che nell’esperienza dell’induzione ipnotica l’emisfero sinistro venisse “distratto”, mentre l’emisfero destro, con la sua componente processuale di tipo globale e intuitiva divenisse dominante. La teoria neo-dissociativa, Hilgard 1977, ha fornito un modello esplicativo secondo il quale, lo stato ipnotico determina delle modificazioni nelle strutture di controllo cognitive, per cui i processi cognitivi dell’ipnotizzato non sono più disponibili alla coscienza ordinaria, anche se, una parte dissociata dell’io ipnotico, definita come “l’osservatore nascosto”, mantiene la normale percezione. I fenomeni della trance possono quindi essere considerati come forme di distacco del soggetto, dall’abituale modo di funzionamento della coscienza e dalla funzione di monitorizzazione della realtà. Questa teoria prevede la presenza di un sistema cognitivo multiplo, coordinato da un Io Esecutivo, al quale sono subordinati dei sottosistemi di controllo cognitivo, organizzati gerarchicamente e l'ipnosi, come anche il sonno fisiologico, sarebbe in grado di modificare l'assetto gerarchico di questi sottosistemi, riducendo la dominanza dell’Io-Esecutivo. (Chellini P. (2005), Le vie dirette ed indirette dell’induzione della trance: similitudini neurofisiologiche tra le tecniche “spirituali e le tecniche ipnotiche. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 2: 21-25. Franco Angeli, Milano.) Gruzelier, nel 1998, ha proposto un interessante modello, dinamico e multifasico del processo ipnotico, secondo il quale l’induzione ipnotica si articolerebbe in tre fasi principali. Nella prima fase viene elicitata l’attenzione del soggetto che causa un’attivazione dell’emisfero sinistro. Nella fase successiva, caratterizzata dall’accettazione acritica da parte dell’ipnotizzando delle suggestioni fornite dall’ipnotista, si assiste ad una inibizione relativa dell’emisfero sinistro e nella terza fase, si ottiene la risposta ipnotica, caratterizzata dall’attivazione emisferica destra. (De Benedittis G. (2006,) L’ipnosi nel controllo del dolore. Abstracts del I Corso SII, Società Italiana di Ipnosi - Roma.) Nel tentativo di identificare un diverso funzionamento del sistema nervoso centrale in ipnosi, Gruzelier, in uno dei primi studi di imaging, ha evidenziato un’attività neuronale qualitativamente e quantitativamente diversa, in soggetti altamente ipnotizzabili, in condizioni di veglia e di trance ipnotica. Nello studio, un gruppo di volontari, metà dei quali molto suscettibili all’ipnosi e metà poco suscettibili all’ipnosi, furono sottoposti ad un test cognitivo, lo Stroop test, in condizioni di veglia e in stato di ipnosi. Tutti i volontari svolsero il compito ed il loro cervello non mostrò discrepanze di attività durante lo svolgimento della prova. In ipnosi, invece, i soggetti più suscettibili mostravano un’intensa attività a livello della corteccia prefrontale sinistra e nelle regioni anteriori del giro del cingolo, rispetto ai soggetti poco suscettibili all’ipnosi. Gli individui altamente ipnotizzabili avevano quindi un’abilità naturale nel focalizzare l’attenzione, ma, dal decremento della performance in ipnosi, si poteva ipotizzare che, il loro controllo attentivo fosse compromesso a causa della dissociazione fra i processi di monitoraggio del conflitto e quelli cognitivi di controllo del lobo frontale. Secondo Gruzelier questo dimostrava che nello stato di ipnosi fosse richiesto uno sforzo notevolmente superiore per risolvere compiti cognitivi. (Antonelli C. (2007), Dalla lateralità emisferica ai neuroni specchio, un nuovo paradigma per la nuova ipnosi. tesi di specializzazione: Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana, Roma.) Attualmente le teorie più accreditate per la spiegazione del fenomeno ipnotico mettono in risalto gli aspetti neurofisiologici dell’ipnosi ed il modello esplicativo maggiormente riconosciuto è quello del controllo dissociato di Woody & Bowers, (1994). (Ducci, G. e Casilli, C. (2004) Ipnosi e teoria di unificazione della psicoterapia: dal disturbo post traumatico da stress ai disturbi dissociativi Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 2: 21-25. Franco Angeli, Milano.) Secondo tale modello, durante l’ipnosi, avverrebbe la perdita temporanea del controllo delle capacità percettive e motorie di base, prodotta dalla dissociazione tra meccanismi pre-programmati responsabili di iniziare e portare avanti le funzioni motorie, le funzioni cognitive di base ed il sistema di supervisione dell’attenzione, responsabile di individuare obiettivi e di monitorare i processi pre-programmati. La teoria del controllo dissociato si basa sulle ricerche neurospsicologiche con pazienti con disfunzioni del lobo frontale, i quali appaiono in grado di iniziare e realizzare molti compiti isolati, ma non riescono a coordinarli ed a definire la priorità di esecuzione in compiti simultanei. Nei soggetti con danno frontale a carico del sistema di supervisione dell’attenzione, la prestazione in compiti di pianificazione e flessibilità cognitiva è scarsa, mentre in soggetti altamente ipnotizzabili, la prestazione è così alta, da far pensare ad un’aumentata flessibilità cognitiva. (Ducci G. (2005), Ipnosi e modificazioni della memoria. Ipnosi. Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale, n. 1: 19-27. Franco Angeli, Milano.)
Sebbene nessuna teoria, almeno fino ad ora, sia stata in grado di produrre un modello esplicativo esaustivo dell’ipnosi, ognuna ha avuto il merito di illuminare alcuni aspetti del processo ipnotico. Si deve infatti rilevare che, le diverse teorie, anche se con differenti punti di vista, hanno tutte degli elementi in comune, come lo stato modificato di coscienza, il restringimento del campo di realtà, la focalizzazione dell’attenzione e la suggestionabilità. L’orientamento prevalente tende attualmente a considerare l’ipnosi come un processo neurobiologicamente documentato e fortemente sostenuto e condizionato dal contesto psicosociale.


Con l'ipnosi ti convinco a guarire

Oggi è usata in modo nuovo per curare ansia, depressione e timidezza

 

Quando si dice ipnosi il pensiero corre a una tecnica ereditata dall'Ottocento, che sa sempre un po' di "magia", ma l'ipnosi è tutt'altra cosa al punto da essere una moderna forma di psicoterapia. Ha però cambiato modi e obiettivi. Non viene utilizzata per aiutare il paziente a regredire nel suo passato, o per scoprire chi era in una vita precedente, oppure per trovare, come vuole la psicoanalisi, le radici di un antico trauma infantile, ma per instaurare una modalità diversa e privilegiata di comunicazione.

Il paziente viene infatti condotto in un particolare stato di coscienza, nel quale vive come "reali" situazioni immaginarie che il terapeuta struttura in modo da aiutarlo a "rimodellare" comportamenti, scelte e stati d'animo  A questa "nuova" ipnosi si ricorre in molti percorsi terapeutici: per curare ansia, depressione, fobie, disadattamento sociale e familiare e disturbi della sfera sessuale. L'ipnosi si rivela particolarmente utile nella cura dell'alexitimia, un disturbo della sfera affettiva e cognitiva che inibisce la capacità di comunicare i propri sentimenti. Di fatto, un evidente ostacolo alle tradizionali tecniche di psicoterapia.

E uno studio condotto da Marie Carie Gay, del Dipartimento di psicologia dell'Università di Parigi, pubblicato sulla rivista Contemporary Hypnosi, ne ha recentemente confermato l'efficacia. La sperimentazione è stata condotta su 36 donne, tra 18 e i 46, scelte a caso e tutte volontarie. Metà si sono sottoposte a terapia ipnotica. Metà ha fatto da "gruppo di controllo": non ha, cioè, seguito nessuna terapia. Tutti i soggetti sono stati valutati attraverso una serie di test, per verificare le capacità di immaginazione e quella cognitiva, il livello di ansia e l'eventuale presenza di depressione, e hanno risposto a un questionario per stabilire il profilo di qualità di gratificazione/soddisfazione presente nelle loro vite. Ogni seduta di ipnositerapia durava trenta minuti ed era individuale. La terapia ipnotica si è protratta per quattro settimane, per un totale di otto sedute (per un ciclo di terapia generalmente ne servono una dozzina). «L'ipnosi — spiega Olivier Luminet, dell'università di Lovanio, uno degli autori della ricerca — creava nelle pazienti una condizione di coscienza diversa dalla abituale: la percezione dell'ambiente reale era ridotta e l'attenzione era indirizzata verso situazioni immaginate che generavano uno stato di benessere caratterizzato da tranquillità, calma ma anche curiosità dovuta alla percezione della condizione di ipnosi. L'obiettivo era creare situazioni immaginative, allucinatorie, attive, per esempio i pazienti venivano indotti a vedere se stessi mentre tenevano un discorso in pubblico, una situazione in grado, successivamente, di indurre dei reali cambiamenti nel comportamento». Tutti i soggetti sottoposti alla terapia ipnotica hanno mostrato una riduzione del punteggio relativo ai diversi test utilizzati per valutare la loro situazione emotiva, passando da un iniziale 65.23 (valore medio), a 58 dopo quattro settimane di terapia e a 56.54 dopo otto settimane. Per il gruppo di controllo i valori sono rimasti immutati. «La possibilità di utilizzare le capacità immaginative sotto ipnosi — chiarisce Giampiero Mosconi, direttore della Scuola Europea di psicoterapia ipnotica di Milano - rende la terapia relativamente veloce ed è proprio questo uno dei maggiori pregi della tecnica. Lo studio del gruppo coordinato da Marie Claire Gay è un'ulteriore conferma del fatto che l'ipnositerapia può essere considerata una forma di terapia a pieno titolo, degna di essere approfondita e sperimentata in ambito universitario, come da oltre cinquant'anni l'Associazione medica per lo studio dell'ipnosi (Amisi) ha sostenuto in occasione dei suoi congressi nazionali».

Angelo de' Micheli 20 luglio 2008


Volo: dalla paura al piacere, un aiuto dall'ipnositerapia 12/06/2008
Volo: dalla paura al piacere


di: Alessandra Retico
Così si vince la fobia del secolo

Anche alcuni piloti hanno paura di volare. Certo che hanno paura, sempre. Patrick Smith, pilota e scrittore, 38 anni, autore della rubrica “Ask the pilot” su Salon. com e in Italia su Internazionale diventata anche un fortunato libro (Fusi Orari), è uno di loro. Gli hanno chiesto se teme di precipitare, lui ha risposto: “Di solito non abbiamo fantasie raccapriccianti né soffriamo di ansia fobica”. Insomma se gli trema il cuore le mani le tiene lo stesso ferme sulla cloche (il volante) e guida. Tanto gli aerei cadono poco, affermazione veritiera ma insufficiente per l'aviofobico.

A chi in aereo non ci sale neanche morto e se invece è costretto vive le ore più brutte della sua vita, si racconta una storiella, un po' surreale ma più persuasiva di molti numeri: se si ipotizza che un volo duri in media una sola ora, un neonato che trascorra l'intera esistenza a bordo di un aeroplano dovrà volare per 285 anni per raggiungere i due milioni e mezzo di ore che statisticamente comportano un incidente. Oppure quell'altra: il momento più pericoloso di un volo è il tragitto da e per l'aeroporto.

Eppure: come fa questo coso pesante a rimanere in aria ? Se non funziona più nessun motore un grosso jet commerciale può planare fino ad atterrare o non c'è più speranza? E tutto questo scricchiolare? Quante probabilità ci sono di venire risucchiati dal portellone che si spalanca come nei film? Del terrore e delle domande che suscita si occupa un servizio di Mente&Cervello di novembre. Testimonianze, rimedi, consigli, corsi per rompere la gabbia dell'ansia. Come quelli che fanno anche Alitalia e altre compagnie, con successo: il 95% di quelli che dal 2007 a oggi hanno seguito i seminari del vettore di bandiera sono tornati a bordo.

Luca Evangelisti, psicologo e psicoterapeuta da quattro anni responsabile di “Voglia di volare”, spiega: “Nel 90% dei casi la paura è determinata da forti ripercussioni psicologiche legate ad eventi avvenuti nei tre anni precedenti alle manifestazioni di panico. Rotture affettive, lutti familiari o gravi malattie. Ma anche eventi positivi e molto coinvolgenti, come la nascita di un figlio”. Quelle emozioni forti che si incagliano e bloccano tutto. Il corso fa fare un po' di ginnastica alla psiche per rimetterla in moto.

Disinnesca il terrore degli spazi chiusi, dello stare sospesi, delle turbolenze dell'aria che somigliano a quelle dentro. Esistono anche, all'americana, dvd per l'autoaiuto e terapie con simulatori di volo. Anche ipnosi per chi ha provato tutto, o leggeri “ammorbidenti” farmacologici del panico. Per quelli cui sudano le mani già in agenzia, che i battiti ce li hanno a mille, che l'angoscia pura è la sola certezza.

Un sondaggio Doxa (2005) dice che dell'aeroplano ha paura circa il 50% degli italiani. Più le donne (65%) che gli uomini (48%). Sul mensile una tesi: la mancanza di informazioni e l'incapacità di cedere il controllo tra le principali cause dell'aviofobia (e di altre paure, del resto). Allora ecco le statistiche dell'Aviation Safety Network, un database che raccoglie i dettagli di oltre 10 mila tra incidenti, attentati e guasti in volo che hanno funestato i cieli a partire dal 1952.

Dimostra che oggi volare è circa sei volte più sicuro che nel 1980 e che c'è una probabilità su 14 milioni di morire in una sciagura aerea: si potrebbe volare per 26mila anni prima di andare incontro al proprio destino. Però, la paura ha sempre domande di riserva: che succede se un pilota si addormenta a metà volo ? Smith, allegramente pragmatico: “E se un chirurgo si addormenta a metà operazione ?”.
Data articolo: giugno 2008
Fonte: www.repubblica.it
Commento: attualmente queste fobie possono beneficiare ampiamente dell'ipnositerapia attraverso la quale il soggetto viene posto nelle condizioni di vivere un esperienza positiva di volo in trance ipnotica che l'aiuta a superare la fobia del volo.
Dr. Salvatore Piedepalumbo




























































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